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domenica 21 marzo 2010

L'Aquila...“Ringraziare Berlusconi? Non ci pensiamo proprio”...

  GLI AQUILANI RISPONDONO COSÌ AL COORDINATORE PDL VERDINI, CHE LI INVITAVA AL RADUNO AZZURRO IN PIAZZA SAN GIOVANNI...
  di Chiara Paolin
  “Noi aquilani abbiamo la testa dura e una dignità infinita. Ce ne vuole prima di infilarci nei pullman per andare a ringraziare Berlusconi, come buoi con l’anello al naso attaccati al carro dell’imperatore”. Michele Fina, assessore provinciale all’Ambiente, non ha gradito la lettera in cui il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, si meravigliava dello scarso entusiasmo dimostrato dagli abruzzesi nel partecipare al raduno azzurro di ieri a Roma. Ma come, si chiedeva il Verdini: noi gli abbiamo dato le case e loro neanche vengono a ringraziare? Caro governatore Chiodi, illustri onorevoli e consiglieri regionali, questa la sostanza della missiva,  prendete un bel megafono, girate le new towns e portateci in corteo almeno cinquemila persone, perché se non risponde l’Abruzzo, non vale niente governare!. E anche il premier dal palco di San Giovanni ha ricordato “il miracolo Abruzzo”, ovvero “case eleganti dotate di ogni confort” elargite ai terremotati come in un sogno, ma solo grazie al duro lavoro di   persone “intellettualmente oneste” come Guido Bertolaso. Basita la presidente provinciale, Stefania Pezzo-pane: “'Verdini non conosce la differenza tra Stato e partito. Dimentica che il progetto Case è stato pagato dagli italiani, non certo dal suo partito. Oltretutto si sta accertando se lo stesso Verdini sia coinvolto nel giro degli sciacalli che hanno fatto affari sul terremoto: in attesa della verità, è allucinante che si permetta di offendere i terremotati con pretese di risarcimento elettorale per un intervento che era nei doveri istituzionali del governo”. Ma oggi è un altro giorno tosto per L’Aquila. Perché il popolo delle carriole vuole tornare in piazza a spalare le macerie nonostante la zona rossa sia tornata invalicabile: adesso ci pensa l’esercito. Dopo tre domeniche di raccolta volontaria, giovedì sono spuntati in piazza Palazzo camion, muletti e militari. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto sapere che il problema dei 4,5 milioni di metri cubi di macerie è praticamente risolto: “É partita la rimozione, in pochi mesi libereremo il   centro della città”. Caustica la risposta di Fina: “É una presa in giro totale. Nonostante lo scarso interesse della Protezione civile per l’argomento, abbiamo lavorato mesi e mesi a un progetto organico, sperando che prima o poi saremmo riusciti a metterlo nell’agenda della ricostruzione. Invece col passaggio di consegne a Chiodi si è ripartiti da zero. Il nuovo referente è diventata la Prestigiacomo, abbiamo dovuto riprendere in mano tutto e alla fine ci siamo ritrovati sul tavolo una nota striminzita, firmata da Chiodi, in cui si parla di rimuovere e posizionare il materiale in depositi temporanei, cioè al massimo per tre mesi. E poi? Come saranno recuperate e inviate a riciclo le macerie? Con quali risorse economiche? Qui la priorità è rubare la scena alle carriole, buttare tutto in un angolo e poi, dopo le elezioni, dire che mancano i soldi per fare il resto: un recupero preliminare attento, il riciclaggio del materiale inerte per destinarlo a usi industriali o ambientali corretti. Ma servono tempo e denaro, qui invece si vuole fare in fretta e spendere niente”. Intanto quelli dei comitati non mollano   la presa. Alessio Di Giannantonio, del comitato 3.32: “Il primo giorno sono arrivate le ruspe, tiravano su tutto, abbiamo subito protestato. Allora è venuto Chiodi, ha detto che bisogna fare attenzione, ci hanno permesso gentilmente di entrare nel cantiere. C’erano pure dei funzionari delle Belle Arti, ce li hanno presentati come i custodi degli stucchi, dei pezzi pregiati. Benissimo. Solo che   siamo tornati la mattina dopo: Vigili del Fuoco e ruspe lavoravano grossolanamente, i funzionari erano spariti”. Al 3.32 i volontari hanno pale e secchi pronti per una nuova giornata di lavoro, e anche un cruccio: “L’altra sera aspettavamo Bertolaso per la riapertura della chiesa di Santa Maria del Suffragio, doveva essere il suo grande rientro in città. Ha sempre seguito con grande devozione i lavori, nella sua recente visita in Vaticano ha persino regalato al Papa la miniatura della   campana che tornerà a suonare qui. Visto che ci ha criticato volevamo rispondergli di persona, ma non s’è visto. Strano”. Forse si stava preparando per la prossima missione, cioè il summit sulla gestione del terremoto di Haiti che si terrà da domani a Miami sotto la direzione di Hillary Clinton. Bertolaso spiegherà ai colleghi di tutto il mondo cos’è stato fatto in Abruzzo e qual è il modello d’intervento made in Italy. Verdini incluso? (Il Fatto Quotidiano del 21 Marzo 2010)  
  I cittadini de L’Aquila muniti di carriole (FOTO ANSA) 

