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lunedì 30 novembre 2009

A DOMANDA RISPONDO IN MEMORIA DELL’ANTIBERLUSCONISMO...

  Furio Colombo
   
Caro Colombo, ancora una volta si risente il vecchio invito: “Abbassare i toni”. Questa volta lo dicono Nicola Mancino, vicepresidente del Csm – dunque una raccomandazione ai giudici – e Renato Schifani, presidente del Senato e, Dio non voglia, seconda carica dello Stato. Dunque una ammonizione a tutti gli italiani. Prima domanda: che cosa vuole dire, visto che in giro non c’è nessuno che grida? Seconda domanda: come si realizza il capolavoro che riesce sempre a far dire la stessa sorprendente frase da uno di qua e uno di là, purché siano voci autorevoli?      Salvatore 


RISPOSTA alla prima domanda. La frase “adesso abbassiamo i toni” ha un significato molto diverso. Detta “di qua” (che vuol dire cultura estranea alla maggioranza governativa), vuol dire scegliere come strumento di opposizione, o comunque di differenziazione, la pazienza piuttosto che la resistenza. E’ una scelta legittima, ormai radicata nei quindici anni di egemonia berlusconiana, ma, occorre dire, una scelta sempre perdente. Tu taci. I cittadini non ti notano, e non ti votano. Essi governano. Detto “di là” (dalla parte della maggioranza di potere) significa “ragazzini lasciateci lavorare. Noi siamo i migliori, perché qualcuno dovrebbe farci perdere tempo?”. Come si vede, quando la raccomandazione è comune, i toni bassi sono una invocazione che deprime l’opposizione e dà autorevolezza a chi governa. Le frasi sono identiche ma il significato è opposto. E’ utile a una parte sola. Risposta alla seconda domanda.   “Abbassare i toni” è un ammonimento unicamente italiano, che non potreste ascoltare in alcun altro paese democratico. Se andate a verificare, simili raccomandazioni erano estranee anche alla vita politica italiana prima di Berlusconi. L’espressione “legge truffa” nata nei primi anni Cinquanta per definire, con estrema energia, una sgradita ma legittima proposta elettorale del governo di allora, non ha indotto nessuno a invocare toni bassi. L’invenzione dei toni bassi risale al Berlusconismo. Sono stati subito catalogati come “toni troppo alti” e poi “eversivi” e poi “criminogeni” e poi “omicidi” e poi “terroristici” tutti gli argomenti sollevati contro il discusso primo ministro (che pure si è sempre espresso a voce molto alta), persino quando erano presi dalle carte giudiziarie, dalla stampa internazionale o da dichiarazioni, ripetute alla lettera, dello stesso primo ministro. Il fatto è che il sistema politico Berlusconi non è una ideologia, non è un sistema di idee o una visione del mondo. E’ esclusivamente la persona, la vita, le avventure e gli affari di Silvio Berlusconi. L’uomo di Arcore è cosciente della sua vulnerabilità, che è documentata e certificata in molte inchieste e tribunali, perciò ha inventato, come male   intollerabile e inaccettabile, l’antiberlusconismo. E’ una bieca macchina fondata sul complotto giudiziario. E il gossip giornalistico. Per non si sa quale decisione, l’opposizione italiana, in tutte le sue incarnazioni, ha condiviso un sincero orrore per l’antiberlusconismo. Evitando di toccare il cuore del problema, purtroppo, continua a perdere.    Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Orazio n. 10  lettere@ilfattoquotidiano.it  

giovedì 26 novembre 2009

IL FATTO POLITICO Le rese dei conti....



  di Stefano Feltri
 
L’ipotesi di elezioni anticipate è scomparsa da ogni orizzonte, ma le tensioni dentro la maggioranza sembrano molto maggiori rispetto a qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi sembrava così tentato dal voto da suggerire a Renato Schifani di invocare le elezioni in caso di uno sfaldamento della maggioranza. Ricapitolando le ultime: lo scontro tra le due anime del Pdl in economia è sempre più forte. Ieri la guerra tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta, ormai anche su un piano personale, ha assunto nuovi toni, con il ministro della Funzione pubblica che ricorda a tutti che il collega dell’Economia non è un economista (poi cerca di ridimensionare, spigando che non c’era polemica). E alla fine del percorso parlamentare   della Finanziaria sarà chiaro chi ha vinto: il rigore di Tremonti o la voglia di misure che sostengano la ripresa di Brunetta e del senatore Mario Baldassarri.    Poi c’è Gianfranco Fini. Il presidente della Camera è già impegnato su un test delicato, quello della candidatura di Nicola Cosentino alla guida della Campania a cui si è opposto. C’è la vicenda – secondaria ma non troppo – della contrarietà alla norma che permette di mettere all’asta i beni confiscati ai mafiosi (battaglia affidata al deputato finiano Fabio Granata) e la nuova tensione con la Lega di Umberto Bossi seguita al discorso sull’insulto (“stronzi”) da rivolgere a chi tiene comportamenti razzisti con gli immigrati. E da ieri un altro impegno: no   a una Finanziaria blindata in cui tutte le modifiche sono in un maxiemendamento impossibile da discutere in parlamento perché protetto da un voto di fiducia.    Tutti questi nodi verranno sciolti entro poche settimane. E visto che gli impegni presi dai diversi soggetti in campo sono espliciti e verificabili, comincia a circolare l’impressione che presto si arriverà a una verifica. Tremonti può accettare una Finanziaria diversa da quella che ha progettato da ministro delle Finanze? E Fini, come reagirebbe se alla fine il maxiemendamento blindato ci fosse? E se Cosentino alla fine si   candidasse, visto che ieri la giunta della Camera ha respinto la richiesta di arresto per le presunte continguità con la Camorra? Lo si capirà in tempi molto brevi.

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Ma guarda che bel casino..madama Dorè...ma guarda che bel casinoooo....E che altro si può dire...!?   
  Masaghepensu  
(Ma se ci penso)


domenica 22 novembre 2009

Manine e manone....

