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sabato 21 novembre 2009

Privilegien von Abgeordneten......Veredelter Dienst am Volk....

Politik

 
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr 
Kostenlose Bahnfahrten, Dienstwagen mit Chauffeur, Rentenanspruch ohne Beitragszahlungen - Parlamentarier genießen in Deutschland vielfältige Privilegien. Zum Ende der vergangenen Legislaturperiode genehmigten sich 115 Abgeordnete auch einen edlen Füller auf Staatskosten: für insgesamt 70.000 Euro. 
Hamburg - Zeitloses Design verspricht die Nobelmarke in ihren Annoncen, Füller aus Edelharz mit Goldfedern. Eine Zierde für jeden Schreibtisch. 115 Bundestagsabgeordnete mochten im laufenden Jahr nicht auf solche exklusiven Schreibgeräte verzichten, mancher bestellte gleich mehrere davon. Sie orderten von Januar bis Oktober dieses Jahres insgesamt 296 Füllfederhalter von Montblanc im Wert von 68.800 Euro auf Kosten der Steuerzahler. 
Offenbar animierte besonders das nahende Ende der Wahlperiode zu verstärktem Einkauf, denn allein von August bis Oktober orderten die Politiker 216 dieser Stifte - in den sieben Monaten zuvor waren es mit 180 Stück deutlich weniger gewesen, berichtet die "Bild"-Zeitung. Ein Phänomen, das regelmäßig wieder zu beobachten ist; sowohl jeweils zum Jahresende, "Dezember-Fieber" genannt, als auch zum Ende von Wahlperioden. Denn den Parlamentariern steht eine feste Summe von 12.000 Euro pro Jahr für laufende Bürokosten zu. 
Das Sachleistungskonto. Davon müssen zum Beispiel Computer, Telefonkosten, Notizblöcke und eben auch Stifte bezahlt werden. Und was nicht ausgegeben wird, verfällt einfach. Sparsamkeit zahlt sich hier nicht aus. 
Das Sachleistungskonto gehört nach Paragraph zwölf des Abgeordnetengesetzes zu den finanziellen Leistungen, die den 622 Bundestagsabgeordneten zustehen - neben der Diät von rund 92.000 Euro im Jahr und der steuerfreien Kostenpauschale von knapp 46.000 Euro jährlich. Es ist eine Pauschale. Einzelkosten müssen nicht nachgewiesen werden, denn das wäre ein gigantischer Verwaltungsaufwand für den Bundestag, der wiederum Kosten nach sich ziehen würde. Die Verlockung, manchmal Dinge zu bestellen, die nicht unbedingt nötig sind, ist für den einen oder anderen groß. 
                                                    Freifahrt im Erste-Klasse-Abteil 
Auch die Pensionsansprüche der Abgeordneten sorgen immer wieder für Aufregung. Ohne Beiträge gezahlt zu haben, erhalten die Politiker für ihre Zeit im Parlament Altersbezüge, die für normale Arbeitnehmer kaum jemals zu erreichen sind. 2,5 Prozent der monatlichen Diät pro Jahr der Zugehörigkeit - macht nach nur zehn Jahren derzeit 1917 Euro. Anspruch auf die Zahlung erwirbt man schon nach einem Jahr im Reichstag. 
Über die Geldtöpfe hinaus können Mandatsträger weitere Annehmlichkeiten genießen: In Berlin bietet rund um die Uhr ein Fahrservice in dunkler Limousine inklusive Chauffeur seine Dienste an. Eine Netzkarte erster Klasse der Bahn gehört ebenso zur Grundausstattung wie Tickets für Berliner Busse und Bahnen.
Das alles sind Aufreger, doch sie entsprechen dem Gesetz. Einen unguten Beigeschmack haben dagegen manche andere Privilegien. Die Lufthansa verteilt eine Senator-Card, ein goldenes Plastikkärtchen, das sonst nur vielgereiste Top-Manager erhalten. Dafür erhalten die Inhaber Zutritt zu feinen Flughafen-Lounges, in denen warmes Essen und Getränke bereitstehen. Auch andere Unternehmen spendieren teils großzügige Bonbons. So gab es in der Vergangenheit schon kostenlose Dauerkarten für Kino- und Theaterbesuche, Gutscheine für McDonald's und Friseurbesuche zum Nulltarif.


                                      "Privilegien als Selbstverständlichkeit"
Diese Privilegien stiegen schon manchem Abgeordneten zu Kopf. So zahlten Parlamentarier ihre Privatflüge von den Bonusmeilen, die sie sich mit ihrer Senator-Card erflogen. Besonders die Grünen wurden im Zuge der Affäre 2002 politisch beschädigt. Der heutige Parteichef Cem Özdemir trat - auch wegen eines umstrittenen Kredits - von seinem Amt als innenpolitischer Sprecher der Fraktion zurück. Ludger Volmer, Staatsminister im Auswärtigen Amt, sah sich gezwungen, die Kosten eines Freiflugs seines Sohnes dem Bundestag zu erstatten.
Gregor Gysi musste sich vom Posten des Berliner Wirtschaftssenators zurückziehen. Er habe begonnen, "Privilegien als Selbstverständlichkeit hinzunehmen", gestand der heutige Linken-Fraktionschef, der ebenfalls 2002 in eine Bonusmeilen-Affäre verstrickt war. Er fürchte sich sogar vor seinen "Persönlichkeitsveränderungen".
Zuletzt geriet die damalige Gesundheitsministerin Ulla Schmidt im Sommer 2009 unter Druck. Als ihr Dienstwagen im Spanien-Urlaub gestohlen wurde, sprachen Oppositionspolitiker von "skandalöser Verschwendung". Rechtlich war ihr nichts vorzuwerfen. Die Empörung entzündete sich an dem Satz. "Das steht mir zu." Sie hatte ihr Gespür dafür verloren, wie weit sie sich vom Volk entfernt hatte.

venerdì 20 novembre 2009

La morte misteriosa del trans Brenda da "Il Giornale"....


