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martedì 10 novembre 2009

Lo stalliere del Pd di Marco Travaglio

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Vignetta di Fifo

Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2009


Domenica abbiamo domandato in prima pagina al “nuovo” Pd di Bersani se “discuterà della moralità dei candidati”. Il “nuovo” Pd di Bersani ha subito raccolto l’appello. Infatti, nella “nuova” Direzione, fa il suo trionfale ingresso il senatore Nino Papania da Alcamo (Trapani), ex Margherita. Lo stesso a cui hanno appena arrestato l’autista-giardiniere-factotum per mafia. Lo stesso che nel 2002 ha patteggiato a Palermo 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio: era indagato per aver sistemato in posti pubblici diversi disoccupati privi dei titoli di legge, in un giro di assunzioni facili per cui sindacalisti senza scrupoli prendevano tangenti.

Nel 2008 Dario Franceschini annunciò: “Non presenteremo candidati con procedimenti in corso né con sentenze passate in giudicato”. Strano: Papania fu ricandidato dopo il patteggiamento e rieletto per la terza volta senatore (diversamente da Nando Dalla Chiesa, colpevolmente incensurato). Scelta lungimirante: il 4 novembre la Dda di Palermo ha arrestato il suo braccio destro Filippo Di Maria, considerato l’autista, il cassiere e l’uomo di fiducia del boss di Alcamo, Nicolò Melodia detto “il macellaio”, catturato nel 2007 assieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo. Nei giorni pari Di Maria scarrozzava il boss Melodia, in quelli dispari il senatore Papania. Arrotondava. “Emerge - annota la Mobile di Trapani - da numerose conversazioni che Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro ad amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore”. Ed era attivissimo “in occasione di alcune competizioni elettorali”: come “le primarie 2005 per il candidato premier” e “per il candidato alla presidenza della Regione Sicilia” (contro Rita Borsellino e per Ferdinando Latteri). “Lo staff del sen. Papania - scrive il gip - e altri politici locali contattavano ripetutamente il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza”.

Il Giornale gongola: “Anche il Pd ha il suo ‘stalliere’ mafioso”. Ma naturalmente chi fosse Di Maria non lo sapeva nessuno. Infatti la nuova Direzione del Pd non ha trovato un posto per due simboli dell’antimafia come Rosario Crocetta e Beppe Lumia (la Borsellino non è iscritta). Ma a Papania sì, in quota Franceschini. E questa sarebbe l’opposizione. Poi c’è il centrodestra, con i suoi Berlusconi, Dell’Utri e Cosentino. E’ la famosa “alternanza”
.
(Vignetta di Fifo)

Il commento del giorno
di drainyou80 -  lasciato il 10/11/2009 alle 9:58 nel post Piano B: non finire in carcere
E' sempre bello svegliarsi al mattino e sapere che a Roma c'è la mafia che lavora per te.


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Minzolini, il megafono umano del governo....

di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it

Per le famiglie italiane le parole del direttore del Tg1 devono esser suonate surreali e sinistre. Non solo nel contenuto - criticabile - ma anche nel modo - altrettanto disprezzabile - con cui sono state espresse: Minzolini che all'ora di cena irrompe dentro le case, senza contraddittorio, per attaccare un singolo magistrato (il pm di Palermo, Antonio Ingroia) e difendere la casta del potere prospettando un ritorno all'immunità parlamentare.

Giornalisticamente cresciuto nel genere del pettegolezzo politico, dove all'analisi e all'inchiesta si preferiscono le confessioni private gossippare, e sempre disponibile ad oliare la macchina dei potenti, Minzolini è quanto di più distante ci possa essere da chi pratica questa professione con responsabilità e senso deontologico.

Eppure abusa della tv pubblica, per la terza volta in pochi mesi (prima sul caso escort e poi sulla manifestazione per la libertà di informazione), entrando a gamba tesa nel delicato rapporto fra magistratura, politica e informazione, con il solo scopo di farsi megafono umano del Governo.

Un uso scorretto, anzi un abuso del suo ruolo e dello spazio che esso gli consente. Altrettanto grave è l'indice che ha puntato verso un magistrato impegnato in indagini delicatissime riguardanti la mafia, a cui ha attribuito "un obiettivo improprio, quello di ribaltare il corso degli eventi". Essendo al fianco di Ingroia, a Napoli, proprio mentre pronunciava le parole al centro della polemica - strumentale - di Minzolini, posso confermare di aver ascoltato un ragionamento di semplice buonsenso che non aveva niente del programma eversivo a cui accenna il direttore del Tg1.