    21/11/2009 

La questione è semplice. Se si mettono in vendita i beni sequestrati alla mafia, come questo governo vorrebbe per fare cassa e speriamo solo per questo, è davvero molto probabile che sia la mafia stessa a ricomprarseli. In qualche caso è certo, come racconta Maria Zegarelli nella lunga e documentata inchiesta a cui dedichiamo oggi la copertina e le prime pagine del giornale. Certo, è probabile che altri argomenti risultino più popolari: le sempre nuove rivelazioni di escort e di trans che vanno ormai in tv anche di domenica pomeriggio a rivelare i gusti sessuali degli potenti, ma a noi fin dal principio - lo ricorderete - ci è sembrato interessante chiederci chi e perché stesse lavorando nell'ombra dei ricatti: quali interessi, quali poteri, quali legami criminali ci fossero dietro l'ultima delle orrende storie italiane, quella che ora finisce con la morte (la seconda morte) di una delle comparse: il pusher, la trans. Anche stamani vi parliamo di questo: cosa nascondano quelle morti. Perché sono tante le mafie, non sono Cosa nostra. Emanuela Orlandi fu uccisa dalla banda della Magliana che rivoleva indietro i soldi prestati al Vaticano, sappiamo adesso. Sarà così? Quante altre manine e manone, quanti papelli, quanti pentiti servono ancora per avere a distanza di dieci e vent'anni uno spiraglio di luce su quel che è accaduto? E quanto tempo ci vorrà per capire qual che sta accadendo adesso, sotto i nostri occhi? Bisogna insistere, ogni giorno ripetere daccapo: la vita politica è sotto scacco, lo scriviamo da settimane e da mesi, in attesa delle rivelazioni di un pentito che potrebbe riannodare il filo delle indagini interrotte negli anni Novanta, le "vecchie storie" di cui parla il premier, i legami diretti tra la politica e la criminalità organizzata. Vedete che in grande scala o in scala ridotta sempre a questo si torna.

Dunque che segnale è, in un clima così, restituire a chi ha i denari e il potere per comprarli i beni sequestrati dopo anni di indagini e sentenze? Chiaro, no? Chiarissimo soprattutto per chi in quei luoghi vive e lavora, per chi prova a resistere. Don Ciotti batterà all'asta simbolicamente quei beni, su Libera è attiva una raccolta di firme. Ma si sa che gli appelli, ormai frequentissimi in questi disgraziato paese, da soli non bastano. Serve la politica, l'azione politica. Ecco che acquista un senso grande, dunque, l'interrogazione parlamentare firmata da politici di sinistra e di destra con l'eccezione della Lega (Walter Veltroni, il finiano Fabio Granata, Ferdinando Adornato dell'Udc, Leoluca Orlando dell'Idv, Angela Napoli, Pdl) che chiede conto di quel che stiamo dicendo: a chi giova? Così come rilevantissima è la raccolta di firme che in queste ore sta portando avanti Laura Garavini per far sottoscrivere anche ai deputati della maggioranza un emendamento soppressivo di quello votato al Senato: l'obiettivo è creare una convergenza per affossare l'emendamento-vergogna presentato da Saia. Non sarà facile ma è fondamentale averlo fatto, provare a farlo. Che si sappia che qualcuno lo sta facendo, che gli italiani siano informati. E che poi si tiri una riga e si dica chi sta con le mafie e chi contro: i nomi e i cognomi, adesso.
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

Piazza Leone, Palermo: ecco il “palazzo mafia” difeso da Schifani ....

   Storia di un palazzo. Storia di un condominio di Palermo in piazza Leoni in odore di mafia. Anzi, edificato, appaltato, acquistato e abitato da uomini legati a Cosa Nostra come Giovanni Brusca, Pietro Lo Sicco, la famiglia e gli uomini di Stefano Bontate e poi anche Leoluca Bagarella. Con due particolari di non poco conto: il palazzo è stato costruito   falsificando le carte e appropriandosi dei suoli e delle case di due sorelle indifese, Savina e Rosa Pilliu. Il costruttore sarà condannato definitivamente per corruzione dell’assessore che rilasciò la licenza e per concorso in associazione mafiosa. Prima dell’avvio delle indagini, il legale che difese a spada tratta il costruttore era Renato Schifani, ora presidente   del Senato. La struttura, lo ha stabilito la giustizia amministrativa, era ed è abusiva. Ed è ancora in piedi anche grazie ai consigli legali, ai ricorsi e alle richieste di sanatoria dello studio Schifani-Pinelli. Secondo quello che è stato raccontato ai giudici dai mafiosi pentiti, c’era anche un appartamento con un muro finto dietro il quale si nascondevano le armi del clan Madonia. 
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Certo che, per un legale che divendeva l'illegalità, occupare ora una poltrona simile è più che ingombrante per lui. Ma Schifani penserà certamente, se lo fa il Berluskoni, perchè non posso farlo anche io..? È sempre la solita presa di posizione..lo fanno tutti.. È no On. Schifani, per lei. la dignità, non conta proprio nulla..? Suvvia, un poco di amor proprio dovrebbe pur averlo..o no..!?
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)  

venerdì 20 novembre 2009

ANTEFATTO.IT   Commenti al post “Pedinamento del giudice, Brachino sotto inchiesta” di Antonella Mascali

  (Il Fatto Quotidiano del 19 Nov. 22009)   


Speriamo che sia condannato in modo esemplare! (Francesco V.)     

Cosa volete che gli facciano, al massimo gli daranno una nota di biasimo; spiegatemi a cosa servono gli Ordini professionali, residuati fascisti che ci costano, direttamente e indirettamente (soprattutto), un sacco di soldi (Enrico A. V.)     

Ma che “radiazione dall’Albo” : abolizione dell’albo!  (Marco R.)     

E Feltri? Aspetto ancora un provvedimento per Feltri... (Pietro Pier M.)    

Gli Ordini professionali sono istituzioni arcaiche che vanno abolite   (Stefano C.)     

Era ora che l’Ordine si facesse sentire. Sembravano imbalsamati... (Alfredo C.)     

Gli diranno che è stato un birichino e niente più  (Walter A.)     

Lo stesso servizio è stato trasmesso anche dal Tg5, e non solo da “Mattino 5” (Wickley)     

L’Ordine dei giornalisti fa sapere che esiste ancora... E’ stato creato dalla dittatura scorsa, quella vera. (Roberto)    

Bene, la mia mail di protesta è servita a qualcosa, allora: vediamo, però, come andrà a finire e non sono ottimista (Die Hexe)     

Speriamo che lo condannino a portare calzini turchesi per tutta la vita... una vita stravagante!!! (Rastelli G.)     

Feltri era già stato radiato nel 2000, quando era a Libero, per aver pubblicato immagini   pedopornografiche. Poi mi sa che come al solito è rientrato tutto, chissà perché... (Irene C.M.)     

La radiazione dall’Albo dei giornalisti e l’allontanamento dalla tv per un anno, sarebbe il massimo (Loris C.)     

Finalmente una buona notizia... sinceramente di certa informazione pretestuosa e legata al solito carro del potente non se ne può più  (Lorenzo)    

Quando aboliranno l’Ordine dei giornalisti in questo paese sarà sempre e comunque troppo tardi  (Roberto)     

Ma a Minzolini invece è permesso tutto? (Francy)       

Io due calzini azzurri li ho appesi in macchina bene in vista! Speriamo che ci sia una presa di coscienza anche da parte dell’opinione pubblica che di solito trangugia tutto come acqua minerale... (Paul)

giovedì 19 novembre 2009

Ricatto del premier per bocca di Schifani sulle elezioni anticipate ..Poi...