In casa tracce di liquido infiammabile

Il corpo sul letto dell'appartamento di via Due Ponti andato a fuoco questa notte (guarda il video). Non presenta segni di violenza. Nella piccola casa, invasa dal fumo, trovato un pc immerso nell'acqua: forse contiene il secondo video con Marrazzo. Quindici testimoni sentiti in questura. La procura indaga per omicidio volontario.
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Una domanda, chi può aver tratto vantaggio da questa morte..?
Marrazzo..? Forse quei Carabinieri infedeli all'Arma..? Tutto un mistero in questa maledetta Italia (almeno ora..)
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)
 

venerdì 30 ottobre 2009

I tre dell’Ave Berlusca: Spinoso, Lupi, La Russa.....


di Andrea Scanzi

Buongiorno. Vi scrivo dal confino malesiano. Sono stato spedito a Kuala Lumpur dal governo. Adesso vivo al trentasettesimo piano di un grattacielo abitato da terroristi del Borneo che si cibano di bacche mefitiche. L’Esecutivo mi ha – giustamente – punito dopo che è spuntato un video, girato da quattro carabinieri albini, in cui mi si vedeva vagamente preso durante una seduta di trampling estremo con Mara Carfagna. La Carfagna, per l’occasione, indossava delle babbucce con tacco 12. Era una cosa molto cool, ma Berlusconi non ha apprezzato l’esibizione.
Uffa.
Ho così ricevuto una telefonata da Giulio Tremonti. Aveva la erre così moscia che mi sono addormentato come un bambino toccato dal palmo della mano di Jean-Baptiste Adamsberg (questa è carina: lo so, io leggo Fred Vargas e voi no. Voi leggete solo Scalfari. E si vede: siete tristi). Giulio mi ha accusato di mille nefandezze. Avevano fatto ricerche su di me, frugando negli archivi di MicroMega. Si è così scoperto che a 12 anni ho rubato un’Uni Posca e che a 20 mi ero iscritto al Fan Club dei Negrita: inaccettabile. Credevo di avere già scontato questi errori, frequentando nelle sale stampa Pierino Vanesio, ma Tremonti non ha potuto esimersi dal comminare la condanna. Cioè il confino (cioè la villeggiatura, cit).
Ed eccomi qua. In Malesia. A mangiare ‘sto cavolo di Nasi Lemak, che nella forma ricorda vagamente il profilo di Daniele Capezzone.
Va be’, nessun dramma. La vita va avanti, fortunatamente senza di voi.

In queste settimane non è successo molto. Luigi Amicone ospite a Porta a Porta, Cicoria Rutelli via dal Pd (VAMOS), Andreas Seppi che perde (perfino) con Jan Hajek. Cose che fanno bene alla vita (soprattutto la prima).
Ho poi scorto tre Moloch all’orizzonte. Tre fari nella notte, ancore a cui aggrapparsi quando c’è bonaccia. A essi, adesso, guardo. E naufragar mi è dolce in questo mar (cit).


Anna Spinoso va alla guerra

Ieri avevano Spinoza, oggi abbiamo Spinoso: Annalisa Spinoso. La giornalista che ha vergato i testi sontuosi per accompagnare l’epico pedinamento del giudice Raimondo Mesiano.
Se n’è parlato poco, perfino dalle vostre parti (quelle dell’opposizione eversiva), asserendo che “in fondo è solo una precaria” e “ha solo eseguito gli ordini”. Che siete esecrabili, lo si capisce anche da questo: tutti gli under 45 sono precari nel giornalismo italiano e la scusa dell’ “ha eseguito gli ordini” era la stessa usata dai nazisti. Se vuoi fare il giornalista, o hai un minimo di nerbo o tanto vale abbonarsi subito a Super Tennis.
annalisa_spinoso_mesianoLady Spinoso, va da sé, è una che ha coraggio e nulla teme. E’ lei la nuova Fallaci. Non fa sconti, non accetta pressioni. Libera, pasionaria, incalzante. Ce lo spiega in questa pagina. Nella foto sorride, affabile. Il caschetto biondo, l’espressione di chi a scuola non ti passava il compito neanche se morivi e quando facevi sciopero era la prima a entrare in classe (“Io mica son come loro, professoressa. Anzi verrei volontaria all’interrogazione, umilmente s’intende”).
Nella pagina, Lady Spinoso si racconta. La sua è una biografia impegnativa, ponderosa. Roba forte. Già l’esordio è di quelli impegnativi: “Finalmente sono qua!” (già, finalmente). Poi un’ammissione: “Dopo qualche difficoltà con l’esame di inglese” (figurarsi per quello di italiano), “sono riuscita a passare la selezione per il praticantato” (menomale: se poi la bocciavano, era un casino per tutti).
Proseguiamo. “Tra qualche mese potrò definirmi giornalista…che MERAVIGLIA!” (Wow, che MERAVIGLIA!: a proposito, diffidate da quelli che usano i puntini di sospensione e i punti esclamativi come se piovesse. E’ quasi sempre gente che non conosce la distinzione tra scrivere e comporre un sms).
Ancora: “Mi dicono (chi? Brachino? La D’Urso? Pio Pompa?) che è buona cosa scrivere nel curriculum vitae (scritto in corsivo: certa gente è attentissima alla formattazione, forse per celare le lacune su forma e contenuto) qualche informazione sulla mia… vita” (ahahhahahahah, ha fatto la battuta. E ha ancora usato i punti di sospensione. Perché uno deve scrivere come se vivesse sempre dentro un orgasmo? Mah).
Ancora: “Mi stupisco anche io quando penso che da sei anni ho sempre la stessa idea: fare la giornalista” (mi stupisco anch’io).
Ancora: “Amo la satira, in tv poi è il massimo” (certo, infatti in tivù la satira neanche c’è. Cosa guarda ogni giorno la Spinoso, Nuvolari Channel?).
Ancora: “Ma ho sempre lavorato (come tutti, a parte Sgarbi)… (puntini di sospensione, guai se mancano) mi piace essere un tipo indipendente! (e si vede (!!!!!) ).
Infine: “Oggi sono una giornalista praticante e mi piacerebbe tanto realizzare i miei sogni”.
Ce l’hai fatta, Annalisa. Sei la dimostrazione che l’american dream, nei secoli, ha cambiato paese e fattezze. E’ emigrato in Italia, dove vive – pure lui – di fame e stenti.

