domenica 21 marzo 2010
sabato 20 marzo 2010
Sono stato bannato..?
Oggi 20 Marzo 2010, non riesco più ad entrare nel mio Blog su Splinder. Sono stato "bannato"...?Se si, bella la democrazia in cui si vive in Italia. Masaghepensu (Ma se ci penso)
Domando, a chi leggesse, di controllare se, dal Suo PC riuscisse a collegarsi con: Masaghepensu.Splinder.com
Grazie in anticipo per la cortesia....
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Masaghepensu
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mercoledì 13 gennaio 2010
Quando Schifani faceva l’autista.....
“IO, RENATO, TOTÒ CUFFARO E QUEGLI INCONTRI AL BAR” di Marco Lillo
Per capire chi è Massimo Ciancimino bisogna passeggiare con lui tra il Pantheon e piazza di Spagna, dove ha abitato con il padre quando don Vito era agli arresti domiciliari. Le migliori boutique, da Cenci a Car Shoe, se lo contendono. I vip e i politici, magari un po’ sfuggenti ora che è famoso, lo salutano. Nei ristoranti alla moda, come Maccheroni o Riccioli Caffè lo accolgono come un’autorità e lo abbracciano chiedendogli del piccolo Vito, il bambino che porta il nome del famigerato nonno sindaco mafioso e assessore all’urbanistica del sacco di Palermo.
Massimo Ciancimino, prima di essere arrestato nel 2006 con l’accusa di aver riciclato il tesoro del padre era un rampollo della “Palermo bene” che lo apprezzava proprio per le stesse ragioni per i quali i pm volevano arrestarlo. Nonostante il padre fosse stato condannato per mafia, gli avvocati in cerca di clienti e le belle figliole in cerca di sistemazione mormoravano al suo passaggio: “Il padre gli ha lasciato un patrimonio di centinaia di milioni di dollari in Canada”. Lui non faceva nulla per smentire la leggenda e parcheggiava il suo Ferrari sul molo per poi salire su un fuoribordo Itama 55 con il quale incrociava tra le Eolie e le Egadi. Democristiani e forzisti lo consideravano un amico. E ora lui sta riversando ai magistrati tutto quello che ha visto e sentito in tanti anni passati a cavallo tra mafia e politica. Davvero imperdibile il verbale del 22 dicembre scorso nel quale Ciancimino jr racconta ai pm come ha conosciuto Cuffaro e Schifani: “Nel 2001, avevo incontrato l’Onorevole Cuffaro a una festa elettorale.... poi mio padre mi ha ricordato che faceva l’autista all’ex ministro Calogero Mannino quando pure io accompagnavo mio padre alle riunioni. Poi ho ricollegato: quando accompagnavo mio padre dall’onorevole Salvo Lima (prima in rapporti con i boss e poi ucciso nel 1992 dalla mafia, secondo i pentiti Ndr) spesso rimanevamo io fuori dalla macchina e c’era Renato Schifani che guidava la macchina a La Loggia (non Enrico ma il vecchio Giuseppe, importante politico Dc eletto presidente della Regione Sicilia e poi deputato Ndr). Io rimanevo con mio padre e Cuffaro guidava la macchina a Mannino. Diciamo i tre autisti erano questi. Oggi ovviamente gli altri due hanno fatto ben altre carriere, io no. Andavamo a prendere cose al bar”. E poi la chiusa da attore consumato: “C’è chi è più fortunato nella vita!”. Non c’è da scandalizzarsi se, come ha raccontato Lirio Abbate, è stato proprio il figlio di don Vito a consigliare ad Angelino Alfano quando non era ancora ministro ed era ancora calvo, un professore in grado di restituirgli la chioma con un trapianto. Il fatto è che Massimo Ciancimino è simpatico e maledettamente sveglio. Con un padre padrone che dava ripetizioni a Provenzano al mattino e lo legava alla catena alla sera per frenare la sua irrequietezza, ha dovuto tirare fuori presto la sua personalità. Mentre il fratello più grande studiava per il concorso in magistratura (fallito all’orale), lui pensava a fare soldi. Quando lo arrestano aveva appena ceduto la quota ereditata dal padre nella società che si occupava della metanizzazione in Sicilia (con la benedizione dei boss). L’altra socia era la nuora di un procuratore antimafia. E molti politici di Forza Italia avevano ottenuto finanziamenti grazie a quella società. Dopo l’arresto tutti lo mollano. Il giovane Ciancimino si sente tradito e, dopo la condanna in primo grado, comincia a raccontare una parte di quello che sa. Si dice che la parte più interessante dei verbali sia ancora coperta da omissis. E che lì si parli anche di un certo Silvio Berlusconi.