Mi chiedo infatti: un magistrato ha il diritto di lanciare il suo grido di allarme sulla tenuta del sistema giudiziario e della giustizia stessa di fronte a provvedimenti di governo che a suo avviso li compromettono? Può avvisare la società civile che sono in ballo progetti di riforma del codice di procedura penale e delle intercettazioni che, stando a quanto si evince, rischiano di mettere in difficoltà la facoltà investigativa della magistratura e in particolare la lotta alle mafie e ai colletti bianchi? Ha la libertà di citare Falcone e Borsellino e il loro insegnamento che la lotta alle mafie non si fa solo nei tribunali, ma è una missione culturale e civile?

Credo di sì, credo che un magistrato abbia non solo la facoltà e il diritto, ma il dovere di farlo. Come credo che forse è proprio nel riferimento ai due giudici palermitani, che Ingroia ha compiuto domenica, che si annida il terrore del potere opaco e dell'informazione asservita, che vorrebbero mantenere "quel puzzo di compromesso morale" che non solo li garantisce ma che condividono.
(MicroMega)
(10 novembre 2009)

"Spero ti schiererai per difendere un Direttore che ha solo ben meritato"....


Articolo 21 - INFORMAZIONE





di Roberto Morrione


Caro Presidente Garimberti,
mi permetto di scriverti questa lettera aperta, per me insolita e irrituale, perché ho rispetto e stima delle tue funzioni, perché ti considero un uomo intellettualmente libero con il quale ho condiviso a suo tempo al TG 2 amicizia e un significativo impegno giornalistico e perché si profila una scadenza grave per il Servizio Pubblico, la proposta di sostituire Paolo Ruffini alla guida di Rai 3.
Non c’è bisogno di riaffermare quanto hanno già testimoniato unanimemente, con parole di assoluta chiarezza, giornalisti, autori, conduttori, intellettuali che con i loro programmi, coordinati e diretti da Paolo Ruffini, hanno saputo costruire un rapporto con il Paese che va ben oltre gli stessi interessi della Rai, rispondendo con efficacia a una crescente e riconosciuta deriva culturale ed etica e al contestuale bisogno di una televisione intelligente fatta di memoria, conoscenza, verità. Né certo occorre ricordare come la libertà d’espressione e lo spirito critico siano parte essenziale della buona informazione e ancor più della comunicazione del Servizio Pubblico. Tu stesso del resto lo hai affermato, non solo difendendo pubblicamente da Presidente l’autonomia creativa e produttiva della Rai di fronte a reiterati e ingiustificati attacchi da parte della politica e di chi detiene le leve del potere, ma ancor prima con il profilo e l’impegno che hai profuso negli anni all’interno e all’esterno dell’azienda.
Ricordo bene i tuoi interventi di politica estera in quella che era a suo tempo spregiativamente chiamata Tele Kabul, sempre lucidi, profondi, pluralistici e quell’anno di direzione al TG 2 nella Rai dei “professori”, che mise fine a una devastante guerra civile e di potere interna realizzando nuovi modelli d’espressione e di impegno civile in cui si identificarono tanti redattori, finchè le logiche del potere e le alterne fortune della politica sommersero quell’esperienza e le vicende  personali di tanti giornalisti che vi avevano  davvero creduto …
Condivido professionalmente e umanamente i principi ai quali si è sempre riferito nei suoi compiti
Paolo Ruffini e vi riconosco esattamente gli stessi valori che ci animarono allora, un’eredità ideale e culturale e anche, se mi consenti, di dignità personale, che non deve essere punita e sconfitta, ma che va invece salvaguardata al di là delle stesse ragioni, aziendali e industriali, che di per sé non giustificherebbero per alcun motivo un avvicendamento alla testa della Rete.
Credo che non ci sia e non debba esistere solo l’antico detto che “squadra che vince non si cambia”, frutto di una prosaica cultura consumistica oggi comunque vincente e che rischia invece in modo davvero sconcertante di non essere applicata in questo caso per un evidente interesse  e gioco di parte. Va invece soprattutto difeso il valore delle idee, della capacità progettuale, dell’impegno professionale e civile, della piena autonomia aziendale, che è in fondo la ragione prima della funzione di chi presiede il vertice del Servizio Pubblico.
Conosco bene, anche perché l’ho in qualche modo vissuta in più di 40 anni di servizio e di battaglie all’interno della Rai, quale possa essere la pressione dirompente del potere politico, oggi ulteriormente rafforzata da una visione autoritaria e monocratica che cercherà – in modi per di più arroganti e scoperti – di sovrastare le regole e gli interessi aziendali a partire dal Consiglio di Amministrazione.
Spero però che, per quanto potrai, saprai  schierarti per difendere non solo l’autonomia della Rai,
ma la lealtà di un suo Direttore che ha solo ben meritato insieme alla sua straordinaria squadra e soprattutto il valore portante dello spirito creativo e critico che è insieme l’ossatura della nostra missione professionale e il punto di riferimento di tanti cittadini italiani, che non perdonerebbero cedimenti a manovre imposte dall’esterno del Servizio Pubblico.

