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sabato 7 novembre 2009

La registrazione che incastra Pollari..

di Gianni Barbacetto e Peter Gomez

Il documento audio che qui presentiamo è cruciale per la comprensione del sequestro Abu Omar. Il 2 giugno 2006, Marco Mancini, capodivisione del Sismi sotto inchiesta per il rapimento, incontra a Roma il collega Gustavo Pignero, che nel 2003, all’epoca del sequestro, era il suo diretto superiore. Con un microfono nascosto, registra la conversazione. Pignero (in seguito deceduto) parla apertamente con Mancini e gli racconta che l’ordine per l’operazione era partito dal direttore del Sismi, Nicolò Pollari, che a fine 2002 gli aveva consegnato «una lista in inglese» ricevuta «da Jeff Castelli, il capo della Cia di Roma».

Era l’elenco delle persone da «portar via», una decina di nomi tra cui quello di Abu Omar.  Pignero dice anche che nei suoi interrogatori davanti ai magistrati di Milano aveva scagionato Pollari: «Il direttore l’ho tirato fuori completamente», «altrimenti qui crolla tutto».

Frammenti di questa registrazione furono mandati in onda da Enrico Mentana a Matrix, ma questa è la prima volta che il documento integrale è messo a disposizione del pubblico.

Registrazione - data 2 giugno 2006

Ecco le foto dell'incontro tra Mancini e Pignero mentre parlano di Pollari, scattate a loro insaputa a Roma dagli agenti della Digos che li pedinavano.




Antefatto Link
Abu Omar, pagano solo gli americani




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Mi domando a quale parte del genere umano appartenga questa gente. Sono pagati, (da chi) dallo Sta to italiano...?E i nostri politici, cosa ne fanno di queste notizie..? Io, profano mi faccio tante domande ma,non riesco a trovar riposta alcuna. Credo che, a noi gente comune, nulla verrà mai rivelato, tutti segreti di stato. Si sentono queste due persone che parlano ma noi, poveri tapini, non capiamo nemmeno di che cosa stiano parlando. Ringrazio "Il fatto Quotidiano" per il servizio che mette a disposizione, purtroppo sarà utile soltanto a quelli "adetti al lavoro". Peccato, per farsi un'idea si dovrebbe sapere di più, molto di più.
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

venerdì 6 novembre 2009

A.A.A. Lodo offresi prezzo trattabile......... di Marco Travaglio...

04 commenti





Vignetta di FEI



  Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2009


  Premesso che l'on. avv. Niccolò Ghedini è una simpatica personcina e il suo maestro on. avv. Pietro Longo pure, la domanda è questa: ma è normale che questi due signori - come informano quotidianamente i giornali - si aggirino per le aule parlamentari, peraltro deserte, e negli angiporti limitrofi, cercando di piazzare lodi, lodini, sottolodi, minilodi travestiti da “riforme della giustizia" in formato extralarge, o mignon, da tasca o da pochette, per cancellare i processi o i reati del loro cliente che li paga profumatamente e, per inciso, fa pure il presidente del Consiglio? È normale che tutti li stiano a sentire, nell'ambito del “dialogo sulle riforme”, anziché mandarli a stendere? È normale che nessuno, dal presidente della Camera a quello della Repubblica, non trovino due minuti e due parole per metter fine allo sconcio? È normale che i giornaloni “liberali” non scrivano una riga? È normale che Pigi Battista abbia frantumato i marroni per tutta l'estate a De Magistris perché non s'era ancora dimesso da magistrato (l'ha fatto a settembre, nel silenzio di Battista) e non abbia mai dedicato una virgola alle mancate dimissioni di Ghedini e Longo dall'avvocatura o dal Parlamento o dalla difesa berlusconiana? È normale che il Corriere degli Ostellini, dei Panebianchi, dei Pappagalli della Loggia che quotidianamente ci affetta i santissimi con la separazione delle carriere fra giudici e pm non dedichi un pigolìo alla separazione delle carriere fra avvocati e legislatori?

È normale che l'Ordine degli   avvocati, quello che non ha ancora trovato il modo di espellere Previti a tre anni dalle condanne definitive per aver comprato le sentenze Imi-Sir e Mondadori, non abbia nulla da dire ai due illustri associati in spudorato conflitto d'interessi? Se non andiamo errati, l'Ordine forense è dotato financo di un “Codice deontologico”, che nel capitolo III sul “Conflitto d'interessi”, contempla il seguente art. 37: “L'avvocato ha l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa... interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale”. Tipo quello di deputato. Ora, non ritengono lorsignori che codesto articolo calzi a pennello con ciò che fanno ogni santo giorno da 15 anni gli avvocati del premier? E, se è così, il Codice deontologico ha una funzione ornamentale o è vincolante per gli associati? E che si intende fare per indurre le due personcine a rispettarlo? Finora gli On. Avv. avevano sempre trovato un prestanome disposto a immolarsi e intestarsi le leggi-vergogna su misura dell'Utilizzatore Finale e dei suoi cari: decreto Biondi, condono Tremonti, scudo Tremonti, ddl Pittelli, lodi Schifani e Alfano, legge-bavaglio Alfano sulle intercettazioni. Solo Cirielli si era ribellato, tant'è che la sua legge riveduta e corrotta fu ribattezzata “ex Cirielli”, alla memoria, per mancanza di scudi umani volontari. Ora anche Angelino Jolie, essendosi sputtanato abbastanza, non firma più nulla. Così Ghedini e Longo han dovuto riaprire il bazar mettendoci la faccia e il nome. Ogni   giorno la premiata ditta sforna una nuova schifezzuola per sondare il terreno e vedere l'effetto che fa: amnistia super o mini; indultino gigante o nano; prescrizione breve o media o lampo; portiamo tutto da Milano a Roma, o magari ci fermiamo a metà strada, tipo Orte; un bel lodino nuovo di pacca, anzi usato; valido per tutti, o solo per gli incensurati, o solo per Lui. Interessa l'articolo? Prezzi modici e trattabili. Roba che nemmeno Paolo Ferrari coi due fustini al posto di un Dash. Prima o poi riusciranno a piazzarlo, il Ghedash che lava più bianco. Tanto nessuno dice nulla e il Presidente firma tutto. O no?
(Vignetta di FEI)

(Voglioscendere)
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Quando scrive Travaglio non mi sento di commentare, dice tutto Lui e ne avanza.....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

sabato 31 ottobre 2009

A noi Nerone e Adolf ci fanno un baffo...

Catania, 30.10.2009

di Riccardo Orioles                                                                                                     

Catania capitale!



Sgombero experia
Sgombero experia
Nel giro di ventiquattr'ore a Catania succede che: uno dei più stimati professori dell'università viene sorpreso a ricattare una studentessa; il giornale che proteggeva i cavalieri mafiosi si mobilita per discolparlo; la polizia massacra a manganellate i ragazzi dell'unico luogo d'incontro dei quartieri popolari, rei di fare antimafia e antidroga in mezzo al regno dei boss. Altro che Norimberga del Terzo Reich: le régime, c'est nous! 


