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venerdì 20 novembre 2009

Rai, digitale rupestre di Loris Mazzetti

  Chi non ricorda quel film di Mario Monicelli, “Il marchese del Grillo”, interpretato da un magistrale Alberto Sordi? Probabilmente chi si sta occupando del digitale terrestre nel Lazio. La pellicola inizia con una lunga panoramica sui tetti di Roma dove si scopre che quei tetti sono coperti da migliaia di antenne tv. Dall’inizio degli anni Ottanta (periodo in cui fu realizzata quella ripresa) a Roma nulla è cambiato, non vi è stata una politica di centralizzazione delle antenne (una per condominio per intenderci), quindi, se quei responsabili avessero visto il film avrebbero intuito che molti impianti, vecchi anzi stravecchi, sarebbero risultati inadeguati ad affrontare il passaggio tecnologico. La comunicazione che il digitale terrestre si sarebbe potuto vedere, aggiungendo   un semplice decoder, senza intervenire sull’impianto, è falsa. Infatti migliaia di famiglie il 16 novembre scorso, quando è avvenuto nel Lazio il passaggio dall’analogico al digitale, sono rimaste al buio. La Rai ha la responsabilità tecnica, cioè la gestione del passaggio alla nuova tecnologia. Dal punto di vista informativo i responsabili dell’azienda pensano di avere la coscienza a posto per aver mandato a tutti gli abbonati una lettera-avviso, invece, la Rai non si è fatta carico, se non attraverso semplici annunci nei telegiornali, di realizzare spot tecnici-informativi da mandare in onda nelle trasmissioni di maggior successo, e negli spazi regionali, cosa che invece hanno fatto molte tv private. Negli altri paesi europei, le tv di Stato hanno, prima di tutto, monitorato il territorio dal punto di vista della trasmissione e   ricezione del segnale. Da noi, basti pensare a quello che è accaduto in Piemonte (lo switch off è del 9 ottobre), a distanza di oltre un mese ci sono ancora migliaia di famiglie, che vivono nelle valli alpine, al posto del segnale ricevono il buio e dovranno attendere ancora alcuni mesi per avere l’immagine, nel frattempo o mettono la parabola per il satellite oppure, per essere informati, accendono la radio. Quando l’esperienza non insegna. In Emilia Romagna il tutto accadrà nel secondo semestre del 2010. In parecchie zone il telegiornale regionale non si vede perché le antenne non sono predisposte per ricevere il segnale della regione di appartenenza e quindi gli utenti vedono il tg della Lombardia, del Veneto o delle Marche. Oggi bisognerebbe intervenire per fare in modo che i condomini abbiano il tempo per modificare l’impianto   , così, quando accadrà lo switch off, ogni famiglia dovrà solo decidere se acquistare un decoder o cambiare la televisione. Ho saputo che un diligente dipendente della Rai, informato del problema, ha prima avvisato la struttura tecnica dell’azienda, poi ha mandato una mail   alla regione Emilia Romagna auspicando un intervento istituzionale. Morale: il bravo dipendente ha ricevuto un lettera dalla Rai dove in sostanza gli si dice di farsi i fatti suoi. In questi giorni sono apparsi servizi ai telegiornali assai contraddittori: quelli della Rai hanno raccontato che a   Roma e nel Lazio tutto è stato regolare, con interviste ad anziani che dicevano che non avevano nessuna difficoltà a sintonizzare la loro tv; La7 e alcune tv private hanno detto esattamente il contrario, le persone anziane denunciavano la scarsa informazione. La realtà è una sola: tutto è partito in ritardo, tutto all’ultimo momento. Cominciando dal ministero dello Sviluppo economico   che solo alcuni giorni prima dello switch off ha ultimato le procedure di assegnazione “dei diritti d’uso temporaneo delle frequenze”, informando sui tempi tecnici le emittenti stesse a ridosso del passaggio da analogico a digitale. Le regioni hanno il compito istituzionale di predisporre politiche a sostegno delle famiglie. Nel Lazio è ancora in distribuzione il manuale con le istruzioni per le procedure di sincronizzazione del segnale, nonostante il passaggio sia avvenuto alcuni giorni fa. Per dimostrare che l’esperienza non serve, un esempio positivo c’è, riguarda il Trentino Alto Adige che ha distribuito agli utenti alcuni mesi prima dello switch off il libretto con le istruzioni, inoltre a ogni famiglia, al cui interno c’era la presenza di un settantacinquenne, ha predisposto l’arrivo di un giovane tecnico a domicilio. A metà   dicembre lo switch off riguarderà la Campania. Recentemente le associazioni che aderiscono al digitale terrestre hanno denunciato che   in questa regione le frequenze previste sono 55 mentre le emittenti sono ben 81. Quali sono i criteri che definiscono se un’emittente ha le caratteristiche per entrare nel digitale terrestre? Che tipo di controllo viene eseguito? Sappiamo per certo che alcune di queste, direttamente o indirettamente, sono in mano a clan camorristici. E’ l’ennesima beffa del marchese Onofrio del Grillo?    (FOTO ANSA)

(Il Fatto Quotidiano del 19 Nov. 2009)
 

 

sabato 14 novembre 2009

La carta igienica preoccupa il ministro Prestigiacomo....

Dalla nomina di commissioni, poi annullate dal Tar, alle decisioni “bizzare” sul colore della cellulosa: storia di una parlamentare in carriera

  di Sandra Amurri  (Il Fatto Quotidiano)
 
Stefania Prestigiacomo la ministra che una ne fa e due ne sbaglia, appena insediata ha mandato a casa la commissione superqualificata Ippc, nominata da Prodi, che in meno di un anno aveva chiuso 78 istruttorie. La nuova commissione è presieduta dall’ingegnere Dario Ticali, trentatré anni, siciliano, ricercatore all’Università privata Kore   di Enna, con pubblicazioni sul comportamento delle pavimentazioni stradali. Come primo atto, quest’ultimo, ha scelto da referente per la questione più spinosa – l’istruttoria per l’Aia all’Ilva di Taranto –, l’ingegnere Bonaventura Lamacchia (con un curriculum giudiziario di tutto rispetto) costretto a sostituirlo successivamente, dopo la denuncia dell’autrice di questo articolo sull’Espresso. Tra i candidati c’era anche la giurista Cinzia Albertazzi, dirigente Enel, azienda in attesa di almeno 50 Aia, in quanto l’Ippc è la commissione che attraverso l’autorizzazione integrata ambientale decide il destino delle 200 più grandi aziende italiane, tra cui l’Ilva e l’Eni, che si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto, e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto “clima-energia”   del Consiglio d’Europa. Il Tar del Lazio con una sentenza durissima ha annullato il decreto e ha ordinato il reintegro, entro 45 giorni, della vecchia commissione, annullando gli eventuali provvedimenti assunti e obbligando al pagamento del compenso ai membri rimossi illegalmente. Conclusione: stipendi per 46 membri di due commissioni. Senza contare i danni arrecati ai cittadini di Taranto, costretti ad ammalarsi e a morire per lavorare, visto che per i prossimi anni non verranno fissati i criteri e i limiti di emissione per l’Ilva in quanto le istruttorie iniziate dalla vecchia commissione sono state annullate dalla nuova commissione con grande gioia del patron dell’Ilva, Emilio Riva uno dei salvatori dell’Alitalia. Inoltre la Prestigiacomo, che alla legge antidiossina della regione Puglia che fissa il limite consentito di   emissione a 0,4 ng/Nmcche, si è opposta minacciando di ricorrere alla Corte Costituzionale, è stata sconfessata dal sottosegretario Letta che ha confermato il limite della regione Puglia. A gennaio, invece, la ministra sotto la spinta estetica, con un ordine di servizio ha comunicato che il ministero dell’Ambiente, promotore degli acquisti verdi per la Pubblica amministrazione, non si servirà più di carta riciclata bensì di carta 100 per cento cellulosa, spiegando ai sindacalisti attoniti: “È grigia me ne vergogno”, mentre aggiungeva che non si sarebbe fatta intimorire dalle loro spiritosaggini. Ma quando ha annusato che l’incredibile notizia sarebbe trapelata ha cambiato idea con grande rammarico, visto che, lei la carta l’avrebbe preferita firmata Hermes, negozio dove durante una missione a Parigi si è recata... allo   shopping non si comanda, costringendo il suo omologo francese ad attenderla fino alle 15 per il pranzo in ambasciata. L’archivio delle sue perfomance racconta inoltre che alla richiesta del sindacato di istituire un asilo interno ha risposto: “Ma c’è già, no?”. E dov’è? “Nella stanza accanto”. Quella che aveva fatto ristrutturare trasformandola in nursery per il figlio della sua segretaria personale, mandando un’auto di servizio per portare a casa la babysitter filippina che passeggiava con la carrozzina per i corridoi del ministero. Altra performance: senza avvisare, la ministra non si è recata al convegno “aree marine protette e nautica di diporto” al salone di Genova per presentarsi però la settimana successiva per acquistare un gommone, non per il ministero utile in caso di alluvione, ma per sé.
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A questi personaggi gli italiani hanno affidato il compito di governare il "  Bel Paese"   . La cattiva educazione è divenuta prassi normale nel dirigere il Paese. Se poi si irrita qualcuno, peggio per Lui. Ora ne è venuto a conoscenza. Damit basta, punto e a capo.
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)