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Masaghepensu
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mercoledì 9 dicembre 2009
TRASMISSIONI ITALIANE - LA MAFIA E BERLUSCONI: 25 ANNI DOPO DICONO LE STESSE COSE....
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martedì 1 dicembre 2009
SCENDILETTA di Marco Travaglio....
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Masaghepensu
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12:20:00 AM
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lunedì 30 novembre 2009
A DOMANDA RISPONDO IN MEMORIA DELL’ANTIBERLUSCONISMO...
Caro Colombo, ancora una volta si risente il vecchio invito: “Abbassare i toni”. Questa volta lo dicono Nicola Mancino, vicepresidente del Csm – dunque una raccomandazione ai giudici – e Renato Schifani, presidente del Senato e, Dio non voglia, seconda carica dello Stato. Dunque una ammonizione a tutti gli italiani. Prima domanda: che cosa vuole dire, visto che in giro non c’è nessuno che grida? Seconda domanda: come si realizza il capolavoro che riesce sempre a far dire la stessa sorprendente frase da uno di qua e uno di là, purché siano voci autorevoli?
RISPOSTA alla prima domanda. La frase “adesso abbassiamo i toni” ha un significato molto diverso. Detta “di qua” (che vuol dire cultura estranea alla maggioranza governativa), vuol dire scegliere come strumento di opposizione, o comunque di differenziazione, la pazienza piuttosto che la resistenza. E’ una scelta legittima, ormai radicata nei quindici anni di egemonia berlusconiana, ma, occorre dire, una scelta sempre perdente. Tu taci. I cittadini non ti notano, e non ti votano. Essi governano. Detto “di là” (dalla parte della maggioranza di potere) significa “ragazzini lasciateci lavorare. Noi siamo i migliori, perché qualcuno dovrebbe farci perdere tempo?”. Come si vede, quando la raccomandazione è comune, i toni bassi sono una invocazione che deprime l’opposizione e dà autorevolezza a chi governa. Le frasi sono identiche ma il significato è opposto. E’ utile a una parte sola. Risposta alla seconda domanda.
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venerdì 27 novembre 2009
BANCHE E PROFITTI: QUANDO LA FINANZA SI MANGIA L’INDUSTRIA....
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Masaghepensu
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3:40:00 PM
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L’ITALIA? È FRITTA ..!!.........
di Silvia Truzzi
Rumori francesi, italici echi. Come si fa a far parlare la stampa italiana di un caso italiano con protagonisti italiani? Se ne scrive Oltralpe, naturalmente e nient’affatto lapalissianamente. Il tam tam è partito dalla terra di Montesquieu, dove in questi giorni ci si occupa di una maxi richiesta di risarcimento danni indirizzata ad Antonio Tabucchi. Mittente: Renato Schifani, offeso da un pezzo firmato dallo scrittore e apparso sull’Unità. L’appello – lanciato dall’editore Gallimard su Le Monde e sottoscritto da intellettuali, premi Nobel e giornalisti di tutto il mondo – s’intitola “Nous soutenons Antonio Tabucchi”. Beffardo destino o lungimirante profezia dell’autore di “Sostiene Pereira”.
(Il Fatto Quotidiano 27 Nov.09)
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1:19:00 PM
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giovedì 26 novembre 2009
IL FATTO POLITICO Le rese dei conti....
