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domenica 21 marzo 2010

L'Aquila...“Ringraziare Berlusconi? Non ci pensiamo proprio”...

  GLI AQUILANI RISPONDONO COSÌ AL COORDINATORE PDL VERDINI, CHE LI INVITAVA AL RADUNO AZZURRO IN PIAZZA SAN GIOVANNI...
  di Chiara Paolin
  “Noi aquilani abbiamo la testa dura e una dignità infinita. Ce ne vuole prima di infilarci nei pullman per andare a ringraziare Berlusconi, come buoi con l’anello al naso attaccati al carro dell’imperatore”. Michele Fina, assessore provinciale all’Ambiente, non ha gradito la lettera in cui il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, si meravigliava dello scarso entusiasmo dimostrato dagli abruzzesi nel partecipare al raduno azzurro di ieri a Roma. Ma come, si chiedeva il Verdini: noi gli abbiamo dato le case e loro neanche vengono a ringraziare? Caro governatore Chiodi, illustri onorevoli e consiglieri regionali, questa la sostanza della missiva,  prendete un bel megafono, girate le new towns e portateci in corteo almeno cinquemila persone, perché se non risponde l’Abruzzo, non vale niente governare!. E anche il premier dal palco di San Giovanni ha ricordato “il miracolo Abruzzo”, ovvero “case eleganti dotate di ogni confort” elargite ai terremotati come in un sogno, ma solo grazie al duro lavoro di   persone “intellettualmente oneste” come Guido Bertolaso. Basita la presidente provinciale, Stefania Pezzo-pane: “'Verdini non conosce la differenza tra Stato e partito. Dimentica che il progetto Case è stato pagato dagli italiani, non certo dal suo partito. Oltretutto si sta accertando se lo stesso Verdini sia coinvolto nel giro degli sciacalli che hanno fatto affari sul terremoto: in attesa della verità, è allucinante che si permetta di offendere i terremotati con pretese di risarcimento elettorale per un intervento che era nei doveri istituzionali del governo”. Ma oggi è un altro giorno tosto per L’Aquila. Perché il popolo delle carriole vuole tornare in piazza a spalare le macerie nonostante la zona rossa sia tornata invalicabile: adesso ci pensa l’esercito. Dopo tre domeniche di raccolta volontaria, giovedì sono spuntati in piazza Palazzo camion, muletti e militari. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto sapere che il problema dei 4,5 milioni di metri cubi di macerie è praticamente risolto: “É partita la rimozione, in pochi mesi libereremo il   centro della città”. Caustica la risposta di Fina: “É una presa in giro totale. Nonostante lo scarso interesse della Protezione civile per l’argomento, abbiamo lavorato mesi e mesi a un progetto organico, sperando che prima o poi saremmo riusciti a metterlo nell’agenda della ricostruzione. Invece col passaggio di consegne a Chiodi si è ripartiti da zero. Il nuovo referente è diventata la Prestigiacomo, abbiamo dovuto riprendere in mano tutto e alla fine ci siamo ritrovati sul tavolo una nota striminzita, firmata da Chiodi, in cui si parla di rimuovere e posizionare il materiale in depositi temporanei, cioè al massimo per tre mesi. E poi? Come saranno recuperate e inviate a riciclo le macerie? Con quali risorse economiche? Qui la priorità è rubare la scena alle carriole, buttare tutto in un angolo e poi, dopo le elezioni, dire che mancano i soldi per fare il resto: un recupero preliminare attento, il riciclaggio del materiale inerte per destinarlo a usi industriali o ambientali corretti. Ma servono tempo e denaro, qui invece si vuole fare in fretta e spendere niente”. Intanto quelli dei comitati non mollano   la presa. Alessio Di Giannantonio, del comitato 3.32: “Il primo giorno sono arrivate le ruspe, tiravano su tutto, abbiamo subito protestato. Allora è venuto Chiodi, ha detto che bisogna fare attenzione, ci hanno permesso gentilmente di entrare nel cantiere. C’erano pure dei funzionari delle Belle Arti, ce li hanno presentati come i custodi degli stucchi, dei pezzi pregiati. Benissimo. Solo che   siamo tornati la mattina dopo: Vigili del Fuoco e ruspe lavoravano grossolanamente, i funzionari erano spariti”. Al 3.32 i volontari hanno pale e secchi pronti per una nuova giornata di lavoro, e anche un cruccio: “L’altra sera aspettavamo Bertolaso per la riapertura della chiesa di Santa Maria del Suffragio, doveva essere il suo grande rientro in città. Ha sempre seguito con grande devozione i lavori, nella sua recente visita in Vaticano ha persino regalato al Papa la miniatura della   campana che tornerà a suonare qui. Visto che ci ha criticato volevamo rispondergli di persona, ma non s’è visto. Strano”. Forse si stava preparando per la prossima missione, cioè il summit sulla gestione del terremoto di Haiti che si terrà da domani a Miami sotto la direzione di Hillary Clinton. Bertolaso spiegherà ai colleghi di tutto il mondo cos’è stato fatto in Abruzzo e qual è il modello d’intervento made in Italy. Verdini incluso? (Il Fatto Quotidiano del 21 Marzo 2010)  
  I cittadini de L’Aquila muniti di carriole (FOTO ANSA) 