venerdì 13 novembre 2009

IL GOVERNO ANNUNCIA INTERVENTI SUGLI ACCONTI DELL’IRPEF: SI PAGA MENO ORA E DI PIÙ A GIUGNO 2010 ...

AL SENATO IL PD FRENA LA BANCA DEL SUD
   
   
di Stefano Feltrida  da "Il fatto Quotidiano" del 13 Novembre 2009
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Le tasse che diminuiscono è sempre un bene per tutti, ma, a Giugno si dovrà pagare di più, ma...quanto di più..? Questi "   avvisini"  , lasciati lì quasi per caso, sono molto allarmanti, un "  precisare"   chiaro e tondo non esiste mai. Ti lasciano con il fiato sospeso senza mai sapere quando arriverà la boccata d'aria successiva.
Una eterna attesa, quasi fossimo condannati a morte....
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)   

LOTTA ALL’AIDS... Neanche un dollaro dall’Italia ....

L’Italia è l’unico paese del G8 a non aver versato neanche un euro di quanto promesso al Fondo Globale contro l’Aids. A sostenerlo è l’Osservatorio Aids, rete di 21 Ong italiane e internazionali. Nel 2009, il nostro paese avrebbe dovuto versare 160 milioni di dollari. Silvio Berlusconi, nel G8 de L’Aquila, aveva promesso che il governo italiano avrebbe versato i fondi entro Agosto. (Da Il fatto Quotidiano del 13 Novembre 2009)
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Sorpresi..? Allora siete degli ingenui...
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)

martedì 10 novembre 2009

Il Digitale terrestre, un'imbroglio sotto gli occhi di tutti....

Intrigo digitale...

Di Alessandro Gilioli
Si spegne la vecchia tivù. E il governo fa pressing per imporre una tecnologia che conviene solo a mediaset. così gli interessi dei cittadini vengono piegati alla guerra anti Murdoch del premier...


Rupert Murdoch
Ma se avessimo votato a fine giugno, che cosa avrebbero scritto sulla scheda quelle centinaia di migliaia di anziani del Lazio che stanno per veder sparire nel nulla due dei loro canali preferiti, Raidue e Retequattro?

Fantapolitica, naturalmente. L'unica cosa certa è che il mitico 'switch over', cioè la prima fase del passaggio dalla tivù analogica al decantato digitale terrestre, sta arrivando al banco di prova: dopo gli esordi in Val d'Aosta, Sardegna e parte del Piemonte, il 16 giugno tocca alla capitale e ad altri 157 comuni del Lazio, con quasi cinque milioni di telespettatori coinvolti. Per ora il salto riguarda solo i due canali citati - gli altri traslocheranno in autunno, ad andar bene - ma nonostante le molte campagne informative è facile prevedere che grande sarà il disordine sotto le antenne: dove il passaggio è già avvenuto i vari numeri verdi sono andati in tilt per la mole di errori e proteste.

Del resto il 69 per cento dei teleutenti italiani non ha mai usato il digitale terreste prima d'oggi (dato Auditel), ma da domani si troverà ad averci a che fare per forza o quasi. E la rivoluzione obbligatoria è in gran parte a carico dei consumatori-contribuenti, dall'acquisto del decoder (o di una tivù nuova) fino alla chiamata dell'antennista per sistemare la ricezione. Ci sono aiuti solo agli over 65 con redditi sotto i 10 mila euro lordi l'anno e in regola con il canone Rai, insomma pochini. Alle uscite dirette bisogna poi aggiungere quelle indirette, tipo i 700 milioni stanziati dalla Rai - e tratti anche dal canone - per adeguarsi alla nuova piattaforma, più la misteriosa ma ingente cifra di denaro pubblico (c'è chi dice un miliardo di euro) generosamente offerta negli anni dallo Stato per incentivare l'acquisto dei decoder e per le campagne pubblicitarie. 


Ancora: per i consumatori aumenterà la bolletta elettrica (in media 20-25 euro l'anno a famiglia) perché quasi tutti i decoder sono studiati per rimanere in stand by e si spengono veramente solo staccando la spina. In più c'è l'impiccio di un nuovo telecomando in salotto: niente di grave, ma c'è chi ci metterà un po' ad abituarsi. Infine, bisogna sperare che l'estate non porti temporali e grandinate, perché in caso di maltempo con i ripetitori attuali la possibilità di non vedere più nulla è alta.
 

Ma ciò che sta accadendo alla nostra tivù trascende i costi e i fastidi per le famiglie, per quanto sgradevoli questi siano. Quella che si sta giocando è infatti una gigantesca partita economica e politica il cui risultato si vedrà solo tra due o tre anni, quando il passaggio al digitale sarà (forse) completato e si avrà un'idea più chiara di vinti e vincitori.

La battaglia vede due grandi antagonisti: da una parte la famiglia Berlusconi e dall'altra Rupert Murdoch, proprietario di Sky. Mediaset, si sa, è la più attiva vessillifera del digitale terrestre: con il nuovo sistema infatti raddoppia i suoi canali gratuiti (da tre a sei) e introduce al grande pubblico quelli a pagamento. Questi ultimi fanno parecchio gola all'azienda di Milano 2: quando tutti gli italiani avranno in casa il nuovo decoder sarà molto più facile per Mediaset sottrarre a Murdoch gli appassionati di calcio, quelli che hanno portato quasi 5 milioni di abbonamenti a Sky. Infatti se Sky ha i diritti per il calcio sul satellite, Mediaset possiede quelli per il digitale terrestre, e al contrario di Murdoch propone vendite 'sfuse' di partite (quindi a un costo basso) anziché pacchetti completi.

Naturalmente questo progetto può andare a buon fine per Mediaset solo se, una volta oscurato l'analogico, gli italiani decidono di passare al digitale terrestre invece di abbonarsi a Sky e vedersi lì tutti i canali esistenti via satellite. Per questo a Mediaset hanno messo in atto una strategia a tenaglia da realizzare grazie al fatto che il proprietario di Mediaset è anche presidente del Consiglio. Prima il governo ha raddoppiato l'Iva sugli abbonamenti alle pay tv, quindi soprattutto a Sky (nel digitale terrestre si può entrare free, salvo pagare poi i singoli eventi). Dopodiché la tivù di Stato si è incredibilmente alleata con Mediaset per creare un consorzio anti Sky, con un pacchetto satellitare comune in concorrenza con quello di Murdoch. Infine, ultima chicca, la Rai ha deciso di boicottare Sky minacciando l'uscita dal suo pacchetto satellitare: e se un domani con il padellone di Sky non si vedessero più i canali di viale Mazzini, è ovvio che gli abbonamenti alla tivù di Murdoch crollerebbero.