Brachino ciucciagli il calzino
Tanti hanno parlato del pedinamento del giudice Mesiano, con la solita sterile propensione all’esagerazione bolscevica: rischio democratico, abuso di potere, intimidazioni mafiose. Bla bla bla, che palle che siete.
Il servizio mandato in onda da Mattino5 è in realtà un saggio letterario. Un capolavoro di prosa. Un punto di non ritorno della lingua italiana.
Cosa mostri il video lo sappiamo. Ma nessuno ha dedicato analoga attenzione al testo. Alla parola che, magicamente, da scritta si fa suono. Mantra. Verbo orale. In una parola (anzi due): Spinoso RuleZ.
Ne sia fatta una seria esegesi.
1) Spinoso RuleZ
(parte una musica dei Red Hot Chili Peppers che era già vecchia quando l’hanno incisa. A proposito, diffidate anche da chi ascolta i Red Hot. Sono persone che nascondono qualcosa, come gli astemi e le mani di Silvan. I Red Hot sono tutto o niente, né rock né pop, cerchiobottisti: insidiosissimi, perché melliflui e finto rivoluzionari.
Va be’, sticazzi con i Red Hot. Chi se ne frega. Torniamo a Lei, ad Annalisa. Pochi attimi e la Spinoso ci elettrizza con un cipiglio verbale che non fa sconti a nessuno. Daje Anna, facce’ mori’).
“Sono passate poco più di 24 ore da quando con la sua sentenza ha condannato la Fininvest (cioè loro) a pagare uno dei risarcimenti più alti della storia giudiziaria d’Italia. 750 milioni di euro in favore della Cir di Carlo De Benedetti (questa è la premessa di default, che Brachino gli ha detto di inserire all’inizio, altrimenti la casalinga di Voghera non avrebbe capito una mazza di quel servizio – neanche dopo averlo visto, lo so, ma non state lì a grattugiare ogni volta gli zebedei).

2) La passeggiata eversiva del Giudice
“Ed ECCOLO in giro per Milano, il giudice Raimondo Mesiano (e già qui uno capisce che i giudici sono eversivi: addirittura vanno in giro. Che insolenza, di questi tempi, andare in giro. Che maleducazione. Che oscenità. Vergognosi che non sono altro). Nel suo weekend lontano dalle scartoffie (“o” chiusa, che tradisce le origini della Poetessa) dei tribunali e dagli impegni istituzionali, sveste la toga (e certo: andare in giro con la toga sarebbe sì stato stravagante) e si cala nei panni di comune cittadino (anche questa sarebbe cosa normale, ma il tono di Lady Spinoso è perennemente tendenzioso. Uno la ascolta e pensa: cazzo, ma questo Mesiano ADDIRITTURA si cala nei panni di comune cittadino? Ma allora è proprio un farabutto. L’intento – il sottotesto – è quello). Certo, non di cittadino qualunque (ah ecco, lo dicevo io che questo qua nascondeva qualcosa). Alle sue stravaganze (quali?), in realtà, siamo ormai abituati (ma anche no). Passeggia l’uomo Raimondo Mesiano (passeggia? PASSEGGIA? Ma come osa, questo sociopatico? PASSEGGIA? Questa toga rossa PASSEGGIA? Questo disonesto schifoso??? Vergogna) per le strade milanesi.
3) Avanti e indietro, avanti e indietro (addirittura)
“Davanti al negozio del suo barbiere di fiducia, attende il turno (e rispetta la fila: pure un po’ tonto, il Mesiano). E’ impaziente, non riesce a stare fermo (davvero un criminale: non riesce a stare fermo. Com’è che ancora è a piede libero?). Avanti e indietro (oddio, Annalisa, camminare in alto e in basso sarebbe più difficile, dovresti essere un canguro o un venusiano con la labirintite. E’ dura. Ma se lo dici tu, io mi fido). Si ferma, aspira la sua sigaretta (che magari è pure uno spinello, eh Antonella? Dai che lo hai pensato, su. A noi puoi dircelo). E poi ancora: avanti e indietro (recidivo, il Mesiano. Ci vorrebbe l’ispettore Callaghan, per quelli come te. Poi così la smetti di andare avanti e indietro). Forse non sa ancora che il CSM lo sta promuovendo con un bel 7, che per un magistrato equivale a un 30 e lode universitario (tendenzioso mode on: “Mesiano è stato promosso perché ha bastonato Berlusconi”. Ma Lady Spinoso è INDIPENDENTE, ce lo ha già detto). Insomma, il massimo dei voti (a cui Lady Spinoso è abituata, inglese a parte). E un bell’aumento di stipendio. Lui va avanti e indietro (pronunciato con fare teatrale, recitato, enfatico: “avaaaanti e indieeeetro”. Scandito. Brava, questa Annalisa. Mi ricorda Mariangela Melato quella volta che era malata e non si presentò a teatro). Aaavaaanti e indieeeetro (proprio gli piace, questa cosa dell’avanti e indietro: ma se Mesiano disgraziatamente starnutiva, la Spinoso che faceva? Lo accusava di diffondere l’influenza A per infettare gli elettori del centrodestra?). Si rilassa solo al momento di barba e capelli (comprensibile: se avesse camminato avanti e indietro anche durante il taglio, il barbiere lo avrebbe conciato peggio di Edward Mani di Forbice).
4) La tolettatura del Calzino Turchese
“Finita la toilette (termine che si suole usare coi cani), continua la sua passeggiata. Due sole volte si sofferma: una al semaforo (ed è un peccato. Non si fosse fermato a) un tram lo avrebbe messo sotto, b) la Spinoso avrebbe avuto lo scoop 3) ci sarebbe un magistrato “mentalmente disturbato e antropologicamente diverso” in meno) e l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l’ennesima sigaretta della mattina (anche tabagista, il Mesiano. Davvero un ergastolano. Che per caso fosse anche uno dei membri della Banda della Magliana, con Crispino e Renatino?). Come se fosse uno spot all’incontrario (???? Ma che dici, Lady Spinoso???).
Prima di uscire dal nostro campo visivo, ci regala un’altra stranezza (un’altra? Addirittura? Non bastavano camminare, fumare, rispettare i semafori e sedersi dal barbiere? Sei irrecuperabile, Mesiano. Dipendesse da me, non scapperesti alla garrota). Guardatelo (guardiamolo) seduto su una panchina (atto di per sé eversivo: di solito una panchina la si brucia, magari con sopra un barbone o un omosessuale). Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese (di cui si è ampiamente parlato. Io lo ricorderò volentieri, se non altro è stata l’ultima non-mossa di Franceschini), di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare (ahahahah, ha rifatto la battuta, quella mattacchiona della Spinoso. Che sagoma).
5) Conclusione:
“Quelle mandate in onda su Canale 5 sono riprese parziali. Io non sono come mi hanno descritto. Ho anche io una vita normale come tutti: faccio festini nelle mie ville, vado a puttane e organizzo orge con minorenni” (Carina, vero? Sì, ma sfortunatamente non è di Lady Spinoso. E’ di quel deviato di Daniele Luttazzi).