mercoledì 9 dicembre 2009

TRASMISSIONI ITALIANE - LA MAFIA E BERLUSCONI: 25 ANNI DOPO DICONO LE STESSE COSE....

  di Loris Mazzetti
  È il momento del senatore Marcello Dell’Utri, non solo per la sua presenza nelle aule dei tribunali, ma soprattutto per le apparizioni in tv, dove difendersi è un po’ più facile soprattutto quando il salotto è accogliente e amico come quello di “Porta a porta”. Sono rimasto attratto dal titolo della trasmissione: “Appesi ad un killer pentito” e dalla presentazione fatta da BrunoVespa che, dopo aver raccontato l’onorata carriera di Gaspare Spatuzza (40 omicidi e 7 stragi), si è chiesto: “…ci si può ricordare, 16 anni dopo, di aver sentito, 16 anni prima, da un’altra   persona che il senatore Dell’Utri insieme a quello di Canale 5, Silvio Berlusconi, che stavano per fondare un partito, che erano già i nuovi referenti della mafia?”. Se questo è l’inizio, mi sono detto, “il vestitino su misura”, va visto. Chi erano i giornalisti ospiti della trasmissione? Travaglio, Bolzoni, Gomez, Lodato, La Licata, Abbate? No, loro se ne occupano quotidianamente e qualche domanda inopportuna avrebbero potuto farla, meglio l’onnipresente Belpietro e il garantista Sansonetti. Poi, in difesa Fabrizio Cicchitto, in attacco Andrea Orlando (responsabile Giustizia del Pd), troppo perbene, non in grado di praticare il gioco duro . Tutti gli argomenti sono stati toccati: l’attendibilità dei pentiti; la necessità di modificare la legge   che li gestisce; la testimonianza di Spatuzza (devastante per la politica interna e per l’opinione pubblica internazionale); il comportamento anomalo della stampa che interferisce e condiziona il lavoro della magistratura, ecc. Premesso che alle parole dei pentiti devono sempre corrispondere fatti, a “Porta a porta” si è capito che, quando questi smettono di parlare della mafia di strada e fanno nomi eccellenti, immediatamente scattano i pregiudizi: Spatuzza è attendibile quando racconta dell’attentato di via D’Amelio, invece, quando parla di Dell’Utri e Berlusconi, no. Lo fa per uscire dal carcere, per avere una nuova vita, un lavoro per sé e la famiglia e anche un volto nuovo. Vespa si è ben guardato dal citare le frasi che recentemente il Cavaliere ha detto contro certi giornalisti e scrittori che scrivono di criminalità organizzata, in particolare gli autori della “Piovra”, che “dovrebbero essere strozzati perché hanno fatto conoscere nel mondo la mafia”. Il conduttore ha fatto rimpiangere la Rai del lontano 1984, purtroppo scomparsa, che faceva discutere tutta l’Italia, in famiglia, dentro i bar, nelle piazze. La “Piovra”, una fiction che ebbe la forza di mettere sotto accusa l’alta società siciliana, avvocati, banchieri e politici, parlò del riciclaggio di denaro sporco fatto dalle banche, di traffici di droga che solo con la trasformazione dell’eroina portava nelle casse della mafia circa 800 miliardi di lire. La criminalità organizzata venne raccontata non più come un fenomeno solo locale ma nazionale   , se non addirittura internazionale. In occasione dell’ultima puntata, il 19 marzo 1984 (15 milioni di telespettatori), Alberto La Volpe, giornalista del Tg1, realizzò uno speciale dal titolo “La mafia dal film alla realtà”. In studio con lui, oltre al regista Damiani, rappresentanti delle forze dell’ordine, del Csm, della politica, più vari collegamenti. Il momento più interessante fu quando le telecamere entrarono, per la prima volta, in uno dei luoghi della Palermo bene: il circolo sportivo “Lauria”, pieno di imprenditori, professionisti, rappresentanti della vecchia nobiltà, dell’economia e della finanza. Nel circolo “Lauria”, nel 1982, avvenne il debutto in società del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, da poco nominato prefetto di Palermo.      I soci in diretta tv, 25 anni prima, pronunciarono le stesse parole di Berlusconi. Fatto sconvolgente e significativo allo stesso tempo. Questo fatto è la dimostrazione che da allora nulla è cambiato. In particolare l’avvocato Paolo Seminara, presidente dei penalisti di Palermo e difensore di mafiosi, disse: “La letteratura ha creato un’atmosfera di sospetto nel rapporto tra il processo e il difensore”. E a proposito dell’esistenza del terzo livello della mafia, composto da insospettabili, aggiunse: “Il terzo livello si legge in una letteratura giornalistica che produce riflessi nell’ambito giudiziario. Una tesi che per me è soltanto il frutto di scelte politiche ideologiche che non hanno corrispettivo nella nostra società. L’illecito esiste dappertutto, se verrà scoperto sarà un caso isolato e non può essere generalizzato e teorizzato”. I giudici Falcone e Borsellino, come ha ricordato recentemente il procuratore Gian Carlo Caselli, che oggi sono ricordati come eroi, qualche anno prima della loro morte stavano per sconfiggere la mafia, nel momento in cui cominciarono ad occuparsi del sindaco di Palermo Vito Ciancimino, di Salvo Lima, dei fratelli Costanzo (i costruttori di Catania), dei cugini Salvo, cioè di mafia e politica, mafia e affari,   mafia e istituzioni, iniziarono i guai perché furono lasciati soli. “Nessuno come me ha fatto tanto contro la mafia”, ha detto Berlusconi. Nel frattempo, in Procura a Palermo, non c’è la carta per le fotocopie e si ricicla quella usata da Falcone per gli ordini di servizio. Gli arresti di questi giorni dimostrano l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, il governo, invece, cosa fa? (Il Fatto Quotidiano del 09 Dic. 2009)