(11 giugno 2009)
Pagina 1 di 3
(L'Espresso)

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Berlusconi Silvio come lo Spirito Santo, è presente ovunque. E ciò è il problema italico, i suoi conflitti d'interesse.
BANCHE....................................presente..
ASSICURAZIONI.......................presente..
EDILIZIA...................................presente..
PUBBLICITÀ............................presente..
AGENZIE di VIAGGIO.............presente..
EDITORIA................................presente..
VILLAGGI TURISTICI.............presente..
TELEVISIONI..........................presente..
GIORNALI (editoria ).....................presente..

Che ho dimenticato...? 
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Qualche cosa, senza dubbio. Nel suo ruolo di Pres. del Consiglio, qualsiasi cosa faccia entra nel "   CONFLITTO D'INTERESSI ".

Pensate davvero che, alla direzione della cloaca Italia, pugnali le sue fonti di guadagno..? Dal suo punto di vista, sarebbe un gran cretino e, pur di restare al comando non esita all'appoggio della mafia e, dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione Italiana, cerca in tutti i modi di cambiarla a suo uso e consumo. Come sta facendo ora con la Giustizia...
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)

domenica 8 novembre 2009

La svestizione che non arriva mai......

Berlusconi_Abruzzo.jpg

Chi dell'altrui si veste, presto si spoglia. Lo psiconano fa la ruota consegnando case pagate dalle tasse degli italiani (operai inclusi). Il " presto" per Testa d'Asfalto sarà sempre troppo tardi.

"A me la cosa che più da fastidio è vedere questo piazzista in doppiopetto che consegna le chiavi dei nuovi appartamenti ai terremotati, soldi guadagnati da noi proletari che sputiamo sangue tutti i giorni per dare un briciolo di dignità alla nostra esistenza, io non mi sento rappresentato e mi rode il culo. Voglio che l’ingresso sia accompagnato dalla lettera di un contribuente onesto in cui sia scritto: 'Ecco, che questo sia l’inizio di una nuova vita, esistenza di partecipazione alla cosa pubblica, prendete coscienza del governo attuale e quello che verrà, dei loro guadagni, informatevi e quando vi si pone davanti ad una scelta tenete conto della loro integrità morale, delle loro pendenze giudiziarie, del bene che possono fare alla comunità, e ponete vincoli che vi permettano di prenderli a calci nel culo al minimo sentore di clientelismo, di sopprafazione della costituzione, siate intransigenti. Questo vi chiediamo in cambio.'" Peppone .

Benvenuti ad Astana: città modello per L'Aquila...

 Articolo 21 - ESTERI




di Maria Magarik

Benvenuti ad Astana: città modello per L'Aquila
"Il governo italiano intende ricostruire l’Aquila…come Astana, la capitale del Kazhakistan". Lo ha detto  il presidente del Consiglio,  Silvio Berlusconi durante la visita ufficiale a Roma del Premier  del Paese dell'Asia centrale. Non è uno  scherzo, l'ha detto. Il nostro premier ha citato l’esperienza kazaka nel costruire, in 8 anni, una città da un milione di abitanti. Ora, bisogna spiegare agli aquilani, ancor prima che agli italiani, cosa sia questa città"modello", sorta per miracolo, dal nulla, nell’immensa steppa asiatica.
Astana in lingua kazaka significa“il posto dove vengono prese le decisioni”. L'ha voluta  il padre della Patria,  leader kazako Nursultan  Nazarbaev per mostrare al mondo la potenza di questo baluardo asiatico della vecchia Unione Sovietica, ricchissimo di gas e petrolio, Stato - appunto - dell’Asia centrale. La maggior parte degli abitanti, nonostate gas e petrolio, e' poverissima. Ma il potentissimo presidente non  ci penso’ due volte e spese milioni e milioni di dollari per dare vita ad un progetto faraonico con grattacieli,  e un ‘ isola artificiale. Tanto per non badare a spese. Tutto affidato ad un famoso architetto giapponese, come si conviene in questi casi. 
La nuova capitale è stata costruita  tra paludi, piene di zanzare, e la steppa. D’inverno tirano  venti gelidi e la temperatura raggiunge - 40 gradi. D’estate supera i 40 gradi. Condizioni invivibili. Altra curiosità? Non ci crederete ma il Presidente Nazarbaev dal suo popolo è chiamato"Papi". Si, Papi, proprio Papi, ma non perché faccia quello che fa l'altro…Solo perché"Padre della nazione". Confidenzialmente"Papi".                                                                                                                                                                                                              Nazarabaev, con  metodi ( anche questi modello ? ) ha costretto  a trasferirsi  in queste lande desolate centinaia di migliaia di persone.
Ma ora ci soffermiamo sull’attrattiva piu’ importante della sedicente Astana, l’imponente Torre Baiterek  scalata, ogni giorno, da centinaia di visitatori  per ammirare il panorama, ma anche per posare la mano sul calco dorato dell’impronta della mano del presidente Nazarbayev! Durante la conferenza stampa congiunta che ha chiuso la visita,Berlusconi ha affermato (  prevedibile ) che le cose imparate dagli uomini della  steppa sono tante. Quelle - ha detto - sono terre di “uomini potenti”. ..Anche gli abruzzesi sono un popolo forte e gentile.
Resta qualche dubbio che, avute informazioni più dettagliate su Astana, gli abruzzesi possano accettare di averla come modello. 
Chi volesse ulteriori informazioni sul Kazakhistan, puo' vedere ( o rivedere ) lo strampalato giornalista kazako Borat, protagonista dell'omonimo film.
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No comment, solo un "moccolo" e nemmeno tanto bello....
Maseghepensu (Ma se ci penso)

venerdì 6 novembre 2009

GIANNI E PINOTTO....Dio li ha fatti e dopo accoppiati......

Gianni e Papotto

Gianni_e_Papotto.jpg

Il Paese è guidato da due ultrasettantenni. Gianni e Papotto. Nell'ordine: lo psiconano (1936) e Gianni Letta (1935). Invece che al Museo Egizio di Torino stanno a Palazzo Chigi. Letta ha un'arma segreta per rilanciare l'Italia, il maggiordomo ha detto: "C'è un piano per la banda larga e uno stanziamento nel bilancio (800 milioni di euro, ndr). Ma è stato concepito prima della crisi e, come su tutti i piani, va fatto ora un momento di riflessione in funzione della diversa scala di priorità che dalla crisi è emersa.". Nessuno gli ha spiegato che la diffusione della banda larga è uno dei motori dello sviluppo. La Rete non è per un Paese di vecchi. Sono occupati con il ditalino terrestre e con i diritti televisivi. Ma per quanto ancora ce li dobbiamo tenere?
Postato il 6 Novembre 2009 alle 12:10 in | listen_it_it.gifAscolta | Commenti (26) 
 

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Mi vien male al pensiero che, tra pochi giorni, anche io entrerò a far parte della lieta combricola...ma senza un soldo in tasca, perchè  li ho spesi per far studiare le mie figlie. Sono soddisfatto,
molto soddisfatto poichè siamo una famiglia unita e......senza scandali. Evviva....la famiglia sana....la vera famiglia, come Dio comanda..! (anche se dalla Chiesa di Roma mi sono separato un quarto di secolo fà)

 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

 

 

PADANIANS.....

CLANDESTINITÀ: I NOSTRI EMIGRANTI NON SONO IN PARADISO......


17-07-2009



La lettera di Giovanni Furlanetto è arrivata da Stoccarda sette giorni fa. Resta il documento di una speranza delusa, segno di una civiltà sociale perduta. “Non riesco a capire come il parlamento italiano possa approvare una legge che punisce la clandestinità quando decine di migliaia di italiani hanno attraversato clandestinamente le frontiere per sfamare le famiglie. Io sono nato in Germania, ma mio padre ha lasciato la provincia di Treviso nel 1947. Nessun lavoro, nessuna speranza. E’ entrato clandestinamente in Francia camminando da Aosta ad Argentière. Su queste carovane clandestine hanno fatto anche un film con Raf Vallone: “Il cammino della speranza”. 