mercoledì 25 novembre 2009

Tremonti e la Finanziaria che non c'e'...

24 Novembre 2009




I ministri del Governo Berlusconi sono sul piede di guerra per i tagli inflitti ai loro dicasteri. Urlano e strepitano contro il collega dell’Economia. In realtà, è tutta una pantomima, un’ipocrita gioco delle parti. Il bastone del comando ce l’ha in mano Giulio. E’ lui che apre e chiude i cordoni della borsa e tutto è già stato deciso. Agli altri non resta che fingere di essere indignati.
E’ avvilente dover constatare che la politica economico-finanziaria di questo Governo si riconferma essere solo una politica di tagli, che colpisce nel mucchio, senza andare a distinguere il grano dalla gramigna.
Si taglia sulla sicurezza. A fronte dei 3 miliardi di euro soffiati alle forze dell’ordine negli ultimi tre anni, si ridà loro 100 milioni, una colossale presa per i fondelli.
Si taglia sulla giustizia. In tre anni, hanno ridotto del 40 per cento le spese correnti, però di contro pretendono di fare i processi in sei anni.
Si taglia sulla scuola. In quattro anni hanno tagliato 7 miliardi e mezzo di euro, dimezzando i fondi per le università e la ricerca, però di contro parlano di merito e qualità
Le risorse messe in campo dal Governo in questa Finanziaria sono solo di 3 miliardi di euro. Il resto è affidato dal gettito che verrà, se verrà, dallo scudo fiscale. Di sgravi fiscali per i cittadini e le famiglie si parla eccome, anzi si fa solo quello, perché non c’è un soldo vero. Come e quanto sgravare dipenderà dall’andamento dello scudo fiscale, ovvero, da quanti soldi evasi rientreranno in Italia, grazie alla garanzia dell’anonimato e dell’impunità.
Con i soldi che forse verranno, quando e quanto non si sa, il Governo dice che farà di tutto, anzi di più. Rinnoverà il contratto del pubblico impiego, gli incentivi per il risparmio energetico, i fondi per l’Università, per le missioni all’estero, per diminuire le tasse sui lavoratori dipendenti e dei pensionati e la detassazione delle tredicesime. Tutte buone intenzioni, un po’ troppe forse, che, rimarranno tali, se il povero scudo non ce la farà, come è probabile, a coprire tutto. 
Del promesso taglio dell’Irap si è persa ogni traccia. Così come dello sblocco dei fondi per la ricerca, la detrazione fiscale per il risparmio energetico degli edifici, le misure fiscali a favore del lavoro chieste dai sindacati e, infine, le risorse per la sicurezza e la giustizia.
Una cosa colpisce, però, di questa Finanziaria. Tremonti taglia qualunque voce di spesa, paralizza l’attività legislativa del Parlamento perché le leggi in discussione non hanno copertura finanziaria, ignora le legittime esigenze di tante famiglie e delle imprese, ma trova i soldi per rifinanziare la legge Mancia, quel caravanserraglio di onorevoli prebende, con ben 50 milioni di euro. 
Alla faccia della finanziaria leggera e della gravità della situazione economica italiana. Noi non solo chiederemo, così come in passato, l’abolizione di questa scandalosa legge ma presenteremo la nostra Finanziaria che, con responsabilità e realismo, affronterà i reali problemi economici del Paese.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (38)

venerdì 20 novembre 2009

Cosa scrive quella "puttanata de "Il Giornale""

Santoro-Travaglio: soccorso rosso per Fini E il pm Ingroia chiede le dimissioni del premier










                                                                                                   Leggi tutti i commenti (183) 

Ci sono la crisi economica, le fabbriche in affanno, le difficoltà politiche, l’assalto della magistratura a Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini che semina mine nel centrodestra, le fibrillazioni parlamentari ufficializzate dal presidente del Senato e ratificate dal presidente della Repubblica. C’è di tutto e di più nell’autunno di questa Italia. E Michele Santoro con chi se la prende? Con il Giornale. Inventore di complotti e creatore di litigi. Fomentatore di odi e contrapposizioni. Ieri sera Santoro ha rispolverato la maschera del cattivo. A cominciare dal titolo della puntata di Annozero, «Complotti e porcate».