Sarà violenta Napoli, sarà cravattara Milano, sarà  marpiona Roma, ma quello che trovi qui a Catania non lo trovi in nessun'altra città d'Italia.. Altro che Marrazzo e altro che Berlusconi: qua i vecchi bavosi li mettono direttamente a far scuola di vita all'università. “O me la dai o  l'esame te lo scordi!”. E se quella reagisce, subito arriva l'altro vecchio bavoso (questo non professore ma pennaiuolo) e ti scatena una campagna che in confronto Feltri è un chierichetto. “Bottana! A quel povero professore! Proposte oscene e ribottanti, gli facesti!”.


E se invece di essere un vecchio bavoso sei una ragazza o un ragazzo normale, amante della vita, con voglia di fare sport, di cantare, ballare, stare allegro alla faccia dei boss? Prima o poi arriveranno le guardie a riempirti di legnate in testa e a chiuderti a suon di botte lo spazio sociale che hai faticosamente costruito in più dei quindici anni e che è l'unico spazio libero del tuo quartiere, l'unico in cui boss e spacciatori non possono mettere piede. Il che, nella città dei vecchi immafiositi e bavosi, è un gran reato. E pertanto, giù botte.


Come sono allegri e simpatici, i giovani di Catania. Potrebbero avere il paradiso in terra, e certe volte lo sanno. Potrebbero, se a comandare la loro città non fossero questi vecchi incartapecoriti e feroci, gocciolanti di bile, istintivamente nemici di tutto ciò che sia gioventù e divertimento. “Si deve soffrire, a Catania!”, sussurrano feroci. E giù bastonate, intrallazzi, a volte anche colpi di pistola.


Un “professore” come Elio Rossitto insegna regolarmente in questa università e ne è anzi una colonna. Un “giornalista” come Toni Zermo, che quindici anni fa aiutava i mafiosi a nascondere il delitto Fava, è ancora la principale firma dell'unico giornale della città. Bische, bordelli, spacci di cocaina, salotti-bene e benissimo, camere di compensazione degli appalti, mercati di carni umane d'ogni genere prosperano tranquillamente in questa città. I doposcuola dell'Experia, le giocolerie, le “officine popolari” di biciclette, quelle no, non possono essere tollerate, e vengono senz'altro distrutte d'autorità, chiuse con la fiamma ossidrica, murate col cemento.


“Anche voi poliziotti avete figli e fratelli qui nel quartiere...”. “Io, che ho imparato lo sport al Gapa e adesso l'insegnavo ai ragazzini qui all'Experia...”. “Non  avete nemmeno portato un'ordinanza, non è legale...”. “I quartieri hanno bisogno di sport e di giochi, non di violenza”. Seri e civili, i poveri di Catania, gli “estremisti arrabbiati” espongono le ragioni della civiltà contro i padroni della città. Non lasciateli soli.
(Liberainformazione)

*Ucuntu.org

venerdì 30 ottobre 2009

L'Angelino custode......

di Lirio Abbate

I rapporti con il figlio di Ciancimino, le accuse per i disegni che ostacolano la lotta alla mafia, la sua rete siciliana. Ecco chi è il ministro Alfano, fedelissimo di Berlusconi, che deve sistemare la questione giustizia

Quando il Cavaliere sentì pronunciare per la prima volta il nome di Angelino Alfano disse: "E chi è?". Era il 1999. Silvio Berlusconi all'epoca non conosceva ancora le doti dell'enfant prodige della politica siciliana. E nove anni fa, presentandosi a Villa San Martino, insieme al suo "padrino" Gianfranco Miccichè per spiegare che in Regione volevano fare il ribaltone, portando Totò Cuffaro nel centrodestra, Berlusconi incontrò i due siciliani tra la sala da pranzo e il giardino. L'anno dopo, però, la scrivania di Alfano era nell'ufficio accanto a quello del leader a Palazzo Grazioli. La stessa stanza in cui aveva lavorato a lungo Gianni Letta. Angelino era diventato deputato, ma anche il capo della segreteria politica di Berlusconi. Un fedelissimo. E per questo è un uomo di governo che non può riservare sorprese al suo premier. L'uomo giusto - per Berlusconi - alla guida del ministero della Giustizia. Il Cavaliere sembra aver un debole per i siciliani. In uno degli incontri ad Arcore gli chiese, sorpreso: "Ma davvero lei è siciliano? La sento parlare in italiano...".

Di Angelino dicono tante cose. Ma la democristianissima abilità nel tessere e tranciare alleanze negli ultimi due anni ha spezzato il cuore a Miccichè e a Stefania Prestigiacomo, per via del fatto che ormai il Guardasigilli è il vero padrone del Pdl in Sicilia.

Strettissimo è invece il legame con Schifani, tanto che in via del Plebiscito li chiamano "Angelino e Renatino". Alla vigilia dell'ultima campagna elettorale per la presidenza della Regione, Raffaele Lombardo viene preferito ad Alfano. Lui storce il naso e commissiona un sondaggio nel quale il 70 per cento dei siciliani ha un sogno solo, andare a cena con Angelino Alfano. E di pranzi e cene il futuro ministro ne ha fatte diversi con Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. I contatti tra l'enfant prodige e il "dichiarante" chiave nelle indagini sulle trattative tra Stato e mafia sono agli atti delle inchieste in cui Ciancimino è imputato. Contatti mediati dal palermitano Vincenzo Lo Curto, ex amministratore delegato di Biosphera spa - uno dei carrozzoni che gravano sui bilanci della Regione Sicilia - amico del parlamentare Dore Misuraca (Pdl). E attraverso Lo Curto e Misuraca, Alfano ha viaggiato pure sull'elicottero dell'Air Panarea, riconducibile per i pm sempre a Ciancimino. Secondo il figlio dell'ex sindaco, Alfano si sarebbe imbarcato sull'elicottero in due occasioni con la moglie, l'avvocato Tiziana Miceli, per raggiungere Panarea fra giugno e luglio 2004, insieme a Dore Misuraca e alla moglie. Viaggi che sarebbero stati pagati, secondo gli atti acquisiti dalla procura, da una società del figlio dell'ex sindaco mafioso. Dettaglio di cui però Alfano potrebbe non essere stato a conoscenza.


Ma Angelino, 39 anni, avrebbe cominciato a prendere il volo molto prima, decollando dall'agrigentino. Brucia le tappe in politica: eletto a 25 anni all'Assemblea regionale, poi parlamentare a Roma, nel 2005 diventa coordinatore di Forza Italia in Sicilia. Nell'estate di quell'anno, davanti al Consiglio nazionale del partito, Berlusconi presenta il suo trapianto di capelli come una nuova manifestazione della sua energia indomabile, la prova regina delle sue capacità quasi soprannaturali: "Ho vinto il cancro, ho vinto la calvizie. Questo vuol dire che chi crede ci riesce ". Alfano lo ascolta strabuzzando gli occhi. Sempre con ammirazione. Pensa alla sua pelata. Ai capelli folti che aveva al liceo. Pensa a quanto il premier tenga all'immagine dei suoi uomini. Così arriva l'idea di far anche lui un trapianto. E il consiglio su uno specialista al quale rivolgersi lo chiede direttamente a Massimo Ciancimino. Lui aveva sperimentato il trapianto qualche anno prima, e lo aveva confessato al deputato azzurro durante uno dei loro incontri. Così tre anni fa il futuro ministro della Giustizia viene indirizzato nello studio medico di un professore sulla Salaria a Roma. E il trapianto, senza bandana, viene eseguito.
(28 ottobre 2009)
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(L'Espresso)
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Se ci si sofferma un attimo a osservare quali ministri/sottoministri, segretari/sottosegretari e via dicendo, si può notare che, la maggioranza arriva dalla regione Sicilia. Infatti, come può fare un governo mafioso a governare senza l'appoggio della mafia..? Impensabile...! E il resto? Ministri padani che, al solo pensarci viene il voltastomaco. Questo è, il governo italiota. Cose da film dell'orrore.
Masaghepensu
(Ma se ci penso)



Un progetto eversivo su giustizia e informazione. Tutti insieme per gli articoli 21 e 101 della Costituzione.....