L’ipotesi di elezioni anticipate è scomparsa da ogni orizzonte, ma le tensioni dentro la maggioranza sembrano molto maggiori rispetto a qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi sembrava così tentato dal voto da suggerire a Renato Schifani di invocare le elezioni in caso di uno sfaldamento della maggioranza. Ricapitolando le ultime: lo scontro tra le due anime del Pdl in economia è sempre più forte. Ieri la guerra tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta, ormai anche su un piano personale, ha assunto nuovi toni, con il ministro della Funzione pubblica che ricorda a tutti che il collega dell’Economia non è un economista (poi cerca di ridimensionare, spigando che non c’era polemica). E alla fine del percorso parlamentare
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Ma guarda che bel casino..madama Dorè...ma guarda che bel casinoooo....E che altro si può dire...!?
Masaghepensu
(Ma se ci penso)
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mercoledì 25 novembre 2009
STORIE SICILIANE E DI DENARO...
Parla Maria Antonietta Aula, ex moglie di Antonio D’Alì La politica nella terra di Cosa nostra
GIRA E RIGIRA tra le mani quei biglietti Maria Antonietta Aula. Una signora alta e bionda con gli occhi celesti e una cortesia d’altri tempi a delinearne i tratti. Famiglia della borghesia trapanese, è stata dall’età di 24 anni, per oltre vent’anni, la moglie del senatore del Pdl Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente, ex sottosegretario all’Interno, proprietario della Banca Sicula, poi ceduta alla Comit. La signora Aula è una donna che fatica ancora a rendersi conto di ciò che è scivolato davanti ai suoi occhi lasciando domande senza risposta. Risposte che non cessa di avere, visto che ci si dimentica solo di ciò che si chiede perché è poco importante, ma che, a tratti, vorrebbe smettere di cercare per liberarsi di un tempo ormai perduto. “Li ho ritrovati mettendo a posto le carte” dice mostrando i biglietti. “Congratulazioni. Francesco Messina Denaro e famiglia”. Un cognome che fa sobbalzare. Francesco Messina Denaro, capomafia di Castelvetrano, trovato morto nel ‘98 nelle campagne durante la latitanza, cadavere che la moglie, davanti
IL REGALO DI NOZZE DI MESSINA DENARO
“Non lo avevo mai visto, non c’era accanto al vassoio d’argento massiccio, costato sicuramente oltre un milione, che Tonino portò a casa mia per esporlo accanto agli altri regali di matrimonio”, racconta. Divorziata da sei anni. A 55anni,MariaAntoniettaAula, Picci per gli amici, è una donna che non ha conti in sospeso con l’ex marito, né vendette da consumare. Solo ora quel luogo della memoria, sospeso tra passato e presente che l’ha avvolta per molti anni, è divenuto il tempo della parola che non ha mai voluto affidare ai tanti giornalisti che le hanno chiesto un’intervista, anche per timore di finire nel solito clichè della moglie tradita, abbandonata, assetata di vendetta. “Gliel’ho restituito il vassoio dei Messina Denaro quando se n’è andato via. Non lo voleva, l’ha preso dopo aver insistito, in fondo era roba sua; perché sarebbe dovuto restare a casa mia?”spiega davanti ad una tazza di caffè caldo, marmellata di arance fatta da lei, sedute nel parco di Villa Pilati.
TELEGRAMMA DAL CARCERE
“Restava zitto come quella volta, quando gli consegnò il telegramma inviatogli da Franco Virga: ‘Auguri, tu ti diverti e io sto qua rinchiuso’.
comunicatami quando era già avvenuta, di candidarsi nel ‘94 con Forza Italia su richiesta di Micciché. Ma la venuta di Berlusconi, quella proprio non me la posso scordare. Regionali del ‘96. Fu nostro ospite. Arrivò preceduto da 7 bauli su ruote pieni di abiti e camicie e dalla fedele Marinella Brambilla, che al mattino lo truccava con tanto di quel cerone che dovetti buttare le federe e la sera lo struccava usando quintali di clinex. La sede dei Ds di fronte casa era tappezzata di bandiere rosse in segno di sfida. Tonino era in ansia, continuava a ripetermi di andare a dirgli di toglierle, mentre Berlusconi, quando le vide, andò a suonare il campanello e disse: ‘Grazie per l’accoglienza, siete davvero gentili’. Capii che era un grande comunicatore,
LE CONDOGLIANZE DI GUTTADAURO
Picci accende la macchina del caffè. Nell’attesa estrae dalla borsa una busta trasparente.