Con la sincerità e l’amicizia di sempre

L'intervista al consigliere del Cda Rai NINO RIZZO NERVO sul Corriere della Sera

domenica 8 novembre 2009

La svestizione che non arriva mai......

Berlusconi_Abruzzo.jpg

Chi dell'altrui si veste, presto si spoglia. Lo psiconano fa la ruota consegnando case pagate dalle tasse degli italiani (operai inclusi). Il " presto" per Testa d'Asfalto sarà sempre troppo tardi.

"A me la cosa che più da fastidio è vedere questo piazzista in doppiopetto che consegna le chiavi dei nuovi appartamenti ai terremotati, soldi guadagnati da noi proletari che sputiamo sangue tutti i giorni per dare un briciolo di dignità alla nostra esistenza, io non mi sento rappresentato e mi rode il culo. Voglio che l’ingresso sia accompagnato dalla lettera di un contribuente onesto in cui sia scritto: 'Ecco, che questo sia l’inizio di una nuova vita, esistenza di partecipazione alla cosa pubblica, prendete coscienza del governo attuale e quello che verrà, dei loro guadagni, informatevi e quando vi si pone davanti ad una scelta tenete conto della loro integrità morale, delle loro pendenze giudiziarie, del bene che possono fare alla comunità, e ponete vincoli che vi permettano di prenderli a calci nel culo al minimo sentore di clientelismo, di sopprafazione della costituzione, siate intransigenti. Questo vi chiediamo in cambio.'" Peppone .

De Magistris: Regionali in Campania, altro che De Luca per battere Cosentino servono altre scelte.....

7 novembre 2009
di Enrico Fierro

Allearsi? E con chi? Guardare anche all'Udc facendo finta che Totò Cuffaro non esista? Italia dei Valori di fronte alle scelte per le prossime elezioni regionali. Una montagna da scalare, soprattutto nel Sud. Ne parliamo con l'europarlamentare Luigi de Magistris.

Onorevole vogliamo iniziare dalla Campania di Bassolino?
Certo, per dire che questa regione ha registrato un tracollo etico e culturale. Qui c'è bisogno di un rinnovamento vero, radicale, una vera e propria controffensiva che si fondi su un programma chiaro e su personalità di indiscussa pulizia morale. Non dimentichiamo che il centrodestra si appresta a candidare Nicola Cosentino.

Per il quale, secondo un tam tam ormai pubblico, sarebbero già pronti provvedimenti richiesti dalla procura antimafia di Napoli per le accuse di rapporti con la camorra casalese.
Non voglio assolutamente entrare nel merito di una vicenda giudiziaria allarmante, ma dico che se questa è la posta in gioco, le nostre candidature devono essere all'altezza, parlare il linguaggio chiaro della lotta alla camorra e di nuovi comportamenti politici. Programma chiaro, nomi e un nocciolo duro dal quale partire che veda il Pd, Italia dei valori, Rifondazione, Sinistra e libertà insieme. Ho già avviato una serie di contatti.