martedì 1 dicembre 2009

“LO SDOGANATORE DI DITTATORI” Prima Gheddafi, ora Lukashenko: Berlusconi e la ragion di business....

di Giampiero Calapà
  Dopo Putin e Gheddafi, la politica estera italiana approda anche in Bielorussia. Fatta salva la ragion di Stato, pare che il premier Silvio Berlusconi abbia una certa facilità all’amicizia con i tiranni. Per l’ex ministro al Commercio internazionale, la senatrice radicale Emma Bonino, questo governo è impegnato nello “sdoganamento dei dittatori” con “misteriosi viaggi all’estero”. Tanto che il sottosegretario Paolo Bonaiuti attacca: “La Bonino si consoli, non c’entra nulla Agatha Christie. Si parla dei principali temi dell’agenda mondiale”.    Appunto. Senatrice Bonino, che messaggio arriva alle segreterie di Stato delle altre    nazioni del Patto atlantico?      Magari fossimo ancora allo stadio dei “messaggi”, perché lo sdoganamento di dittatori da parte di Berlusconi è ormai universalmente noto. Tant’è che Lukashenko stesso ha detto di non credere che “Silvio mi chiederà garanzie democratiche”: lo conosce bene evidentemente. E il governo italiano è stato particolarmente attivo a Bruxelles nel chiedere di eliminare le sanzioni   contro la Bielorussia. La nostra politica estera, se così vogliamo chiamarla, è soprattutto totalmente opaca e non rende conto a nessuno qui in Italia. Peccato che il nostro più grande partito d’opposizione non sembra preoccuparsene più di tanto”.    Se lei fosse il ministro degli Esteri, in visita in Bielorussia cosa chiederebbe a Lukashenko?    No guardi, una visita bilaterale non sarebbe neppure ipotizzabile. Semmai si potrebbe immaginare qualche iniziativa solo in un contesto concordato e condiviso a livello multilaterale o europeo.      Da un dittatore all’altro. Gheddafi viene spesso e volentieri a Roma. L’Italia, compresa la sinistra dei D'Alema, stringe con lui patti sulla sorte dei migranti. La Libia è un partner credibile e serio per governare insieme una questione così delicata?    I Radicali sono stati tra i pochi in Parlamento a opporsi a questo accordo grottesco. Non mi pare che Gheddafi abbia alcuna intenzione di occuparsi del fenomeno dell’immigrazione, se non nel peggior modo possibile, modo di cui ci giungono solo gli   echi perché l’Onu non può operare in Libia. L’unico risultato concreto di questa politica è che Gheddafi ormai a Roma è di casa, con tanto di sceneggiate con le hostess a pagamento. Grazie anche a D’Alema, non c’è dubbio.    Come giudica l’attuale inquilino della Farnesina, Franco Frattini?    Non è una questione di persone: esprimo giudizi politici su aspetti importanti della politica estera. Su altri aspetti, per esempio nella campagna internazionale contro le mutilazioni genitali   femminili, il livello di cooperazione è intenso e positivo. E, con buona pace di Paolo Bonaiuti, conoscere e discutere i capisaldi di una politica non dovrebbe esser ritenuto reato di lesa maestà.    La Svizzera ha deciso: niente minareti. E la Lega lancia la proposta di mettere la croce nel tricolore. Mandiamo i leghisti in Svizzera o costruiamo qualche moschea in più?    Se non ricordo male Bossi del tricolore voleva fare ben altri usi. Purtroppo la Lega non riesce mai a dare risposte equilibrate, neppure se si tratta di una decisione che riguarda gli svizzeri.   Anche stavolta cavalca le paure per ottenere facili consensi. I minareti sono parte integrante delle moschee, sarebbe come costruire una chiesa senza campanile. Se la proliferazione delle moschee è per loro fonte di preoccupazione allora dovrebbero preferire di gran lunga che ciò avvenga alla luce del sole. Ma consentire la libertà religiosa per poi vietarne i segni esteriori è perlomeno ipocrita. (Il Fatto Quotidiano)  
  Alexandr Lukashenko, 56 anni (FOTO ANSA)

venerdì 27 novembre 2009

MARRAZZO Chi lo voleva rovinare? .......