Guarda arrivano i Lupi (sulla democrazia addormentata)

on-maurizio-lupi-pdl-300x225E’ cosa nota come io ami, quasi fisicamente, Maurizio Lupi. Non lo nascondo, né voglio farlo: mi piace. Non quanto Laura Ravetto, ma mi piace. Mi piace quella sua espressione increspata, di chi ha annusato i propri calzini rimanendone un po’ deluso. Adoro quella pettinatura passata sopra una pressa di bitume, ammiro quella fisionomia quadrata unicamente interrotta – nella sua perfezione geometrica – da orecchie fieramente a punta. Protese verso il cielo come dardi nello spazio celeste (o turchese).
Ecco: le orecchie di Maurizio Lupi sono dardi. Dardi verso il cielo. Arcobaleni d’amore. Io li vedo. E ne godo.

Lupi è un grande. Un grande vero. Dei droidi berlusconiani, è forse il più curioso. Gli altri interrompono, parlano sopra. Puah, che banalità plebea. L’Homo Lupi no: lui alza il braccio (destro), dice “Sì lo so, hai ragione” (quindi ti dimostra che è democratico), poi però aggiunge “Però lasciami finire”.
E parla mezzora.
Fenomeno.

Lupi è un interruttore altrui, ma dai modi garbati. Più che uno squadrista, è una timorata staffetta che si fa saltare in aria sul fronte nemico.
Uomo aduso (?) a frequentare la milizia nemica, è spesso ad Annozero, contenitore di persone (?) con cui non berrei neanche un bicchiere di Cedrata guatemalteca (ah già, dimenticavo: qui in Malesia non c’è; me la mandi quella cassa sotto il lavabo, Amicone?).
Giovedì scorso, Lupi è riuscito a innervosire Marco Travaglio, risultato che nel centrodestra vale più del Parco della Vittoria a Monopoli.
Si effettui, ora, la solita (seria) esegesi. Abbacinandoci innanzi al fiero cipiglio dell’Homo Lupi.

1. Travaglio come Mengele
“Visto ovviamente che… dopo l’intervento del…. Ehhhh (ehhhh)…. L’intervento del Dottor Travaglio (quando stanno per bastonarti, di solito ti chiamano “Dottore”: in questo modo la supposta fa male lo stesso, però è foderata d’oro e non crea allergie) qualcosa sarebbe accaduto perchéééé…..Io…. guardi (scrolla la testa, sconvolto dalla bruttezza del conclave a cui è costretto a partecipare) penso ovviamente (ovviamente, eh) il male possibile (si dice “tutto il male possibile”, Maurizio, ma te la perdono) del Dottor Travaglio (un’introduzione moderata, dai) ma non pensavo fosse anche irresponsabile. (Pausa satura di gravosità: c’è tensione nell’aria). Perché dire le cose che ha detto il Dottor Travaglio (lo sta insultando manco fosse Mengele, però lo chiama sempre Dottore) qui oggi stasera (domani dopodomani e nell’immensità eterna) che non sono vere del riciclaggio del reato di mafia è da ir-re-spon-sa-bi-li (Travaglio interviene: che palle che sei, Travaglio. Ma stai zitto, una buona volta. Sempre con quella faccina garbata che nasconde una vita di peccati e reati. E poi sei pure astemio. Meriteresti il confino anche tu). Lei guardi, lei guardi (sì, lui guarda: ora però vai avanti), non solo è irresponsabile, ma dice sempre bugie (dote notissima di Travaglio: dire bugie. Lo sanno tutti) e ha fatto la sua fama sulle menzogne che dice (come no. Sulle menzogne che dice e sui giri di gin tonic al bar con Peter Gomez). Però, siccome io non ho avuto la possibilità di interromperla perché lei fa la sua solita predica che nessuno può interromperla, almeno ascolti… NO! (vai Lupi, vai: incazzati e sfascia tutto)… Io sono disponibile sempre (come no), mi metto a un confronto, a un dibattito anche se siamo in cinque contro uno quattro contro uno (cioè ad Annozero: malizioso, il Lupi. Così ti voglio. Stendili tutti, man. Spettinalo, quel borioso di Santoro). Non mi interessa, perché credo nemenemenelle (nelle) miei idee. Lei invece ha sempre la sua solita fortuna, cioè per cui (???) lei è sempre protetto (sì, soprattutto dalla Rai) chissà perché è il Santo Inquisitore. Comunque….a proposito di posto fisso, forse lei ha lottato per avere il posto fisso in questa trasmissione (certo: un posto fisso blindatissimo e mai oggetto di polemiche)”.
2) Homo Homini Lupi
Qui Lupi legge cose a caso, di cui peraltro ignora il significato. E’ l’oblio, il sonno, la catarsi.
Al minuto tre, Travaglio prova a intervenire. L’Homo Lupi rincara la dose e dà il meglio di sé.