Il capello santoriano è virato dal biondo sbarazzino al brizzolato serioso, autorevole, censore, tribunalizio. Il tono è perentorio, il gesticolare nervoso. Se in Italia le cose vanno sempre peggio, di chi è la colpa? Santoro mette in bocca la risposta al suo nuovo politico di riferimento dopo Antonio Di Pietro, cioè Gianfranco Fini. E la risposta è: Vittorio Feltri. Un direttore «indipendente dalla sua volontà», come il presidente della Camera ha detto in tv a Fabio Fazio. Annozero, zelante, ritrasmette. Un soccorso rosso con i fiocchi servito da Santoro e Travaglio all’ex leader di Alleanza nazionale.
In diretta va in onda il processo in contumacia al direttore del Giornale, che ha rifiutato l’invito a partecipare alla trasmissione offrendosi come vittima sacrificale. L’obiettivo dell’ex europarlamentare della sinistra europea è uno solo, espresso con mirabile sintesi da Antonino Ingroia, pm antimafia di Palermo. «Che cosa ha fatto Kohl in Germania quando fu indagato?», chiede il magistrato. Domanda retorica. Kohl, uno dei padri della nuova Europa, l’artefice della riunificazione tedesca, «si è dimesso». È sparito dalla circolazione. E che cosa dovrebbe fare Berlusconi? Risposta altrettanto scontata: togliere il disturbo. Questo è l’obiettivo delle indagini di Palermo. «Ingroia appartiene evidentemente a quel ristretto numero di magistrati che ritengono che il loro impegno nella giurisdizione e l’azione politica sono le due facce della stessa medaglia», ha dichiarato in una nota il capo dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto. «Non a caso i magistrati che seguono questa linea ricercano anche il massimo di esposizione mediatica, li vediamo in televisione a esprimere con il massimo di intensità possibile questa doppia militanza».
«Chi è l’anti-Fini per eccellenza? Il teorico del complotto contro Berlusconi? Chi abbiamo invitato e poi si è negato?». Annozero di ieri sera è stata la puntata delle domande retoriche. «Quando Vittorio Feltri si toglie i guantoni da boxe e fa come un qualunque politico che prima non viene e poi si lamenta, mi fa tanta tenerezza», si lagna Santoro. In apertura di trasmissione lancia uno sketch sull’avvocato Nicolò Ghedini, che così assurge nell’esclusivo Olimpo dei bersagliati dalla satira di Raitre. Obiettivo di Annozero dovrebbe essere quello di spiegare meglio che cosa stia succedendo nella battaglia politica di queste settimane. In realtà è una passerella per Gianfranco Fini, nuova icona della sinistra, apprezzato perfino da Rosy Bindi. Fini viene servito in tutte le salse: intervistato da Lucia Annunziata dove accenna al «fallimento del Pdl», mentre chiacchiera con Fabio Fazio e accusa Feltri di «sparare a palle incatenate nell’accampamento amico» e comunque «quello che scrive mi lascia del tutto indifferente». Strano, allora, che se la prendano così tanto.
Pagina  12  | Successi
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"  Il Giornale"   ...Il megafono della Cloaca berlusconiana che, come il loro padrone, lanciano macigni senza poi...nulla sapere. Sono la feccia del giornalismo italiano. Il momento che, berlusconi lascia, dove andranno a cercare un nuovo impiego. Forse al "  Foglio"    del grosso Ferrara..? Possibile, se restasse sul palco. Io ne dubiterei molto. Scompariranno tutti come neve al sole. Amen...!
 Masaghepensu
(Ma se ci penso) 

giovedì 19 novembre 2009

Riaperta d’urgenza la Repubblica di Salò .....di Marco Travaglio ...

