martedì 1 dicembre 2009
giovedì 26 novembre 2009
IL FATTO POLITICO Le rese dei conti....
L’ipotesi di elezioni anticipate è scomparsa da ogni orizzonte, ma le tensioni dentro la maggioranza sembrano molto maggiori rispetto a qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi sembrava così tentato dal voto da suggerire a Renato Schifani di invocare le elezioni in caso di uno sfaldamento della maggioranza. Ricapitolando le ultime: lo scontro tra le due anime del Pdl in economia è sempre più forte. Ieri la guerra tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta, ormai anche su un piano personale, ha assunto nuovi toni, con il ministro della Funzione pubblica che ricorda a tutti che il collega dell’Economia non è un economista (poi cerca di ridimensionare, spigando che non c’era polemica). E alla fine del percorso parlamentare
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Ma guarda che bel casino..madama Dorè...ma guarda che bel casinoooo....E che altro si può dire...!?
Masaghepensu
(Ma se ci penso)
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martedì 24 novembre 2009
Tutti i processi che potrebbero saltare....
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mercoledì 18 novembre 2009
GOVERNO - VENTI DI CRISI..Berlusconi: "Mai pensato alle elezioni Fini? L'ho già visto, nulla da chiarire"...
18/11/2009
| Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi |
non potremmo fare un altro governo.
Maroni: se siamo divisi meglio votare
Ma Bossi tranquillizza: intesa vicina
Silvio Berlusconi ripone nel cassetto la minaccia di tornare alle urne. Lo fa con una nota, in cui precisa di «non aver mai pensato a elezioni anticipate», diffusa a meno di 24 ore dall’ultimatum spedito da Renato Schifani a Gianfranco Fini. Una scelta dettata da diverse ragioni: la prima è che il Cavaliere per primo non desidera interrompere prematuramente la legislatura, sia perchè sarebbe difficile spiegarlo ai suoi elettori, sia perchè ben consapevole dei rischi di una simile scelta. Inoltre, ciò che ha detto il presidente del Senato è perfino «ovvio», visto che «se cade il governo, non si può pensare a una maggioranza diversa da quella votata dagli italiani».
La precisazione del presidente del Consiglio è anche frutto delle pressioni di Umberto Bossi che, in una lunga telefonata, gli chiede di abbassare i toni dello scontro con il presidente della Camera. Al leader leghista Berlusconi dà ampie garanzie (ribadite poi nello stesso comunicato) sul fatto che è sua intenzione portare a termine la legislatura, varando quelle riforme tanto care al Carroccio. Il Cavaliere si sarebbe detto anche pronto a ristabilire un rapporto politico (su quello personale non si sarebbe pronunciato) con l’alleato, ma avrebbe anche ricordato che per farlo occorre che Fini dimostri maggiore fedeltà alla coalizione. Parole che devono aver convinto il Senatur che poco dopo infatti ostenta tranquillità: «Berlusconi e Fini si troveranno le soluzioni; il governo non rischia e noi non rischiamo», dice il ministro delle Riforme.
Ma quella nota, in cui si parla anche di una maggioranza «solida» al di là di quella che viene definita «dialettica interna», è anche il segno che qualcosa, dopo l’affondo di Schifani, si è mosso: i pontieri del Pdl (da Gianni Letta a Ignazio La Russa, passando per Giulio Tremonti) lavorano sodo per cercare di riallacciare un filo ormai spezzato. Solo quella di Maroni sembra una voce fuori dal coro: «Se siamo divisi, meglio andare al voto».
Il sottosegretario e consigliere del premier lo fa con una telefonata in cui preannuncia l’idea del comunicato. Dall’altra parte del filo trova un presidente della Camera disposto a ascoltare. Anche perchè, almeno stando ad alcuni interlocutori, Fini appare molto preoccupato dal livello dello Scontro. Resta convinto che la minaccia delle elezioni sia una «pistola scarica», ma riconosce che la tensione è salita tanto che niente si può escludere. Per questo, secondo qualcuno, è possibile che con Letta l’inquilino di Montecitorio non chiuda al dialogo. Quel che è certo è che a fare il primo passo è Berlusconi. Che poco dopo, infatti, diffonde il comunicato.
Il lavoro dei pontieri però non si ferma. Anzi, prosegue tutto il giorno. La Russa, approfittando della presenza di Berlusconi a Montecitorio, fa da spola fra la stanza del governo e lo studio di Fini. Una mediazione che, però, è solo all’inizio. Fra i due infatti non vi è alcun contatto diretto. Berlusconi nega frizioni con l’alleato: «L’ho già incontrato e secondo me non c’è nulla da chiarire», dice senza toni polemici. Parlarsi ora, spiega del resto un suo consigliere, sarebbe «prematuro» visti i rapporti ancora tesissimi. Il gelo, dunque, per ora resta. Ma almeno i falchi hanno lasciato spazio alle colombe. Come sembrano dimostrare le parole di Italo Bocchino, che promette il voto dei finiani sul ddl sul processo breve. La giustizia, infatti, è il vero motivo dello scontro fra il Cavaliere e l’ex ministro degli Esteri.