In Francia mio padre era solo ‘macaronì’, costruiva strade o rompeva pietre come uno schiavo. A piedi ha risalito la Francia per passare in Germania dove ha trovato lavoro attorno ad Amburgo: imbianchino sempre senza documenti. Quando lo ricordava non riusciva a non piangere. Io sono nato ed ho studiato in Germania con la sicurezza di essere cittadino italiano e cittadino europeo, ma con la memoria dei racconti ascoltati e che continuo ad ascoltare. Perché la clandestinità non è finita. Spero che il Capo dello Stato non firmi una legge mostruosa votata senza la possibilità d’essere discussa in parlamento. Spero che la sua coscienza si ribelli a chi vuol cancellare la memoria dimenticando il dolore dei padri, dei nonni ma anche degli italiani che oggi vanno in America per un viaggio turistico e non tornano più e si fanno vivi nei consolati solo quando non possono farne a meno. Lavoro nero anche se siamo bianchi…
 

Il presidente Napolitano ha firmato chiedendo alla Corte Costituzionale di verificare se la legge è in sintonia con la magna carta che regola la vita del paese.
“Noi italiani all’estero ci sentiamo offesi dal reato di immigrazione clandestina così come è stato disegnato dal ministro Maroni. Noi che abbiamo dovuto lottare contro la xenofobia…”, protesta di Giacomo Canepa, Lima, Peru. Non dimentica la diffidenza che ha accompagnato l’arrivo di milioni di nostri migranti in ogni terra straniera. Considerati diversi, sporchi, ignoranti: braccia e non uomini. Quando la schiavitù è stata abolita nel Brasile fine Ottocento, veneti, lombardi, piemontesi, siciliani e calabresi ne hanno preso il posto con pochi diritti, dodici ore di lavoro al giorno e un’emarginazione sociale talmente profonda da suscitare la disperazione raccolta nelle lettere pubblicate da Franzina nel libro “Merica, Merica”, editore Feltrinelli. Abbandonati dai governi regi, attraversavano mari e confini d’Europa col “passaporto rosso” dopo aver firmato un documento col quale si impegnavano a non tornare mai più. Il monumento nella piazza di Nova Milano, stato di Rio Grande do Sul, Brasile, rappresenta la loro disperazione. Riproduce nel bronzo i tre passaporti rossi di milanesi condannati a vivere e morire “fra serpenti e padroni a cavallo”.
 

Giacomo Canepa è consigliere a Lima del Comitato Tricolore degli italiani all’estero: non sopporta la legge sulla clandestinità disegnata dal ministro Maroni e affida la speranza di un “no” all’ex ministro Mirko Tremaglia (ex ragazzo di Salò, fra i fondatori del Msi) deputato di Berlusconi ma in polemica col suo governo interpretando la costernazione di milioni di italiani sparsi in Europa, Australia e nelle due americhe. Nessuno nasce clandestino. La fame e lo sfruttamento dei signori dell’economia ha umiliato generazioni obbligate a scelte che ne avviliscono la dignità: piegare la testa davanti ai padroni di casa o, per scalare le ambizioni, imitarne la ferocia e il razzismo per diventare finalmente bianchi ed aspirare ad un potere politico e militare la cui cultura esibisce lo stesso tipo di razzismo dal quale cercano di affrancarsi. Ieri in Argentina, oggi in Honduras, dittatore che arriva da Bergamo Alta. Obiettivo: tenere a bada i poveri che sono matti, rompipalle, pericolosi soprattutto se vengono d’altrove e parlano un’altra lingua. L’italiano, per esempio.
 

Non è solo quell’America lontana- vicina: nel 1979 e nel 1984 la Svizzera razionale, è attraversata da due referendum anti stranieri, ma gli italiani erano maggioranza, quindi referendum anti italiano. Il dottor Schwarzenbach, intellettuale coltivato e Valentino Ohen che accendeva i comizi parlando schweizerdeutch, dialetto incomprensibile, invitavano gli elettori a salvare “la casa di Guegliemo Tell” buttando fuori gli orribili invasori che “si arrampicavano risalendo dal Mediterraneo”. Che bevevano vino, non avevano la doccia, insidiavano le donne; rumorosi, ignoranti, impresentabili, soprattutto cattolici, grave pericolo per la pace dei cantoni calvinisti. Referendum bocciati, ma ancora nel 1994, un fornaio romano al lavoro a Berna nascondeva i bambini in un controsoffitto dal quale scendevano solo quando padre e madre tornavano dalla bottega. Piccoli clandestini che i regolamenti della polizia accompagnavano al confine se i vicini di casa facevano la spia.
 

Erano bianchi gli italiani di Marcinelle, finiti nelle miniere del Belgo appena la guerra è finita? L’Italia non sapeva come far girare le fabbriche: per ogni minatore siciliano o friulano il Belgio riconosceva al governo di Roma un quintale di carbone. La nostra ripresa industriale è cominciata sulle spalle di chi scavava quel carbone nelle gole non sicure dove nessun belga aveva voglia di scendere. E un giorno Marcinelle è scoppiata: quelle bare in fila davanti all’ingresso della miniera.
Italiani considerati infidi per le rabbie che non sempre riuscivamo a soffocare. Piccoli leader sindacali, perfino i preti che accompagnavano la migrazione, spiati giorno e notte. Leonardo Zanier ha guidato per vent’anni le Colonie Libere di Zurigo. Patronato di assistenza, laboratorio di idee e speranze, lezioni di tedesco per chi parlava male l’italiano. Zanier ormai fa il poeta e l’architetto e nel ‘98 ha comprato il suo dossier segreto messo in vendita dalla polizia segreta: anziché bruciare trent’anni di pedinamenti, con l’accortezza di chi sa fare i conti, Berna ha offerto ad ogni spiato speciale di rileggere la propria vita raccontata dagli occhi dei questurini. Zanier ha portato a casa cinque scatoloni di fogli. E si è commosso. Quanti ricordi perduti. A cena con una ragazza svizzera sospettata di “complicità“. Ne aveva dimenticato il nome e la polizia glielo ha ricordato. E poi quando ha alzato la voce a un dibattito sull’emigrazione o il giorno che ha preso un treno per il Ticino con una valigia così gonfia da suscitare l’attenzione del piedi piatti che lo seguiva: “Cosa mai trasporterà?”.
 

Le Colonie Libere in Svizzera, sindacati in Germania e i partiti italiani che si riproducono nelle americhe latine testimoniano un legame che è impossibile tagliare. Ma Roma fa fatica ad accorgersene. Identità difesa con ricordi e con la lingua dove è stato possibile salvarla. Non si è salvata in Brasile. Nel 1938 “Il Fanfulla” (scritto in italiano) era il secondo giornale di San Paolo, migliaia di lettori lo compravano ogni mattina. Poi la guerra. Brasile alleato a Stati Uniti ed Inghilterra e l’Italia di Mussolini diventa il nemico. Via l’italiano dalle scuole, giornali chiusi e una generazione perde le parole e non le ritrova più. Nei libroni dei telefoni di San Paolo, metà nomi restano italiani, ma quasi nessuno parla la lingua dei nonni e dei padri.
 

La rete dei consolati ha riannodato le memorie del passato e le crisi economiche che hanno travolto nazioni per metà italiane come l’Argentina. Modesti avamposti di una patria che vuol perdere la memoria, funzionano fra sprechi politici e ristrettezze amministrative. Salvagente estremi nei giorni difficili: riemergono le radici quando i consolati di Santiago Cile, Buenos Aires, Montevideo e Caracas diventano l’ultimo appiglio al quale si sono aggrappati immigrati di terza generazione durante i colpi di stato e le dittature militari. Giovani diplomatici coraggiosi hanno rischiato la vita per aiutare a scappare cognomi italiani: Enrico Calamai a Buenos Aires è il console che sfida l’ignavia dell’ambasciata e le benedizioni ai militari dei vescovi e del nunzio apostolico Pio Laghi. Alla fine lo mandano via. Un altro giovane diplomatico firma nel Cile di Pinochet riconoscimenti di lontana italianità accompagnando personalmente all’aeroporto chi trema con la sua macchina di diplomatico chi trema. Deve far la valigia, persona sgradita. Oggi Roberto Toscano è ambasciatore in India. 