 Poi   come al solito smentisce tutto. Giura che il governo va a gonfie vele ma alla Camera impone il voto di fiducia sulla privatizzazione dell’acqua. Subito dopo la maggioranza va sei volte sotto...bummmm...patabummm...
 

   
Artemisia Gentileschi – Salomè con la testa del Battista – interpretazione di Roberto Corradi 
(Il Fatto Quotidiano del 19 Nvovembre 2009)

 



domenica 8 novembre 2009

La svestizione che non arriva mai......

Berlusconi_Abruzzo.jpg

Chi dell'altrui si veste, presto si spoglia. Lo psiconano fa la ruota consegnando case pagate dalle tasse degli italiani (operai inclusi). Il " presto" per Testa d'Asfalto sarà sempre troppo tardi.

"A me la cosa che più da fastidio è vedere questo piazzista in doppiopetto che consegna le chiavi dei nuovi appartamenti ai terremotati, soldi guadagnati da noi proletari che sputiamo sangue tutti i giorni per dare un briciolo di dignità alla nostra esistenza, io non mi sento rappresentato e mi rode il culo. Voglio che l’ingresso sia accompagnato dalla lettera di un contribuente onesto in cui sia scritto: 'Ecco, che questo sia l’inizio di una nuova vita, esistenza di partecipazione alla cosa pubblica, prendete coscienza del governo attuale e quello che verrà, dei loro guadagni, informatevi e quando vi si pone davanti ad una scelta tenete conto della loro integrità morale, delle loro pendenze giudiziarie, del bene che possono fare alla comunità, e ponete vincoli che vi permettano di prenderli a calci nel culo al minimo sentore di clientelismo, di sopprafazione della costituzione, siate intransigenti. Questo vi chiediamo in cambio.'" Peppone .

Veronica Lario e il "maiale" scomparso di: Francesco Bonazzi

07 novembre 2009
 
“Un maiale”. Sarebbe questa l’espressione che c’era nell’e-mail inviata da Veronica Berlusconi all’Ansa. Espressione poi non comparsa nel lancio d’agenzia andato in rete alle 22 e 31 minuti del 28 aprile 2009, tutto dedicato al marito premier, alle sue frequentazioni femminili e all’utilizzo di queste per la composizione delle liste elettorali.

Immaginate la scena: Rachele Guidi in Mussolini manda un dispaccio sul suo infedele consorte, condito di una frase irriguardosa. Poi, su consiglio del direttore, ci ripensa. Ora avvolgete velocissimamente il nastro della storia e volate avanti di settant’anni: Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi, in arte Veronica, manda una mail all’Agenzia Ansa con la parola “maiale”. Tutto il resto esce ed è un grande scoop, ma il “maiale” resta in redazione. Insomma, settant’anni non sono passati completamente invano per la nostra democrazia. Quando esce il take dal titolo “Europee: Veronica Lario, potere senza ritegno offende donne” è vero che dietro ci sono state sei ore di patimenti, ma alla fine la notizia c’è. Solo separata dagli insulti. La moglie del presidente del Consiglio si fa virgolettare che l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo è “ciarpame politico”.

Sono i giorni di Noemi Letizia e delle polemiche sulle presunte “veline” candidate dal partito di Silvio Berlusconi. La dichiarazione di Veronica è comunque una bomba, anche se oggi si scopre che è solo una parte dell’originale. In particolare, secondo quanto ha potuto ricostruire il Fatto Quotidiano, la signora Berlusconi sarebbe stata convinta dall’Ansa a ritirare la frase più pesante.

Due giorni dopo, del resto, non comparirà neppure nell’intervista che essa stessa concederà a Repubblica. E dire che su un quotidiano di opposizione avrebbe potuto concedersi anche qualche licenza in più, rispetto a un testo consegnato a un’agenzia di stampa che campa anche di soldi pubblici.

A uscire per primo allo scoperto è stato Bruno Vespa nel suo ultimo libro dalle mille anticipazioni. Il manutentore di Porta a Porta scrive che quel pomeriggio del 28 aprile, il direttore Giampiero Gramaglia dice a Veronica. “Signora, la frase è un po’ troppo sopra le righe. Mi permette di tagliarla?”. E lei, da donna di mondo: “Direttore, ho i miei buoni motivi per averla scritta. Comunque si regoli come meglio crede. L’importante è che la sostanza di quel che penso esca immutata”. Vespa non dice quale sia la frase incriminata, ma lancia il sasso. Nessuno, ieri, ha potuto smentire questa ricostruzione di Vespa. Anzi. Gramaglia, che dell’Ansa non è più direttore ma è ancora dipendente fino al 31 dicembre prossimo, si limita a dire che la ricostruzione del libro è “sostanzialmente corretta”. 
 
da: Il Fatto Quotidiano n°40 del 7 novembre 2009 

venerdì 6 novembre 2009

Pianosa, il dietrofront del governo....(e mi sembrava, sarebbe stato il primo passo alla cementificazione selvaggia).....

06/11/2009                                                IL CASO


Una immagine recente del carcere sul''isola di Pianosa


Prestigiacomo: «Salvato un gioiello»
Alfano: la questione è complessa,
sarà affrontata insieme alle Regioni
ROMA
Dopo l’annuncio del ministro Alfano, le polemiche con l’opposizione e i dissidi interni, il governo fa un parziale dietrofront sulla riapertura del carcere sull’isola di Pianosa. Il caso «è risolto; si studieranno soluzioni alternative» ha fatto sapere la Prestigiacomo dopo il consiglio dei ministri. «Ho parlato con il collega Alfano ed abbiamo convenuto sulla opportunità di studiare soluzioni alternative che non coinvolgano gioielli naturalistici e paesaggistici».

Il ministro della Giustizia, dal canto suo, ha detto che porterà la questione della eventuale riapertura del supercarcere all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni giovedì prossimo, assieme ad una informativa sulle linee guida del piano carceri che il Governo sta mettendo a punto. Alfano ha spiegato che l’intera questione piano-carceri «articolata e complessa, non può svilupparsi contro la volontà dei territori».

