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domenica 8 novembre 2009

Veronica Lario e il "maiale" scomparso di: Francesco Bonazzi

07 novembre 2009
 
“Un maiale”. Sarebbe questa l’espressione che c’era nell’e-mail inviata da Veronica Berlusconi all’Ansa. Espressione poi non comparsa nel lancio d’agenzia andato in rete alle 22 e 31 minuti del 28 aprile 2009, tutto dedicato al marito premier, alle sue frequentazioni femminili e all’utilizzo di queste per la composizione delle liste elettorali.

Immaginate la scena: Rachele Guidi in Mussolini manda un dispaccio sul suo infedele consorte, condito di una frase irriguardosa. Poi, su consiglio del direttore, ci ripensa. Ora avvolgete velocissimamente il nastro della storia e volate avanti di settant’anni: Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi, in arte Veronica, manda una mail all’Agenzia Ansa con la parola “maiale”. Tutto il resto esce ed è un grande scoop, ma il “maiale” resta in redazione. Insomma, settant’anni non sono passati completamente invano per la nostra democrazia. Quando esce il take dal titolo “Europee: Veronica Lario, potere senza ritegno offende donne” è vero che dietro ci sono state sei ore di patimenti, ma alla fine la notizia c’è. Solo separata dagli insulti. La moglie del presidente del Consiglio si fa virgolettare che l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo è “ciarpame politico”.

Sono i giorni di Noemi Letizia e delle polemiche sulle presunte “veline” candidate dal partito di Silvio Berlusconi. La dichiarazione di Veronica è comunque una bomba, anche se oggi si scopre che è solo una parte dell’originale. In particolare, secondo quanto ha potuto ricostruire il Fatto Quotidiano, la signora Berlusconi sarebbe stata convinta dall’Ansa a ritirare la frase più pesante.

Due giorni dopo, del resto, non comparirà neppure nell’intervista che essa stessa concederà a Repubblica. E dire che su un quotidiano di opposizione avrebbe potuto concedersi anche qualche licenza in più, rispetto a un testo consegnato a un’agenzia di stampa che campa anche di soldi pubblici.

A uscire per primo allo scoperto è stato Bruno Vespa nel suo ultimo libro dalle mille anticipazioni. Il manutentore di Porta a Porta scrive che quel pomeriggio del 28 aprile, il direttore Giampiero Gramaglia dice a Veronica. “Signora, la frase è un po’ troppo sopra le righe. Mi permette di tagliarla?”. E lei, da donna di mondo: “Direttore, ho i miei buoni motivi per averla scritta. Comunque si regoli come meglio crede. L’importante è che la sostanza di quel che penso esca immutata”. Vespa non dice quale sia la frase incriminata, ma lancia il sasso. Nessuno, ieri, ha potuto smentire questa ricostruzione di Vespa. Anzi. Gramaglia, che dell’Ansa non è più direttore ma è ancora dipendente fino al 31 dicembre prossimo, si limita a dire che la ricostruzione del libro è “sostanzialmente corretta”. 
 
da: Il Fatto Quotidiano n°40 del 7 novembre 2009 

Quel viaggio in Sardegna dei fratelli Graviano.....di Peter Gomez...

7
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Vignetta di Franzaroli

Pubblico qui di seguito un mio pezzo sulla latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano e la nascita di Forza Italia. Il tema, anche se non sembra appassionare troppo la stampa italiana, è particolarmente attuale visto che le nuove indagini sulle stragi del '93, dopo il pentimento del boss Gaspare Spatuzza, sono entrare in una fase decisiva. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate e magari, dando un'occhiata alle loro foto segnaletiche dell'epoca (1994) che trovate su internet, se a qualcuno di voi, 15 anni fa, è capitato d'incontrarli. Magari a Milano o a Porto Rotondo.
Peter Gomez

Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2009


Chi ci ha lavorato sopra dice che quei cellulari parlano. Raccontano storie di sangue e di tritolo. Di bombe e di patti segreti. Ma anche vicende minime: l’amore di Giuseppe e Filippo Graviano, i due boss di Bracaccio responsabili delle stragi del ‘93, per Rosalia e Francesca; le vacanze in coppia; la strana passione dei due fratelli per i viaggi e per i luoghi di vacanza più o meno esclusivi.