Infine, ferme restando le altre motivazioni, lo stop all’idea di urne anticipate deriva soprattutto dalla necessità di Berlusconi di rassicurare il suo elettorato: i sondaggi che ha sul tavolo evidenziano un calo di consensi del Pdl proprio a causa delle divisioni interne alla maggioranza. Berlusconi lo dice chiaramente: «Le contorsioni della politica politicante non mi appartengono e spiace che sui giornali venga fuori questo e non invece di un governo che continua a lavorare». (La Stampa-Torino)
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Sono tutti nel " pallone" , un giorno dicono una cosa e quello dopo lo sconfessano. Hanno persino paura di ciò che dicono per mutare le parole dette,pensano alla reazione della Gente comune e temono eventuali contraccolpi. Sarà questa lo voöta buona per cacciarli fuori dalle palle..!? Eppure, vanno in controffensiva,basta leggere certo commenti postati sul Blog di Beppe Grillo. E fanno bene ad aver paura, se va male si trovano tutti dentro sia i ladri che quelli che tenevano il sacco e anche chi faveva ca " palo" . Brutte prospettive, molto brutte.
Masaghepensu
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martedì 17 novembre 2009
Il ritorno de “L’odore dei soldi” ,,,Meditate Gente, meditate....
Torna in libreria, con tutti gli aggiornamenti rispetto agli ultimi processi e alle ultime sentenze, “L’odore dei soldi”, di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti), il bestseller che nel 2001 ha venduto 350 mila copie, provocando, pochi mesi dopo, l’epurazione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi. Pubblichiamo uno stralcio della prefazione.
Nelle prime due settimane “L’odore dei soldi” ha venduto 18 mila copie (merito anche di misteriosi personaggi che si presentano nelle librerie più in vista, come quella dell’aeroporto di Fiumicino, a fare incetta di tutte le copie disponibili, come mi viene riferito dal mio direttore di allora, Ezio Mauro, che l’ha saputo dall’editore Carlo De Benedetti). Della presentazione alla Camera, riferiscono soltanto la Lucca sul “Manifesto” e un articolo di “Liberazione”. Ma la recensione del Manifesto viene notata da Daniele Luttazzi, attore satirico che lavora per Raidue diretta da Carlo Freccero. Luttazzi si procura “L’odore dei soldi” e comincia a leggerlo. Resta colpito dall’ultima vera intervista di Paolo Borsellino prima di morire (rifiutata da tutti i tg Rai e trasmessa nottetempo da RaiNews24 il 19 settembre 2000), in cui il giudice antimafia parla di indagini sui rapporti fra Berlusconi, Marcello Dell’Utri e il cosiddetto “stalliere di Arcore”, il boss mafioso Vittorio Mangano.
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Masaghepensu
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venerdì 13 novembre 2009
LIBERO ANZI OCCUPATO ....
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Masaghepensu
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1:09:00 PM
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TUTTI GLI UOMINI DI B.: SETTE AVVOCATI UN MAGISTRATO E DIECI SENATORI
La grande truffa ai danni dei cittadini è riassunta tutta in questa frase: “Non abbiamo intenzione di fare un processo in attesa che si prescriva. Non facciamo iniziative dilatorie e vorremmo che il processo si risolvesse nel merito”. A pronunciarla, il 13 marzo 2007 durante una pausa della prima udienza del dibattimento per fondi neri Mediaset, era stato l’avvocato Piero Longo, principe del foro padovano, gran maestro (di diritto) di Niccolò Ghedini e difensore di Silvio Berlusconi. Due anni e mezzo dopo Longo assiste ancora il Cavaliere, ma nel frattempo è stato nominato senatore. E forse per dimostrare che lui è davvero un uomo di parola, non tenta di rallentare il corso delle udienze contro il premier. Le elimina. Longo è infatti uno dei sette avvocati (più un ex magistrato) che hanno firmato, assieme ad altri dieci senatori Pdl-Lega, il disegno di legge sul processo breve presentato
Da..Il Fatto Quotidiano del 13 Novembre 2009
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Attentato contro la caserma a Milano Game aveva un dossier su Berlusconi....
12/11/2009 - LE INDAGINI
| Mohamed Game in una foto d'archivio |
di controllo e schedatura del premier.
Nel mirino anche La Russa e i due
ministri leghisti Maroni e Calderoli
MILANO
L’attentatore Mohamed Game avrebbe voluto colpire anche obiettivi politici e custodiva nel suo computer un dossier su Silvio Berlusconi. Il libico, che il 12 ottobre scorso tentò di farsi saltare in aria davanti alla caserma Santa Barbara di Milano, rimanendo gravemente ferito, avrebbe, secondo quanto ricostruito dalle indagini, effettuato minuziose ricerche su motori di ricerca internet per ’schedarè una quindicina di personalità politiche, suoi potenziali obiettivi, tra cui lo stesso presidente del Consiglio.