Il ministro dell’Ambiente, insieme al collega dei Trasporti Matteoli era stato fra i primi a criticare l’annuncio del Guardasigilli. «Le esigenze carcerarie non possono entrare in conflitto con quelle della tutela dell’ambiente» aveva detto a caldo. La retromarcia del governo soddisfa Mario Tozzi, direttore del Parco Naturale ospitato sull’isola. «L’annuncio del ministro dell’Ambiente è davvero un risultato molto positivo e consente di rimediare a una scelta sbagliata che avrebbe cancellato Pianosa dai patrimoni naturalistici del Mediterraneo». Secondo Tozzi «adesso che abbiamo scampato il pericolo - aggiunge Tozzi - dobbiamo ragionare su come rendere Pianosa sempre più fruibile, senza però snaturarla. Dico subito che il parco è favorevole ad ampliare gli accordi con le cooperative di detenuti per sviluppare il turismo sostenibile».

«Purtroppo l’assenza di progetti su Pianosa scatena sempre più spesso appetiti di vario genere sull’isola, ma chi pensa di realizzare alberghi o villaggi turistici per sfruttarla economicamente sappia che fino a che sarò io al parco tutto questo non accadrà», aggiunge Mario Tozzi, presidente del parco nazionale dell’arcipelago toscano. «Spesso chi dice di avere soluzioni pronte - ha aggiunto - lo fa solo perchè ha la betoniera parcheggiata in garage ed è pronto ad alluvionare di cemento l’isola».

Dopo la chiusura, avvenuta nel giugno del 1998 (l’ultimo detenuto in regime di 41 bis lasciò l’isola il 23 luglio 1997), Pianosa, chiamata dai reclusi l’ “isola del diavolo”, era tornata ad accogliere detenuti nell’autunno del 2004: erano, circa 10, provenienti dal carcere di Porto Azzurro, all’Elba, che svolgevano lavori di manutenzione, tra cui il ripristino di sentieri e strade.

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Sarebbe stata una bella manna per il cavalliere impresario edile e per l'amata figliola imprenditrice edile di Villaggi turistici.......
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

«Per combattere gli sprechi mangio solo nei (dai) cassonetti» "È QUASI OBBLIGATORIO LEGGERE QUESTA LEZIONE DI VITA"

di Cesare Buquicchio

























Una confezione di funghi, mezzo chilo di salsicce, lasagne pronte, pane in cassetta, yogurt alla fragola, pesche nettarine, banane bio del commercio equo, un mango e una mousse al cioccolato. La lista della spesa di Tristram Stuart è ricca, ben bilanciata, a costo zero ed è stata reperita tutta in un cassonetto. È così che si è nutrito per anni il giovane ricercatore inglese, laurea a Cambridge e un libro appena uscito in Italia (con dedica alla memoria di Gudrun) che racconta tutto sulle dilapidazioni alimentari del nostro mondo.«Il mio interesse per gli sprechi di cibo è nato quando avevo 15 anni e decisi di allevare un maiale, anzi una scrofa – ci spiega Tristram –. Si trattava dell'insaziabile Gudrun, appunto, a cui ho dedicato il libro. All’epoca pensai bene di risparmiare isoldi che spendevo per i mangimi per la scrofa, e iniziai a nutrirla con scarti raccolti alla mensa scolastica o dai negozi del mio paese. Lì ho cominciato a capire quale ben di dio viene buttato ogni giorno».

Ed è così che ci racconta come come questa scoperta l'ha trasformato in un militante del “freeganismo”, cioè il consumo gratuito di cibo scartato. «Il pane biologico scartato che davo ai maiali era migliore delle pagnotte del supermercato che io e mio padre mangiavamo a casa. C’era un tipo di pane particolarmente fragrante,al pomodoro, con cui di tanto in tanto riempivo il trogolo dei maiali. Un mattino, prima di andare a scuola, decisi di provarlo.Mentre i miei maiali sgranocchiavano la colazione, spezzai la sostanziosa pagnotta e assaggiai diversi bocconi di soffice e gradevole pane al gusto di pomodoro». Da quel punto in poi la storia di Tristram incrocia l'attivismo ambientalista con la ricerca condotta per molti anni, e in tutto il mondo, sui colossali sprechi della catena alimentare delle società avanzate perché «mangiare cibo dai cassonetti non è una soluzione, è stata per me una provocazione, una sorta di protesta: una maniera per dimostrare che quel cibo non dovrebbe essere gettato via».

A pochi giorni dalla celebrazione della giornata mondiale dell'alimentazione (16 ottobre)e alla vigilia del vertice Fao di Roma sulla sicurezza alimentare (16novembre), il libro e le parole di Tristram Stuart assumono una rilevanza particolare se accostate al dato di un miliardo e 20milioni di individui che soffrono di denutrizione. Bambini, donne e uomini che il sistema di produzione e distribuzione del cibo che i paesi ricchi hanno costruito, scarta come quelle confezioni di yogurt alla fragola sul retro dei supermercati.

«Gettare cibo commestibile che si sta avvicinando alla scadenza, scartare patate e carote solo perché non hanno la forma adeguata per stare in bella mostra sugli stand di un supermercato, eliminare e mandare in discarica due fette di pane in cassetta, quelle iniziali e quelle finali, solo perché non sono delle dimensioni giuste (una fabbrica inglese visitata da Tristram ne cestina ogni giorno 13mila),non è solo un delitto e un'offesa al buon senso. Vuol dire sottrarre le risorse comuni del mondo, accumulandole, lasciando che vadano sprecate e privandone le persone che ne hanno più bisogno». E nel suo viaggio sulla scia del cibo, Tristram ci porta anche dove gli sprechi non possono esistere come in un quartiere di Dehli o tra gli Uiguri, la minoranza islamica che vive nel nord-ovest della Cina, che considera un tabù il non consumare tutto il cibo a loro disposizione.

La sacrosanta veemenza con cui l'autore di «Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare» (Bruno Mondadori Editore- Pagine 368 - Euro 22) scandisce le sue parole e fa correre la mente di chi lo ascolta al proprio frigorifero e a quello scomparto che non viene aperto da settimane o alla marmellata iniziata e mai finita, ma lui, invece, sceglie la sua visita a Roma per fare incoraggianti complimenti alle tradizioni della Capitale che possono essere un esempio. «Mi ha veramente colpito il fatto che molti ristoranti e trattorie pubblicizzino piatti a base di tagli di carne che intante parti d'Europa vengono scartate. Trippa, coda, lingua di manzo,i piedini di maiale, sono specialità gustose che rappresentano chiaramente come nella nostra tradizione ci siano gli anticorpi allospreco. Purtroppo sono usanze in declino e siamo tutti sempre più schiavi della legge della fettina...».