Anche con l'Udc? Se ad un certo punto, definito il programma e indicati i nomi, l'Udc dice che vuole vedere le carte non puoi certo dire di no. Udc in Campania significa Ciriaco De Mita.
Ecco, anche a loro, come a tutto lo schieramento di centrosinistra, noi chiediamo discontinuità, e francamente non credo che De Mita possa accettare questi discorsi. Lei parla di rinnovamento e discontinuità, ma si rivolge agli altri partiti di una eventuale alleanza. Ma sa bene che anche Italia dei valori ha i suoi problemi quando si parla di questione morale. Non ho ruoli di responsabilità nel partito, quando parlo di questione morale non penso solo agli altri, ma guardo in casa nostra. E dico che non mi basta solo un casellario giudiziario pulito, ci vuole altro, un modo diverso di fare politica. La gente da noi pretende tantissimo, noi siamo la prima linea di questa battaglia. Non possiamo consentirci errori. Quindi rinnovamento anche tra le vostre fila. Rinnovamento e apertura al meglio della società della Campania. Vorrei usare proprio il vostro giornale per lanciare un appello: in Campania e Calabria la situazione è gravissima è tempo che la parte migliore della società di queste regioni si faccia avanti.

Onorevole, non giriamo intorno al problema. In Campania sono in molti a fare il suo nome come candidato presidente.
Certo, ho avuto molte sollecitazioni, ma ho anche detto con onestà che sono stato eletto parlamentare europeo. Mi creda, non è una fuga dalle responsabilità, in Europa mi occupo di bilanci e di fondi comunitari, cose che hanno una relazione diretta con le regioni meridionali. Non mi sottraggo, tanto che sto lavorando alla ricerca di nomi e candidature di alto livello.

Nel Pd sembra prendere corpo la candidatura di Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno.
Non siamo sulla strada giusta, De Luca è coinvolto in processi importanti. Non possiamo fare la battaglia contro Cosentino e il suo sistema di potere con candidature così. L'ho detto, ci vogliono forti elementi di rottura.

E il Pd non sembra offrirne?
Il crollo del Partito democratico in Campania si registra sulla gestione dei finanziamenti pubblici, sulla sanità, sulle politiche del lavoro, sull'ambiente. O su questi tempi riusciamo a costruire un sistema di governo diverso dalle logiche mastelliane, o non c'è speranza.

da Il Fatto Quotidiano n°40 del 7 novembre 2009

giovedì 5 novembre 2009

Il nuovo duce d’Europa ........

[De Volkskrant]

Con chi vuole allearsi il CDA (Partito Democratico Cristiano olandese) a Bruxelles?
La vittoria inizia ad Andorra? La scorsa settimana i socialdemocratici hanno vinto le elezioni con un ampio margine in questo principato di 72.000 abitanti, e lo stesso giorno, sempre a causa della crisi economica, hanno registrato un’altrettanto storica vittoria anche in Islanda, con una popolazione quattro volte maggiore. Si prospetta un grande vittoria della sinistra in Europa anche il 4 giugno?
Il CDA a quanto pare sta facendo il possibile per cambiare la tendenza: sabato prossimo, il Giorno dell’Europa, sull’Olanda volerà una mongolfiera con un’enorme ritratto di Balkenende (leader del CDA e attuale Primo Ministro, ndt) vagherá sull’Olanda – un premier gonfiato come guaina per il fumo venduto. I Verdi, molto piú mondani, distribuiranno preservativi con il testo ‘ho voglia di comunità europea’.
Berlusconi
Importante è però soprattutto chiedersi con vorrà allearsi in futuro il CDA in seno alla comunità europea di Bruxelles, giacchè da alcuni anni appartengono alla loro frazione europea PPE anche i Conservatori inglesi e Forza Italia di Berlusconi, per pure considerazioni di potere politico.
I Tories, la cui immagine nel mondo dai tempi della Thatcher – ‘there is no such thing as society’ (non coincide molto con il concetto cristiano-democratico che mette la società al centro, hanno ormai fatto le valigie, ma al loro posto arriveranno fra un po’ i neofascisti di Fini.
Neelie Kroes
La stampa, secondo l’organizzazione americana Freedom House, in Italia è già quasi completamente omogeneizzata – un punto cieco per il Commissario alla Concorrenza Neelie Kroes – e se dipende dal premier italiano, fra un pò Roma riconquista l’Europa.
Berlusconi ha già reclamato la presidenza del parlamento grazie alle dimensioni del suo drappello nel PPE, all’ interno del quale è solo grazie all’energico intervento della signora Berlusconi che il numero di docili bambole bionde con la quarta misura resterà limitato.
Duce
Per i socialdemocratici, il cui capo-frazione Martin Schulz è stato una volta chiamato da Berlusconi ‘kapò’, ciò è inaccettabile, anche se sembra che il nuovo Duce stesso non consideri l’epiteto una qualifica negativa, visto che recentemente ha definito il destino degli oppositori del vecchio Duce definendolo come un esilio in colonia di vacanze. Ciò nonostante, non è chiaro quali norme e valori Balkenende abbia in comune Balkenende con Berlusconi, a parte la passione per i carrelli da golf.
Scalata al potere
Ora che Berlusconi ha apertamente offeso anche Merkel con le sue telefonate durante il recente summit della NATO, si spera che anche i parlamentari europei del CDU (Partito Democratico Cristiano tedesco) ostacolino la scalata al potere di Berlusconi.
Altrimenti ora toccherà al capolista del CDA Van de Camp espellere i berlusconiani per dimostrare che Anton Zijderveld (prominente membro e ideologo del CDA dal 1988 al 2009, dimessosi dal CDA perchè il partito non voleva escludere una possibile futura collaborazione con il controverso Geert Wilders, leader del PVV, il Partito per la Libertà olandese) ha commesso un errore rinunciando alla sua tessera, giacché è per non far continuare la leadership europea di Barroso che il CDA fa l’occhiolino al Wilders italiano.
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Molto difficile per me commentere questo Articolo. Dice solo delle grandi Verità che, sono difficili, molto difficili da contestare. A quanto sembra, ed è, solo Berlusconi è in condizione di farlo essendosi scelto il Governo che più è di suo comodo, li ha comprati tutti in blocco. Il momento che, Berlusconi dovesse perdere il "potere" sarebbero tutti ad alto rischio. Attentato alla Repubblica Italiana. Una volta, in questi casi era contemplata la fucilazione. Quei tempi, e molti lo ricorderanno, erano i tempi del "fascio".   
Masaghepensu (Ma se ci penso)