Quando crollano le economie dei paesi ex felici, nipoti e pronipoti di italiani si ammucchiano in file di chilometri davanti ai nostri consolati: documenti di nonni spariti da mezzo secolo e tante domande alle quali non sanno rispondere. In che regione e in che città è nata la nonna? La Liga Veneta apre a Porto Alegre un ufficio per aiutare la ricostruzione della discendenza e piantare oltremare la bandiera dell’egoismo strapaese. Nasce la Liga brasiliana, sede il ristorante “Quel massolin de’ fiori”. A Pordenone e a Treviso si sfogliano gli archivi; qualche nonno salta fuori, una tessera in più nelle truppe di Bossi. La memoria non rinasce solo nella speranza del passaporto che apre le porte d’Europa. La memoria dei piccoli bianchi italiani a volte è radicata in chi vorrebbe che i figli parlassero la lingua di casa. A Sacramento, capitale della California, il dottor John Adamo organizza corsi di italiano nel liceo dove studia il suo ragazzo. Pagano i padri per il piacere di far crescere i figli nella cultura della patria perduta. Ma quando si rivolgono al consolato generale di San Francisco per chiedere l’aiuto di libri “moderni” – Umberto Eco, Italo Calvino, le poesie di Montale e Bertolucci – il consolato risponde dopo tre anni di solleciti con un pacco di fumetti. Italiani, naturalmente. Il dottor Adamo si rivolge al Corriere della Sera. Il Corriere lancia l’appello. Dopo tre mesi Adamo torna a farsi vivo pregando di pubblicare il ringraziamento ma anche l’invito a non spedire più niente. Era successo che le Ong italiane impegnate contro la fame in Africa, avevano invitato benefattori anonimi ad aiutare i “poveri ragazzi” italo-americani inviando vecchi libri nella California dei sogni che non riuscivano a diventare sogni italiani. Una fame diversa, ma sempre fame di qualcosa che manca. “Abbiamo ricevuto tre container di volumi. Non sappiamo dover metterli. Per il momento basta”. Adamo ringraziava così.
 

Il passato dei piccoli bianchi raggiunge il presente con i tagli che il sottosegretario agli esteri Mantica (nelle lettere si promuove vice ministro) annuncia ai diseredati una catastrofe sociale con la gioiosità di chi sa come tenere a bada i polli. Gli italiani lontani si arrangino. Torna il passaporto rosso.
Succede mentre B sorrideva agli specchi del G8 e marce di protesta attraversavano Francoforte e Norimberga. Cartelli con domande alle quali i giornali tedeschi rispondono, ma che l’informazione italiana trascura: “Qualcuno spiega a Berlusconi cosa sta facendo il sottosegretario Mantica?”
Il sindaco di Saarbruchen, Charlotte Britz, accoglie centinaia di delegati italiani e deputati tedeschi, Cdu e socialisti. In prima fila sindaco di Norimberga e parlamentari bavaresi per dar man forte a chi non sopporta la decisione della Farnesina: chiudere i consolati di Mannheim, Saarbruchen e Norimberga. “Razionalizzazione e risparmio di risorse”. In trincea il Comitato Tricolore (ex Msi) di Stoccarda. Angoscia che si allarga all’Europa dell’emigrazione. In Belgio spariscono i consolati che hanno accompagnato nelle miniere le valigie della speranza: Genk e Liegi. Spariscono Lilla e Mullhouse, Francia; Brisbane e Adelaide, Australia; Detroit e Filadelfia, Stati Uniti. E l’onorevole Tremaglia, padre della legge che ha aperto al voto 3 milioni e mezzo di veneti e calabresi fuori casa per sfamare il lunario; Tremaglia, si scatena. Anni fa non era riuscito a trattenere l’indignazione contro il suo presidente del consiglio che non voleva far eleggere 6 senatori e 12 deputati nei paesi dove non arrivano le sue televisioni: “Piduista ed egoista”. Adesso fa i conti: “Filadelfia è uno degli epicentri del nord America, il più importante dopo New York. Interessi economici, scientifici, migliaia di italiani impegnati nella ricerca, università e ospedali; italiani che curano i servizi di Boering, Alitalia; operatori italiani alla guida di 250 imprese e la flotta commerciale che usa il porto di Filadelfia per lo sbarco e la distribuzione dei nostri prodotti. Abbandonarli un errore imperdonabile”. 


Di Bernardini, console di Friburgo, fa capire al Corriere d’Italia come i suoi uffici siano con l’acqua alla gola ancor prima dei tagli: 12 impiegati (due in congedo per maternità) seguono 45 mila immigrati, città come Mantova. Ogni dipendente accompagna 3750 persone, carte di matrimonio, divorzi, battesimi, pensioni, funerali, rimpatri senza contare che qualcuno va in galera. E quel voto in certi posti chiacchierato. Voto appaltato a privati con traffichini che bussano alle porte degli elettori. Promettono meraviglie in cambio della scheda. Un amico racconta a Bogotà: “Quando arrivo al seggio scopro che qualcuno ha già votato per me”. Organizzare le elezioni degli italiani all’estero non è semplice soprattutto nel continente latino dove gli spazi sono enormi. Schede che arrivano in ritardo o non arrivano, non importa se posta privata o pubblica. Indirizzi non sempre aggiornati. Serietà del voto non facile. E gli imbrogli galoppano. Esempio clamoroso. Al senato di Roma da un anno siede Esteban Juan Caselli, eletto a Buenos Aires. Berlusconi lo ha scelto e fatto votare anche se la gente comune, lontana dai grandi affari, non lo aveva mai sentito nominare. Un trionfo incredibile e una biografia complicata. Caselli, detto il Vescovo, è Gentiluomo di Sua Santità (assieme a Gianni Letta) e ambasciatore in Perù dell’Ordine di Malta. Cresciuto nelle pieghe della dittatura all’ombra del cardinale Raul Francisco Primatesta accusato di aver appoggiato il governo militare (30mila morti), al ritorno della democrazia riappare al fianco del presidente Menem: segretario del dipartimento del Culto e ambasciatore in Vaticano. Alla corte di Menem cerca la protezione di Alfredo Yabran, principe degli affari del presidente: Menem ancora va e viene dai tribunali per la vendita di armi proibite alla Croazia durante la guerra che ha distrutto la Jugoslavia. Candidato per il Popolo della Libertà, Caselli misteriosamente stravince battendo il senatore Pallaro, favoritissimo. Il quale Pallaro denuncia “l’apparizione improvvisa di mille schede compilate con la stessa calligrafia, tutte favorevoli a Caselli”.
 

Insomma, consolati da rafforzare per rendere credibile un diritto sospirato per anni. Invece il governo taglia. Ma il consolato – ripetono dalla Germania a Filadelfia – non appartiene al governo, appartiene allo stato e lo stato siamo noi. Voci umiliate, sinistra e a destra non importa: “Berlusconi rischia di passare alla storia come nemico degli italiani all’estero”. Malgrado le favole del G8 la nostra classe emigrante non va in paradiso. Come cinquant’anni fa. Ma Berlusconi ha troppi impegni e non lo sa. (da: Domani)

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Berlusconi, capo di un governo mafioso, piccolo Duce ma di grande presopopea, distrugge quel poco di pulito e sano che, dal "menefreghismo" italico, ancora si era salvato. E..viene votato da poco più, ma sempre troppo, degli italiani. Non so se tutta questa gente sia davvero consapevole del loro atto, io sono portato a pensare ad enormi truffe elettorali. Credo che, il suo grande amico Bush gli sia stato maestro illuminato.
Nell'articolo che spero abbiate letto, noi italiani all'Estero risultammo nulla di nulla, in modo particolare dopo le Elezioni che, con il nostro contributo, fecero perdere la vittoria il mini Napoleone italiota. Alle prossime Elezioni vorrà dire chiederemo l'appoggio di "Osservatori" appartenenti  alla Comunità Europea. Sarebbe una soluzione per proteggersi da eventuali nuovi brogli elettorali.....
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)


giovedì 5 novembre 2009

Processo Mills, B. torna imputato mafia, adesso Dell'Utri trema ....