  Una regia dietro l’affaire del Governatore: iniziano a parlarne i difensori dei carabinieri in carcere
  di Rita Di Giovacchino
  Alla fine la tesi del complotto fa capolino in questa sarabanda di presunti delitti e cadaveri veri, pusher, cocaina, trailer di film porno e telecamere nascoste nelle alcove di via Due Ponti. Investigatori dell’una e dell’altra sponda minimizzano, ma al primo piano della Procura sullo sfondo del caso Marrazzo qualcuno comincia a intravedere la trama di una ‘struttura deviata’.    L’ambiente degradato della periferia nord di Roma, crocevia di ogni sorta di traffico, offre generosi spunti per estorsioni, ricatti e, se il ruolo politico ricoperto dalla vittima è importante, forse complotti. Definizione che sottende un intervento subdolo teso ad alterare gli equilibri politici. Proprio come è accaduto con il governatore del Lazio. Ipotesi ancora “metaprocessuale”. Così la definisce un pm. Ma che è stata del tutto respinta da Marrazzo che si è limitato a denunciare   una “rapina” compiuta da pubblici ufficiali, ma ha negato con forza ogni ipotesi di ricatto.    Invece, a sorpresa, di complotto cominciano a parlarne i difensori dei carabinieri in carcere. “Ho la sensazione che i carabinieri coinvolti nell' affaire Marrazzo siano stati strumentalizzati da una regia diversa. Insomma si sono ritrovati all'interno di un complotto che aveva come obiettivo politico Piero Marrazzo”, ha detto in un'intervista al La Stampa l'avvocato Bruno Von Arx che difende Luciano Simeone, il più giovane dei militari coinvolti in questa faccenda. Pensa davvero   che ci troviamo di fronte a uno scenario degno di Le Carré? “Le mie parole sono state un po' enfatizzate, penso quello che pensano tutti”, cerca di minimizzare Von Arx penalista napoletano con ascendenze asburgiche che in realtà non smentisce affatto. “Una qualche regia c'è stata, credo piuttosto all'insaputa dei carabinieri intervenuti a via Gradoli”.    In particolare del suo assistito, che lavorava alla compagnia Trionfale da pochi mesi. Molti dei quali trascorsi in malattia per un tumore linfatico. Era tornato in servizio alla fine di maggio e il 3 luglio è incappato nell'operazione Marrazzo. Spiega Von Arx: “Erano Tagliente e Testini, trasferiti al Trionfale dalla caserma Tomba di Nerone, che opera nella zona Cassia e Flaminia ad avere consuetudine a trattare i trans. Non a caso erano stati avvertiti da Cafasso, un loro confidente.   Non stia a sentire Natalie in televisione: la droga era lì nel piatto e il pusher ora morto si è imbucato nell'appartamento e ha girato il video”. Ovvero Cafasso, un confidente dei carabinieri molto intimo sia di Brenda che di Natalie, amico del maresciallo Tagliente, uno che navigava tra i viados come un pesce nell'acqua. E in possesso di segreti che potevano “rovinare mezza Roma”. Segreti che puntualmente riferiva ai carabinieri. Siamo in presenza di schedature? “Inevitabile, questo è   l'humus del caso Marrazzo”, ribadisce l'avvocato Von Arx.    Il fatto è che nessuno dei protagonisti di questa storia racconta la verità. Secondo un alto ufficiale dei carabinieri, che ha avuto un ruolo importante nell'indagine che ha portato all’arresto degli ‘infedeli’, la chiave di tutta la vicenda sta nella rivalità tra Brenda e Natalie. Erano state grandi amiche, poi avevano litigato. A causa di Marrazzo? Forse. Tra loro c'era una vera guerra dietro la quale s'intravede ancora Cafasso che continuava a frequentare entrambe. Un triangolo lacerato da interessi e segreti che finora è costata la vita a due persone e la carriera politica all'ex Governatore.    