Articolo 21 - INTERNI

Un progetto eversivo su giustizia e informazione. Tutti insieme per gli articoli 21 e 101 della Costituzione


di Giuseppe Giulietti

Un progetto eversivo su giustizia e informazione. Tutti insieme per gli articoli 21 e 101 della Costituzione

Lo scorso 3 ottobre ci siamo ritrovati in tanti a piazza del popolo per difendere l’art.21 della Costituzione. Ora, con grande evidenza, ad essere minacciato è anche l’art. 101 che sancisce l'autonomia dei giudici. Ad essere è in discussione è la tradizionale divisione dei poteri: quello che è stato detto da Berlusconi a Ballarò sulla funzione della giustizia e dell'informazione rivela chiaramente la volontà di instaurare una repubblica presidenziale a reti unificate, accompagnata da un avvilimento e una riduzione del ruolo e della funzione dei poteri di controllo. Si tratta di un progetto tecnicamente e politicamente eversivo e che si pone fuori dalla legalità repubblicana e costituzionale. Per queste ragioni Art.21 rivolge un appello e promuoverà un incontro con tutte le forze politiche, associative e sindacali che vorranno condividere con noi il progetto di una grande manifestazione unitaria che metta insieme milioni di cittadini in difesa dei valori costituzionali minacciati.

lunedì 14 settembre 2009

Annozero, Santoro attacca: «Berlusconi agisce nell'ombra»

Il conduttore: «Manca poco più di una settimana al debutto e non c'è il contratto per Travaglio»

Santoro (Eidon)
Santoro (Eidon)
MILANO - Dopo lo slittamento per Ballarò di Floris in favore della diretta di Porta a Porta di Vespa sui terremotati di martedì sera, non accenna a placarsi la polemica in Rai. Questa volta è Santoto ad andare all'attacco. «Sappia Berlusconi, che continua a agire vogliaccamente nell'ombra, che, nel caso, non faremo passare tutto questo senza un'ultima battaglia: sarà il pubblico di Annozero a chiedere che il suo programma vada in onda», afferma il conduttore a conclusione del suo intervento a Repubblica Tv, dopo aver parlato del contratto di Marco Travaglio, dei rallentamenti burocratici per Annozero («Chi parla di lui, parla della trasmissione, sono la stessa cosa») e del caso Ballarò. «Manca poco più di una settimana al debutto e il direttore generale fa sapere, senza smentire, che il contratto non c'è ancora perchè deve esserci un approfondimento in Cda. Perchè il cda deve dibattere su Travaglio? È forse un delinquente, che non può esprimersi? Esiste una lista di giornalisti che non possono parlare? Non possiamo accettare - continua Santoro - questo gioco del direttore generale se non spiega il perchè: se c'è un problema dica quale è. Io sono stato abbandonato e con un grandissimo senso di responsabilità ho cercato soluzioni possibili per le quali vengo attaccato dai giornali di Berlusconi, mentre dico e ho sempre detto che senza Marco Travaglio non c'è Annozero».

LA SITUAZIONE - Santoro ricorda che la trasmissione non ha ancora una troupe operativa per fare le inchieste e il contratto del suo opinionista più importante è sub judice: «e noi accettiamo questo? E lo accetta il Consiglio? E il presidente di garanzia della Rai accetta questo che umilia la professionalità, che umilia la tv? Persone che non si sono mai occupate di tv in vita loro e che sono stati messi lì dal presidente del consiglio devono decidere della vita e della morte di operatori che da 20 anni costruiscono successi Rai, persone che hanno dato il sangue, che si sono occupate di mafia. E noi dobbiamo aspettare l'esito di un dibattito per sapere se Marco Travaglio ci sarà. Ma si sappia che parlare di lui è parlare di Annozero». Con Santoro c'è anche il consigliere d'amministrazione Nino Rizzo Nervo che spiega come non sia il Cda («Non è di sua competenza») a doversi occupare del contratto di collaboratori delle trasmissioni e che il direttore generale ha detto che riferirà di Travaglio al prossimo Cda. «È in atto in Rai, per volontà esterna, un'azione di terrorismo psicologico nei confronti di quelle diversità editoriali che ancora sopravvivono. Credo comunque che una forzatura su Travaglio alla fine non ci sarà e se ci fosse una forzatura sulla direzione di Raitre, allora la chiamata alla mobilitazione non sarebbe solo di Santoro». Per Rizzo Nervo, «il direttore generale sa cosa sarebbe successo se venerdì sera non avesse firmato i contratti per Bartolino e Dandini e anche i problemi nati con Fazio stanno per risolversi» e sulle nomine ricorda di avre votato senza problemi proposte in cui fosse una valenza professionale, come per Raisport e il Tg2. Per altre, visto che un cambio di vertice non comporta l'obbligo di cambiare tutto, sappiamo che il direttore generale ha il potere di fare proposte, ma sappia che devono essere coerenti e dimostrare che non nascono da intenzioni censorie, di soffocamento delle diversità editoriali, di normalizzazione della rete. Lo saprà? Voglio credere di sì, se no non ci sarebbe, da parte mia, solo una presa di posizione sdegnata«. Quanto a Floris e Ballarò, sia Rizzo Nervo sia Santoro sostengono che non si era in presenza di alcun evento straordinario, che solo potrebbe giustificare un cambiamento di palinsesto. »Evidentemente Vespa, specie in un caso come questo, non deve avere confronti (e se Ballarò poi lo battesse?). Vespa gestisce una forma di monopolio e sfugge a ogni confronto con al concorrenza di chi potrebbe fargliela«. E Rizzo Nervo aggiunge che » si è deciso che martedì sia una giornata di celebrazioni e allora anche una battuta di Crozza all'inizio di Ballarò può dare fastidio»


14 settembre 2009

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venerdì 11 settembre 2009

Odia il prossimo tuo...

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Vignetta di Natangelo
Vanity Fair, 3 settembre 2009


Mentre nel mare blu tra Malta e Lampedusa galleggiano ancora i cadaveri freschi dei nostri fratelli africani ci tocca ascoltare Umberto Bossi, due mogli, quattro figli, condanne per tangenti e vilipendio, vantarsi di essere un buon cristiano. Anzi un crociato. Pronto a varcare la soglia del Vaticano per offrire la propria fede - più qualche legge sul fine vita, più qualche spicciolo alla scuola cattolica, più qualche intoppo alla pillola RU 486 - per risarcire la Dottrina e i vescovi dalle commoventi intemperanze sessuali (e dalle bugie) del sultano di Arcore

Ci andiamo per un chiarimento - ha detto Bossi -. Per ricordare che la nostra matrice è cristiano cattolica”. Strana davvero questa matrice. Coltivata da un quarto di secolo tra gli alberi del fuoco delle foreste intorno a Varese, dove con rito celtico si sono sposati numerosi adepti tra cui i pluri ministri Calderoli e Castelli. Irrigata dalle acque di Eridano, il dio Po. Alla cui sorgente, ogni anno, la Lega innalza l’ampolla secondo un rito pagano di ere leggendarie, quando in Padania esisteva la nebbia, ma non ancora lo scontrino fiscale.