mercoledì 4 novembre 2009

Le interviste del blog. Claudio Gatti........

La battaglia su un simbolo...

No al crocefisso in classe

di Stefano Rodotà, Repubblica, 4 novembre 2009

Ancora una volta una sentenza prevedibile, ben argomentata giuridicamente, non suscita le riflessioni che meritano le difficili questioni affrontate, ma induce a proteste sopra le righe, annunci di barricate, ambigue sottovalutazioni.

Dovremmo ricordare che le precedenti decisioni italiane, che avevano ritenuto legittima la presenza del crocifisso nelle aule, erano state assai criticate per la debolezza del ragionamento giuridico, per il ricorso ad argomenti che nulla avevano a che fare con la legittimità costituzionale. E, considerando il fatto che la nostra Corte costituzionale aveva ritenuto inammissibile per ragioni formali un ricorso in materia, s´era parlato addirittura di una "fuga della Corte", nelle cui sentenze si potevano ritrovare molte indicazioni nel senso della illegittimità della esposizione del crocifisso.

Nella decisione della Corte europea dei diritti dell´uomo di Strasburgo, che ha ritenuto quella esposizione in contrasto con quanto disposto dalla Convenzione europea dei diritti dell´uomo, non v´è traccia alcuna di sottovalutazione della rilevanza della religione, della quale, al contrario, si mette in evidenza l´importanza addirittura determinante per quanto riguarda il diritto dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni e la libertà religiosa degli alunni. La sentenza, infatti, sottolinea come la scuola sia un luogo dove convivono presenze diverse, caratterizzate da molteplici credenze religiose o dal non professare alcuna religione. Si tratta, allora, di evitare che la presenza di un "segno esteriore forte" della religione cattolica, quale certamente è il crocifisso, "possa essere perturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti di altre religioni o che non ne professano alcuna".

Inoltre, il rispetto delle convinzioni religiose di alcuni genitori non può prescindere dalle convinzioni degli altri genitori. È in questo crocevia che si colloca la decisione dei giudici di Strasburgo che, in ossequio al loro mandato, devono garantire equilibri difficili, evitare ingiustificate prevaricazioni, assicurare la tutela d´ogni diritto.