“A lei (Travaglio) non gliene frega niente, a me interessa! Perché avendo scritto – grazie, lei è molto gentile (non si sa con chi stesse parlando, forse parlava da solo e ringraziava se stesso) – avendo scritto avendo approvato quella legge (lo scudo fiscale), io le garantisco che non avrei mai approvato – a lei può fregargliene o meno (Lupi ama gli incisi, è il suo amabile vezzo. C’è chi fuma e chi parla per incisi, chi siete voi per irriderlo? State zitti) – una legge che permetteva ai mafiosi ai riciclaggi (gesticola) a quelli a tutti quelli (ahi, si sta inceppando il droide) che lei ha citato di poter utilizzare questo strumento. Anzi, l’orgoglio con cui ho approvato questa legge è che finalmente – non so perché non l’han fatto gli altri (eh, chissà perché) – finalmente eeeeinizia (?) ad esserci una lotta all’evasione fiscale DURA (ahahahahahhahaha) secisicisise (si: è facile, Maurizio. “Si”, senza accento) insedia una task-force contro l’evasione fiscale, è lo strumento è lo strumento (effetto eco) in accordo con gli altri paesi per poter fare questo. E un’ultima cosa, mi permetta (certo che ti permetto, diamine. Che fai, scherzi? Mica sono Santoro). Lei (Travaglio) è talmente cinico che tutto quello che noi abbiam visto all’inizio della trasmissione non gliene interessa assolutamente nulla” (amen).
3) Lupi è un uomo libero (né destra né sinistra)
Al minuto nove c’è l’acme della polemica. Qui Lupi sembra accusare una sincope, svolge lo sguardo al cielo. Panico tra i presenti: no, niente, era solo un’interpretazione di Vercingetorige, re degli Alterni, prima del patibolo, al cospetto di Giulio Cesare (che ora sarebbe Travaglio).
Quindi l’epilogo, giacché tutto finisce (tranne Berlusconi).
“Ovviamente lei, che si ritiene il più laico dei laici (Travaglio è cattolico), è peggio dei più grandi clericali che esistano a questo mondo. E’ veramente il peggio che abbia mai visto (e alè, in punta di fioretto). Ma detto questo (cioè trattare una persona alla stregua di Pol Pot, roba da nulla), no no detto questo (sì ma mica ti ho interrotto: con chi ce l’hai? Stai calmo, Maurizio. Io ti voglio bene) vorrei che vorrei (vorrei che fosse lei, cit) che lei evitasse come ha fatto all’inizio di di poi (addio, è andato anche lui: ce ne fosse UNO che regge sino alla fine. E sì che con Lupi ci avevo sperato) di iniziare la trasmissione parlando di De Benedetti di Omnitel eccetera (eccetera)”.
Qui Lupi si inabissa in un insondabile elogio di Mediolanum, ovviamente non per interesse personale. Infatti, incalzato dall’inaccettabile (Dottor) Travaglio, l’Homo Lupi esala la battuta del secolo: “La differenza tra me e lei è che io non devo difendere nessuno (ahahahahahahahhahaha: IDOLO), lei deve difendere se stesso attraverso questa caricatura che si è fatto. Ma ogni tanto può anche essere diverso? Può pensare che davanti a lei ha persone che credono in ideali (ahahahah), in valori (ahahahahahah), che pensano che la politica sia mettersi al servizio (ahahahahahahahah) della gente comune? Mi dispiace. Io vivo la vita in questo modo (ognuno ha i suoi problemi, ti fa onore parlarne in pubblico Maurizio) e la responsabilità che ho la esercito in questo modo. Ed è per questo che lei (il Dottor Travaglio) quando mi trova ha la coda di paglia. E si spaventa (ahahahahahahhahahaha). Ehhhhhhhhhhhhhhh”.
Glossa finale: Ehhhhhhhhhhhhhhhhhh.

P.S. Il titolo del paragrafo è una (semi) citazione da Ivan Graziani. Mi tocca dirvelo, perché oltre a Roberto Vecchioni non siete mai andati (e si vede: siete tristi).