  (Dal Fatto Quotidiano del 19 Novembre 2009)   


Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito Schifani, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa. Perché lo faccia, è lampante: come nel 1992 il crollo della Prima Repubblica ne scoperchiò la scatola nera sversando i liquami di Tangentopoli e Mafiopoli, così ora salta il tappo della cloaca politico-affaristico-mafiosa denominata Seconda Repubblica. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto. E non passa giorno senza che questa o quella procura s’imbatta, anche involontariamente, in un condotto della Fogna delle Libertà. In Campania l’arresto di Cosentino & C. A Palermo Spatuzza, Grigoli e Ciancimino jr. parlano di Dell’Utri e Berlusconi ai tempi delle stragi e delle trattative. In Puglia c’è Giampi col suo harem di escort bipartisan. A Milano mister Grossi, re delle cosiddette “bonifiche ambientali”, è in carcere con la moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl Abelli, e dietro la porta gli amici Formigoni, Lupi, Gelmini e Berlusconi tremano all’idea che qualcuno parli. Intanto saltan fuori gli altarini della Arner, la banca svizzera usata da noti mafiosi per riciclare soldi sporchi (indovinate di chi è il conto corrente numero 1). Non c’è “dialogo”, riforma della giustizia, processo breve o morto, prescrizione-lampo che sia in grado di fermare l’onda nera. Il dialogo fa le pentole, ma non i coperchi. E non c’è coperchio che possa richiudere il pentolone.   Qualcuno a questo punto obietterà che, al ducetto, le elezioni servirebbero a poco: guadagnerebbe un po’ di tempo e, casomai le rivincesse lui, si libererebbe pure di Fini, ennesimo nemico interno dopo il Bossi modello-base, Follini, Casini e Veronica. Peccato che Fini oggi sia popolare almeno quanto lui (infatti i sondaggi sono miracolosamente scomparsi dagli house organ, che fino a due mesi fa ce ne rifilavano tre al giorno). Ma non c’è più nulla di razionale nel disperato agitarsi di questo pover’ometto in perenne fuga dal suo passato. Come Hitler nel bunker e Mussolini a Salò, il ducetto è solo, assediato dai suoi incubi e circondato di servi sciocchi (quelli furbi sono in fuga da un pezzo). Una Salò all’amatriciana, anzi alla puttanesca: al posto dei giovanottoni sadomaso di Pasolini, le girls di Tarantini. Roberto Feltrinacci incita alla pugna finale ripetendo a pappagallo la pietosa bugia: “Il popolo è con Te, o Duce, dall’Alpi al Lilibeo, ma non osa manifestarlo e ti adora in silenzio”. Il feldmaresciallo Alfred Sallusting, cranio lucido e pallore nibelungico, stretto nel suo impermeabile di pelle nera esorta all’estrema resistenza, armi in pugno e baionetta fra i denti. Il principe grigio Junio Valerio Belpietro, pancia in dentro e mento in fuori, invoca lo spirito sansepolcrista e la fucilazione di Galeazzo Fini e degli altri traditori a Verona. Nicola Bombaccicchitto, l’ex socialista passato a destra, lancia il cappuccio oltre l’ostacolo, ma alla fine cade in disgrazia, sospettato di collusioni con la massoneria per via della sua collezione di grembiulini e compassi. Augusto Pavonzolini, dal palazzo dell’Eiar, distrae le masse con culi, tette e balle a volontà. Lo aiuta il figlio segreto del Duce, tale Bruno, che è tutto suo padre e, mentre l’impero crolla, parla a “Lupa a Lupa” delle orecchie dei cani. Claretta Bondi, vinta la concorrenza di Angelica Carfagnanoff, lacrima e si dispera giorno e notte, pronta a tutto pur di fare da scudo all’Amato, anche a intercettare col suo corpo le raffiche partigiane. Intanto il dottor morte Niccolò Ghedini, curvo nel laboratorio dell’impunità su provette, serpentine e alambicchi fumanti, prova e riprova la formula dell’arma segreta, che non arriva mai e, quando arriva, non funziona. Disperso, al momento, il camerata Capezzone. Ma niente paura: non lo cerca nessuno.

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Ne più ne meno quello che sostengo io, ma scritto in maniera più che elegante e, senza perdere il filo del discorso. Mamma mia come lo invidio questo Marco Travaglio..! È una vera fortuna sia schierato dalla parte giusta. A tutti un caro saluto.....
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)   

martedì 17 novembre 2009

Il ritorno de “L’odore dei soldi” ,,,Meditate Gente, meditate....