Processo Mills, B. torna imputato mafia, adesso Dell'Utri trema
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di Giuseppe Lo Bianco - 31 ottobre 2009
 

Bocciato il lodo Alfano, a Milano il Tribunale fissa per il 27 novembre il processo a Silvio Berlusconi, accusato di avere corrotto l'avvocato inglese David Mills...


...condannato a 4 anni e 6 mesi proprio per corruzione. A Palermo la Corte di Appello ritiene ''rilevanti'' le parole del pentito Gaspare Spatuzza, che ha accusato il premier di essere il terminale della trattativa tra Stato e mafia nella stagione delle stragi del '93 e ammette in aula la testimonianza del collaboratore di giustizia. Sull'asse Milano-Palermo arrivano due notizie destinate a togliere il sonno al premier e ai suoi legali, preannunciando un autunno assai caldo per Berlusconi, chiamato di nuovo nelle aule giudiziarie per spiegare e difendersi.

Nel capoluogo lombardo i magistrati bruciano i tempi dopo la pronuncia della Consulta che bocciando il lodo Alfano ha acceso il semaforo verde per il dibattimento che dovrà verificare l'accusa al presidente del Consiglio. E sono proprio i tempi a non lasciare tranquilli i legali del premier: la sua prescrizione dovrebbe arrivare intorno all’estate 2011 ma se tutto resta come ora e Mills venisse condannato definitivamente, la sua sentenza diverrebbe una prova difficile da ignorare nel processo Berlusconi perché di fatto accerterebbe che se c’è un corrotto c’è anche un corruttore.

Invece a Palermo, dopo avere respinto l'audizione di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso, per il contenuto contraddittorio delle sue rivelazioni, la corte di appello ha ammesso la testimonianza di Gaspare Spatuzza, il killer pentito di Brancaccio, braccio destro dei boss stragisti Filippo e Giuseppe Graviano che in alcuni interrogatori ha sostenuto che i referenti politici della trattativa nel periodo delle stragi del '93 erano Berlusconi e Dell'Utri, quest'ultimo condannato in primo grado a 9 anni per concorso in associazione mafiosa.

E c'è attesa a Palermo per le nuove rivelazioni che puntano ''in alto'', chiamando in causa direttamente il premier come interlocutore di quella fase della trattativa con Cosa Nostra: non è escluso che la corte, dopo avere ascoltato le parole di Spatuzza, citato dal pm Nino Gatto, possa disporre nuovi accertamenti, tra cui un nuovo interrogatorio di Berlusconi a palazzo Chigi sui suoi presunti rapporti con la mafia. Esperienza non nuova per il premier che venne interrogato sei anni fa, sempre a palazzo Chigi, dal Tribunale presieduto dal giudice Leonardo Guarnotta in trasferta a Roma: in quella occasione si avvalse della facoltà di non rispondere consigliato dai suoi legali. ''Avevamo messo nel conto questa decisione - ha detto ieri l'avvocato Giuseppe Di Peri, legale del senatore - anche se per noi le dichiarazioni di Spatuzza sono assolutamente non provate".

Adesso la corte deciderà il prossimo 6 novembre data e luogo dell'interrogatorio di Spatuzza, dopo avere acquisito e depositato anche i verbali che il collaboratore ha reso alla magistratura di Caltanissetta. I giudici, infine, decideranno solo dopo avere sentito il pentito se citare sul banco dei testimoni, come sollecitato dal pm, i tre capi mafia Giuseppe e Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro, testimoni, secondo Spatuzza, dei colloqui nei quali egli avrebbe appreso del ruolo di Berlusconi e di Dell'Utri. Sono due, infatti, gli incontri a cui avrebbe partecipato anche Lo Nigro, nei quali, prima con Giuseppe e poi con il fratello Filippo, Spatuzza apprese che tra Cosa nostra e lo Stato era in corso una trattativa, che sarebbe durata fino al 2004, e che i referenti politici dei boss erano proprio Dell'Utri e Berlusconi.
 

Tratto da:     
Il  FattoQuotidiano




Il nuovo duce d’Europa ........

[De Volkskrant]

Con chi vuole allearsi il CDA (Partito Democratico Cristiano olandese) a Bruxelles?
La vittoria inizia ad Andorra? La scorsa settimana i socialdemocratici hanno vinto le elezioni con un ampio margine in questo principato di 72.000 abitanti, e lo stesso giorno, sempre a causa della crisi economica, hanno registrato un’altrettanto storica vittoria anche in Islanda, con una popolazione quattro volte maggiore. Si prospetta un grande vittoria della sinistra in Europa anche il 4 giugno?
Il CDA a quanto pare sta facendo il possibile per cambiare la tendenza: sabato prossimo, il Giorno dell’Europa, sull’Olanda volerà una mongolfiera con un’enorme ritratto di Balkenende (leader del CDA e attuale Primo Ministro, ndt) vagherá sull’Olanda – un premier gonfiato come guaina per il fumo venduto. I Verdi, molto piú mondani, distribuiranno preservativi con il testo ‘ho voglia di comunità europea’.
Berlusconi
Importante è però soprattutto chiedersi con vorrà allearsi in futuro il CDA in seno alla comunità europea di Bruxelles, giacchè da alcuni anni appartengono alla loro frazione europea PPE anche i Conservatori inglesi e Forza Italia di Berlusconi, per pure considerazioni di potere politico.
I Tories, la cui immagine nel mondo dai tempi della Thatcher – ‘there is no such thing as society’ (non coincide molto con il concetto cristiano-democratico che mette la società al centro, hanno ormai fatto le valigie, ma al loro posto arriveranno fra un po’ i neofascisti di Fini.
Neelie Kroes
La stampa, secondo l’organizzazione americana Freedom House, in Italia è già quasi completamente omogeneizzata – un punto cieco per il Commissario alla Concorrenza Neelie Kroes – e se dipende dal premier italiano, fra un pò Roma riconquista l’Europa.
Berlusconi ha già reclamato la presidenza del parlamento grazie alle dimensioni del suo drappello nel PPE, all’ interno del quale è solo grazie all’energico intervento della signora Berlusconi che il numero di docili bambole bionde con la quarta misura resterà limitato.
Duce
Per i socialdemocratici, il cui capo-frazione Martin Schulz è stato una volta chiamato da Berlusconi ‘kapò’, ciò è inaccettabile, anche se sembra che il nuovo Duce stesso non consideri l’epiteto una qualifica negativa, visto che recentemente ha definito il destino degli oppositori del vecchio Duce definendolo come un esilio in colonia di vacanze. Ciò nonostante, non è chiaro quali norme e valori Balkenende abbia in comune Balkenende con Berlusconi, a parte la passione per i carrelli da golf.
Scalata al potere
Ora che Berlusconi ha apertamente offeso anche Merkel con le sue telefonate durante il recente summit della NATO, si spera che anche i parlamentari europei del CDU (Partito Democratico Cristiano tedesco) ostacolino la scalata al potere di Berlusconi.
Altrimenti ora toccherà al capolista del CDA Van de Camp espellere i berlusconiani per dimostrare che Anton Zijderveld (prominente membro e ideologo del CDA dal 1988 al 2009, dimessosi dal CDA perchè il partito non voleva escludere una possibile futura collaborazione con il controverso Geert Wilders, leader del PVV, il Partito per la Libertà olandese) ha commesso un errore rinunciando alla sua tessera, giacché è per non far continuare la leadership europea di Barroso che il CDA fa l’occhiolino al Wilders italiano.
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Molto difficile per me commentere questo Articolo. Dice solo delle grandi Verità che, sono difficili, molto difficili da contestare. A quanto sembra, ed è, solo Berlusconi è in condizione di farlo essendosi scelto il Governo che più è di suo comodo, li ha comprati tutti in blocco. Il momento che, Berlusconi dovesse perdere il "potere" sarebbero tutti ad alto rischio. Attentato alla Repubblica Italiana. Una volta, in questi casi era contemplata la fucilazione. Quei tempi, e molti lo ricorderanno, erano i tempi del "fascio".   
Masaghepensu (Ma se ci penso)

Chi vaccina i vaccini..? Una storia di malcostume.....