Siamo il baluardo contro l’islamizzazione dell’Europa dei banchieri”, assicurano i nuovi crociati. L’argine alla chiesa conciliare, cattocomunista e “alleata dei poteri forti”. I difensori dei crocefissi a scuola. I custodi della famiglia, delle tradizioni, del dialetto, dei giardini pubblici. Il presidio contro “l’invasione degli immigrati”. Verso i quali, come ha detto di recente Roberto Maroni, ministro dell’Interno “bisogna essere cattivi”. Usare il carcere, l’esercito, il mare. E poi, al massimo, il pentimento dopo la confessione.
ammalato di solitudini notturne. (Vignetta di Natangelo)

giovedì 10 settembre 2009

Teleomicidio della libertà d'informazione.

09 settembre 2009

di Irene Buscemi

Teleomicidio della libert� d'informazione Politica e media Ad alcuni giorni dalla manifestazione sulla libertà d'informazione, ecco alcune tappe dello scontro fra il Presidente del Consiglio e la stampa scomoda. Andando oltre il caso Boffo, ritorniamo su attacchi diretti, come quelli noti a Travaglio & C., e indiretti, come il boicottaggio tutto interno a viale Mazzini, a trasmissioni scomode come Report. E i tg stanno a guardare



Anche se l'affermazione può apparire parziale, è innegabile che chiunque voglia vedere qualche scampolo di sano giornalismo televisivo in Italia, che promuova inchieste, che si muova in un'area di pensiero laica, che non ceda a scandalismi beceri, non può che far riferimento alla terza rete del servizio pubblico: da Report alla testata giornalistica quotidiana.

Eppure, secondo indiscrezioni riportate da Aldo Grasso in un articolo sul Corriere della sera del 5 settembre, a Viale Mazzini stanno cercando di smuovere le acque nella "roccaforte comunista". Il direttore di rete, Paolo Ruffini, nonostante sia riuscito a salvaguardare la sua audience televisiva con il passaggio al digitale, potrebbe essere rimosso dal suo incarico. Stessa sorte pare incombere sul direttore del tg3.

Ma non si può che ricordare l'equilibrio con cui il telegiornale di Antonio Di Bella ha rispettato una normale completezza d'informazione (anormale per il nostro Paese) nel giorno in cui circolarono le prime notizie sull'inchiesta che lega il premier alle torbide vicende di Bari. A differenza del tg1 di Augusto Minzolini, non ha esordito con l'opinione del Premier su una vicenda non ancora raccontata, un lancio del servizio che ha fatto il giro degli utenti di Facebook come esempio di mala informazione. E non si è celato dietro una cronaca ispida e nebulosa, come hanno fatto i telegiornali della scuderia Mediaset. La escort Patrizia D'Addario affermava di essere stata pagata 2000 euro per passare una notte con Berlusconi e di avere le prove. Invece il giorno dopo i tg impazzarono sul "caso d'Alema".

Se l'80% degli italiani usa come principale mezzo di informazione la televisione e non fa il confronto tra testate diverse, non potrà rendersi conto che a volte la notizia non esiste in sé, ma in quanto materia manipolabile, argilla di parole.
Difficile che possa venire a sapere da un telegiornale che Daniele Luttazzi dopo 7 anni ha vinto la causa per diffamazione intentata da Berlusconi. Una querela comparsa a titoli cubitali su tutti i giornali, per la quale si richiedeva un risarcimento abnorme, pari a 41 miliardi.
Che le domande poste a Marco Travaglio, durante la puntata di Satyricon del 14 Marzo 2001, sono state giudicate dalla magistratura pertinenti e le risposte del giornalista documentate e basate su fatti reali.
E che Marcello Dell'Utri su cui verteva l'intervista, fondatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi, è stato poi condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Marco Travaglio verrà visto come un giornalista di parte. Nessuno dei tg più seguiti in Italia avrà selezionato quel dispaccio d'agenzia in cui si comunicava che l'associazione dei giornalisti tedeschi (DJY) l'aveva premiato per il coraggio dimostrato nella sua quotidiana lotta in nome della libertà di stampa. Un premio che solitamente viene assegnato a giornalisti scomodi, provenienti da paesi non democratici. Questo il merito: raccontare in nome dell'interesse pubblico e non cedere alla " scomparsa dei fatti", nel rispetto del diritto e dovere di cronaca, completezza, continenza (criterio legato al modo di comunicare, a garanzia dell'obiettività) e veridicità, secondo la giurisprudenza. Requisiti rispettati nelle puntate di Report di Milena Gabanelli, non solo a parere nostro ma anche della magistratura più volte chiamata ad esprimersi in merito.
I giornalisti della redazione hanno, in 12 anni, scavato come dei veri muckrackers a fondo e in lungo e largo nelle magagne italiane. Ma tutte le cause, intentate per diffamazione dai soggetti protagonisti dell'inchieste sono state vinte dalla trasmissione, non incidendo granché sui costi della rete. Voci insistenti circolate di recente sostenevano che la Rai avrebbe tolto la copertura legale ai giornalisti del programma. Risultato, i reporter dovrebbero lottare per qualsiasi vertenza in maniera autonoma e a loro spese. Vorrebbe dire che l'azienda diffida del loro operato, quando i fatti dimostrano il contrario. La Rai smentisce l'esistenza di "un caso Report" e afferma che nulla è stato detto in proposito. Nello stesso tempo il direttore di rete Ruffini, forse ignaro delle prossime mosse dirigenziali, si schiera a favore dei giornalisti freelance, considerati un patrimonio per l'azienda.

Qualche "scaramuccia burocratica" coinvolge anche la trasmissione Anno Zero su Rai2, la cui puntata di inizio stagione è prevista fra due settimane. Ma nessuno dei collaboratori, tra i quali anche Marco Travaglio, ha ancora stipulato un contratto con l'azienda e non è stato ancora dato il via agli spot che annunciano l'avvio della trasmissione. Insomma altra vicenda sospette da seguire per bene, insieme alle querele intraprese dal zelante Ghedini contro Repubblica e Unità. Chissà, alla fine i fatti potrebbero rivelarsi meno "comunisti" di quello che sembrano.

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Berlusconi, chi non è delle sue idee deve scomparire, più semplice di così..!! Ma quello che più mi preoccupa sono gli italiani, sembra faccia loro piacere fare da boia e da impiccati. Mi damando inoltre che abbiano nel cervello, segatura o semplicemente una dose considerevole di ignoranza. Vivo all'Estero e in un certo qual senso " l'utilizzatore finale""" non mi tocca in nessun senso. Mi rincresce per i miei compatrioti, coloro che proprio non lo votano. Per colpa di una maciata di scemi si troveranno con la cacca sopra la testa. Coloro che fanno parte del Partito delle Libertà hanno, senza dubbio, un tornaconto ma gli altri che lo votano che ottengono? Sarei proprio contento di saperlo.....