  QUELLA PUNTATA DI “SATYRICON” E L’EDITTO BULGARO      

Torna in libreria, con tutti gli aggiornamenti rispetto agli ultimi processi e alle ultime sentenze, “L’odore dei soldi”, di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti), il bestseller che nel 2001 ha venduto 350 mila copie, provocando, pochi mesi dopo, l’epurazione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi. Pubblichiamo uno stralcio della prefazione.

  di Marco Travaglio
      
Nelle prime due settimane “L’odore dei soldi” ha venduto 18 mila copie (merito anche di misteriosi personaggi che si presentano nelle librerie più in vista, come quella dell’aeroporto di Fiumicino, a fare incetta di tutte le copie disponibili, come mi viene riferito dal mio direttore di allora, Ezio Mauro, che l’ha saputo dall’editore Carlo De Benedetti). Della presentazione alla Camera, riferiscono soltanto la Lucca sul “Manifesto” e un articolo di “Liberazione”. Ma la recensione del Manifesto viene notata da Daniele Luttazzi, attore satirico che lavora per Raidue diretta da Carlo Freccero. Luttazzi si procura “L’odore dei soldi” e comincia a leggerlo. Resta colpito dall’ultima vera intervista di Paolo Borsellino prima di morire (rifiutata da tutti i tg Rai e trasmessa nottetempo da RaiNews24 il 19 settembre 2000), in cui il giudice antimafia parla di indagini sui rapporti fra Berlusconi, Marcello Dell’Utri e il cosiddetto “stalliere di Arcore”, il boss mafioso Vittorio Mangano.   Scorre gli stralci della requisitoria del pm di Caltanissetta Luca Tescaroli, che parla anche delle indagini in corso su Berlusconi e Dell’Utri come possibili “mandanti a volto coperto” delle stragi politico-mafiose del 1992-‘93 (indagini all’epoca ancora aperte: saranno archiviate fra mille polemiche soltanto nel 2002). Legge le sintesi dei rapporti dei consulenti tecnici della procura di Palermo sui finanziamenti alle società – le “Holding Italiane” numerate dalla 1 alla 37 – che controllano la Fininvest, imbottite fra il 1978 e il 1983 di oltre 500 miliardi di lire al valore attuale di origine misteriosa e mai spiegata. Non crede ai suoi occhi dinanzi agli esilaranti interrogatori di Berlusconi e Dell’Utri nel processo Publitalia, in cui Dell’Utri è stato appena condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per false fatture e frode fiscale.   Luttazzi divora il libro in un paio di giorni. Trova strano che nessuno ne parli: il materiale è incandescente.     

L’attore conduce su Raidue un programma “Satyricon”, dichiaratamente ispirato al “David Letterman Show” e di grande successo, vicino al 15 per cento di share, con un pubblico (sopra i 2 milioni di persone) addirittura superiore alla “Piovra 10” e a “Porta a Porta”, ma soprattutto alla concorrenza di Mediaset, che in prima serata strapazza la Rai col “Grande Fratello”. Ogni settimana Luttazzi intervista personaggi della politica, della cultura, dello spettacolo, dello sport. Decide di invitarmi per parlare de “L’odore dei soldi”, che intanto sta scalando le classifiche (il 10 marzo, la settimana precedente la trasmissione, è secondo nella saggistica davanti a “L’Italia che ho in mente”, cioè alla raccolta dei discorsi di Silvio Berlusconi pubblicata da Mondadori). Il suo accordo con Carlo Freccero, direttore di Raidue, gli permette la più ampia libertà nella scelta degli ospiti e degli argomenti.      L’addetta al casting Raffaella Fioretta mi telefona per concordare la data della registrazione: sarà il martedì 13 marzo, la puntata andrà in onda l’indomani, cioè mercoledì 14. Chiedo di poter incontrare Luttazzi qualche   minuto prima della registrazione. Non ci siamo mai visti né conosciuti, e, vista la delicatezza e la complessità dei temi trattati nel libro, voglio capire fin dove Daniele intende spingersi con le domande. Mi dicono di presentarmi in studio alle 20, un’ora prima della registrazione. Lì, nel backstage, incontro David Zard, il produttore che è venuto ad accompagnare un altro ospite, Riccardo Cocciante. Conosco Freccero e la sua assistente Enza Gentile. 