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Sprechi
Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare

Tristram Stuart
Bruno Mondadori Editore
Pagine 368 Euro 22,00

Prezzi dei generi alimentari in costante aumento, tonnellate di cibo prodotto o importato nel Nord America e in Europa e poi inutilizzato, un miliardo di persone affamate: il mondo ha un problema. Secondo un’ottica globale, muovendosi dall’Italia alla Cina, dal Pakistan all’Inghilterra, e intervistando allevatori di maiali e capitani d’industria, coltivatori di patate e privati cittadini capaci di soluzioni innovative, questo libro disegna l’atlante inedito di un mondo povero e sprecone, dove però accanto all’irrazionalità consumistica si affacciano proposte, idee concrete e possibili vie d’uscita.

06 novembre 2009  (L'Unità)
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Dà da pensare, da riflettere e... da imitare........
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)

Ma dov'è rimasto questo "popolo delle libertà".......?

domenica 1 novembre 2009

Economia: non e' una priorita' del governo Berlusconi...

30 Ottobre 2009













Non è tollerabile che la questione Irap sia diventata il pretesto di uno scontro tutto interno alla maggioranza e tutto giocato sulla pelle dei cittadini e delle imprese

Lo spettacolo a cui stiamo assistendo da giorni è avvilente. Da una parte chi vuole inserire il taglio dell'Irap subito, dall'altra chi dice che non ci sono risorse. Lo scontro è arrivato anche in commissione Bilancio al Senato dove ieri notte è stata approvata la più impalpabile e vuota delle manovre finanziarie della storia. Noi siamo disponibili a discutere sia sull'entità del taglio, sia su dove trovare i fondi, ma non sappiamo chi è il nostro interlocutore visto che nella maggioranza la spaccatura è evidente. Oltre all'Irap, però, sono urgenti e indispensabili altre misure economiche per rilanciare la domanda interna, dalla detassazione di stipendi e pensioni, a cominciare dalla prossima tredicesima, alla proroga della cassa integrazione ordinaria e alla riforma complessiva degli ammortizzatori sociali.

Ma sarà difficile spuntarla, visto che in commissione hanno bocciato tutti i nostri emendamenti, non solo quelli che in qualche maniera tendevano la mano al mondo del lavoro, ma anche quelli che vanno ai servizi per i cittadini. Abbiamo provato a far reintegrare fondi tagliati dal governo almeno ai livelli dello scorso anno, trovando anche la copertura economica. Non ci saranno incrementi al fondo per le politiche sociali, al fondo per le politiche della famiglia e al fondo per la non autosufficienza che dal 2010 non risulterà più finanziato. Si trattava di misure minime per venire incontro alle fasce più deboli che sono quelle che soffrono maggiormente la portata della crisi economica. Ci riproveremo in Aula, ma con poche speranze perché la nostra impressione è che ci siamo trovati davanti a un muro di gomma.

Purtroppo da tempo Berlusconi va annunciando che la crisi è finita. E' chiaro che confonde la ripresa dei suoi capitali in Borsa con la fine della crisi economica. Ma anche gli ultimi indicatori economici gli danno torto marcio. L'Irap-Cgil informa che ormai il numero dei disoccupati è salito a tre milioni, è destinato ad aumentare nei prossimi mesi e governo e maggioranza litigano senza trovare uno straccio di soluzione a questo dramma. Negli Stati Uniti invece succede il contrario. Grazie al massiccio piano di interventi pubblici il pil dell'ultimo trimestre fa segnare uno straordinario +3,5 per cento. Nonostante questo dato Obama, che al contrario del nostro premier non ha mai nascosto la reale drammaticità della crisi economica, ha detto che la strada da percorrere è ancora lunga. La differenza è proprio questa: Obama ha affrontato la crisi con i fatti e ne sta uscendo, Berlusconi chiacchiera ma non offre risposte concrete e imprese e famiglie sono in ginocchio.

Purtroppo, osservando il dibattito di questi giorni, è chiara anche un'altra cosa: da questo governo e da questa maggioranza la priorità non andrà alle riforme economiche che sono urgenti ed essenziali, ma alle controriforme in materia di giustizia per evitare al premier di essere processato.


Postato da Felice Belisario in | Commenti (22)

sabato 31 ottobre 2009

A noi Nerone e Adolf ci fanno un baffo...

Catania, 30.10.2009

di Riccardo Orioles                                                                                                     

Catania capitale!



Sgombero experia
Sgombero experia
Nel giro di ventiquattr'ore a Catania succede che: uno dei più stimati professori dell'università viene sorpreso a ricattare una studentessa; il giornale che proteggeva i cavalieri mafiosi si mobilita per discolparlo; la polizia massacra a manganellate i ragazzi dell'unico luogo d'incontro dei quartieri popolari, rei di fare antimafia e antidroga in mezzo al regno dei boss. Altro che Norimberga del Terzo Reich: le régime, c'est nous! 


Sarà violenta Napoli, sarà cravattara Milano, sarà  marpiona Roma, ma quello che trovi qui a Catania non lo trovi in nessun'altra città d'Italia.. Altro che Marrazzo e altro che Berlusconi: qua i vecchi bavosi li mettono direttamente a far scuola di vita all'università. “O me la dai o  l'esame te lo scordi!”. E se quella reagisce, subito arriva l'altro vecchio bavoso (questo non professore ma pennaiuolo) e ti scatena una campagna che in confronto Feltri è un chierichetto. “Bottana! A quel povero professore! Proposte oscene e ribottanti, gli facesti!”.


E se invece di essere un vecchio bavoso sei una ragazza o un ragazzo normale, amante della vita, con voglia di fare sport, di cantare, ballare, stare allegro alla faccia dei boss? Prima o poi arriveranno le guardie a riempirti di legnate in testa e a chiuderti a suon di botte lo spazio sociale che hai faticosamente costruito in più dei quindici anni e che è l'unico spazio libero del tuo quartiere, l'unico in cui boss e spacciatori non possono mettere piede. Il che, nella città dei vecchi immafiositi e bavosi, è un gran reato. E pertanto, giù botte.


Come sono allegri e simpatici, i giovani di Catania. Potrebbero avere il paradiso in terra, e certe volte lo sanno. Potrebbero, se a comandare la loro città non fossero questi vecchi incartapecoriti e feroci, gocciolanti di bile, istintivamente nemici di tutto ciò che sia gioventù e divertimento. “Si deve soffrire, a Catania!”, sussurrano feroci. E giù bastonate, intrallazzi, a volte anche colpi di pistola.


Un “professore” come Elio Rossitto insegna regolarmente in questa università e ne è anzi una colonna. Un “giornalista” come Toni Zermo, che quindici anni fa aiutava i mafiosi a nascondere il delitto Fava, è ancora la principale firma dell'unico giornale della città. Bische, bordelli, spacci di cocaina, salotti-bene e benissimo, camere di compensazione degli appalti, mercati di carni umane d'ogni genere prosperano tranquillamente in questa città. I doposcuola dell'Experia, le giocolerie, le “officine popolari” di biciclette, quelle no, non possono essere tollerate, e vengono senz'altro distrutte d'autorità, chiuse con la fiamma ossidrica, murate col cemento.