Masaghepensu (Ma se ci penso)


venerdì 3 luglio 2009

DIMETTETEVI VI: la Corte abbandonata.

2 Luglio 2009


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Il Presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni dopo quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l’autonomia dell’istituzione che rappresenta.
Ricordo, al Presidente Amirante, che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio.
Quello che chiediamo ad Amirante è di farsi garante della terzietà, dell’indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale.
L’incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove.
La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine, un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello d’allarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta.
Ricordo a Mazzella quanto gli studenti di giurisprudenza apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al ministro della Giustizia, che quella legge "ad personam" aveva promosso ed ordito.
Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull’autonomia della Consulta e sulla decisione che la Corte stessa dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, è l’unico beneficiario.

flash2.jpg "Segui il G8 su Idvstaff di Twitter"
Durante il G8 dell’8,9 e 10 luglio utilizzerò Twitter per tenervi aggiornati, in tempo reale, sugli eventi di L’Aquila. Non si sa mai, affidare il resoconto di quei giorni alle 6 reti del Presidente del Consiglio non offrirebbe un quadro veritiero ed esaustivo degli eventi. Potrete seguirmi accedendo in Twitter dopo esservi registrati aggiungendo l’account Idvstaff tra quelli da seguire. In alternativa, basterà accedere all’home page del blog, tra l’8 ed il 10 luglio, per vedrete pubblicate le notizie flash della giornata.
Antonio Di Pietro

martedì 30 giugno 2009

Napolitano, le notizie, il mare blu - voglioscendere di Marco Travaglio

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Vignetta di BandanasTutti gli anni il presidente Giorgio Napolitano compie gli anni. E quando lo fa, va a Capri. E quando è a Capri, passeggia. E quando passeggia esterna. Stavolta ha detto che per il bene dell’Italia bisognerebbe dare un taglio alle polemiche almeno fino alla fine del G8. Dice: “Capisco le ragioni della politica e dell’informazione, ma il mio auspicio in questo momento è di una tregua”. La Destra ha festeggiato la parola tregua e ha tradotto il “basta polemiche” con il “basta notizie, anzi gossip”. Trasformando l’innocua passeggiata di Napolitano in un auspicio al silenzio. Anzi in un viatico. Il che non ha migliorato l’umor nero (e l’eloquio) di Silvio Berlusconi che ne ha approfittato per moltiplicare le polemiche - i democratici sono morti, i complotti sconfitti, le pupe un’invenzione - ignorare le notizie, non rispondere alle domande, irridere i fatti, specchiarsi nel proprio trionfo farmacologico: “Il mio governo è il più stabile e il più forte dell’Occidente”.

Ma naturalmente né lui, né la destra hanno capito l’auspicio del Presidente. Il quale, compiendo 84 anni, e tenendosi ben saldo ai valori costituzionali che in una democrazia occidentale presidiano il sommo bene dell’informazione, ce l’aveva proprio con le polemiche e gli insulti tipo “grumi eversivi”, “odiatori”, “invidiosi”, “comunisti”, “mentitori”, “giudici a orologeria”. E che usando la parola “polemiche”, temperata dal panama bianco, dalla camicia slacciata, dal sole caprese, non intendeva “fatti”, notizie”, “indiscrezioni”, “testimonianze”, “rivelazioni” “dichiarazioni”, eccetera. Conoscendo bene la differenza tra le chiacchiere fatte di vento (e di politica) e le notizie.

Le quali continueranno a fluire liberamente e persino in modo speciale, proprio nei prossimi giorni, visto che sul palcoscenico del G8 attraccheranno non meno di 2 mila giornalisti stranieri accreditati. Nessuno dei quali si sognerebbe mai di ignorare la cronaca, fiorita in queste settimane su infiniti spunti, e tutti assai adatti ai tempi: l’inchiostro di Veronica Lario, i sorrisi di Noemi, il silenzio di Elio Letizia, le confessioni di Patrizia D’Addario, la paura di Barbara Montereale, gli attributi non intellettuali di Topolanek, il mistero delle 5 mila foto, l’attesa per un certo numero di registrazioni video e audio, i riscontri dell’inchiesta a Bari su malasanità, cocaina, prostituzione, la sentenza per la corruzione di Mills, lo sbriciolamento di Giampaolo Tarantini, la cena del premier a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella che dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità del Lodo Alfano, l’inchiesta a Milano sui diritti tv. Notizie. Neanche mezza polemica, proprio come auspica il nostro presidente Napolitano dal mare blu di Capri, auguri.
(Vignetta di Bandanas)

giovedì 18 giugno 2009

Dedicato alla Gelmini...!

ESPERIMENTO DIDATTICO

Elementari «tecno» per bimbi hi-tech

In una scuola britannica gli alunni studiano con computer, iPod e videocamere digitali

Uno degli alunni della scuola inglese vincitore per il progetto di un un veicolo fatto di mattoncini  di Lego
Uno degli alunni della scuola inglese vincitore per il progetto di un un veicolo fatto di mattoncini di Lego
MILANO - Scuole sempre più tecnologiche si affacciano nel futuro dell’istruzione europea. Tra i Paesi più all’avanguardia in questo campo c’è il Regno Unito, in cui di recente è stato reso noto un nuovo progetto di riforma scolastica per le scuole primarie, in cui verrebbero inseriti corsi di social network, blogging, podcast e consultazione di alcuni siti web come Wikipedia. In questo panorama si colloca perfettamente la neonata scuola ICT di Blackburn, dove i bambini imparano a fare film, utilizzano i giochi d’ingegno dell’iPod, rispondono ai quiz del computer non studiando le materie tradizionali ma apprendono ugualmente e senza nemmeno rendersene conto.

LEZIONI BREVI E HI-TECH - Come riporta l’inviato del Telegraph in visita alla scuola elementare Redeemer Church of England, qui i piccoli alunni, a partire dai 5 anni, sono perennemente alle prese con strumenti tecnologici di ogni tipologia. E si trovano perfettamente a loro agio. Poiché l’attenzione dei bambini dura in media 5 minuti, ogni attività si protrae al massimo per un quarto d’ora, e a quanto pare questo fa sì che il coinvolgimento degli allievi duri più a lungo. Non esistono le materie tradizionali, come storia o geografia, ma si insegna piuttosto «conoscenza e comprensione del mondo». Vengono stimolate le capacità artistiche, l’inventiva ma anche la conoscenza e i ragionamenti, mettendoli alla prova con appositi giochi e quiz interattivi, o ancora imparando a destreggiarsi con le applicazioni dell’iPod come Knots o Tiki-Lite, in cui si fa avanzare una scimmia lungo un percorso solo rispondendo correttamente a una sequenza di domande. I bambini usano dei dispositivi portatili anche per rispondere alle domande degli insegnanti: in questo modo i professori sanno immediatamente chi ha risposto che cosa e valutano la comprensione di ogni alunno. Le lezioni si svolgono in un’unica grande aula, in cui ci sono anche aree destinate alla consultazione dei libri e alle attività manuali. Eppure in questa situazione apparentemente ingestibile, tutto funziona perfettamente: «Imparano senza nemmeno saperlo» afferma l’insegnante Gill Ross, che gestisce la classe insieme a un collega e due assistenti.

