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venerdì 27 novembre 2009

L’ITALIA? È FRITTA ..!!.........


Antonio Tabucchi parla di stampa libera (e non) Ai giornalisti italiani dice: fatevi sentire in Europa

di Silvia Truzzi
 
Rumori francesi, italici echi. Come si fa a far parlare la stampa italiana di un caso italiano con protagonisti italiani? Se ne scrive Oltralpe, naturalmente e nient’affatto lapalissianamente. Il tam tam è partito dalla terra di Montesquieu, dove in questi giorni ci si occupa di una maxi richiesta di risarcimento danni indirizzata ad Antonio Tabucchi. Mittente: Renato Schifani, offeso da un pezzo firmato dallo scrittore e apparso sull’Unità. L’appello – lanciato dall’editore Gallimard su Le Monde e sottoscritto da intellettuali, premi Nobel e giornalisti di tutto il mondo – s’intitola “Nous soutenons Antonio Tabucchi”. Beffardo destino o lungimirante profezia dell’autore di “Sostiene Pereira”.   Professor Tabucchi, perché questo appello dalla Francia? Lo chiedo  io a voi. Perché non l’ha fatto prima la stampa italiana? E’ un problema non mio.Si sarà fatto almeno un’idea. Ripeto: la questione non riguarda me, riguarda la stampa e gli editori italiani. È stato fatto da un editore francese in Francia. Evidentemente c’era un vuoto in Italia. È un vuoto che riguarda solo questo caso o è generale? La Commissione europea, il Parlamento europeo, il Consiglio d’Europa hanno adottato una direttiva con cui invitano l’eventuale querelante a portare in tribunale non   soltanto il nome e la persona che lo ha criticato, ma anche il giornale sul quale il testo in questione è apparso.
Il giornale è persona giuridica. In America non è possibile citare un giornalista o uno scrittore escludendo la testata su cui è uscito l’articolo oggetto del contendere. Motivo: se un giornalista che ha criticato un politico molto importante – o un miliardario o l’amico di un miliardario – venisse portato in giudizio come se fosse un privato cittadino, sarebbe massacrato dalla potenza della persona criticata. Quindi la direttiva europea, fatta a somiglianza della legge americana, è pensata per difendere la libertà di parola, la libertà di espressione dalla quale discende la libertà di stampa. Perché la libertà di stampa è una conseguenza della libertà di parola.      Sono libertà sorelle.    Vero. Ma se si isola una persona e la si porta davanti a un giudice, il potente scoraggia fortemente ogni suo eventuale futuro critico. È un sistema intimidatorio: i giovani non si permetteranno mai di fare una cosa simile, con un precedente così pesante. Corrisponde allo schema maoista, quando Mao diceva: colpirne uno per educarne cento. 
L’Italia è maoista? Non so se maoista, fascista, mafiosa o piduista. Dicevo semplicemente: in un paese civile si cita in giudizio anche il giornale.Non è accaduto nel caso del suo pezzo su Schifani apparso sull’Unità.Per questo la Francia – che è ancora un paese civile – ha   pensato di farlo sapere. Perché tutto questo era ignoto in Italia.L’appello francese nasce per far conoscere il caso agli italiani. Altrimenti il senatore Schifani aveva buon gioco: escludendo l’iniziativa dell’Unità, ha ottenuto l’effetto migliore. Quello del silenzio stampa. Nessuno in Italia aveva dato notizia che uno scrittore aveva ricevuto una richiesta di risarcimento danni di un milione e trecentomila euro per un articolo di giornale. La morale è che abbiamo bisogno di una tutela sovranazionale? 
È solo una constatazione. L’appello francese è servito a far sì che in Italia si sapesse.   E’ successo anche per altre vicende italiane. La stampa internazionale ci guarda con un certo stupore per il modo che abbiamo di dare, o non dare, le notizie. Di fare, o non fare, le domande. Come stampa italiana dovreste farvi voi delle domande. E poi farne alcune anche all’Europa. L’Europa fa finta che questa anomalia italiana non esista: sostiene che la libertà di stampa nei paesi membri è   garantita. Vi sembra normale? Forse dipende dal fatto che non esiste praticamente più un editore puro. E dal legame tra politica, imprenditoria e stampa. Se voi – voi giornalisti, dico – credete che sia anormale è vostro dovere andare a Bruxelles – non è nemmeno tanto lontana – e chiedere conto