Insalata La Russa

3745934975_249dc20e88_mIgnazio La Russa non è semplicemente un uomo. E’ l’ologramma di Dick Cheney, un Donald Rumsfeld all’amatriciana. Un generale senza guerra. In questa dolorosa condizione, senz’altro straniante, che ne ha fatalmente eroso le corde vocali, Egli vive e lotta insieme a noi.
L’ho avvistato ieri a Ballarò, con la mia Parabola montata su un koala scampato alla pena capitale di Sumatra. E’ stato uno spettacolo straordinario (La Russa, non il koala). Ignazio ha fieramente guerreggiato, trovando negli studi di Floris la sua trincea. Ed è stata mitraglia (nulla a che vedere con la telefonata di Berlusconi, ma io sono uno che sa accontentarsi delle piccole cose).
Se ne analizzi la virulenza.
1) Sognando Fazio
(minuto 3.05 del reperto. La Russa è paonazzo, devastato da uno sdegno incurabile. Il pizzetto, di per sé diabolico, si è trasfigurato. La laringe, di per sé diabolica, si è trasfigurata pure lei. Lo si dica: è l’Armageddon. La porta di Satanasso si è aperta. E noi, tremebondi, la stiamo osservando). “Ma lei (Floris) ha il dovere di intervenire quando qualcuno (Concita De Gregorio) dice una cosa palesemente falsa! No no no Fazio non si permetta! (veramente sarebbe Floris). Fazio… come cazzo si chiama? (vai tranquillo, Ignazio, parla come se fossi nella bettola sotto casa. Se ti scappa anche un rutto, noi siam qua. Si sa, il rutto è virile. E magari pure una bella scozzatina di testicoli). Floris, non Fazio (ah ecco). Fazio è molto meglio (su questo non avevo dubbi: Fazio è adorato dal centro-destra, lo sanno tutti tranne Michele Serra – qualcuno glielo dica). Floris, lei ha il dovere di intervenire quando qualcuno… ehhh (eh cosa? Perché ti sei fermato sul più bello, Ignazio?) Eh no, Floris. FLORIS. Floris eheh (eheh), non Fazio. Ha ragione, è un’altra trasmissione, molto migliore (eddai: ma tu guarda come Fazio Fazio tiri nel centrodestra. Strano, eh?)”.
La De Gregorio finisce il ragionamento. Poi riprende Ignazio: vai Dick Russa. “Ma nooooo lei pensa che ci sia il bisogno che io intervenga? (oooh, finalmente una domanda retorica intelligente. Rispondo io: no, La Russa, non credo ce ne sia bisogno. Ma tanto so che non mi ascolterai). Ci hanno raccontato (appunto) che la colpa di tutto quello che è successo a Marrazzo, sapete di chi è? E’ colpa di Berlusconi! (applauso, ma un po’ timido: la claque si aspettava di meglio). Ce l’ha spiegato il direttore de L’Unità. Ma come, Berlusconi? Ha preso la notizia (di Marrazzo), non gliela doveva dare (a chi?), gli doveva lui (ehhh?) doveva costringere Berlusconi a denunziare (denunZiare, con la “z”. Chissà perché, quelli di An dicono “vi” e “denunziare”. Arcaismi del Ventennio, forse) lo poteva fare da solo (non ho capito NIENTE). Allora anziché (qui la De Gregorio, comunista e donna, interviene: gli effetti saranno devastanti), scusa direttore, non ho nessuna stima delle cose che hai detto (e torna a fare la calza, femmina)”.
Glossa finale: è un mondo bellissimo. Quasi quasi resto in Malesia.
E ora scusate, ma prima di chiedere l’amicizia ad Annalisa Spinoso su Facebook, salgo a cavalcioni su un’upupa viaggiatrice; rapisco Ciccio Rutelli e la Palombelli, li lego e li iscrivo alle liste di collocamento del Popolo della Libertà. Sia mai che il virus si insinui anche lì. Come una svista. Come una distrazione. Come un dovere (cit).

74 Responses to “I tre dell’Ave Berlusca: Spinoso, Lupi, La Russa”

mercoledì 28 ottobre 2009

Poliziotti in piazza contro Brunetta.. al grido "buffone..buffone"....


28-10-2009

Roma

"Buffone, buffone, buffone" questo lo slogan urlato dagli appartenenti alle forze dell'ordine scesi questa mattina in piazza appena giunti in Corso Vittorio Emanuele, sotto le finestre del dipartimento della funzione pubblica riferendosi al ministro Renato Brunetta.

"Ci hai chiamato poliziotti panzoni - è stato gridato dal megafono in testa al corteo, oltre 30 mila persone secondo gli organizzatori per protestare contro i tagli alla sicurezza - noi facciamo solo sacrifici, vogliamo dignità e non vogliamo essere presi in giro. Le ronde sono vergognose. Il governo Prodi almeno ci ha dato un aumento e adesso il governo Berlusconi ci toglie anche quello che ci aveva dato".

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Ma se tutti gli Italiani li hanno votati, (come loro dicono) questa Gente che si lamenta, di dove salta fuori? Mica saranno, per caso, Comunisti d'importazione...? Devo sinceramente dire che, noi italiani all'Estero, siamo sottoposti, ogni giorno alle domande più diverse sul berlusconi e sull'Italia. Ci defendiamo come si può e in base alla fiducia che in tanti anni di lavoro ci siamo acquistato..altrimenti.. ma per tanti, è dura e molto difficile superare un esame accurato. Questi europei (non noi italiani) hanno la necessità di capire........Grazie a chi legge..

Maseghepensu (Ma se ci penso)

martedì 27 ottobre 2009

Silvio all'attacco: "Qui comando io"....

27/10/2009
RETROSCENA

Silvio Berlusconi con Bossi e Tremonti


Ma prepara la pace col ministro che non sa come sostituire
UGO MAGRI
ROMA

Tremonti non si è ancora dimesso e tutto fa pensare che nemmeno oggi getterà la spugna. Volendo, ne avrebbe già avuto un’eccellente motivazione, invece ha vissuto con animo sereno (così raccontano) il drammatico altolà che gli è giunto in mattinata da Arcore. Dove il Cavaliere ha riunito i «triumviri» del Pdl e, insieme con loro, ha dettato la linea attraverso un comunicato stentoreo: d’accordo la tenuta nei conti pubblici, ma d’ora in avanti bisognerà pensare anche allo sviluppo. Il rovescio esatto di quanto il Professore va predicando, asserragliato nella trincea del rigore e convinto che la grande crisi non sia ancora del tutto superata. Fosse stato in vena di sbattere la porta, quale pretesto migliore?

Nulla di tutto questo, niente show-down. Cosicché qualcuno del giro berlusconiano già prevede che l’intera vicenda si concluderà in una bolla di sapone. Giorno dopo giorno lo scontro tra i due «indispensabili» o presunti tali, Tremonti contro il Comandante supremo, verrà degradato al livello di «equivoco», di semplice malinteso. Addirittura la colpa ne verrà attribuita al povero Bossi, il quale (è la «vulgata» che già comincia a prendere piede tra i «pontieri») ha un cuore grande così, dunque ha ecceduto nell’affetto verso l’amico Giulio proponendolo a Berlusconi come vice-premier, epperò lui, Tremonti, non s’era nemmeno sognato di chiederlo... Ci sono mille modi pasticciati per circoscrivere un incidente, e talvolta i proclami ne sono un preludio: più alti sembrano i toni, maggiore è la voglia di chiudere il caso.