Secondo le amiche di Brenda è stata Natalie, che ora si comporta da vera amica, a tirare il tiro mancino a Marrazzo. D'accordo con Cafasso, con i carabinieri e una certa Giois, un   trans molto legato a un maresciallo della compagnia Trionfale. Un sospetto non del tutto infondato, dice l'ufficiale, che apre però la strada a nuovi veleni. Ipotesi su cui soffia un vecchio amico di Brenda, anzi un ex fidanzato come ammette lui stesso in un’intervista a Novella 2000. Si chiama Giorgio T. e descrive la sua ex come la pedina di un gioco più grande di lei o, se preferite, di lui: ricattato e ricattatore, Brenda aveva collocato una piccola telecamera sopra il letto e filmava in casa i propri clienti. A dirlo è un ex spacciatore, finito più volte in carcere, ma che conosce il mercato del sesso proibito e i forti legami tra viados e carabinieri.   Una testimonianza da prendere con le molle visto che ad arrestarlo un paio di volte sono stati proprio Tagliente e Testini. E che si è visto soffiare il ruolo pusher da Cafasso. Lui dice che Brenda era un confidente già dal 2006: a loro passava i filmati con i clienti importanti. Tra questi avvocati, medici e politici. Ma nella casa di via Due Ponti la telecamera non è stata trovata.  
  (Da Il Fatto) Brenda e la sua casa in via Due Ponti (FOTO ANSA)
 

giovedì 26 novembre 2009

IL FATTO POLITICO Le rese dei conti....



  di Stefano Feltri
 
L’ipotesi di elezioni anticipate è scomparsa da ogni orizzonte, ma le tensioni dentro la maggioranza sembrano molto maggiori rispetto a qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi sembrava così tentato dal voto da suggerire a Renato Schifani di invocare le elezioni in caso di uno sfaldamento della maggioranza. Ricapitolando le ultime: lo scontro tra le due anime del Pdl in economia è sempre più forte. Ieri la guerra tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta, ormai anche su un piano personale, ha assunto nuovi toni, con il ministro della Funzione pubblica che ricorda a tutti che il collega dell’Economia non è un economista (poi cerca di ridimensionare, spigando che non c’era polemica). E alla fine del percorso parlamentare   della Finanziaria sarà chiaro chi ha vinto: il rigore di Tremonti o la voglia di misure che sostengano la ripresa di Brunetta e del senatore Mario Baldassarri.    Poi c’è Gianfranco Fini. Il presidente della Camera è già impegnato su un test delicato, quello della candidatura di Nicola Cosentino alla guida della Campania a cui si è opposto. C’è la vicenda – secondaria ma non troppo – della contrarietà alla norma che permette di mettere all’asta i beni confiscati ai mafiosi (battaglia affidata al deputato finiano Fabio Granata) e la nuova tensione con la Lega di Umberto Bossi seguita al discorso sull’insulto (“stronzi”) da rivolgere a chi tiene comportamenti razzisti con gli immigrati. E da ieri un altro impegno: no   a una Finanziaria blindata in cui tutte le modifiche sono in un maxiemendamento impossibile da discutere in parlamento perché protetto da un voto di fiducia.    Tutti questi nodi verranno sciolti entro poche settimane. E visto che gli impegni presi dai diversi soggetti in campo sono espliciti e verificabili, comincia a circolare l’impressione che presto si arriverà a una verifica. Tremonti può accettare una Finanziaria diversa da quella che ha progettato da ministro delle Finanze? E Fini, come reagirebbe se alla fine il maxiemendamento blindato ci fosse? E se Cosentino alla fine si   candidasse, visto che ieri la giunta della Camera ha respinto la richiesta di arresto per le presunte continguità con la Camorra? Lo si capirà in tempi molto brevi.