I ragazzi della produzione Ballandi mi sottopongono al rito che tocca a tutti gli ospiti di “Satyricon”: devo posare per una Polaroid istantanea, sulla quale mi viene chiesto di scrivere a pennarello una dedica al conduttore. La mia, improvvisata sul momento in preda all’emozione, è questa: “Ecco un teppista (quasi) paragonabile a te. Uno che, con quel che dirà, anticiperà la chiusura di Satyricon”. Ancora non posso credere che Luttazzi vorrà rovinarsi la carriera facendomi parlare di un libro del genere in un momento del genere. Lui intanto, bloccato nel traffico romano, non si vede. Io intanto vengo presentato alle   ragazze della scuderia di Schicchi, che “assistono” Luttazzi in studio. Una, Edelweiss, è vestita (si fa per dire) con un paio di francobolli di carta stagnola. Mentre sto per perdere i sensi, arriva Daniele. Qualche minuto dopo le 20,30. Appena in tempo per cambiarsi, incontrare la regista Franza Di Rosa per gli ultimi dettagli, salutare di corsa noi ospiti e infilarsi in studio. Mi sfreccia davanti alla velocità della luce, riesco a malapena a stringergli la mano, senza poter concordare nulla. “Ci vediamo dentro”, mi sibila parlando più veloce di quanto cammini. Quando tocca a me, dunque, non ho la più pallida idea di quel che mi chiederà. Nessuna prova, nessuna domanda concordata, tutto improvvisato, senza rete. Anche il distacco improvviso di un pezzo di scenografia che provoca un botto in studio, facendo sussultare tutti visto che in quel momento stiamo parlando delle bombe del 1992-’93.      Luttazzi mi fa domande su tutto quanto ha letto nel libro: la mafia, le stragi, lo “stalliere” mafioso, i soldi di dubbia origine, la nascita di Forza Italia. Il pubblico ascolta ammutolito i 26 minuti dell’intervista, interrompendo più volte con applausi. 

Alla fine Daniele mi dice: “A questo punto mi chiedo in che paese viviamo. Comunque volevo ringraziarti perché, scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non è facile trovare uomini liberi in quest’Italia   di merda”. Io ricambio: “Sai chi mi ricordi? Quel governatore della Pennsylvania che un giorno si presentò in televisione, si infilò la canna di una pistola in bocca, e si sparò”. Mentre torno dietro le quinte, mi viene incontro un Freccero molto emozionato: “Sei stato efficacissimo. Se potessi, ti darei subito un programma. Ma, da domani sera, non avrò più una rete...”. La registrazione con gli altri ospiti va a rilento, e a un certo punto lascio gli studi Rai per andare a cena. Ho appuntamento al ristorante con Curzio Maltese e il giovane regista Paolo Sorrentino, che diverrà celebre per “Il Divo”. Racconto quel che è appena successo, ci domandiamo se la Rai oserà mai trasmettere quell’intervista.    Luttazzi mi racconterà che, finita la registrazione, domandò a Freccero: “L’intervista a Travaglio può andare in onda?”. E il direttore lo rassicurò: “Certamente. Travaglio non ha fatto altro che raccontare i documenti del suo libro”. Luttazzi è un sorvegliato speciale da un bel po’. In quell’edizione di “Satyricon” ne ha già combinate di tutti i colori. Ha annusato      gli slip rossi di Anna Falchi infilandoseli nel taschino come pochette. Ha mangiato una finta cacca di cioccolato in risposta al consigliere Rai Alberto Contri che gliel’aveva suggerita come   l’ultima cosa disgustosa che gli restava da fare. Ha intervistato Marco Pannella che ha attaccato la Chiesa per la sua posizione sulla droga, la pillola del giorno dopo e il preservativo (“un brutale attacco al Papa”, per l’Osservatore Romano). E poi il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais, che ha rincarato la dose sul cardinale Camillo Ruini e su Massimo D’Alema. Visti i precedenti, ogni mercoledì mattina il consiglio d’amministrazione Rai convoca Freccero per conoscere in anticipo il menu di “Satyricon”.    Il mattino del 14 marzo il direttore ha rassicurato i consiglieri: “Stasera niente sesso né coprofagia”. 

Quelli, visibilmente sollevati, si sono dimenticati di informarsi su cos’era invece previsto. Saprò più tardi che Silvio Berlusconi era stato informato in extremis da qualche spia interna a Raidue di ciò che quella sera sarebbe stato mandato in onda, e che aveva telefonato personalmente a Freccero per chiedergli di non farlo. Ma   Freccero gli aveva opposto un cortese, ma netto rifiuto di ogni censura preventiva. Giocandosi, così, la carriera. La sera della messa in onda, mercoledì 14 marzo 2001, me la ricorderò finché campo. Rientrato a Torino (dove lavoro nella redazione di Repubblica), ho tenuto d’occhio le agenzie di stampa per tutto il giorno, nell’attesa dell’annuncio che do per scontato: i vertici Rai hanno visto la registrazione e hanno cancellato “Satyricon”. Invece le ore passano e non accade nulla. Alle 22.30 o giù di lì parte regolarmente la sigla del programma luttazziano. Poi, a un certo punto, parte la mia intervista. Integrale. Nemmeno un secondo tagliato. Il primo a chiamarmi è Curzio Maltese: ci domandiamo quale sarà la reazione di Berlusconi & C, conveniamo che forse, furbi ed esperti in comunicazione come sono, abbozzeranno per non amplificare le notizie contenute nella mia intervista.    Non sappiamo che, in quegli stessi minuti, Maurizio Gasparri è negli studi di Raitre per partecipare a una puntata di “Mediamente”, il programma   di Carlo Massarini sulle nuove tecnologie informatiche. In attesa di andare in onda, fa zapping e s’imbatte in “Satyricon”. 