Chi vaccina i vaccini?

4 novembre 2009
 
Virus A e vaccini, cronaca di un pasticcio annunciato: dei vaccini, dei vaccinati, delle informazioni mediatiche parziali, intempestive e contraddittorie, della “merce” che viene venduta giornalisticamente come uno yogurt scaduto, senza un occhio alla data di scadenza. La cronaca la leggete confusamente tutti i giorni, ma solo da qualche giorno, da quando il panico per le morti (ma di H1N1 o d’altro? Boh…) specie dei piccini, è diventato notizia di suo.

Vaccinare tutti? Solo i piccoli? Solo i piccoli a rischio? E con quali priorità? Prima i medici e in particolare i medici di base, e il personale paramedico? O in contemporanea anche i neonati e i bimbi giacché sono disponibili dosi di vaccino perché la stragrande maggioranza di medici e paramedici non ritiene necessario vaccinarsi? E perché? Non c’è già solo in questo una leggerissima contraddizione? Mi limito qui a dettagliare una storia precisa accaduta a me, o meglio una cronaca al minuto.

Oggi è il 4 novembre: il 16 ottobre ho partecipato a Rovereto a un convegno organizzato dall’ Associazione Vaccinare informati, il cui fine è appunto di informare il meglio possibile con tutti i dubbi eventuali del caso la popolazione senza crociate pro o contro i vaccini.Quella sera stessa, durante il convegno, la radio diffondeva la distribuzione delle prime 24 mila dosi regionali, nella fattispecie per il Trentino-Alto Adige: ricordo nitidamente il tono logistico-militaresco di quell’annuncio. Nel convegno si sono affrontati temi come gli studi insufficienti e in progress sul vaccino in questione in paragone ad altri vaccini in altre situazioni, gli ipotetici (ma non se documentati, numeri alla mano) rischi delle vaccinazioni stesse, l’informazione incompleta ecc. Fino a toccare l’argomento semi-tabù, il denaro. In quei giorni, quindi 20 giorni fa, una vita se rapportati alla diacronia del panico di questi giorni, il Corriere della Sera aveva lanciato l’allarme della Corte dei Conti: non si sapeva neppure quanto sarebbe costata la dotazione (24 milioni di dosi, ma anche su questi numeri non c’era certezza) allo Stato italiano da parte della multinazionale Novartis.

Un po’ strano, effettivamente: il contratto tra Novartis e ministero del Lavoro, salute e politiche sociali veniva “impugnato” criticamente già il 21 settembre scorso (quindi 45 giorni fa, quindi due vite fa…) dalla magistratura contabile su ben 11 punti, da me riportati sul web nel mio behablog.

Nella sostanza, rimanendo all’osso, se ne evinceva che il trattamento dell’influenza A era stato messo nella mani della Protezione civile, alla stessa stregua degli eventi calamitosi come terremoti, frane, guerre batteriologiche, ecc. Alla luce delle considerazioni della Corte dei conti, venivamo per di più a sapere che:1) Anche se la Novartis non fosse arrivata in tempo a fornire i vaccini (e non è arrivata in tempo), noi pagheremmo lo stesso 24 milioni e 80.000 euro al netto dell’IVA; 2) Il ministero pagherà Novartis anche in caso di “non ottenimento dell'autorizzazione all'immissione in commercio del Prodotto”; 3) Nell’eventualità che ci siano difetti di fabbricazione, sarà la Novartis a dire l’ultima parola sulla consistenza degli stessi; 4) Novartis pagherà i danni in caso di difetto di fabbricazione, in tutti gli altri casi di danni a terzi li pagherà il ministero; 5) Per la Novartis non è prevista alcuna penalità. Vi chiederete come la Corte abbia fatto passare tutto ciò: “Queste dettagliate deroghe - anche se non del tutto esaustive - inducono la Sezione a ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali e di conseguenza - nel riconoscere l'eccezionalità e somma urgenza dell'intervento - a non procedere alla disamina dei vari punti di rilievo sollevati dall’Ufficio di controllo”. Adesso è un po’ più chiaro il pasticcio sui vaccini? L’urgenza fa denaro come nessun’altra cosa, lo sapevate?

da Il Fatto Quotidiano n°37 del 4 novembre 2009

mercoledì 4 novembre 2009

"Crocifisso competenza dei vari Stati".....

04/11/2009 


Bruxelles sulla sentenza della Corte
dei Diritti umani: decidano i singoli
BRUXELLES
La commissione europea non commenta la sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo sul crocifisso in aula, in quanto la questione ricade esclusivamente nelle competenze degli Stati membri. E sottolinea con forza che non bisogna confondere l’Ue con il Consiglio d’Europa (di cui la Corte dei diritti è parte), in quanto organismo del tutto indipendente e scollegato dalla Comunità.


Ad esprimere la posizione di Bruxelles è stato Michele Cercone, portavoce del commissario alla Giustizia Jacques Barrot. «Vorrei anzitutto invitare i media -ha detto Cercone- a chiarire ai propri lettori che il Consiglio d’Europa è un organismo internazionale indipendente che non ha niente a che fare con l’Unione europea». Fatta questa premessa, Cercone ha spiegato che «la Commissione non ha commenti da fare al giudizio della Corte di Strasburgo, che appunto non è un’istituzione dell’Ue. E quanto alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri».

Il portavoce a Bruxelles ha inoltre ricordato che «non vi è alcuna normativa Ue» che regoli la materia e «anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri». Per questo, ha concluso, «la Commissione europea non commenta sia sul profilo del giudizio della Corte sia del contenuto». Tuttavia Pia Ahrenkilde, portavoce del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il capo dell’esecutivo Ue «resta valido sottolineare l’importanza delle radici cristiane dell’Europa, ma in generale. In questo specifico settore (quello dei simboli religiosi) non abbiamo commenti da fare».
(La Stampa-Torino)
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Speriamo che, ogni battibecco e ogni speculazione abbia una fine, specialmente da parte queste destre che tendono sempre sfruttare a loro vantaggio.....
  Masaghepensu
 (Ma se ci penso)

Democrazia Berluskoniana........