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Ma guarda che bel casino..madama Dorè...ma guarda che bel casinoooo....E che altro si può dire...!?   
  Masaghepensu  
(Ma se ci penso)


Se questo è uno Stato...


Il Fatto Quotidiano | Antonio Padellaro  
26 novembre 2009

È vero, Renato Schifani è stato l’avvocato di mafiosi patentati (o non ancora definiti tali) ma era la sua professione. E poi, i mafiosi qualcuno dovrà pure difenderli nelle aule di giustizia o no? E’ vero, Renato Schifani è stato l’avvocato di un costruttore palermitano poi risultato legato a Cosa Nostra, proprietario di un palazzone dove, forse non casualmente, andarono ad abitare alcuni tra i boss più sanguinari. Ma lui che c’entra con le questioni di condominio? Adesso esce fuori l’informativa Dia nella quale il pentito Gaspare Spatuzza sostiene di aver visto, nei primissimi anni Novanta, Renato Schifani, incontrare il boss Filippo Graviano. Sì, quello successivamente condannato all’ergastolo per le stragi mafiose del ’92-‘93 e per l’omicidio di don Puglisi. Legittimo che Renato Schifani difenda la sua onorabilità. Altrettanto legittimo domandarsi, serenamente, se questi suoi, diciamo così, agitati trascorsi professionali lo mettano nella condizione più adatta a esercitare le funzioni di presidente del Senato, che è poi la seconda carica dello Stato. Sappiamo che Schifani resterà tranquillamente al suo posto, circondato dalla calorosa solidarietà della maggioranza e forse anche di una parte dell’opposizione. Noi però quella domanda continueremo a farla, immaginando di vivere in un paese normale.

Ma è un paese normale quello nel quale la casta dei parlamentari si autoassolve regolarmente anche di fronte alle accuse più gravi e infamanti? Sempre ieri quello straordinario lavacro di ogni nequizia che è la Giunta per le autorizzazioni della Camera si è pronunciata contro la richiesta d’arresto dell’onorevole Cosentino indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pdl si è stretto attorno al sottosegretario mentre dall’opposizione si è levato alto il grido: che messaggio stiamo dando al paese? Ce lo chiediamo anche noi mentre giungono notizie sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa di Totò Cuffaro, già presidente della regione Sicilia e serbatoio di voti dell’Udc. Il partito alfiere del nuovo centro ispirato ai valori della legalità e della famiglia. 


Ho già scritto ieri, sull'argomento un mio pensiero, sul momento non ricordo brnr su quale Blog, su questo o sull'altro di Splinder. Sono tutti mafiosi in questo governo e, è logico, si proteggano l'uno con l'altro. Tutt'altro che giusto, ma comprensibile, se cade il primo "birillo" è assai facile che tutti gli altri lo seguino. Un cordiale saluto a chi, per caso, leggerà questi Post.
Ma se ci penso

mercoledì 25 novembre 2009

Le bugie di Alfano. I giudici: il processo breve? Un disastro....