Non si può ricorrere, infatti, all´argomento maggioritario, come incautamente aveva fatto il Tar del Veneto, che per primo aveva respinto la richiesta di togliere il crocifisso dalle aule, ricorrendo ai risultati di un sondaggio che sottolineava come la grande maggioranza degli interpellati fosse a favore del mantenimento di quel simbolo.

Un grande teorico del diritto, Ronald Dworkin, ha ricordato che «l´istituzione dei diritti è cruciale perché rappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignità ed eguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, allora questa promessa, se si vuole far funzionare il diritto, dev´essere ancor più sincera». La garanzia del diritto, fosse pure quella di uno solo, è sempre un essenziale punto di riferimento per misurare proprio la tenuta di uno Stato costituzionale.

Guai a considerare la sentenza di ieri come un documento che apre un insanabile conflitto, che nega l´identità europea, che è "sintomo di una dittatura del relativismo", addirittura "un colpo mortale all´Europa dei valori e dei diritti". Soprattutto da chi ha responsabilità di governo sarebbe lecito attendersi un linguaggio più sorvegliato. Non vorrei che, abbandonandosi a queste invettive e parlando di una "corte europea ideologizzata", si volesse trasferire in Europa lo stereotipo devastante dei giudici "rossi", che tanti guai sta procurando al nostro paese. Allo stesso modo sarebbe sbagliato se il fronte "laicista" cavalcasse il pronunciamento per rilanciare una battaglia anti-cristiana.

Mantenendo lucidità di giudizio, si dovrebbe piuttosto concludere che la sentenza della Corte europea vuole sottrarre il crocifisso a ogni contesa. In questo è la sua superiore laicità. Viviamo tempi in cui la difesa della libertà religiosa non può essere disgiunta dal rispetto del pluralismo, da una riflessione più profonda sulla convivenza tra diversi. L´ossessione identitaria, manifestata anche in questa occasione e che percorre pericolosamente i territori dell´Unione europea, era lontanissima dai pensieri e dalla consapevolezza che ispirarono i padri fondatori dell´Europa, tra i quali i cattolici Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, che proprio quando si scrisse la Convenzione sui diritti dell´uomo nel 1950, quella sulla quale è fondata la sentenza di ieri, mai cedettero alla tentazione di ancorarla a "radici cristiane", che avrebbero introdotto un elemento di divisione nel momento in cui si voleva unificare l´Europa, anche intorno all´eguale diritto di tutti e di ciascuno. Dobbiamo rimpiangere quella lungimiranza?

Questa sentenza ci porta verso un´Europa più ricca, verso un´Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi, dove acquista pienezza quel diritto all´educazione dei genitori che i cattolici rivendicano, ma che deve valere per tutti. Libera anche il mondo cattolico da argomentazioni strumentali che, pur di salvare quella presenza sui muri delle scuole, riducevano il simbolo drammatico della morte di Cristo a una icona culturale, ad una mediocre concessione compromissoria ai partiti d´ispirazione cristiana (così è scritto nella memoria presentata a Strasburgo della nostra Avvocatura dello Stato). L´Europa ci guarda e, con il voto unanime dei suoi giudici, ci aiuta.

(4 novembre 2009)

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Perchè tanta "caciara" la Mussolini in testa(questa mattina su Rai 3)? Tutti quelli di destra, perchè ormai, si son fusi in un tutt'uno ma sono sempre stati la medesima cosa si tanto scandalizzano? I fascisti che ora sbraitano così, hanno riscoperto la Religione cattolica e,
del tutto improvvisamente. Ma 60 anni fa, l'avevano completamente dimenticata o forse, nemmeno conosciuta. Altrimenti perchè tante nefandezze furono compiute? Prima olio di ricino a quei poveri Cristi che la pensavano diversamente, poi le famose Leggi razziali, che in questo Anno del Signore 2009 hanno rifatto e che di misericordioso, come dice la nostra Santa Romana Chiesa ben poco hanno a che fare....Come già ho affermato altre volte, con questa chiesa nulla ho da spartire. Pazienza se, al momento della mia dipartita nessun Sacerdote sarà presente per l'estrema unzione, mi sento e sono pulito nella mia Anima e nulla ho mai fatto per nuocere al mio prossimo. Ho aiutato ogni qual volta ne ho avuto l'occasione. Si, ora si ritrovano tutti Santi e........"beghini".......

  Masaghepensu
 (Ma se ci penso) 

Era Berlusconiana......