RINOMATA NEL MONDO - La Redeemer Church of England è stata valutata la migliore scuola ICT (Tecnologie di informazione e comunicazione) nel Paese. Quattro dei suoi studenti, tutti di dieci anni, hanno vinto un concorso di ingegneria informatica a livello nazionale, programmando un veicolo fatto di mattoncini Lego in modo da fargli fare determinate manovre nel minor tempo possibile. Tutto questo con un investimento negli ultimi cinque anni di 40 mila sterline (47 mila euro circa), spesa contenuta attraverso l’affitto dei materiali e la promozione della scuola come esempio di eccellenza. Studiosi di pedagogia vengono qui da tutto il mondo e la Apple stessa ne ha fatto un centro di prova, fornendo agli studenti i suoi prodotti perchè vengano testati.

Valentina Tubino
18 giugno 2009
(Corriere della Sera)

mercoledì 17 giugno 2009

Ostellino, il Cavaliere e la Contessa



Interrompo il lungo digiuno involontario che mi ha tenuto lontano dal blog per segnalare ai lettori una vera perla.

L'intervista concessa oggi da Piero Ostellino a Guido Mattioni del Giornale va letta per intero. Il titolo declama: "Il premier come Cavour per tornare tra i grandi". E' virgolettato e, anche se è una piccola forzatura formale perché la frase alla lettera non si ritrova nel testo, è sostanzialmente fedele al pensiero dell' "inguaribile grande liberale" intervistato.
Ostellino sostiene che se è vero che il nostro paese "non potrà mai essere considerato alla stessa stregua di nazioni come Francia, Germania o Gran Bretagna" tuttavia Berlusconi è in grado di colmare il divario "per la sua intrinseca personalità, per quel suo essere un uomo di straordinarie capacità relazionali". Su questa base potrà svolgere un ruolo decisivo per collocare l'Italia in uno strategico ruolo di mediazione tra i grandi.
E per farsi capire Ostellino chiede e ottiene di poter avanzare un paragone storico. Testuale: "Il paragone è che oggi, su questo scenario, il ruolo di Berlusconi e del nostro Paese ricorda molto quello - e fu straordinario - esercitato dal Conte di Cavour facendo appunto giocare l'Italia in posizione di forza tra le grandi potenze dell'epoca."
Ogni commento è superfluo. Si potrebbe ricordare a Ostellino che le straordinarie capacità relazionali Cavour le delegava tutte alla Contessa di Castiglione e alla sua particolare inventiva diplomatica.

Pancho Pardi

(17 giugno 2009)
(Micromega)

lunedì 15 giugno 2009

Il ventre mediocrissimo della società italiana.

Il ventre mediocrissimo della società italiana

di Emilio Carnevali, da Liberazione, 13 giugno 2009

Su Silvio Berlusconi, sulle sue vicissitudini giudiziarie, sull'opaco periodo della formazione dell'impero economico di cui è a capo, sui torbidi rapporti da lui intrattenuti - direttamente o indirettamente - con organizzazioni criminali e società segrete, insomma su tutto ciò che c'è "dietro e sotto" il potere politico ed economico del Presidente del Consiglio è stato versato un fiume di inchiostro.
Più raramente nel nostro Paese ci si è invece dedicati alla decostruzione di ciò che c'è "davanti" al fenomeno Berlusconi, a quella soft-power che accompagna l' hard power mediatico-finanziario e che costituisce il vero segreto del suo straordinario successo, tanto più complesso ed indecifrabile (attraverso le lenti dell'indignazione del "colto progressismo borghese") quanto più sguaiatamente ostentato.
In queste settimane nelle quali l'esplosione del "Casoria-Gate" ci ha proposto un ulteriore, ennesimo spiraglio della vita segreta del "Sultano" sottratta all'occhio del comune mortale, viene da chiedersi quale rivelazione clamorosa, quale scatto fotografico rubato potrebbe mai eclissare ciò che invece è stato detto alla luce del sole da Berlusconi quando ad esempio - commentando dei casi molto ravvicinati di violenza sulle donne - il Presedente del Consiglio affermò: «Non è che si può pensare di mettere in campo una forza militare spaventosa per evitare gli stupri. Dovremmo mettere tanti soldati in strada quante sono le belle ragazze italiane». Quale squallore potrebbe mai essere improvvisamente rivelato - viene da domandarsi sfogliando i quotidiani di questi giorni - che surclassi la considerazione dello stupro quasi come una conseguenza dell'avvenenza femminile?
All'inizio anni '60 Umberto Eco ha scritto una celeberrima Fenomenologia di Mike Buongiorno in cui rintracciava le radici profonde del successo di questo personaggio nella sua "mediocrità assoluta" grazie alla quale «lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti».
Oggi Pierfranco Pellizzetti ha applicato lo stesso metodo - l'analisi della realtà husserlianamante osservata "così come essa si dà" - al fenomeno-Berlusconi con la sua Fenomenologia di Berlusconi , Manifestolibri, presentazione di Furio Colombo, pp. 128, euro 14.00. Sull'asse Buongiorno-Berlusconi (fra i due è per altro intercorso un lunghissimo, e tutt'altro che casuale, sodalizio professionale) è possibile infatti rintracciare, scrive Pellizzetti, «la dimostrazione più vistosa delle profonde mutazioni avvenute, in questi anni, nel ventre mediocrissimo della società italiana»: «il passaggio dal mediocre banale al mediocre mannaro». Espressione fulminante che coglie quel complesso intreccio di arcaicità e ipermodernità, provincialismo e americanofilia, istinto predatorio e cameratismo strapaesano, smodata ricchezza e volgarità plebea che costituisce il cuore del berlusconismo come fenomeno antropologico e culturale prima ancora che politico. Il saggio di Pellizzetti analizza con estremo rigore questa mediocrità nel momento in cui essa - dopo le grandi trasformazioni degli anni '80 - è giunta a trasformarsi nell'egemonia di un ceto sociale, la "neoborghesia rampante", «che si identifica nel capo perché vi riconosce, elevati all'ennesima potenza, tutti i tratti del proprio carattere: la puerilità capricciosa che si pretende legibus soluta e il mammismo vittimistico, lo sberleffo cialtrone che si trasforma facilmente in lamento autocompatitorio», l'intimo razzismo che «balza fuori dal guscio stereotipato dall'italiano brava gente tutte le volte che questo viene a contatto diretto con l'altro dalla pelle un po' più scura».
La grande forza politica del berlusconismo è quindi scaturita dall'unione fra la solidità degli interessi materiali del nuovo blocco sociale che Berlusconi ha saputo radunare attorno a sé (quell'alleanza tra "impauriti ed abbienti" che dall'America di Reagan e Bush fino all'Italia dei giorni nostri ha «prodotto l'attacco sistematico allo stato sociale e uno stratosferico trasferimento di ricchezza alla fascia più alta del privilegio») e la potenza evocatrice di un uomo simbolo che nella propria autocelebrazione si fa epopea nazionale. La straordinaria capacità mobilitatrice di questa unione fra gli interessi e il sogno (per quanto ad una consistente parte dei cittadini italiani, fra cui presumibilmente i lettori di questo giornale, questo sogno appaia più come un "incubo") non può essere ignorata non solo per comprendere il "fenomeno Berlusconi" ma anche per organizzare strategie di resistenza e controoffensiva all'altezza della sfida che abbiamo di fronte.
Se infatti la sinistra vorrà tornare a contendere a Berlusconi e al suo blocco sociale la "presa" sul Paese dovrà avere una simile capacità di parlare allo stesso tempo agli interessi e al cuore della propria gente. Con due enormi difficoltà in più rispetto al proprio antagonista: essa non ha la potenza di fuoco mediatico-finanziaria di Berlusconi e in più il ventre profondo del Paese è orientato allo stato attuale in tutt'altra direzione. Per questo convincono poco - ma queste sono considerazioni che esulano dal discorso sviluppato da Pellizzetti nel suo libro - gli appelli al protagonismo di una società civile incorrotta contro le nefandezze della casta politica della sinistra. Le veline e le ronde non sono anch'esse "società civile"?