Dall’archivio informatico trovato sul computer sequestrato a Game, stando alle indagini condotte da Digos e Ros e coordinate dal pm di Milano Maurizio Romanelli, sarebbe emerso anche il tentativo da parte del libico di prendere informazioni, sempre tramite internet, su spostamenti e orari della scorta del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Il libico, accusato assieme a due complici di detenzione e fabbricazione di ordigni esplosivi e strage aggravata dalla finalità di terrorismo, aveva raccolto dettagli anche sulla casa dello stesso ministro Calderoli che si trova a Mozzo, in provincia di Bergamo.
Game, che ha perso un braccio e la vista nell’esplosione e si trova ancora in ospedale, aveva nel suo computer anche dettagliati dossier, con indicazioni su abitudini, spostamenti e orari, relativi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, a quello della Difesa Ignazio La Russa, al presidente della Camera Gianfranco Fini e a Daniela Santanchè. «Sono dossier che registrano anche informazioni personali - ha spiegato Maroni - e ci fanno pensare ad un qualche interesse di questa cellula terrorista che è stata sgominata nei confronti miei e di altri colleghi. Stiamo verificando quanto alto sia il rischio in questo ed in altri casi».
Per compiere questa attività di monitoraggio e schedatura Game aveva utilizzato, tra le altre cose, i servizi internet Google Earth, Google Maps, Google Video, che offrono foto satellitari, mappe e video di luoghi. Stando a quanto si è appreso, però, non sarebbero emersi per ora elementi tali da far ritenere che l’attentatore, di professione elettricista, avesse effettuato pedinamenti o controlli a distanza sugli spostamenti delle sue potenziali vittime. In un’occasione, invece, stando alle indagini, Game si sarebbe seduto in un bar di fronte alla caserma Santa Barbara per capire se ci fosse un modo di entrare indisturbato. Il libico, inoltre, nei giorni precedenti l’attentato, avrebbe studiato a fondo, sempre basandosi su informazioni della Rete, luoghi e spazi della stessa caserma di piazzale Perrucchetti.
Il ministro Maroni ha spiegato che Milano è «l’area» in cui i fenomeni di terrorismo islamico «stanno assumendo una dimensione rilevante», facendo riferimento ai 17 algerini arrestati proprio oggi dalla Guardia di Finanza. Una cellula anche in contatto con un gruppo salafita con base in Spagna. Gli arrestati, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti, farebbero parte di un’organizzazione che agiva a livello internazionale e che coinvolge persone iscritte nella lista antiterrorismo dell’Onu. I soldi che gli arrestati raccoglievano tramite rapine e furti li trasferivano poi, per mezzo di corrieri, in Algeria utilizzando identità di copertura, a volte anche di calciatori algerini che hanno giocato nei campionati europei. (La Stampa)
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Per una volta che, poteva essere una fortuna per il Paese Italia...è stato..beccato..berlusconi porta sfiga...agli altri però...!
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1:11:00 AM
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giovedì 12 novembre 2009
Processo breve, il ddl arriva in Senato Pdl apre: sì a immunità parlamentare.....
È evidente che ci saranno polemiche sui beneficiari di questa norma o meno, ma il tema esiste e va risolto», dice il presidente del Senato, Renato Schifani, che aggiunge: «Questa iniziativa tende ad attuare il principio della ragionevole durata dei processi, sostenuto sia nella Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e sia dalla nostra Carta costituzionale». Per Sandro Bondi, coordinatore Pdl: «O la politica, nel suo complesso, si riappropria della propria responsabilità di guidare il Paese verso traguardi di sviluppo economico e civile, oppure il rischio che si profila è quello di una grave alterazione degli equilibri democratici e di una sostanziale ingovernabilità». «Legge ad personam? No, è una legge che riguarda tutti», assicura Gaetano Pecorella; concorda il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone: «Le norme sul processo breve valgono per tutti i cittadini ed erano attese da anni».
Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto fa sua l’iniziativa di riforma costituzionale per il ripristino dell’immunità parlamentare. «Nel quadro della riforma della Giustizia, che comprenderà anche interventi costituzionali - argomenta il Capogruppo Pdl- a nostro avviso va anche aperta una riflessione sul tema dell'immunità parlamentare. Ricordiamo che l'immunità parlamentare era un tassello di un sistema concepito per regolare in modo equilibrato i rapporti fra politica e magistratura. Aver fatto saltare nel 1993 dalla Costituzione quel tassello ha contribuito a mettere in crisi il delicato equilibrio fra politica e magistratura. Oggi quell'equilibrio va ricostruito, meglio se nell'ambito di una grande riforma costituzionale e di una globale riforma della giustizia».
Gepostet von
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