di questa situazione. Spetta a voi muovervi. Non potete pretendere che i cittadini-lettori   prendano un treno e vadano a protestare. Quel treno lo devono prendere i direttori dei giornali che si sentono lesi nella possibilità di svolgere liberamente il loro lavoro.Torniamo a Schifani. Il nostro giornale ha pubblicato la storia di un palazzo costruito da un imprenditore mafioso nel quale hanno trascorso la latitanza boss di prima grandezza. Schifani, prima che quell’imprenditore fosse arrestato lo aveva difeso contro due signore, riconosciute poi come vittime della prepotenza dell’imprenditore. Nessuno ha chiesto conto, in nessun modo e in nessuna sede, di questo fatto. 
Non è un reato, ma è un dato rilevante: politicamente e sotto il profilo dell’opportunità per la seconda carica dello Stato. La stampa indipendente non   l’ha ripresa. Quindi la notizia è falsa. Non è stata smentita nemmeno da Schifani. Insisto: è falsa. E aggiungo: se non è falsa la vostra notizia, sono falsi gli organi di informazione. Questa storia sarebbe una bomba in qualunque altro paese. In Italia no. Allora? Allora chiedo: che senso hanno le manifestazioni che sono state fatte sul pericolo che corre la libertà di stampa? A cosa servono? Ma perché i giornalisti indipendenti convocano una manifestazione sulla libertà di stampa che corre il pericolo di essere soffocata, se si soffoca con le sue stesse mani?    Che fare, quindi ? Se le cose stanno così e se voi non fate niente, lasciamo andare l’Italia dove deve andare. Perché l’Italia, se nemmeno c’è più una stampa a far la guardia al potere, è fritta. Si ricostruirà sulle macerie, come dopo la Seconda guerra mondiale. Nemmeno un consiglio su quale possibile resistenza, sperando di scongiurare le macerie?   Gli italiani, non solo giornalisti, che ritengono violata o diminuita la loro libertà di essere informati, possono assumere un giurista internazionale che difenda la loro causa di fronte all’Europa. Potete essere rappresentati da un avvocato che documenti come, per esempio, una certa percentuale della stampa e delle televisioni italiane appartenga a un’unica persona – supponiamo che sia il 70 o 80 per cento – e con questa documentazione vi presentate come se foste davanti a un tribunale. 
Dopodiché l’Ue deve anche assumersi le proprie responsabilità. Ma se non lo fate l’Europa lascia correre. Il laissez-faire forse ha anche convenienze. Oggi c’è un referente, non vedo perché non interpellarlo. C’è un circolo vizioso in questo paese che deve essere rotto.   Diamo per presupposto che i margini di libertà dell’informazione sono stati progressivamente ridotti. C’è un problema di democrazia: il consenso   dei cittadini si forma attraverso i media. Certo che c’è, ma il Parlamento italiano non lo risolve. L’unica possibilità è un’istanza superiore. L’Europa ha precise regole. Scusi, ma l’Europa non ci potrebbe dire “sbavagliatevi” da soli? No: c’è una Carta europea. Perché non si accoglie la Turchia? La Ue ha anche un compito di sorveglianza. Non è soltanto la moneta unica. Lei vive in Portogallo. Ci tornerebbe in Italia? Vivo in Portogallo per ragioni personali. Ma comunque sì, anche se non mi piacciono affatto tutte le leggi ad personam che si sono susseguite in questi anni. Preferisco non doverle subire. Anzi, a proposito di leggi. Faccio io ora una domanda. Sono lontano, ma leggo i giornali italiani. Ciampi è stato di nuovo eletto presidente   della Repubblica? No. Il presidente è Napolitano. Mi stupisco, ho avuto una specie di déjà vu. Su Repubblica di qualche giorno fa ho letto un pezzo su Ciampi. Ciampi: no alle leggi ad personam. Ma Ciampi ha avuto il suo settennato per fare quello che credeva. Ha firmato le leggi che desiderava. Il lodo Schifani era una legge ad personam e lui l’ha firmata. E poi, ai tempi, su Repubblica si ripeteva che non bisognava tirare Ciampi per la giacca. E che succede ora? Sempre su Repubblica Ciampi tira per la giacca Napolitano. Ma queste cose dovrebbe dirle Napolitano. È un consiglio al presidente?No,un’osservazione. Mi provoca confusione. Sui giornali italiani si dibatte di Ciampi che dà consigli su leggi che lui avrebbe potuto non firmare. Ma che diavolo capita in Italia?...(
(Il Fatto Quotidiano 27 Nov.09)