Se è esatta la diagnosi che si affaccia tra gli amici di Silvio (e di Giulio), Tremonti dunque non replicherà al comunicato della trojka, e Berlusconi non insisterà nel pretendere il chiarimento dal suo ministro. Quando l’ufficio di presidenza del Pdl si riunirà come da programma, il 5 novembre prossimo, ben altri saranno i temi su cui dilaniarsi, cominciando dalle candidature per le prossime elezioni regionali. Dove tra Pdl e Lega la tensione cresce a vista d’occhio, l’accordo sulle presidenze è parecchio lontano, lì davvero può scorrere il sangue.

Al momento i due non si parlano, comunicano tramite il mediatore Bonaiuti. L’impressione tuttavia è di assistere a un doppio bluff. Il primo di Tremonti: dopo avere alzato la posta, comincia a prendere atto del proprio isolamento nel partito. Non ci sta a passare per quinto ministro della Lega. Per cui sarà costretto a rientrare nei ranghi senza garanzia che Berlusconi voglia frenare l’assalto alla diligenza dei conti pubblici. Anzi, con i ministri della spesa che prenderanno coraggio. L’altro bluff è quello del Cavaliere. Il quale fa la faccia severa. Dall’incontro con Bondi-Verdini-La Russa escono frasi terribili, tipo: «Giulio non può decidere da solo, mai gli ho dato l’economia in appalto, deve cambiare metodo e ascoltare gli altri, me in particolare, basta con le deleghe in bianco, è il momento di una politica anti-ciclica come nel resto d’Europa, deve smetterla di dire che non ci sono i soldi...».

L’irritazione del premier è autentica. Salvo che in fondo preferisce tenersi Tremonti, a dispetto del suo pessimo carattere, perché nemmeno lui ha l’asso da calare, gli manca un sostituto all’altezza. E’ il primo a sapere che Draghi, spesso evocato, non ha convenienza né voglia di lasciare Bankitalia per tuffarsi nel tritacarne della politica italiana. Tra parentesi, Draghi presiede un organismo prestigioso, il Financial Stability Board, incaricato di mettere il guinzaglio alla finanza internazionale attraverso un complesso di nuove regole. Come chiedergli di lasciarlo? Qualcuno tra i «pasdaran» spinge avanti Brunetta, e certo nella mente del Cavaliere sarebbe un buon salvagente. Però negli ambienti internazionali che contano, un cambio della guardia verrebbe visto con allarme. E in Patria i sondaggi già puniscono il governo per una lite che evoca quelle del governo Prodi.

Insomma: una volta riaffermata solennemente la linea del «qui comando io», con l’intero partito schierato dalla sua parte, è tesi prevalente tra le «colombe» che Berlusconi accetterà la ritirata di Tremonti e ci farà pace. In cambio il Professore si mostrerà più flessibile, già ieri ne ha dato un piccolo segnale incontrando a pranzo i vertici delle grandi banche. Il tutto, in attesa del prossimo «equivoco».
(La Stampa)
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" Qui comando io " dice l'on. silvio berlusconi. Che bossi lo ricattasse da sempre era
cosa nota, ma che il premier si potesse ora opporre all' "amico" bossi non se ne era a conoscenza. E allora, che cos'è cambiato? È forse riuscito a neutralizzare il bossi? È lecito domandarselo perchè senza l'appoggio leghista, berlusconi, non andrebbe da nessuna parte. Come si comporterà lo " scarlatizzato " silvio..? La risposta/soluzione con fourfet arriverà molto presto, una dei due dovrà chinare la testa e sottoporsi all'altro. Una sfida, si potrebbe anche dire, all'ultimo sangue. Che vinca l'uno o l'altro poca differenza sarebbe, l'Italia (sich) resterebbe e affonderebbe sempre nella cacca.
Masaghepensu
(Ma se ci penso)

Fido Fede e il Tg "Di Pietro"...

venerdì 11 settembre 2009

Libertà di stampa...

Tutti in piazza contro lo squadrismo mediatico...


Anche per chi, come il sottoscritto, neppure un giorno di “ferie” ha potuto concedersi, il rientro nella quotidianità politico-mediatica, dopo un agosto in cui abbiamo continuato a sentire notizie sulla maschia possanza del Grande Capo, e ne abbiamo (colpevolmente) sogghignato, è sconvolgente.


La crisi, a quanto pare, sta cambiando obiettivo: ora saranno presi di mira soprattutto gli occupati da gettare sul lastrico: la chiameranno, eufemisticamente, “disoccupazione strutturale”; ma il governo continua a dire che noi stiamo meglio degli altri, e ci ordina di essere ottimisti, e magari a sputare in faccia ai seminatori di panico, gli inguaribili e ignobili pessimisti (ovviamente comunisti, o loro “utili idioti”). Su questa strada, il faro dell’ottimismo obbligatorio, dopo il venditore, è il suo grottesco spaccamontagne Brunetta, il nostro-Nobel-mancato-ma-di-poco. Dal canto suo, il sodale ministrino-Tremonti-dalla-voce-chioccia, porta avanti la sua personale battaglia di frizzi e lazzi contro le banche, a cui peraltro va tutto il sostegno governativo, in nome della “gente” o del “popolo”; e, poiché, esiste ancora un manipolo di economisti veri, e seri, non piegati al volere dei potenti, non trova di meglio che invitarli a star zitti, con modi bruschi e un sarcasmo stupefacente sulla bocca di chi si vanta di non aver studiato economia.

A tacere, del resto, il suo leader invita tutti noi, anzi ordina, praticamente ogni giorno, dopo la sua troppo breve vacanza in Sardegna, isola che ormai gli appartiene (tale si intuisce sia la percezione vagamente distorta del Cavaliere): il silenzio dev’essere davvero d’oro, se con tanta affettuosa o irritata insistenza ci ingiungono di perseguirlo. Le sole parole consentite sono gli assist al Capo, per permettergli di insaccare la battuta di turno, per raccontare una di quelle orribili barzellette di cui va tanto fiero: o, naturalmente, per assentire, sorridere, applaudire. Lo ricordate il famoso dialogo con la folla di Nerone, nella mirabile e irripetibile gag di Ettore Petrolini? “E noi faremo Roma, più grande e più bella che pria…” – “Bravo!” – “Grazie!” – “Prego”; e così via per una manciata di minuti, con il “Bravo!” che finisce per anticipare la frase di Nerone, e di seguito. Irresistibile. Petrolini, indubbiamente, aveva sotto gli occhi il modello (anch’esso irraggiungibile) di un altro Capo, al balcone di Palazzo Venezia.