ITAGLIA......
 di Claudia Fusani

 

















Un per cento, dice il ministro. Cinquanta per cento, correggono le toghe. Quaranta per cento, ridimensiona il Consiglio superiore della magistratura. La guerra delle cifre continua. Il numero dei procedimenti che saltano causa taglia-processi (il ddl Gasparri-Quagliariello) resta ballerino. Ma non c’è dubbio che tra questi numeri ce n’è uno che assomiglia molto a una bugia grossa come una casa ed è per l’appunto quello sparato dal ministro in persona, Angiolino Pinocchio Alfano. Perchè è vero che anche tra Anm e Csm, tra sindacato delle toghe e Consiglio superiore della magistratura, non c’è coincidenza di cifre e percentuali. Ma si tratta di differenze fisiologiche. Di fronte alle quali il numero dato dagli uffici del ministero della Giustizia - «salterà solo l’1 per cento dei processi in corso, circa 33mila» - appare non solo improbabile ma anche surreale.

L’un per cento del ministro Guerra delle cifre, quindi, atto terzo. Il primo era andato in scena giovedì scorso quando il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha tranquilizzato il Parlamento dicendo che il ddl Gasparri-Quagliariello (il processo breve) avrebbe fatto morire «appena 33 mila procedimenti, l’1 per cento al primo grado del giudizio». Una cifra che messa a confronto dei 200 mila processi che ogni anno sono prescritti per cause naturali, la decorrenza dei termini, fa più o meno sorridere. E che certo, concluse il ministro in quell’informativa al Parlamento, non evoca gli scenari devastanti tratteggiati dalle toghe e dalle opposizioni. Insomma, il taglia-processi-salva-Berlusconi si poteva fare.

Il secondo atto è di lunedì e riguarda i dati forniti dal sindacato delle toghe «sulla base di un campione particolarmente significativo e rappresentativo» che sono i dati dei grandi distretti giudiziari. Per l’Anm a Roma, Bologna, Torino - testo delle legge alla mano - «saltano il 50 per cento dei processi». Un po’meglio a Firenze, Napoli e Palermo dove la percentuale a rischio «è tra il 20 e 30». Ieri i procuratori e i procuratori generali dei nove più importanti distretti giudiziari (Roma, Torino, Milano, Napoli, Bari, Bologna, Palermo, Firenze, Reggio Calabria) hanno riferito le loro stime, basate sull’analisi dei processi pendenti in primo grado, davanti alla Sesta commissione del Csm. «Il Csm non fa allarmismi sull'impatto del processo breve sul sistema della giustizia italiano - ha precisato il vice presidente Nicola Mancino - ma ha il dovere di dire la verità sulle difficoltà che quel provvedimento può incontrare». E così viene fuori che il «processo breve» può uccidere «tra il 10 e il 40%» con punte, a Roma ad esempio, del 50. Il consigliere Enza Maccora parla di un «dato difficilissimo da trovare» perchè «servono giorni per elaborare le statistiche fornite da Tribunali e Procure». Dalle relazioni dei procuratori convocati emerge chiara una tendenza: nelle realtà che funzionano meglio come Milano e Torino dove «nel 2009 i tempi dei processi sono sotto l'anno», il ddl Gasparri può avere un impatto «sopra il 10%» dei processi. La situazione peggiora nelle procure con tempi processuali maggiori, a Napoli la nuova norma puà incidere sul 45 per cento dei processi. Analisi e dati che, una volta di più, fanno a cazzotti con quelli riduttivi del ministro Alfano i cui uffici adesso stanno cercando un modo per uscire da una figuraccia. «Il ministro darà altri numeri» assicurava ieri un dirigente.
Numeri a parte, il «processo breve» ha cominciato il suo percorso parlamentare ieri pomeriggio in Commissione Giustizia al Senato con la relazione del senatore Giuseppe Valentino (pdl). Un avvio lento, che promette tempi lunghi anche perchè sarà la stessa maggioranza stamani ha «correggere» pesantemente il testo. La Commissione Affari Costituzionali presieduta da Carlo Vizzini (pdl) ha pronti quattro suggerimenti per rendere il testo «più presentabile ad un giudizio di costituzionalità». La norma transitoria, prima di tutto: il processo-breve «va applicato ai processi in cui non c’è stata sentenza di condanna», a prescindere quindi dal grado di giudizio (nel testo di parla del primo grado). Modificata la lista dei reati: «Da escludere - suggerisce la Commissione - i reati con pena contravvenzionale», quelli legati all’immigrazione, quindi. Una bella grana da far ingoiare alla Lega. Correzione anche per quello che riguarda l’esclusione dal processo breve dei non incensurati: «La prescrizione penale si applica solo ai recidivi riconosciuti come tali in una sentenza». Si tratta di correzioni che allargano molto il raggio di azione del processo-breve, ne aumenterebbero quindi l’impatto ma ne limitano i profili di incostituzionalità.