Sì, perchè i Graviano, mentre organizzavano gli attentati alle opere d’arte e, secondo il pentito Gaspare Spatuzza, trattavano un accordo politico con Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, percorrevano l’Italia avanti e indietro. I tabulati telefonici, incrociati con decine e decine di testimonianze raccolte dalla Dia (direzione investigativa antimafia), ci mostrano i due fratelli e le rispettive fidanzate che, insieme a un amico, vanno in febbraio al Carnevale di Venezia. Poi i due   ragazzi terribili si spostano a Abano Terme, ospiti del proprietario di un tv privata siciliana. Quindi arrivano a Riccione, dove da maggio a giugno, i mesi in cui si verifica il fallito attentato a Maurizio Costanzo e la strage fiorentina dei Georgofili, affittano un appartamento ammobiliato. Da lì un nuovo trasloco. A inizio estate i Graviano sono i Versilia in una villa affittata dal proprietario di un’importante scuderia di trotto. Infine, dopo la bomba milanese di Via Palestro, il colpo di testa. O forse di genio. Mentre il leader del Psi, Bettino Craxi, fiaccato dagli avvisi di garanzia di Mani Pulite, dice ai giornali “Qualcuno vuole creare un clima di completa paura. Le bombe si propongono di aprire la strada a qualcosa, non di rovesciare qualcosa. Il potere politico è già stato rovesciato, o quasi”, Giuseppe e Filippo arrivano in Sardegna. Prendono un volo della Meridiana e in agosto sbarcano in Costa Smeralda. Lì vanno ad abitare per quasi due mesi in un appartamento all’interno di una grande villa di Porto Rotondo, a poche centinaia di metri in linea d’aria, dal buen retiro estivo del futuro presidente del Consiglio.

Cosa accada a Porto Rotondo, non è chiaro. Anche lo scorso agosto i due boss, sono stati interrogati dai magistrati di Firenze titolari delle indagini sulle stragi del ‘93, ma si sono rifiutati di rispondere. Nelle carte in mano agli investigatori restano però molti sospetti e qualche certezza. In Costa Smeralda Giuseppe e Filippo, mentre l’Italia segue con il fiato sospeso gli sviluppi dell’indagine sulla maxi-tangente Enimont (quasi 100 miliardi di lire versati dai vertici del gruppo Ferruzzi a tutto il pentapartito), fanno la bella vita. Vestiti come sempre con capi firmati da Versace, riescono a imbucarsi in un grande ricevimento organizzato da una famiglia di celebri industriali del nord, fanno amicizia con i vicini di casa e pensano al futuro.

I problemi di Cosa Nostra sono tanti. La prima presunta trattativa con lo Stato, quella condotta dall’ex sindaco mafioso di palermo Vito Ciancimino, non ha portato a nessun risultato. Totò Riina, il 15 gennaio del ‘93, è stato arrestato. La pressione sulla mafia non si è allentata. E Luchino Bagarella, dopo aver visto finire in manette suo cognato Totò, ha riunito i cristiani (gli altri mafiosi ndr) e ha detto: “Non cambia niente. Finché c’è un corleonese fuori si va avanti come prima”. Solo Bernardo Provenzano, l’alter ego di Riina a cui i Graviano - ma lo si scopre solo oggi - erano particolarmente legati, ha sollevato dei problemi: va bene - ha detto - ma voglio che gli attentati avvengano al nord.

Era stato così che Giuseppe e Filippo si erano messi in viaggio: alla ricerca di obiettivi e, soprattutto, di nuovi contatti politici. Gente con cui stringere un patto. Persone importanti con cui mettersi d’accordo. La mafia, raccontano i collaboratori di giustizia, per mesi aveva flirtato col Partito Socialista. Ma poi era esplosa Tangentopoli e, se davvero il cavallo su cui puntava Cosa Nostra era Craxi, quello era morto, ucciso dagli avvisi di garanzia, quasi prima di partire (Giuseppe Graviano, con il pentito Spatuzza, definirà i socialisti “dei cornutazzi”) .