MATRIMONIO CHE VA MATRIMONIO CHE VIENE
Tace. Il sorriso si spegne come se improvvisamente i ricordi fossero divenuti troppo dolorosi. Parla d’altro, degli ospiti che stanno per arrivare, dei fiori appena raccolti da sistemare nelle stanze. Si alza, entra in casa. Torna con il caffè. Racconta del pericolo sventato, almeno per ora, di vedersi annullare il matrimonio come richiesto dal marito, grazie
(Il Fatto Quotidiano)
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Masaghepensu
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9:37:00 PM
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Tremonti e la Finanziaria che non c'e'...
I ministri del Governo Berlusconi sono sul piede di guerra per i tagli inflitti ai loro dicasteri. Urlano e strepitano contro il collega dell’Economia. In realtà, è tutta una pantomima, un’ipocrita gioco delle parti. Il bastone del comando ce l’ha in mano Giulio. E’ lui che apre e chiude i cordoni della borsa e tutto è già stato deciso. Agli altri non resta che fingere di essere indignati.
E’ avvilente dover constatare che la politica economico-finanziaria di questo Governo si riconferma essere solo una politica di tagli, che colpisce nel mucchio, senza andare a distinguere il grano dalla gramigna.
Si taglia sulla sicurezza. A fronte dei 3 miliardi di euro soffiati alle forze dell’ordine negli ultimi tre anni, si ridà loro 100 milioni, una colossale presa per i fondelli.
Si taglia sulla giustizia. In tre anni, hanno ridotto del 40 per cento le spese correnti, però di contro pretendono di fare i processi in sei anni.
Si taglia sulla scuola. In quattro anni hanno tagliato 7 miliardi e mezzo di euro, dimezzando i fondi per le università e la ricerca, però di contro parlano di merito e qualità
Le risorse messe in campo dal Governo in questa Finanziaria sono solo di 3 miliardi di euro. Il resto è affidato dal gettito che verrà, se verrà, dallo scudo fiscale. Di sgravi fiscali per i cittadini e le famiglie si parla eccome, anzi si fa solo quello, perché non c’è un soldo vero. Come e quanto sgravare dipenderà dall’andamento dello scudo fiscale, ovvero, da quanti soldi evasi rientreranno in Italia, grazie alla garanzia dell’anonimato e dell’impunità.
Con i soldi che forse verranno, quando e quanto non si sa, il Governo dice che farà di tutto, anzi di più. Rinnoverà il contratto del pubblico impiego, gli incentivi per il risparmio energetico, i fondi per l’Università, per le missioni all’estero, per diminuire le tasse sui lavoratori dipendenti e dei pensionati e la detassazione delle tredicesime. Tutte buone intenzioni, un po’ troppe forse, che, rimarranno tali, se il povero scudo non ce la farà, come è probabile, a coprire tutto.
Del promesso taglio dell’Irap si è persa ogni traccia. Così come dello sblocco dei fondi per la ricerca, la detrazione fiscale per il risparmio energetico degli edifici, le misure fiscali a favore del lavoro chieste dai sindacati e, infine, le risorse per la sicurezza e la giustizia.
Una cosa colpisce, però, di questa Finanziaria. Tremonti taglia qualunque voce di spesa, paralizza l’attività legislativa del Parlamento perché le leggi in discussione non hanno copertura finanziaria, ignora le legittime esigenze di tante famiglie e delle imprese, ma trova i soldi per rifinanziare la legge Mancia, quel caravanserraglio di onorevoli prebende, con ben 50 milioni di euro.