Tutto ciò dimostra quanto imbarazzo ci sia nella maggioranza in questa corsa sfrenata e smodata a cercare ipotesi giudiziarie salva-premier. Ieri nello staff di legali convocati per trovare soluzioni (Ghedini non basta più) è stata coltivata l’idea di correggere la formulazione del reato di corruzione in atti giudiziari, quello contestato al premier nel processo Mills. Il reato infatti si compie solo se il passaggio di danaro avviene prima della falsa testimonianza. È perfetto: i giudici hanno già scritto che Berlusconi ha corrotto Mills, ma dopo la sua deposizione.

25 novembre 2009  (La Stampa-Torino)
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La ma maggioranza di questo governo è composta da avvocati e tutti pronti a difendere Berluskoni, quasi fossero avvocati dello stesso "premier" ma, pagati dallo Stato Italiano, vale a dire dagli italiani stessi. Un bel risparmio per il "cavaliere", non c'è che dire......
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)

lunedì 23 novembre 2009

Appalti per la ricostruzione: due arresti in Abruzzo....

ITAGLIA.....


















Due persone sono state arrestate dai carabinieri di Pescara in relazione a episodi corruttivi nell'ambito degli appalti per la ricostruzione post sismica. Sono Claudio D'Alesio, 50 anni residente a Pescara, imprenditore, amministratore delegato della Fira servizi, e Italo Mileti, 59 anni, ex assessore comunale di Pescara. A disporre l'arresto è stato il gip Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. L'operazione, denominata Ground zero, è del Nucleo investigativo del reparto operativo di Pescara. L'accusa è di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l'intento di pilotare l'aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L'importo dell'appalto è di circa 15 milioni nell'ambito della ricostruzione post terremoto a L'Aquila.

Indagini ancora in corso. Secondo l'accusa Mileti e D'Alesio, per conto di un imprenditore abruzzese, avrebbero esercitato pressione su uffici amministrativi abruzzesi per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto relativo alla costruzione degli uffici della Asl dell'Aquila. I fondi sarebbero stati quelli della ricostruzione e in particolare una grossa quota dei 50 milioni di euro che la Asl ha ottenuto come risarcimento per i danni subiti dal terremoto. I fatti sono accaduti a Pescara tra luglio e settembre. I due sono stati arrestati per evitare che il disegno venisse portato a termine e per evitare l'inquinamento delle prove. I due potrebbero essere interrogati mercoledì. Mileti si trova in carcere a Chieti e D'Alesio a Pescara. Nel quadro dell'inchiesta vi sarebbero altri indagati.
(L'Unità)

23 novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

Un messaggio a tutti i membri di Diritto alla Rete....

Diritto alla Rete

Salve a tutti!

E' capitato anche a me! Un avvocato vuol mettere il bavaglio a Enzodifrennablog.it!

I blog che fanno inchieste sono quelli che danno più fastidio. Dopo la pubblicazione della mia video-inchiesta su You Tube "Le verità della Rete su Juan Ruiz Naupari", mi scrive l'avvocato Angelo Averni per conto dell'Associazione Inkarri e mi chiede la rimozione dei video e post su Juan Ruiz e la sua organizzazione, e mi diffida dal pubblicare altro materiale con "qualunque mezzo d'informazione"!!
Gli ho risposto che tutto rimane dovè. Anzi, rilancio con un piccolo scoop: la sua Università Pneuma non è registrata in Italia ai sensi di legge. Un video di risposta - quello che vedete in home page su Diritto alla Rete - in difesa della libertà d'informazione in Internet, per il nostro "diritto alla Rete" senza bavagli!.

LINK SUL MIO BLOG
http://www.enzodifrennablog.it/dblog/articolo.asp?articolo=553

Fate girare se potete, perchè i bavagli ai blog sono sempre più frequenti in Italia! (ultimo caso Byoblu.com).

Un caro saluto.
ENZO DI FRENNA

p.s. abbiamo ripreso l'inserimento delle adesioni di blog allo sciopero del 14 luglio 2009. Ne abbiamo caricaticati una sessantina, e nei prossimi giorni proseguiremo. A breve ci sarà anche il vostro! Scusate il ritardo...

Visita Diritto alla Rete al: http://dirittoallarete.ning.com

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

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Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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