Il 4 aprile del 1993, anzi, il segretario del Psi incontra ad Arcore Berlusconi. Ezio Cartotto, un ex democristiano assunto come consulente nel giugno del ‘92 da Marcello Dell’Utri per spiegare agli uomini di Publitalia i segreti della politica, dirà ai pm che proprio quel giorno Forza Italia comincia realmente a prendere corpo. Craxi infatti fa di tutto per convincere il Cavaliere a organizzare un partito che possa far argine all’avanzata delle sinistre. “Hai la bomba atomica, hai la televisione, usala!”, incalza l’amico. Berlusconi non sa che pesci pigliare: “Certe volte mi metto a piangere da solo sotto la doccia. Mi diranno che sono mafioso, mi diranno e faranno di tutto”. In ogni caso i preparativi per il nuovo partito - che non si sa ancora da chi sarà guidato - s’intensificano. Ad Arcore le riunioni si succedono alle riunioni. E in prima fila, nell’insistere per la discesa in campo del Cavaliere, ci sono Del’Utri, il big boss di Programma Italia Ennio Doris, e Cesare Previti. Fedele Confalonieri e Gianni Letta invece frenano.

La situazione è complicata. Molti uomini Fininvest sono sotto inchiesta (Il 22 luglio il gruppo verrà perquisito dalla Guardia di Finanza). Bisogna per forza muoversi. Il 4 giugno Berlusconi annuncia anche a Indro Montanelli la sua decisione: il raggruppamento dei moderati si farà e lui ne sarà il capo. Poi, il 12 luglio, fa inviare a la redazione de Il Giornale un fax sull’atteggiamento (molto critico) che i suoi media devono tenere rispetto a Mani Pulite. Un particolare sorprende: nel documento si parla pure delle indagini contro Cosa Nostra. Per Berlusconi è grave che “sulla base di dichiarazioni di pentiti per lo più inattendibili o compiacenti” i giudici “aggiungano al capo di accusa l’ulteriore addebito dell’associazione di stampo mafioso che priva l’inquisito di fondamentali garanzie processuali in materia di libertà personale e di prova”. Ma tant’è. In Fininvest ormai si discute solo di inchieste e di politica. A fine luglio Berlusconi annuncia a Giuliano Urbani l’intenzione di restare ad Arcore per proseguire con gli incontri. In realtà poi il Cavaliere a Porto Rotondo ci andrà, eccome. Quasi ogni week-end, e forse durante il periodo di Ferragosto, Berlusconi è in Sardegna, dove a fine mese, a tavola, ha una lunga discussione con Letta e Confalonieri (“io esposi il mio pensiero in maniera piuttosto vivace” ha raccontato proprio Letta durante il processo Dell’Utri). E i Graviano, cosa fanno? Ufficialmente vacanze, ma in realtà preparano l’omicidio di don Pino Puglisi e un nuovo viaggio. Questa volta la meta è Milano dove resteranno da fine novembre fino al 27 gennaio, quando verrano arrestati. Dieci giorni prima però, secondo Spatuzza, Giuseppe aveva fatto una puntata a Roma e seduto a un tavolino del bar Doney, era apparso raggiante. L’accordo con Berlusconi e dell’Utri (“persone serie”) per lui era cosa fatta. E ripeteva:
Ci siamo messi il paese nelle mani”.
(Vignetta di Franzaroli)

Commento del giorno
di Mafaufurafà - lasciato il 7/11/2009 alle 11:44 nel post A.A.A Lodo offresi prezzo trattabile
-"Lodo Addio.."
-Anche il Papa adesso comunista! Lo dicevo io che quei cardinali avevano tinte fosche..
-"Lode a Dio, Premier, è lode, non lodo.." (settanta suonati, pazienza ce vo'..)
-Come sarebbe "non l'odo"? Ho già risposto! Tutte e dieci, ieri l'altro, c'era su Repubblica, guarda guarda, se a me non mi credi..
I Dieci Comanda-e-Menti.

venerdì 6 novembre 2009

A.A.A. Lodo offresi prezzo trattabile......... di Marco Travaglio...