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Che capita in Italia..? Succede che, per la stupidità o l'ignoranza di molti (troppi) italiani, ci ritroviamo con un burattinaio che, con mani abili, muove le sue marionette (noi).!Dopo il 20tennio fascista di peggio non poteva capitarci, anzi, ora è molto peggio perchè,
con il suo appoggio, le cosche mafiose si stanno impadronendo dell'Italia e degli italiani. "  Dalla padella siamo cascati nella brace".  Auguro a tutti, un lieto fine settimana.
Maseghepensu (Ma se ci penso)   


sabato 21 novembre 2009

Privilegien von Abgeordneten......Veredelter Dienst am Volk....

Politik

 
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr 
Kostenlose Bahnfahrten, Dienstwagen mit Chauffeur, Rentenanspruch ohne Beitragszahlungen - Parlamentarier genießen in Deutschland vielfältige Privilegien. Zum Ende der vergangenen Legislaturperiode genehmigten sich 115 Abgeordnete auch einen edlen Füller auf Staatskosten: für insgesamt 70.000 Euro. 
Hamburg - Zeitloses Design verspricht die Nobelmarke in ihren Annoncen, Füller aus Edelharz mit Goldfedern. Eine Zierde für jeden Schreibtisch. 115 Bundestagsabgeordnete mochten im laufenden Jahr nicht auf solche exklusiven Schreibgeräte verzichten, mancher bestellte gleich mehrere davon. Sie orderten von Januar bis Oktober dieses Jahres insgesamt 296 Füllfederhalter von Montblanc im Wert von 68.800 Euro auf Kosten der Steuerzahler. 
Offenbar animierte besonders das nahende Ende der Wahlperiode zu verstärktem Einkauf, denn allein von August bis Oktober orderten die Politiker 216 dieser Stifte - in den sieben Monaten zuvor waren es mit 180 Stück deutlich weniger gewesen, berichtet die "Bild"-Zeitung. Ein Phänomen, das regelmäßig wieder zu beobachten ist; sowohl jeweils zum Jahresende, "Dezember-Fieber" genannt, als auch zum Ende von Wahlperioden. Denn den Parlamentariern steht eine feste Summe von 12.000 Euro pro Jahr für laufende Bürokosten zu. 
Das Sachleistungskonto. Davon müssen zum Beispiel Computer, Telefonkosten, Notizblöcke und eben auch Stifte bezahlt werden. Und was nicht ausgegeben wird, verfällt einfach. Sparsamkeit zahlt sich hier nicht aus. 
Das Sachleistungskonto gehört nach Paragraph zwölf des Abgeordnetengesetzes zu den finanziellen Leistungen, die den 622 Bundestagsabgeordneten zustehen - neben der Diät von rund 92.000 Euro im Jahr und der steuerfreien Kostenpauschale von knapp 46.000 Euro jährlich. Es ist eine Pauschale. Einzelkosten müssen nicht nachgewiesen werden, denn das wäre ein gigantischer Verwaltungsaufwand für den Bundestag, der wiederum Kosten nach sich ziehen würde. Die Verlockung, manchmal Dinge zu bestellen, die nicht unbedingt nötig sind, ist für den einen oder anderen groß. 
                                                    Freifahrt im Erste-Klasse-Abteil 
Auch die Pensionsansprüche der Abgeordneten sorgen immer wieder für Aufregung. Ohne Beiträge gezahlt zu haben, erhalten die Politiker für ihre Zeit im Parlament Altersbezüge, die für normale Arbeitnehmer kaum jemals zu erreichen sind. 2,5 Prozent der monatlichen Diät pro Jahr der Zugehörigkeit - macht nach nur zehn Jahren derzeit 1917 Euro. Anspruch auf die Zahlung erwirbt man schon nach einem Jahr im Reichstag. 
Über die Geldtöpfe hinaus können Mandatsträger weitere Annehmlichkeiten genießen: In Berlin bietet rund um die Uhr ein Fahrservice in dunkler Limousine inklusive Chauffeur seine Dienste an. Eine Netzkarte erster Klasse der Bahn gehört ebenso zur Grundausstattung wie Tickets für Berliner Busse und Bahnen.
Das alles sind Aufreger, doch sie entsprechen dem Gesetz. Einen unguten Beigeschmack haben dagegen manche andere Privilegien. Die Lufthansa verteilt eine Senator-Card, ein goldenes Plastikkärtchen, das sonst nur vielgereiste Top-Manager erhalten. Dafür erhalten die Inhaber Zutritt zu feinen Flughafen-Lounges, in denen warmes Essen und Getränke bereitstehen. Auch andere Unternehmen spendieren teils großzügige Bonbons. So gab es in der Vergangenheit schon kostenlose Dauerkarten für Kino- und Theaterbesuche, Gutscheine für McDonald's und Friseurbesuche zum Nulltarif.