Alla faccia della finanziaria leggera e della gravità della situazione economica italiana. Noi non solo chiederemo, così come in passato, l’abolizione di questa scandalosa legge ma presenteremo la nostra Finanziaria che, con responsabilità e realismo, affronterà i reali problemi economici del Paese.
Postato da Massimo Donadi in economia | Commenti (38)
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Masaghepensu
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domenica 22 novembre 2009
Manine e manone....
La questione è semplice. Se si mettono in vendita i beni sequestrati alla mafia, come questo governo vorrebbe per fare cassa e speriamo solo per questo, è davvero molto probabile che sia la mafia stessa a ricomprarseli. In qualche caso è certo, come racconta Maria Zegarelli nella lunga e documentata inchiesta a cui dedichiamo oggi la copertina e le prime pagine del giornale. Certo, è probabile che altri argomenti risultino più popolari: le sempre nuove rivelazioni di escort e di trans che vanno ormai in tv anche di domenica pomeriggio a rivelare i gusti sessuali degli potenti, ma a noi fin dal principio - lo ricorderete - ci è sembrato interessante chiederci chi e perché stesse lavorando nell'ombra dei ricatti: quali interessi, quali poteri, quali legami criminali ci fossero dietro l'ultima delle orrende storie italiane, quella che ora finisce con la morte (la seconda morte) di una delle comparse: il pusher, la trans. Anche stamani vi parliamo di questo: cosa nascondano quelle morti. Perché sono tante le mafie, non sono Cosa nostra. Emanuela Orlandi fu uccisa dalla banda della Magliana che rivoleva indietro i soldi prestati al Vaticano, sappiamo adesso. Sarà così? Quante altre manine e manone, quanti papelli, quanti pentiti servono ancora per avere a distanza di dieci e vent'anni uno spiraglio di luce su quel che è accaduto? E quanto tempo ci vorrà per capire qual che sta accadendo adesso, sotto i nostri occhi? Bisogna insistere, ogni giorno ripetere daccapo: la vita politica è sotto scacco, lo scriviamo da settimane e da mesi, in attesa delle rivelazioni di un pentito che potrebbe riannodare il filo delle indagini interrotte negli anni Novanta, le "vecchie storie" di cui parla il premier, i legami diretti tra la politica e la criminalità organizzata. Vedete che in grande scala o in scala ridotta sempre a questo si torna.
Dunque che segnale è, in un clima così, restituire a chi ha i denari e il potere per comprarli i beni sequestrati dopo anni di indagini e sentenze? Chiaro, no? Chiarissimo soprattutto per chi in quei luoghi vive e lavora, per chi prova a resistere. Don Ciotti batterà all'asta simbolicamente quei beni, su Libera è attiva una raccolta di firme. Ma si sa che gli appelli, ormai frequentissimi in questi disgraziato paese, da soli non bastano. Serve la politica, l'azione politica. Ecco che acquista un senso grande, dunque, l'interrogazione parlamentare firmata da politici di sinistra e di destra con l'eccezione della Lega (Walter Veltroni, il finiano Fabio Granata, Ferdinando Adornato dell'Udc, Leoluca Orlando dell'Idv, Angela Napoli, Pdl) che chiede conto di quel che stiamo dicendo: a chi giova? Così come rilevantissima è la raccolta di firme che in queste ore sta portando avanti Laura Garavini per far sottoscrivere anche ai deputati della maggioranza un emendamento soppressivo di quello votato al Senato: l'obiettivo è creare una convergenza per affossare l'emendamento-vergogna presentato da Saia. Non sarà facile ma è fondamentale averlo fatto, provare a farlo. Che si sappia che qualcuno lo sta facendo, che gli italiani siano informati. E che poi si tiri una riga e si dica chi sta con le mafie e chi contro: i nomi e i cognomi, adesso.
Masaghepensu
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