Arcore, Anno del Signore 2009.
Caro Cliente Elettore,
Mi consenta di ringraziarLa, a nome del movimento che presiedo, per il voto di preferenza che Lei e la Sua famiglia avete voluto dare al partito che possiedo.
So, anzi spero, che Lei ha votato per noi. Se così non fosse, tengo ad informarla che lo verremo prima o poi a sapere. I nostri fedeli alleati di AN hanno già proposto di fare delle liste di non elettori di Forza Italia e di affiggerne i nomi sui muri della Sua città affinché i cittadini onesti ed anticomunisti sappiano di chi si potranno fidare in futuro. Se, quindi, Lei è uno di quelli che si è divertito tanto a fare dei manifesti ironici sul sottoscritto, voglio proprio vedere che faccia farà quando vedrà il suo bel faccione affisso sui muri della strada in cui vive con una scritta tipo:
"MENO TASSE PER TUTTI MA NON PER ME, COSI IMPARO A VOTARE COMUNISTA".
Se Lei, invece, fa parte di quel novero di Italiani illuminati che hanno votato per me (gli altri miei alleati in realtà, lo avrà capito, sono come i fagiolini: un semplice contorno), Le vorrei adesso elencare in anteprima la composizione del mio prossimo Governo:
Presidente del Consiglio: S.M. Silvio Berlusconi
Vice Presidenti del Consiglio: Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Veronica Lario.
Ministro della Difesa: Franco Baresi (per mettere un po' d'ordine là dietro!)
Ministro degli Esteri: Ruud Gullit (almeno lui parla le lingue)
Ministro delle Politiche Economiche: Bobo Craxi (Buon sangue non mente!)
Ministro per il Divertimento: Massimo Moratti (il divertimento è soprattutto mio)
Ministro per i Rapporti con il Parlamento: vacante (non parlo coi comunisti io!)
Ministro della Pubblica Istruzione: Emilio Fede (è ben istruito...da me!)
Ministro della Giustizia: Salvatore Riina (così facciamo prima!)
Ministro delle Politiche Comunitarie: Cesarone Maldini (cosi la prossima Champions' League...)
Ministro per il Commercio estero: Iva Zanicchi (OK! Il prezzo è giusto!)
Ministro del Lavoro: Gabriella Carlucci (così saprà finalmente cosa vuol dire lavorare)
Ministro dell'Ambiente: Marcello Dell'Utri (lui è già nell'ambiente...)
Ministro per la Famiglia: Gerry Scotti. Le famiglie lo adorano, gli affideremo il programma "Chi vuol essere impiegato" trasmissione a numero chiuso (massimo un milione di posti garantiti) a metà strada tra la fiction ed il comico.
Con questa squadra di tecnici, Caro il mio Suddito, svilupperemo il nostro programma politico (che comunicheremo entro il 2004 e faremo stampare entro la fine della legislatura).
Di questo programma sarò particolarmente lieto di comunicarLe le mie prime anticipazioni con una prossima missiva.
Nel frattempo e nella speranza che Lei si abboni subito a Forza Milan, Forza Italia e Tv Sorrisi e Canzoni, mi consenta di porgerLe i miei più vivi ringraziamenti per avermi evitato di lavorare per i prossimi 5 anni.
Forza Italia!
Suo,Silvio Berlusconi

I tre punti dell'offensiva del centrodestra: addio alla par condicio, intercettazioni, prescrizione......

Il Fatto Quotidiano | Luca Telese
03 novembre 2009
SI GIOCA AL “MINI-GOLPE”

“Ci sarà tempo per far volare le colombe. Adesso al mio fianco voglio solo falchi”. Parola di Silvio Berlusconi. E così il Pdl torna di nuovo in trincea, approfitta dello stallo del parlamento (di cui il governo è direttamente responsabile) e prova a far passare tre provvedimenti decisivi per la nuova strategia offensiva del Cavaliere: la leggina sulla prescrizione, la cancellazione della par condicio, e la nuova legge sulle intercettazioni, fortemente limitativa per i giudici (e ancora di più per i giornali). Un giro di vite che i falchi del centrodestra chiedono da tempo, e che aiuterebbe Berlusconi a difendersi sui diversi fronti politico giudiziari su cui in questi giorni si sente più esposto.

La situazione è questa: il parlamento - come abbiamo scritto più volte - è tutt’ora congelato. La Camera in “ferie” forzate. Nessun testo che non venga dal governo (dal momento che è privo di copertura economica) può essere discusso o votato, il dibattito langue nelle commissioni e non arriva in Aula. In questo scenario, però qualcosa si può fare, anche a costo zero. L’uomo del giorno è un deputato del Pdl fino a ieri poco noto. Si chiama Ignazio Abrignani, ed in realtà è molto importante per il ruolo che ricopre, quello di responsabile elettorale del partito. È lui che ha escogitato il modo per applicare un autentico uovo di colombo. Dopo sei anni in cui Berlusconi lamentava i limiti imposti dalla par condicio nelle campagne elettorali ha steso un disegno di legge composto di un solo articolo che ha l’obiettivo di sterilizzare la legge voluta da Massimo D’Alema per limitare la potenza di fuoco mediatica del Cavaliere.

Il lodo Abrignani. Al telefono (“Sa, sono a studio, il lunedì io faccio l’avvocato”) è lui stesso che spiega a che punto è il suo progetto, il cosiddetto Lodo Abrognani: “Ho discusso con Fini della possibilità di calendarizzare la legge in termini rapidi. L’ho trovato disponibile”. Perché, che urgenza c’è? “La par condicio disciplina le campagne nazionali e televisive. Quindi sarebbe importante se riuscissimo a farla entrare in vigore per la prossima campagna nazionale, le prossime regionali, E poi per le prossime politiche, ovviamente”. E cosa le ha risposto il presidente della Camera? “Posso dire che ha concordato con me sul tema più delicato, quello del principio di proporzionalità degli accessi televisivi durante la campagna elettorale che è il cardine della mia legge”. Ma Abrignani ha fatto di più, ha pensato anche di rendere di nuovo possibile gli spot elettorali e politici che la par condicio attualmente vieta. Adesso spiega che su quel punto, invece, secondo lui si potrebbe trattare: “Ho visto che tutti hanno levato gli scudi contro questa norma. Sinceramente non capisco perchè”. Forse perchè non è stato risolto il conflitto di interessi... “Va bene. Se è un problema sono disposto a fare io un passo avanti. Mi inpegno a introdurre, io stesso, un emendamento alla mia legge che sopprima nuovamente la possibilità di fare degli spot. Non esiste in nessun paese del mondo, questo divieto, ma quello che più mi sta a cuore è restaurare il principio della proporzionalità. Garantiamo un simbolico diritto di tribuna a tutti, per carità, ma poi - osserva Abrignani - riconosciamo ai grandi partiti spazi adeguati alla loro importanza”.

E Silvio disse: “Vai avanti!”.

Certo, un dubbio sull’operazione resta. Perchè questa legge arriva proprio ora? Il deputato di Forza Italia respinge ogni retroscena: “Semplicemente perchè io ho avuto il tempo di applicarmi ai dettagli della legge solo in questi mesi”. E Berlusconi? Il deputato di Forza Italia ammette di aver ricevuto un imprimatur diretto dal presidente del consiglio : “Io sono un dirigente politico di Forza Italia, vedo Berlusconi con un certa frequenza. Un mese fa sono andato da lui e gli ho spiegato per filo e per segno che cosa volevo fare con questa legge. Lui mi ha ascoltato con attenzione e poi mi ha detto: ‘Benissimo, vai avanti!’”.

Convincere la Lega. Tutto a posto, dunque? Abrignani racconta di aver discusso il suo progetto anche con Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl) e che l’unico tassello mancante, per ora, è l’assenso esplicito della Lega. Ma anche per raggiungere questo obiettivo ha già in mente una soluzione: “Mi rendo conto che i nostri alleati forse hanno dei timori. Ma anche in questo caso è un problema che si può risolvere agevolemente”. Come? “Io propongo di incardinare tutti i pesi e gli spazi da ripartire sui rapporti di forza”. Il che è il principale motivo di perplessità dei leghisti: si ridurrebbe il peso specifico del Carroccio, molto rafforzato con l’exploit delle elezioni europee. “La soluzione è facile: si potrebbe introdurre, come altro criterio, l’ultimo risultato elettorale: quindi gli spazi si conquistano in virtù della forza parlamentare, e dell’ultimo dato nazionale”.

Impar condicio. E l’opposizione? “Spero di parlare con i colleghi del Pd e di convincerli, soprattutto grazie al divieto di spot”. Possibile? “Credo che si vada nella direzione condivisa del bipolarismo. E poi anche loro guadagnerebbero molti spazi in più, proporzionali alla loro reale forza elettorale. Andrò a parlare con Vincenzo Vita, spero di convincerlo”. E’ scontato il parere contrario dell’Italia dei valori. Spiega Fabio Evangelisti, vicecapogruppo alla Camera: “Se mai ci fosse un dubbio noi faremo le barricate per opporci a questo ennesimo progetto antidemocratico. In questo paese il modello imperante è l’impar condicio. Abrignani vuole semplicemente istituzionalizzare l’attuale regime di disuguaglianza anche nelle campagne elettorali”.

da Il Fatto Quotidiano n°36 del 3 novembre 2009

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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