                                      "Privilegien als Selbstverständlichkeit"
Diese Privilegien stiegen schon manchem Abgeordneten zu Kopf. So zahlten Parlamentarier ihre Privatflüge von den Bonusmeilen, die sie sich mit ihrer Senator-Card erflogen. Besonders die Grünen wurden im Zuge der Affäre 2002 politisch beschädigt. Der heutige Parteichef Cem Özdemir trat - auch wegen eines umstrittenen Kredits - von seinem Amt als innenpolitischer Sprecher der Fraktion zurück. Ludger Volmer, Staatsminister im Auswärtigen Amt, sah sich gezwungen, die Kosten eines Freiflugs seines Sohnes dem Bundestag zu erstatten.
Gregor Gysi musste sich vom Posten des Berliner Wirtschaftssenators zurückziehen. Er habe begonnen, "Privilegien als Selbstverständlichkeit hinzunehmen", gestand der heutige Linken-Fraktionschef, der ebenfalls 2002 in eine Bonusmeilen-Affäre verstrickt war. Er fürchte sich sogar vor seinen "Persönlichkeitsveränderungen".
Zuletzt geriet die damalige Gesundheitsministerin Ulla Schmidt im Sommer 2009 unter Druck. Als ihr Dienstwagen im Spanien-Urlaub gestohlen wurde, sprachen Oppositionspolitiker von "skandalöser Verschwendung". Rechtlich war ihr nichts vorzuwerfen. Die Empörung entzündete sich an dem Satz. "Das steht mir zu." Sie hatte ihr Gespür dafür verloren, wie weit sie sich vom Volk entfernt hatte.

giovedì 5 novembre 2009

Il nuovo duce d’Europa ........

[De Volkskrant]

Con chi vuole allearsi il CDA (Partito Democratico Cristiano olandese) a Bruxelles?
La vittoria inizia ad Andorra? La scorsa settimana i socialdemocratici hanno vinto le elezioni con un ampio margine in questo principato di 72.000 abitanti, e lo stesso giorno, sempre a causa della crisi economica, hanno registrato un’altrettanto storica vittoria anche in Islanda, con una popolazione quattro volte maggiore. Si prospetta un grande vittoria della sinistra in Europa anche il 4 giugno?
Il CDA a quanto pare sta facendo il possibile per cambiare la tendenza: sabato prossimo, il Giorno dell’Europa, sull’Olanda volerà una mongolfiera con un’enorme ritratto di Balkenende (leader del CDA e attuale Primo Ministro, ndt) vagherá sull’Olanda – un premier gonfiato come guaina per il fumo venduto. I Verdi, molto piú mondani, distribuiranno preservativi con il testo ‘ho voglia di comunità europea’.
Berlusconi
Importante è però soprattutto chiedersi con vorrà allearsi in futuro il CDA in seno alla comunità europea di Bruxelles, giacchè da alcuni anni appartengono alla loro frazione europea PPE anche i Conservatori inglesi e Forza Italia di Berlusconi, per pure considerazioni di potere politico.
I Tories, la cui immagine nel mondo dai tempi della Thatcher – ‘there is no such thing as society’ (non coincide molto con il concetto cristiano-democratico che mette la società al centro, hanno ormai fatto le valigie, ma al loro posto arriveranno fra un po’ i neofascisti di Fini.
Neelie Kroes
La stampa, secondo l’organizzazione americana Freedom House, in Italia è già quasi completamente omogeneizzata – un punto cieco per il Commissario alla Concorrenza Neelie Kroes – e se dipende dal premier italiano, fra un pò Roma riconquista l’Europa.
Berlusconi ha già reclamato la presidenza del parlamento grazie alle dimensioni del suo drappello nel PPE, all’ interno del quale è solo grazie all’energico intervento della signora Berlusconi che il numero di docili bambole bionde con la quarta misura resterà limitato.
Duce
Per i socialdemocratici, il cui capo-frazione Martin Schulz è stato una volta chiamato da Berlusconi ‘kapò’, ciò è inaccettabile, anche se sembra che il nuovo Duce stesso non consideri l’epiteto una qualifica negativa, visto che recentemente ha definito il destino degli oppositori del vecchio Duce definendolo come un esilio in colonia di vacanze. Ciò nonostante, non è chiaro quali norme e valori Balkenende abbia in comune Balkenende con Berlusconi, a parte la passione per i carrelli da golf.
Scalata al potere
Ora che Berlusconi ha apertamente offeso anche Merkel con le sue telefonate durante il recente summit della NATO, si spera che anche i parlamentari europei del CDU (Partito Democratico Cristiano tedesco) ostacolino la scalata al potere di Berlusconi.
Altrimenti ora toccherà al capolista del CDA Van de Camp espellere i berlusconiani per dimostrare che Anton Zijderveld (prominente membro e ideologo del CDA dal 1988 al 2009, dimessosi dal CDA perchè il partito non voleva escludere una possibile futura collaborazione con il controverso Geert Wilders, leader del PVV, il Partito per la Libertà olandese) ha commesso un errore rinunciando alla sua tessera, giacché è per non far continuare la leadership europea di Barroso che il CDA fa l’occhiolino al Wilders italiano.
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Molto difficile per me commentere questo Articolo. Dice solo delle grandi Verità che, sono difficili, molto difficili da contestare. A quanto sembra, ed è, solo Berlusconi è in condizione di farlo essendosi scelto il Governo che più è di suo comodo, li ha comprati tutti in blocco. Il momento che, Berlusconi dovesse perdere il "potere" sarebbero tutti ad alto rischio. Attentato alla Repubblica Italiana. Una volta, in questi casi era contemplata la fucilazione. Quei tempi, e molti lo ricorderanno, erano i tempi del "fascio".   
Masaghepensu (Ma se ci penso)