“Anche voi poliziotti avete figli e fratelli qui nel quartiere...”. “Io, che ho imparato lo sport al Gapa e adesso l'insegnavo ai ragazzini qui all'Experia...”. “Non  avete nemmeno portato un'ordinanza, non è legale...”. “I quartieri hanno bisogno di sport e di giochi, non di violenza”. Seri e civili, i poveri di Catania, gli “estremisti arrabbiati” espongono le ragioni della civiltà contro i padroni della città. Non lasciateli soli.
(Liberainformazione)

*Ucuntu.org

lunedì 26 ottobre 2009

Ieri...." Ultima chiamata "

Antonio Padellaro

Ultima chiamata

26 ottobre 2009

Vorrei mettermi dalla parte di quei tre milioni di persone che domenica, molti pazientemente in fila per ore, hanno partecipato alle primarie del Pd, dandogli un'altra occasione (forse l'ultima) per cominciare a essere il partito che aveva promesso di essere. Ricordiamo tutti il discorso del Lingotto di Walter Veltroni, quando sembrava che stesse nascendo una grande forza politica in grado di imprimere a questo paese il famoso cambiamento. Cambiamento soprattutto, nel linguaggio della politica che consiste nel parlare con la gente facendosi capire dalla gente. Nei due anni successivi questo linguggio invece di sciogliersi in qualcosa di trasparente e di comprensibile si è aggrovigliato vieppiù fino all'incomunicabilità assoluta. Non abbiamo capito perché la nascita del Pd invece di rafforzare il governo Prodi non fece nulla per impedire la caduta dell'ultimo baluardo al nuovo dilagare del berlusconismo. Non abbiamo capito perchè il Pd di Veltroni affermò la sua vocazione maggioritaria isolandosi dal resto delle forze di centrosinistra e di sinistra.

Dopodiché riuscì sì a raggiungere quel 33 e rotti per cento di voti che costituì un buon risultato in sè ma lontano ben 12 punti dalla maggioranza per cui quello stesso Pd aveva manifestato la propria 'vocazione'. Non abbiamo capito le vere ragioni che hanno spinto Veltroni a lasciare baracca e burattini da un giorno all'altro. E abbiamo rinunciato a capire cosa è successo dopo nel partito nato con tante sparanze e che ha rischiato di perdersi nelle risse interne e nella disillusione.

Adesso il Pd ha di nuovo un popolo e ha di nuovo un leader, Bersani. A cui si chiede non solo di costruire l'alternativa ma anche di dare ascolto a quei tre milioni di brave persone non abbandonandole al loro destino e alla loro solitudine come troppe volte è accaduto in passato. Bersani ha ragione: domenica è stato un bel giorno per la democrazia. Che ne seguano altri. Noi del Fatto staremo bene attenti affinché questa speranza non vada delusa.

Video: Le primarie del 25 ottobre



Video a cura di Paolo Dimalio e Irene Buscemi

Link:

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Chissà se tutto è avvenuto in modo regolare...

Masaghepensu

Ps: ho votato per Marino perchè rappresenta il NUOVO, perchè non ha Clientele come la maggioranza dei politici italiani. È vissuto molto all'Estero e ha visto altro che i nostri rappresentanti italiani non conoscono e che, a differenza del "nuovo" hanno sempre razzolato nella loro aia (recinto) e ne hanno assorbito tutti i difetti possibili dell'Italia italiota. Vi è bisogno di ARIA nuova, quella vecchia con il passar del tempo diventa stantia e irrespirabile. Un poco come a casa nostra, ogni tanto, si devono spalancare le finestre....!!!

(Ma se ci penso)

lunedì 31 agosto 2009

Su Berlusconi i MESSAGGI STAMPA INTERNAZIONALE


OLIVENNES: "LA LIBERTÀ DI STAMPA È SACRA"

In Francia vige un'antica usanza repubblicana. Il governo non deve attaccare la stampa. In un certo senso, ci si aspetta che chi detiene il potere abbia un animo abbastanza nobile e generoso per dire: anche se mi criticate, vi difendo. In democrazia la libertà di stampa è sacra. Ed è altrettanto sacra la separazione dei poteri. Dunque è legittimo chiedere che chi governa sappia difendere le istituzioni e le regole democratiche. Capisco però che da voi possa essere diverso. Il vostro capo del governo è infatti anche il proprietario di un impero mediatico. E’ la particolarità dell’Italia, ed un fatto eccezionale. In Francia, il potere può intrattenere rapporti di amicizia, di affinità con grandi media, ma mai di proprietà o di controllo diretto. Non è normale che Berlusconi si sia sempre rifiutato di rispondere alle 10 domande di Repubblica. La stampa deve spingere il potere a dire la verità ai cittadini, è il suo compito primordiale. Se questo non avviene, allora significa che c’è un problema. E bisogna cominciare davvero a preoccuparsi.
Denis Olivennes (direttore Nouvel Observateur)

CAREY: "DENUNCIA SCANDALOSA"

La decisione di Silvio Berlusconi di denunciare "Repubblica" semplicemente per avere posto legittime domande sulla sue scappatelle sessuali è scandalosa. Lo stesso vale per le sue minacce di denunciare giornali negli altri paesi. Berlusconi non soltanto sta usando queste minacce per distogliere l'attenzione dall'esame minuzioso e legittimo che i media stanno facendo dei suoi recenti cattivi comportamenti; lui sta sperando che le denunce intimidiscano altri dall'occuparsi delle inchieste. Negli Stati Uniti, i media sono generalmente ben protetti da questo tipo di cause intimidatorie da un'importante condizione nella nostra legge sulla diffamazione: chi viene definito come "figura pubblica" - e questo naturalmente include i politici - ha un onere della prova più alto quando cerca di fare causa di diffamazione. Questo è un bene perché incoraggia l'esame minuzioso e netto delle figure pubbliche, specialmente dei politici, da parte dei media. E l'esame minuzioso e netto dei leader politici da parte dell'informazione è uno dei fondamenti di una democrazia sana - una democrazia che ora in Italia da Berlusconi è minacciata.
Roane Carey (managing editor di The Nation)

JOFFRIN: "PUBBLICHIAMO LE 10 DOMANDE"