Sono stati pubblicati i risultati di un recente sondaggio commissionato dalla FAO rivolto ai governi di tutto il mondo.
La domanda era: "Dite onestamente qual è la vostra opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo".
- gli europei non hanno capito cosa fosse la scarsità;
- gli africani non sapevano cosa fossero gli alimenti;
- gli americani hanno chiesto il significato di resto del mondo;
- i cinesi hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di opinione;
- il governo Berlusconi sta ancora discutendo su cosa possa significare l'avverbio "onestamente".

martedì 27 ottobre 2009

Scajola contestato da dipendente Atitech....

Vivace battibecco

Il ministro si era recato nello stabilimento per l'accordo di salvataggio. All'uscita il duro scambio di battute

Il ministro Scajola

Il ministro Scajola

  • NOTIZIE CORRELATE
  • Il piano Atitech
  • L'accordo che piace a Cisl e Cgil
  • NAPOLI - Vivace battibecco tra il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola e un dipendente dell’Atitech, azienda che gravitava nel gruppo Alitalia, che lo attendeva all’uscita dallo stabilimento dove il ministro si è recato in visita per illustrare i termini dell’accordo che ne ha evitato il fallimento. Scajola si stava intrattenendo con alcuni operai quando è stato contestato da uno di questi. «Tanto sappiamo come finisce - ha inveito il dipendente - che voi politici vi arricchite e che gli imprenditori si arricchiscono». «Perchè generalizza?», è stata risposta del ministro.- «Perchè tutti? È come se io dicessi che sono tutti stronzi come lei. Ma non lo dirò».
  • LE TENSIONI - Atitech è reduce da una lunga e tormentata trattativa. L'accordo prevede che dei 653 lavoratori del polo di Napoli Capodichino, 360 saranno assunti allo start up, cioè all’avvio dell’attività della nuova società acquirente, la Newco Manutenzioni Aeronautiche (Meridie al 75%, la Nuova Alitalia al 15% e Finmeccanica al 10%) e a regime, nel 2014, saranno 500 i lavoratori impiegati. Quindi, 140 circa andranno in cassa integrazione dal gennaio 2011. Altri 60 lavoratori, secondo la bozza, saranno assorbiti da Finmeccanica attraverso la controllata Alenia Aeronautica e 70 andranno in prepensionamento nell’arco dei sette anni degli ammortizzatori sociali. Un accordo «oneroso» che ha lasciato strascichi e tensioni ancora vive.

A NOLA - Poco prima il ministro si era recato a Nola, in provincia di Napoli, dove ha presenziato alla posa della prima pietra delle officine di manutenzione di Ntv, il Nuovo trasporto viaggiatori, prima società privata italiana di trasporto passeggeri sulle linee ferroviarie Alta velocità. «È creando le infrastrutture che si creano le condizioni di sviluppo», ha detto Scajola nel corso del suo intervento. Fondamentale, poi, anche la lotta alla criminalità organizzata. «Bisogna costruire le condizioni affinchè le imprese possano investire e da questo punto di vista la lotta alla criminalità è fondamentale - ha aggiunto - Non è mai sufficiente il ringraziamento alle forze dell’ordine per quanto fanno». Un'ora dopo è scattata la contestazione.

27 ottobre 2009

lunedì 26 ottobre 2009

"Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato "

Indici  delle leggi
Indici delle leggi

Legge 23 luglio 2008, n. 124

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008




Art. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.
3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.
4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale.
5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

domenica 25 ottobre 2009

Un punto dell'economia: la crisi esiste....

Un punto dell'economia: la crisi esiste
Postato da Sandro Trento - 25 Ottobre 2009
Oggi parliamo della situazione economica italiana, con riferimento innanzitutto ai dati rilasciati dal fondo monetario il 1 settembre. Il fondo monetario conferma che la crisi finanziaria quest’anno sarà una crisi molto grave, in particolare l’economia italiana sarà tra i Paesi che subiranno maggiormente la crisi in atto: parliamo, secondo il fondo monetario, di una caduta per il 2009 del prodotto interno lordo e quindi della ricchezza che viene prodotta in Italia in un anno pari al 5, 1%, è una caduta del 5, 1%. Solo la Germania e il Giappone avranno una caduta superiore alla nostra, del 5, 3% e --
...continua >>

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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