Pochi minuti dopo, quando Massarini comincia a interrogarlo sui problemi di Internet, il deputato ex missino esplode: “Ma quale Internet, su Raidue stanno dando del mafioso a Berlusconi! Questa Rai è una vergogna!”. Altro che incassare in silenzio: la sparata di Gasparri innesca la corsa allo stracciamento di vesti, la gara alla dichiarazione più indignata nella cosiddetta Casa delle libertà. Alle 23,57 l’Ansa dirama quella di Mario Landolfi (An pure lui), presidente della commissione di Vigilanza: “La misura è colma. Quello che è andato in onda stasera non ha precedenti nella storia della tv. Il programma di Luttazzi va chiuso e Freccero deve essere allontanato. Zaccaria e tutto il vertice Rai devono dare le dimissioni”.    Gli fa eco, per non esser da meno, Paolo Romani, responsabile per l’informazione di Forza Italia: “È stato   un attacco proditorio, vergognoso, senza precedenti contro il presidente Berlusconi sul servizio pubblico. Richiediamo una riunione immediata della commissione di Vigilanza per chiedere le dimissioni dell’attuale vertice Rai e dei suoi direttori. Un’azienda totalmente allo sbando non è più in grado di gestire il servizio pubblico nella prossima campagna elettorale”. Tra i tanti amici che mi telefonano eccitatissimi, c’è Franca Rame, con la solita voce da moribonda: “Marco, era da non so quanti anni che non avevo un orgasmo…”. Alle due del mattino, mi chiama Freccero con voce cavernosa e vagamente cospiratoria: “Ho riacceso ora il cellulare che avevo spento all’inizio di ‘Satyricon’. Meglio che non ti dica chi mi ha lasciato messaggi sulla segreteria telefonica e cosa ha lasciato detto…”. Freccero e Zaccaria (che non sapeva nulla della mia intervista) difenderanno a spada tratta la libertà di “Satyricon”. E pagheranno prezzi altissimi per averlo fatto. Così come Franza Di Rosa, la regista, che verrà letteralmente ostracizzata dalla Rai. Quella sera   Bruno Vespa, sempre molto informato sul ménage di casa Berlusconi, in uno dei suoi libri-marchetta – il Cavaliere è nella sua villa di Macherio, appena rientrato dopo una riunione ad Arcore. 

Un suo vecchio collaboratore lo chiama al telefono: “Dottore, guardi Raidue”. “Accesi e vidi quello spettacolo che ci portava ai limiti della convivenza democratica”, piagnucolerà il Cavaliere sulla spalla del fido Bruno, che troverà disdicevole l’assenza di “contraddittorio” a “Satyricon”, lui che da anni lascia parlare Berlusconi per due o tre ore a sera in beata solitudine.    Quel “Satyricon” lo vede una media di 2 milioni 332 mila telespettatori: data l’ora, un esercito, pari a uno share del 16,92 per cento (contro   il 15,66 della settimana precedente). Ma la mia intervista parte sotto i 3 milioni e finisce con un picco di 3 milioni e mezzo. L’indomani si scatena il putiferio. Nei Palazzi della politica e dell’informazione non si parla d’altro. Berlusconi parte   per Roma all’alba e alle 9 già incontra il suo portavoce Paolo Bonaiuti nella reggia-ufficio di via del Plebiscito. Chiama Fini e Bossi, trovandoli – riferisce sempre Vespa – “entrambi indignati. Il Senatùr in particolare usò espressioni più forti dello stesso Berlusconi”. (...) Il Cavaliere riunisce a pranzo il consiglio di guerra: Casini, Letta, Bonaiuti, Buttiglione, Pisanu, La Loggia, Scajola e Tremonti. Casini lancia l’idea che gli uomini della Cdl disertino i programmi della Rai. 