E' un inammissibile attacco alla libertà di espressione e di critica. Non mi stupisce che venga da un personaggio come Berlusconi, ma è un segnale inquietante per tutta l'Europa. Tra l'altro, non escludo che si possa fare ricorso alla Corte europea per contrastare questa palese minaccia al diritto dell'informazione. I metodi del primo ministro italiano mostrano un disprezzo assoluto delle regole democratiche. Rispondere alle domande dei giornalisti è infatti il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante. Berlusconi invece è infastidito da ogni manifestazione di opposizione. Fa finta di dire che sono attacchi alla sua vita privata e cerca di nascondere alle troppe menzogne che ha detto in questi mesi. I suoi metodi mi ricordano quelli di Putin: manca soltanto che faccia uccidere i giornalisti più scomodi. In Francia non sarebbe pensabile una denuncia come quella che ha fatto Berlusconi a Repubblica. Sarebbe uno scandalo. Esiste una tacita regola repubblicana che impedisce al Presidente di portare in giustizia giornalisti e oppositori. Libération ha deciso che pubblicherà le 10 domande di Repubblica a Silvio Berlusconi.
Laurent Joffrin (direttore di Liberation)

JOSEF: "CHE DENUNCI SUA MOGLIE VERONICA"

Berlusconi ha deciso di dichiarare la guerra. Il Cavaliere evidentemente è passato al contro-attacco e vuole avviare una campagna di intimidazione per tutta la stampa italiana. Ma allora dovrebbe denunciare per prima sua moglie Veronica, visto che è stata lei la prima a dire pubblicamente che frequentava minorenni e che aveva gravi problemi di salute.
Eric Josef (corrispondente Liberation e le Temps)

GREILSAMER: "SEMBRA UNA BRUTTA FAVOLA"

Se il Presidente Berlusconi è il garante delle libertà pubbliche in Italia, come può fare causa contro Repubblica? Se il Presidente deve assicurare alla stampa le condizioni per il pluralismo, come ammettere poi che gli chieda un riscatto pari a 1 milione di euro? Se il Presidente è il padre della nazione, come comprendere che si rivolti contro uno dei suoi figli ombrosi e indipendenti? Un Presidente contro un Giornale: sembra una brutta favola. Si chiama scandalo.
Laurent Greilsamer (vicedirettore Le Monde)

BARBIER: "DANNEGGIA L'IMMAGINE DELL'ITALIA"

Non mi stupisco della causa intentata da Berlusconi anche se la considero molto grave e temo che possa ispirare altri capi di governo. A giugno avevamo ricevuto una lettera di protesta dall'ambasciata italiana a proposito di una copertina dell'Express dedicata agli scandali sessuali del Cavaliere. I toni ci erano sembrati francamente eccessivi ma avevamo deciso di pubblicarla lo stesso. Berlusconi è un leader democraticamente eletto e sembra godere del consenso della maggioranza dell'opinione pubblica. Ma questo non vuole dire che possa comportarsi come più gli piace. L'immagine dell'Italia è stata gravemente danneggiata dalle sue frequentazioni private. Come dicevano gli Antichi: "La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto". Ma io aggiungo: anche Cesare dovrebbe esserlo.
Christophe Barbier (direttore L'Express)

THREARD: "BERLUSCONI FACCIA MARCIA INDIETRO"

Pochi presidenti francesi hanno brandito la minaccia legale contro un giornale. Nei rari casi in cui è successo, sono stati costretti a rinunciare. Il caso di Berlusconi mi ricorda la storia di Valery Giscard d'Estaing e del Canard Enchainé. Quando il settimanale pubblicò l'inchiesta sullo scandalo dei diamanti del ditattore Bocassa, il presidente promise di denunciarli. Poi, però, fece marcia indietro. Aveva capito che sarebbe diventato ancor più impopolare e che gran parte del paese lo avrebbe accusato di voler imbavagliare la stampa. E' auspicabile che Berlusconi faccia altrettanto. Un primo ministro deve essere al di sopra della mischia.
Yves Threard (vicedirettore Le Figaro)

DE GAULMYN: "BERLUSCONI DICE COSE INCOMPRENSIBILI"

Ancora una volta, Berlusconi si comporta come un uomo d'affari che difende i suoi interessi e non come un uomo dello Stato che dovrebbe essere il garante di tutti: anche dei suoi oppositori. Gli attacchi del Cavaliere a Repubblica, tutte le cose confuse che ha detto nelle ultime settimane, sono per noi incomprensibili. In fondo, non riusciamo a capire neanche come l'opinione pubblica italiana possa tollerare tutto questo.
Isabelle De Gaulmyn (caporedattore La Croix)

RUSBRIDGER: "ESISTIAMO PER FARE DOMANDE"

Gli organi di informazione indipendenti esistono per chiedere domande scomode ai politici. In Gran Bretagna, come nella maggior parte delle democrazie, sarebbe impensabile per un primo ministro fare causa a un giornale perché fa delle domande. Sarebbe anche impensabile usare le leggi sulla diffamazione per impedire ai cittadini di sapere quello che autorevoli giornali stranieri stanno dicendo sul loro paese. Le azioni contro la Repubblica somigliano molto a un tentativo di ridurre al silenzio o intimidire gli organi di informazione che rimangono direttamente o indirettamente indipendenti dal primo ministro italiano. Spero che i giornali di tutto il mondo seguano con grande attenzione questa storia.
Alan Rusbridger (direttore del quotidiano The Guardian di Londra)

CAMPBELL: "INIMMAGINABILE"

Chiunque abbia esperienza del modo in cui funzionano i media in Gran Bretagna, troverà piuttosto straordinario il fatto che un primo ministro faccia causa a un giornale per una serie di domande, e per avere riportato quello che scrivono giornali stranieri.
Il tutto è ancora più straordinario perché il primo ministro in questione è a sua volta un potentissimo editore. Un fatto, anche questo, che sarebbe inimmaginabile nella cultura politica del nostro paese.
Alastair Campbell (ex portavoce di Tony Blair)

DI LORENZO: "E' IN GIOCO LA DEMOCRAZIA"

Per il direttore di Die Zeit, "la questione non riguarda certo solo Repubblica, è in gioco il ruolo dei media in una democrazia. E non credo che Repubblica si lascerà intimidire, per cui non capisco il passo di Berlusconi nemmeno da un punto di vista tattico.
Giovanni Di Lorenzo (direttore di Die Zeit)

JIMENEZ: "DIFENDERE IL DIRITTO DI INFORMARE"