(15 giugno 2009)
(Micromega)

venerdì 29 maggio 2009

Speciale Elezioni Europee 2009

Argentino: Crisi, è emergenza sociale. Ma il governo fa solo propaganda<-----Clic...grazie.

(candidato per la lista Rifondazione Comunisti Italiani)


ciro_argentino_29_05_09

lunedì 18 maggio 2009

Saramago: Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?

Micromega

di José Saramago, da cuaderno.josesaramago.org, traduzione di Laura Franza

Duemila e cinquanta anni fa, giorno più giorno meno, in un’ora simile a questa, il buon Cicerone stava gridando la sua indignazione nel senato di Roma o nel Foro romano: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”, e chiedeva una volta di più al vigliacco cospiratore che aveva voluto ucciderlo per impadronirsi di un potere al quale non aveva alcun diritto. La Storia è tanto prodiga, tanto generosa, che oltre a darci eccellenti lezioni sull’attualità di alcuni eventi d’altri tempi, ci lascia anche, per nostro uso, alcune parole, alcune frasi che, per una qualche ragione, hanno finito per gettare radici nella memoria dei popoli. La frase che ho citato prima, fresca, vibrante, come se fosse stata pronunciata un attimo fa, è senza dubbio tra quelle. Cicerone fu un grande oratore, un tribuno di enormi mezzi espressivi, però è interessante notare come in questo caso abbia preferito utilizzare termini tra i più comuni, che avrebbero potuto uscire dalla bocca di una madre che rimprovera il figlio irrequieto. Con l’enorme differenza che quel figlio di Roma, quel tale Catilina, era un mascalzone della peggior specie, sia come uomo che come politico.
La Storia d’Italia per qualcuno è sorprendente. E’ un lunghissimo rosario di geni, pittori, scultori o architetti, musicisti o filosofi, scrittori o poeti, miniatori o artisti, un numero senza fine di gente sublime che rappresenta quanto di meglio l’umanità ha pensato, immaginato, fatto. Non mancano certo le catiline di caratura più o meno forte, però nessun paese ne è esente, è una lebbra che tocca a tutti. Il Catilina di oggi, in Italia, si chiama Berlusconi. Non ha bisogno di dare la scalata al potere, perché è già suo, ha abbastanza denaro per comprare tutti i complici di cui ha bisogno, compresi giudici, deputati e senatori. E’ riuscito nell’impresa di dividere il popolo italiano in due parti: quelli cui piacerebbe essere come lui e quelli che già lo sono. Adesso promuove l’approvazione di leggi discriminatorie in modo assoluto contro l’immigrazione illegale, si inventa pattuglie di cittadini per collaborare con la polizia nella repressione fisica dei migranti senza documenti e, colmo dei colmi, proibisce ai figli di padri immigrati di essere iscritti nei registri civili. Catilina, quello storico, non avrebbe fatto di meglio.
Dicevo prima che la Storia d’Italia per qualcuno è sorprendente. Per esempio, sorprende che nessuna voce italiana (almeno che io sappia) abbia ripreso, adattandole ma di poco, le parole di Cicerone: “Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?”.
Bisognerebbe provarci, magari si avrà qualche risultato e magari, per questo o per qualche altro motivo, l’Italia tornerà a sorprenderci.

(15 maggio 2009)

martedì 12 maggio 2009

Mentana racconta l'addio a Mediaset:........

«passionaccia» uscirà il 13 maggio (rizzoli). vanity fair ne anticipa un capitolo

«Un gruppo che è un comitato elettorale»

Il giornalista pubblica la sua lettera (inedita) scritta a Confalonieri, nel suo primo libro

La copertina di «Vanity Fair» in uscita il 13 maggio
La copertina di «Vanity Fair» in uscita il 13 maggio
MILANO - «La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine... Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo... Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi». Sono le parole della lettera - mai resa nota - che Enrico Mentana scrisse a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, dopo una cena con i vertici di Mediaset e tutti i suoi direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi. La pubblica nel suo primo libro, Passionaccia (Rizzoli), in uscita il 13 maggio.

L'ANTICIPAZIONE - A Vanity Fair, che gli dedica la copertina - in edicola dal 13 maggio - Mentana anticipa un capitolo del libro e risponde a molte domande rimaste senza risposta. Su quella notte («Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi»), su come Confalonieri lo convinse a restare, e sul perché il 9 febbraio scorso, la sera della morte di Eluana, l'azienda scelse invece la rottura.

Lei scrisse a Confalonieri perché tra di voi c’era un rapporto speciale. Era stato lui a difenderla ogni volta che qualcuno aveva chiesto la sua testa. Perché, allora, lo scorso febbraio ha smesso di stare dalla sua parte?
«Non lo so. Ma sa qual è l’aspetto della nostra “rottura” che mi è dispiaciuto di più? In questi mesi, Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze».

Motivo di più per chiedersi perché.
«Evidentemente o lui o l’azienda hanno ritenuto che la misura fosse colma. Si saranno chiesti: è più importante stare tranquilli o tenerci Mentana?». E si sono dati una risposta nel giro di poche ore. «Il punto è che io mi sono dimesso da direttore editoriale, dopodiché loro mi hanno licenziato da conduttore di Matrix. Mi ha sorpreso la determinazione a troncare – senza dialettica, e senza neppure il coraggio di dirmelo in faccia – un rapporto che durava da 17 anni».

Con Mediaset c’è tuttora un contenzioso aperto.
«Ho presentato una richiesta di reintegro al Tribunale del lavoro. La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Dopodiché, anche se dovessi vincere, Mediaset potrebbe “risolvere” immediatamente il contratto. Ma voglio che siano loro a dire che mi mandano via. Mi interessa fare chiarezza in un rapporto che è stato importante: a Mediaset, ho fatto nascere dal niente un telegiornale, l’ho diretto per 13 anni, l’ho portato a essere il primo del Paese, ho creato una trasmissione, Matrix, che dopo tre anni e mezzo era il più seguito programma informativo in seconda serata... È giusto che tutto questo abbia un finale chiaro».