La paura assale le Regioni cinfinanti con la Svizzera......

Le regioni montane italiane temono sanzioni della Svizzera. Al governo a Roma è scattato l’allarme

[Neue Zürcher Zeitung]
Le regioni montane italiane temono ritorsioni da parte della Svizzera. Se la Svizzera chiudesse i rubinetti del denaro, molti comuni non potrebbero più finanziare le loro scuole o strutture sociali. Perciò hanno fatto scattare l’allarme presso il governo a Roma.
«Non possiamo permetterci che le tensioni tra Svizzera e Italia compromettano servizi fondamentali», ha detto lunedì Enrico Borghi, presidente dell’Unione delle Comunità Montane (Uncem) davanti all’agenzia di notizie Ansa.
Dell’associazione fanno parte comuni della regione Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta, che confinano tutti con la Svizzera. Essi ricevono annualmente circa 36 milioni di euro dell’imposta sul reddito sui frontalieri, che la Svizzera versa all’Italia.
Nel Ticino il CVP (Partito Popolare Democratico, N. d. T.) ha calcolato che il cantone del sud abbia versato, tra il 1974 e il 2007, oltre 888 milioni di franchi di imposta sul reddito sui frontalieri. Questo corrisponde a circa il 40 per cento del totale dei proventi.
Poichè la Svizzera nel 2006 ha stipulato un accordo con l’Austria, in base al quale questo vicino riceve solo il 12,5 per cento dei proventi, il CVP, l’SVP (Partito Popolare Svizzero, N. d. T.) e la Lega pensano che sia ora di nuovi negoziati con Roma.
Con tali misure questi partiti vorrebbero controbattere all’attacco del ministro delle finanze italiano Tremonti alla piazza finanziaria svizzera il cui obiettivo dichiarato è chiudere l’oasi bancaria di Lugano.
Se la Svizzera chiudesse di fatto il rubinetto del denaro si creerebbe una grossa falla nell’amministrazione di molti comuni italiani. Questi ultimi chiedono, pertanto, che il loro governo a Roma garantisca contributi anche in futuro e, come ha detto Borghi, indipendentemente dall’esito dei negoziati con la Svizzera.
Italiadallestero

mercoledì 1 aprile 2009

Da "Il Cittadino Canadese" di Montréal -- LA "LUCIDA FOLLIA" DI BERLUSCONI SI CHIAMA PDL

Da "Il Cittadino Canadese" di Montréal -- LA "LUCIDA FOLLIA" DI BERLUSCONI SI CHIAMA PDL
Postato alle 00:56 di mercoledì, 01 aprile 2009
da: [Masaghepensu] - Da "Il Cittadino Canadese" di Montréal - Pubblicato sul numero del 1º Aprile 09