La nostra opinione è che la stampa democratica ha sempre rispettato l'intimità del primo ministro Silvio Berlusconi. È stato lui il primo a metterla in discussione, lui che ha cancellato questa sfera privata che adesso dice di voler difendere. La pubblicazione di fotografie delle sue feste private o le dieci domande postegli da Repubblica non pretendono di giudicare la sua morale come cittadino, ma piuttosto dimostrare che egli cerca di trasformare la politica in un prolungamento delle sue relazioni d'amicizia e del suo modo di divertirsi. Berlusconi ha preso due decisioni politiche importanti che giustificano l'interesse della stampa sulle feste di Villa Certosa e le cene nella residenza ufficiale romana. Ha voluto leggi ad hoc affinché sui voli ufficiali potesse far viaggiare invitati particolari, ed ha promosso in ruoli di responsabilità istituzionale, o nelle sue liste elettorali, persone che - lo ha detto lui stesso - avevano come unico merito quello di essere belle. Ora annuncia azioni legali contro i giornali. E' un suo diritto. Noi continueremo a difendere il nostro, pubblicando informazioni che interessano i cittadini di fronte a qualsiasi abuso di potere.
Vicente Jimenez (director adjunto de El Pais)

VIDAL: "UN AVVERTIMENTO A TUTTI I GIORNALISTI"

Questa denuncia è un avvertimento a tutti i giornalisti italiani, un modo di zittire la stampa. Il messaggio è chiaro: vietato criticare, vietato fare domande. E' molto preoccupante vedere che il premier italiano vuole colpire così platealmente una delle poche voci di informazione libera e indipendente. La cifra richiesta, poi, è disproporzionata. Nel merito il premier italiano sbaglia, perché il compito di un organo di stampa è anche quello di fare domande. La Repubblica ha posto domande non soltanto sono legittime ma sono anche doverose, visto che Berlusconi ha spudoratamente mentito al suo paese. Questo attacco legale dimostra che in Italia c'è un'anomalia, ovvero un premier proprietario di un impero mediatico che ha anche la tendenza a voler mettere sotto silenzio l'opposizione. Reporters Sans Frontières è pronta a denunciare in ogni sede internazionale questo grave attacco alla libertà di stampa in Italia.
Esa Vidal (responsabile Europa Reporters sans Frontieres)

WERGIN: "IN ITALIA POCA PLURALITÀ"

Secondo Clemens Wergin, editorialista di politica estera ed esperto di affari italiani della Welt, a proposito della querela di Berlusconi legata alle dieci domande poste da Repubblica, "il fatto è strano, visto che la pluralità del panorama mediatico in Italia mi sembra già abbastanza ristretto. La situazione appare a tinte forti in generale, uno scandalo in cui sembra essere coinvolto il capo del governo italiano, feste forse con prostitute seminude, sembra molto strana, vista dalla Berlino protestante, dove governa una Cancelliera tutt'altro che a forti tinte. Berlusconi ha commesso un grave errore, sembra che non capisca il ruolo di una stampa libera. Il semplice fatto che Repubblica abbia posto domande è parte del giusto ruolo dei media. Uno stile inquietante."
Clemens Wergin (editorialista del Die Welt)

GIESBERT: "LA DEMOCRAZIA E' MALATA"

Il conflitto tra il potere politico e la stampa è sempre latente ma quando esplode in questo modo significa che la democrazia è malata. Finora in Francia c'è stata una regola d'oro secondo la quale i Presidenti non si rivolgono a un giudice per difendersi dagli attacchi dei giornali. Per i francesi la funzione presidenziale è sacra. Il capo dello Stato sa che se si abbassasse a questi metodi contro la stampa perderebbe inevitabilmente prestigio. Il fatto che Berlusconi abbia attaccato legalmente Repubblica è un'ammissione di debolezza. Il vostro capo del governo si comporta come un qualsiasi cittadino, dimenticando il suo ruolo istituzionale. Ma per il vostro giornale è paradossalmente anche un attestato di libertà e di indipendenza.
Franz-Olivier Giesbert (direttore di Le Point)

THUREAU-DAUGIN: "UN PRECEDENTE PERICOLOSO PER L'EUROPA"

Courrier International aveva già pubblicato le prime 10 domande a Berlusconi. Dopo questo attacco legale degli avvocati del premier, abbiamo deciso che mostreremo ai nostri lettori anche le 10 nuove domande. Ci sembra un atto doveroso nei confronti di Repubblica, che ha condotto una campagna insistente e coraggiosa. Sarebbe molto preoccupante se i magistrati italiani stabilissero il carattere diffamatorio di questi dieci, semplici interrogativi. Potrebbe essere un precedente pericoloso per tutta l'Europa.
Philippe Thureau-Daugin (direttore di Courrier International)

sabato 4 luglio 2009

Come "lo"/"ci" vedono all'Estero.......

Il settimanale economico internazionale: "Tappa la bocca a chi critica"
Time: "La politica italiana sempre più reality show" e il Cavaliere ne è "il produttore"

Economist: "Il vero scandalo?
Berlusconi che nega la crisi"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


Economist: "Il vero scandalo? Berlusconi che nega la crisi"

LONDRA
- Il padrone di casa del G8, il summit dei grandi della terra che si tiene la settimana prossima all'Aquila, ha "tanti luridi scandali" domestici: ma il più grosso dovrebbe essere il suo rifiuto di riconoscere i problemi economici dell'Italia. Così scrive l'Economist in un ampio servizio dedicato a Silvio Berlusconi nel numero oggi in edicola. Il settimanale concentra l'attenzione su un aspetto singolare del vertice: vedendo i danni causati dal terremoto all'Aquila, i leader del G8 potrebbero pensare che anche le loro economie sono state scosse fino alle fondamenta dalla recessione globale. Ma uno di essi non lo pensa: "Il primo ministro italiano insiste che la recessione, nel suo paese, non sarà severa né prolungata come altrove".

L'Economist osserva che, a prima vista, ciò può apparire veritiero. Il sistema bancario italiano, avendo vissuto isolato e protetto dal resto del mondo, non ha sofferto i disastri di banche americane o britanniche. E un'economia fatta di tante piccole industrie non porta la crisi in prima pagina come fa, negli Usa, il collasso di un gigante quale la General Motors. Ma l'autorevole periodico (un milione e mezzo di copie di tiratura, vendute in tutto il mondo, la maggior parte fuori dal Regno Unito, il che gli dà il titolo di primo vero giornale globale) nota i fattori negativi della nostra economia: la dipendenza dalla esportazioni, l'enorme debito pubblico, la mancanza di riforme per liberalizzare il mondo del lavoro e riformare il sistema pensionistico.
L'Economist elenca le previsioni allarmistiche sul futuro dell'Italia fatte negli ultimi tempi da organismi internazionali e dalla stessa Banca d'Italia, sottolineando che Berlusconi ha reagito a questi dati arrabbiandosi, affermando che bisogna "chiudere la bocca a chi parla di crisi", e suggerendo alle aziende di non fare pubblicità sui giornali che spargono pessimismo.

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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