In 17 anni, quante volte Silvio Berlusconi ha chiesto la sua testa?
«Parecchie. A volte, però, si chiede la testa di qualcuno per non ottenerla. È uno “sfogatoio”, un modo per marcare il territorio».

Del suo impegno politico da ragazzo parla nell’ultimo capitolo del libro. Ricorda gli scontri tra autonomi e polizia, nel maggio 1977 a Milano, che portarono all’uccisione dell’agente Antonio Custra. E svela una notizia inedita riguardo all’inchiesta.
«Nel 1987, un magistrato milanese aveva riaperto le indagini su quell’omicidio, scoprendo che a uccidere Custra era stato Mario Ferrandi, detto Coniglio. Lui stesso fino a quel momento non aveva mai sospettato di aver sparato il proiettile responsabile dell’assassinio, ma, messo di fronte alle perizie, collaborò immediatamente con il giudice istruttore Guido Salvini. Nessuno prima di me ha mai svelato che Ferrandi e Salvini erano stati amici. Loro stessi non lo hanno mai detto. Io lo so perché tutti e tre avevamo fatto militanza insieme in un gruppo anarchico, da liceali, all’inizio degli anni Settanta».

Il video non le manca?
«No. Sarà che mi sentivo a rischio e che, quindi, ero psicologicamente preparato a fermarmi. Soprattutto dopo la vicenda Di Pietro». Che lei invitò spesso in trasmissione – l'ultima volta il 3 febbraio, sei giorni prima del lunedì di Eluana – nonostante le avessero chiesto di non invitarlo più.

Fu Confalonieri in persona a domandarglielo?
«Sì. Del resto, che tra Di Pietro e il pianeta Berlusconi ci sia della ruggine non è un segreto».

Cose che avrebbe voluto e che non è ancora riuscito a fare?
«Avrei voluto condurre una bella puntata di Matrix sulla morte di Eluana».


12 maggio 2009

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E così prima o poi la verità vien sempre a galla, come la " cacca ". " Lui " grande capo della nuova P3, sarà prima o poi, chiamato a rendere conto di tutto, fatti e mosfatti. Spero solo che, insieme a lui vengano chiamati anche tutti gli altri che, come capitò a Previti, gli tennero il sacco mentre rubava.

Masaghepensu


Europee, Salvatore Borsellino: Voterei per Rita, ma non per il PD

L’ordine infame.


di Raniero La Valle, da ranierolavalle.blogspot.com/

L’Italia sta vivendo una tragedia. Perché da un lato il presidente del Consiglio offre materia da avanspettacolo e i suoi avvocati in TV ne difendono il diritto ai lazzi, dall’altro il suo ministro degli Interni dà al Paese un volto feroce che getta la gente nel pianto.
Quello che è avvenuto sulle due motovedette della marina che andavano a scaricare i profughi in Libia, e che gli stessi militari hanno raccontato (ma uno di loro ha detto che mai oserà raccontarlo ai suoi figli), scrive una pagina d’infamia nella storia del nostro Paese.
Ha detto uno dei protagonisti che è stato “l’ordine più infame” che abbia mai eseguito.
Era appunto per questo che avevamo fatto in Parlamento la legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare: perché nessuno fosse costretto a eseguire ordini infami.
Ma è proprio per far fuori l’obiezione, che hanno tolto l’obbligo militare e preso i militari per denaro, sicché nessuno più possa obiettare ma solo venir meno a un contratto, perdere il lavoro e andare in mezzo a una strada.
Ora deve essere chiaro che questa infamia non ricade tanto su chi ha eseguito gli ordini, e non è nemmeno solo della Lega, che quegli ordini ha voluto e impartito, ma ricade su tutto il Paese: perché la Lega non solo è al governo, ma ha le chiavi del governo, è una sola cosa per confluenza di interessi col presidente del Consiglio, ha il comando delle forze dell’ordine, sia militari che civili, ed esprime pertanto al massimo grado la politica italiana, non nella sua continuità, ma nel suo cambiamento, avendo lo stesso ministro Maroni definito come una svolta storica l’eroica operazione navale del Mediterraneo.
Per questo cambiamento bisogna trovare una parola nuova, tanto è nuova una politica che nell’Italia repubblicana mai aveva tirato su qualcuno per schiacciarlo, mai aveva atrocemente ingannato degli infelici che credevano di essere stati salvati, mai aveva infierito su uomini vinti, donne incinte e bambini innocenti reduci da cinque giorni d’inferno senza acqua né cibo su barconi diretti ma mai arrivati in Europa.
La parola che definisce questa nuova fase della politica italiana (che non si attua solo per mare) è “crudelizzazione”. Vuol dire che la nostra politica non solo è inadeguata, fatua ed ingiusta, ma sta diventando crudele. E sta diventando crudele proprio perché è inadeguata, frivola ed ingiusta: perché lascia che l’Italia si impoverisca senza fare niente, perché non difende e nemmeno prende in considerazione il diritto al lavoro, perché non gliene importa niente di chi non ha casa, perché promette miracoli ai terremotati ma i soldi non li dà perché li aspetta dalle lotterie e non dalle tasse, perché butta fuori dalle scuole che non sono dell’obbligo i giovani clandestini preferendoli sui marciapiedi piuttosto che in classe; e tutto ciò crea un senso di insicurezza e di malessere nei cittadini, fomenta l’idea che sia dato agli stranieri quello che hanno perduto loro e scatena la guerra tra poveri. Perciò dovrebbero andare insieme politiche di sviluppo e politiche di accoglienza. E dove il diritto non è ancora in grado di comprendere le nuove realtà, è la politica che lo deve fare.
E questo chiama in causa l’Europa.
Perché i migranti, i richiedenti asilo che si affidano al mare è in Europa che vengono. Se noi li respingiamo, è l’Europa che li respinge. Dice Fassino che è proprio questo che vuole l’Europa. Ma allora bisogna cambiare l’Europa, per questo sono importanti le elezioni europee. Dovrebbe essere lei la prima a sanzionare e a impedirci comportamenti lesivi dei diritti umani degli stranieri. E questi dovremmo smettere di chiamarli “extra-comunitari”, cioè di definirli mediante un’esclusione, un non-essere. Se l’unità europea divide gli esseri umani in comunitari ed extracomunitari, vuol dire che essa stessa non è una comunità, è un bantustan, una fortezza, un apartheid. Se abbiamo fatto un mondo globale, l’Europa non si può salvare da sola. Se si fa conoscere come crudele, subirà crudeltà, se non farà giustizia agli altri non troverà giustizia per sé.

(11 maggio 2009)

(Micromega)
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Sembra si ci trovi su una via senza ritorno. E per questo che ci si deve domandare, che provvedimenti bisogna prendere per poter far fronte all'evidenza? In caso di grave malattia i medici dicono: a mali estremi, estremi rimedi. Non si deve dimenticare di prendere in considerazione eventuali conseguenze
che, nei momenti attuali, possono anche essere molto seri. Sessant'anni fa tutto più facile ma ora? Al Lanternino di Diogene, si sta spegnendo la fiammella? Il Secolo scorso passa alla Storia come quello
degli Eroi, passerà questo come quello dei vigliacchi rincoglioniti?
Masaghepensu
(Ma se ci penso)

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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