Il Punto di Agostino Giordano

LA "LUCIDA FOLLIA" DI BERLUSCONI SI CHIAMA PDL

"L'Italia non ha mai avuto una vera rivoluzione liberale. Oggi abbiamo l'ambizione di colmare questo vuoto". Sono parole di Silvio Berlusconi, pronunciate nel discorso di apertura del Congresso fondativo del PdL, il 27 marzo 2009. Il sogno di dare vita ad un nuovo grande partito, che raccolga tutti i moderati che non si riconoscono nella sinistra, si è avverato. A quindici anni (1994) dalla sua discesa in campo con "Forza Italia", Berlusconi ha compiuto un altro miracolo politico. La nascita del PdL. All'azzeramento del pentapartito – operato da un manipolo di toghe rosse spalleggiate dalla sinistra - Berlusconi, nel 1994, rispondeva con un gesto di "lucida follia", la creazione di "Forza Italia", per contrastare la presa del potere da parte della sinistra. 15 anni ci sono voluti per passare da un "partito-azienda" - come lo si accusava – ad un partito vero, con una leadership forte, animato dalla voglia di cambiare l'Italia. Vincere le elezioni a pochi mesi dalla sua discesa in campo - concretizzatasi grazie all'alleanza con forze diverse come Alleanza Nazionale, Lega e Udc - costituì per Berlusconi un'operazione politica di rara perizia. Il popolo italiano capì subito - e lo espresse attraverso il voto - che stava nascendo qualcosa di nuovo in l'Italia. Il Novecento volgeva al termine, si parlò di "fine della prima repubblica". Alla diffusa frammentazione partitica il popolo italiano cominciava a preferire il bipolarismo, le coalizioni. Qualcuno cominciava a parlare di bipartismo, in anticipo sui tempi. Ma iniziava il nuovo secolo, e ci si poteva permettere anche di sognare. A destra, come a sinistra, iniziava la stagione delle amalgame, delle alleanze, delle fusioni. Berlusconi, prima degli altri, aveva già prefigurato un nuovo grande partito per i moderati di centrodestra, e il popolo dei gazebo ne aveva plebiscitariamente scelto anche il nome:"Popolo della Libertà". E le elezioni del 2008 furono per il PdL - che unificava per la prima volta Forza Italia e Alleanza Nazionale - il banco di prova decisivo, in vista della fondazione del partito unico dei moderati di centrodestra. Un successo. La prima volta, nella storia italiana, che il popolo moderato italiano sceglieva un partito prima che questo fosse `notarilmente' costituito. A sinistra, Veltroni, ha voluto copiare il PdL, tentando la fusione "a freddo" tra Ds e Margheritini, ma i risultati, disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti. Insomma, dopo 15 anni di alleanza, FI e An - assieme ad altre piccole formazioni di centrodestra – sono confluite nel Popolo della Libertà. A destra la semplificazione partitica è una realtà. Si chiama PdL. E raccoglie il 44% dei voti degli italiani. Primo partito d'Italia e primo partito all'interno del Partito Popolare Europeo. Con la prospettiva di arrivare in poco tempo al 51% dei consensi, e raggiungere quella maggioranza assoluta che non riuscì neanche a De Gasperi. Il momento è storico e gli italiani l'hanno capito. Il centro-destra ha un partito, un leader, un programma e una solida maggioranza parlamentare e popolare. Ma se la rivoluzione liberale inizia col PdL, va continuata con la riforma della Costituzione e del Parlamento. Non può il Paese reale correre più delle sue istituzioni: a problemi impellenti si risponde con scelte rapide. E la serietà di uno Stato si misura anche dal potere reale che ha il suo Premier. Il PdL è un'invenzione di Berlusconi, condivisa da Fini: è la risposta giusta all'esigenza di libertà e di modernità della maggioranza degli italiani. La sinistra ha perso 15 anni nel demonizzare Berlusconi. Berlusconi ha impiegato 15 anni per convincere, con i fatti, il 44% degli italiani a seguirlo nel PdL. Farlo crescere al 51% non è impresa impossibile. E per riuscirci è essenziale che il PdL metta radici nel territorio. Ma la rivoluzione dei moderati è iniziata. L'Italia si può cambiare. Anzi, si deve.

Succede anche questo. Non c'è nulla di cui meravigliarsi. Ecco perché è importante informare, per smascherare queste spudorate menzogne.

(Dall'Amico Carmine di Montreal)

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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