04 commenti





Vignetta di FEI



  Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2009


  Premesso che l'on. avv. Niccolò Ghedini è una simpatica personcina e il suo maestro on. avv. Pietro Longo pure, la domanda è questa: ma è normale che questi due signori - come informano quotidianamente i giornali - si aggirino per le aule parlamentari, peraltro deserte, e negli angiporti limitrofi, cercando di piazzare lodi, lodini, sottolodi, minilodi travestiti da “riforme della giustizia" in formato extralarge, o mignon, da tasca o da pochette, per cancellare i processi o i reati del loro cliente che li paga profumatamente e, per inciso, fa pure il presidente del Consiglio? È normale che tutti li stiano a sentire, nell'ambito del “dialogo sulle riforme”, anziché mandarli a stendere? È normale che nessuno, dal presidente della Camera a quello della Repubblica, non trovino due minuti e due parole per metter fine allo sconcio? È normale che i giornaloni “liberali” non scrivano una riga? È normale che Pigi Battista abbia frantumato i marroni per tutta l'estate a De Magistris perché non s'era ancora dimesso da magistrato (l'ha fatto a settembre, nel silenzio di Battista) e non abbia mai dedicato una virgola alle mancate dimissioni di Ghedini e Longo dall'avvocatura o dal Parlamento o dalla difesa berlusconiana? È normale che il Corriere degli Ostellini, dei Panebianchi, dei Pappagalli della Loggia che quotidianamente ci affetta i santissimi con la separazione delle carriere fra giudici e pm non dedichi un pigolìo alla separazione delle carriere fra avvocati e legislatori?

È normale che l'Ordine degli   avvocati, quello che non ha ancora trovato il modo di espellere Previti a tre anni dalle condanne definitive per aver comprato le sentenze Imi-Sir e Mondadori, non abbia nulla da dire ai due illustri associati in spudorato conflitto d'interessi? Se non andiamo errati, l'Ordine forense è dotato financo di un “Codice deontologico”, che nel capitolo III sul “Conflitto d'interessi”, contempla il seguente art. 37: “L'avvocato ha l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa... interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale”. Tipo quello di deputato. Ora, non ritengono lorsignori che codesto articolo calzi a pennello con ciò che fanno ogni santo giorno da 15 anni gli avvocati del premier? E, se è così, il Codice deontologico ha una funzione ornamentale o è vincolante per gli associati? E che si intende fare per indurre le due personcine a rispettarlo? Finora gli On. Avv. avevano sempre trovato un prestanome disposto a immolarsi e intestarsi le leggi-vergogna su misura dell'Utilizzatore Finale e dei suoi cari: decreto Biondi, condono Tremonti, scudo Tremonti, ddl Pittelli, lodi Schifani e Alfano, legge-bavaglio Alfano sulle intercettazioni. Solo Cirielli si era ribellato, tant'è che la sua legge riveduta e corrotta fu ribattezzata “ex Cirielli”, alla memoria, per mancanza di scudi umani volontari. Ora anche Angelino Jolie, essendosi sputtanato abbastanza, non firma più nulla. Così Ghedini e Longo han dovuto riaprire il bazar mettendoci la faccia e il nome. Ogni   giorno la premiata ditta sforna una nuova schifezzuola per sondare il terreno e vedere l'effetto che fa: amnistia super o mini; indultino gigante o nano; prescrizione breve o media o lampo; portiamo tutto da Milano a Roma, o magari ci fermiamo a metà strada, tipo Orte; un bel lodino nuovo di pacca, anzi usato; valido per tutti, o solo per gli incensurati, o solo per Lui. Interessa l'articolo? Prezzi modici e trattabili. Roba che nemmeno Paolo Ferrari coi due fustini al posto di un Dash. Prima o poi riusciranno a piazzarlo, il Ghedash che lava più bianco. Tanto nessuno dice nulla e il Presidente firma tutto. O no?
(Vignetta di FEI)

(Voglioscendere)
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Quando scrive Travaglio non mi sento di commentare, dice tutto Lui e ne avanza.....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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