Tutti accettano entusiasti l’Aventino (un paio di giorni, non di più). Poi, mentre Landolfi si appella nientemeno che al capo dello Stato e Francesco Cossiga parla di “crimine politico alla Rai”, Berlusconi incontra con Pisanu il presidente della Camera Violante. Annuncia azioni legali pesantissime, manipolando a suo piacimento le cose scritte nel libro e dette a “Satyricon”: “Davanti all’accusa di essere tra i mandanti occulti delle stragi di Capaci, di via d’Amelio, degli Uffizi, non mi abbasso a rispondere. Dovranno invece renderne conto l’autore del libercolo, il conduttore della trasmissione e   i vertici della Rai”. Berlusconi e i suoi cari presenteranno otto denunce in altrettante cause civili per 140 miliardi di lire di danni. E le perderanno tutte e otto.

 

 

  L’intervista di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio durante la trasmissione “Satyricon” (FOTO ANSA)



venerdì 13 novembre 2009

Processo breve, Casini: una porcheria Bersani: "Il premier vada a processo"...

Il leader dell’Udc boccia il ddl:
«Approviamo il lodo Alfano».
Duro commento dei democratici:
«Berlusconi non si tiri indietro»  (da La Stampa - Torino)
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Il leader dell’Udc boccia il ddl: «Approviamo il lodo Alfano». Quando parla Casini, è un gran casino, poche parole dette..e tanti di noi vanno in tilt, non si capisce bene, ad esempio, se sia pro oppure contro il "  lodo alfano"  . Al sottoscritto, che purtroppo un'aquila di ingegno e di pensiero non è, capita proprio questo, vado in "  tilt"   perchè le mie poche ed ultime cellule grigie rimaste, finiscono sottosopra, in una centrifuga per render meglio l'idea. Sarà l'età a farmi questo effetto. Ma allora, perchè succede la stessa cosa a chi è ben più giovane di me..? In questa nostra povera Italia, sempre e solo misteri, anche personali.
 Maseghepensu
(Ma se ci penso) 

 

Assalto al furgone col kalashnikov, sette arresti in Puglia e Lombardia...

"Manette agli autori dell'agguato sull'A4
Fuggirono con un bottino da 2 milioni
Nella notte del 9 giugno incendiarono
le macchine per bloccare l'autostrada"  (da La Stampa di Torino)

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Una gran bella notizia, e da domani mattina i giornali del cavaliere inizieranno a battere la gran cassa magnificando tutti i successi di "  lui"  il cavalier errante. E tutti dietro a dir la loro, la russa, inneggierà ai Caduti per la Libertà, ma laggiù continuerà a inviare altri, lui no perchè impegni molto importanti di governo gli impediranno di andar personalmente, il maroni inneggierà alle Forze di Polizia per il loro lavoro quotidiano nonchè notturno e pagato con ben 800 €. al mese di stipendio ma, purtroppo, senza le risorse necessarie perchè tutto manca, dal carburante alla manutenzione delle vetture. Ma tutti, indistintamente, saranno soddisfatti di questo governo del fare. Congratulazioni ladroni e mistificatori del Paese Italia.
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)   

Le tre vite di Margherita ...un pizzico di Storia contemporanea.....



  Di Luca Telese
 
E così, mettendo il suo sigillo sulla nuova proposta di per l’immunità parlamentare, Margherita Boniver arriva alla sua quarta vita. La prima, ormai dimenticata, la vede esordire sulle passerelle, da indossatrice. Lei, ragazza di buonissima famiglia, erre moscia e capelli biondi, faceva dire a suo cugino Paolo Scaroni (futuro presidente Eni): “Era così bella che in famiglia ci metteva in soggezione”. Si avvicinò al socialismo per via parentale, sposando Massimo Pini. E al craxismo per via carismatica, da musa di Bettino Craxi. Ispirò anche Umberto Bossi, ma in modo molto più prosaico: “Siamo armati... Boniver, bonazza... Armati sì, ma di manico!” levando su il braccio ad ombrello (indimenticabile). La terza vita ricomincia con Forza Italia, quando Silvio Berlusconi la resuscita dall’oblìo. Una signora di settant’anni ben portati, una professionista della politica, sottosegretario agli Esteri: piglio tecnico, come altri potrebbero fare il dirigente d’azienda. Curioso che proprio lei, che aveva votato a favore del nuovo articolo 68, in prima battuta (e che in seconda si era astenuta), firmi oggi la proposta di legge per reintrodurlo. Ma anche in questo, è coerente. Coerentemente mutante, come molti altri ex socialisti della diaspora, a cavallo fra la Prima e la Seconda Repubblica. (Il Fatto Quotidiano del 13 Novembre 2009)  






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Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


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Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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