Oggi, quella scenetta torna alla mente, davanti alle memorabili esternazioni del Cavaliere, ma che finora, ha indotto a qualche rabbuffo o, nei casi estremi, all’espressione di una “preoccupazione”. Anzi, v’è chi, ancora, invita a non cadere nell’“antiberlusconismo”, a non “fare il gioco dell’avversario” (il virus veltroniano a quanto pare non è debellato). Siamo insomma tutti cloroformizzati? Fortunatamente, no: ci sono voci che ancora osano levarsi, e dicono la verità – che pure è lampante – cercando di risvegliare i dormienti o di metter sull’avviso gli ottimisti. E qual è la verità? La stessa che si parava dinnanzi agli italiani nel 1922: ma anche allora v’era chi si accontentava di ripetere “nutro fiducia” (così l’ultimo presidente del Consiglio, prima di Mussolini, il liberale giolittiano Facta), chi si intestardiva a esprimere auspici, o proferiva inviti: alla buona volontà, al dialogo, alla calma. E le basi della dittatura, intanto, venivano poste.

Certo, allora c’erano le camicie nere, che scorazzavano per il Paese, nell’indifferenza delle “forze dell’ordine”, che, anzi, spesso e volentieri, davano loro manforte: e somministravano manganellate, colpi di rivoltella e di pugnale, e purghe antisovversive ai sospetti socialisti, bolscevichi, nemici della patria. Oggi abbiamo le buffonesche camicie verdi, e le loro filiazioni: le “ronde”.

Ne stiamo sorridendo, così come sorridiamo inebetiti davanti all’olio di ricino che ci ammannisce la televisione, ogni santissima sera. Questo è lo squadrismo odierno; meno appariscente, e più pericoloso di quello del “biennio nero”. E invece di ribellarci, finiamo per cedere, per stanchezza, per sfiducia in noi stessi, o semplicemente travolti dalla nostra impegnativa quotidianità, alle squadre d’azione televisive, e beviamo, complici o succubi, quell’intruglio velenoso che chiamano infotainment: informazione mescolata all’intrattenimento, dove il secondo dovrebbe essere la cornice della prima: ma quel tipo di “intrattenimento” è pensato come un “trattamento”, una forma di svuotamento del cervello dello spettatore, in modo che vada opportunamente riempito di menzogne e falsità dalla parte “informativa”.

E l’aspirante duce, non pago di tutto ciò, nelle pause della più impegnativa delle sue “grandi opere” – il sesso, perlopiù a pagamento – si dedica quotidianamente all’esercizio dell’ingiuria e dell’intimidazione degli avversari, o semplicemente, di quei pochi che ancora non sono sul suo chilometrico libro-paga. E ci si invita ad “abbassare i toni”!? Giammai. I toni vanno alzati. La mobilitazione deve essere immediata, generale, capillare. Possibile che lo si capisca fuori d’Italia, dove i gridi d’allarme sulla tenuta democratica del Bel Paese si lanciano un po’ dappertutto; e noi ci accontentiamo del diritto al mugugno oppure, ahimè, facendo come “lui”, ci riduciamo al motto di spirito? Vogliamo renderci conto che dobbiamo svegliarci? Hannibal ad portas! Dunque, per cominciare, tutti a Roma, il 19 settembre!

Angelo d'Orsi
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Quando Feltri e Bossi erano quasi comunisti...

da francarame.it

"Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi', cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, 11 agosto 1990, subito dopo l'approvazione della legge Mammì).

"Il dottor Silvio di Milano 2, l'amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, dopo la conquista berlusconiana della Mondadori e l'approvazione della legge Mammì).

"Eravamo nel settembre 1993, Berlusconi mi convocò nella sua villa di Arcore e mi disse: 'Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo alle prossime elezioni...' Lui aveva provato in tutti i modi a convincere Segni e Martinazzoli per costruire la nuova casa dei moderati...'Vi metto a disposizione le mie televisioni', aveva detto. Tutto inutile, e allora decise che il partito dovevamo farlo noi. Poi c'era l'aggressione delle Procure e la situazione della Fininvest con 5.000 miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: 'Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale'... I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda".
(Marcello Dell'Utri intervistato da Antonio Galdo per il libro "Saranno potenti?", Sperling & Kupfer, 2003)

''Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi (di Forza Italia) sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore. Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione del partito fascista''.
(Umberto Bossi, Ansa, 19 gennaio 1995)

''Richiamo le istituzioni a verificare se nei confronti della Fininvest non esistano gli estremi per configurare in quelle televisioni lo strumento per la ricostituzione del Partito Fascista. Se così fosse, si proceda ad oscurare quelle televisioni''.
(Umberto Bossi al congresso nazionale straordinario della Lega Nord, Ansa, 12 febbraio 1995).

"Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità e il senso della misura con i quali conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all'interno del cosiddetto palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c'è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone perbene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall'aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E... la moneta cattiva scaccia quella buona. Finché qualcuno provvidenzialmente non toglie alla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che... crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni".
(Lettera aperta inviata il 20 maggio 1992 da Carlo Giovanardi, allora deputato Dc, all'allora pm Antonio Di Pietro. Si tratta dello stesso Giovanardi che oggi, ministro dei Rapporti con il Parlamento, fa il giro delle tv per presentare un libro contro Mani Pulite).

"Chi, come Craxi, attacca i magistrati di Milano, mostra di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno della corruzione".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992)

"(Quello del Psi) è un personale vecchio e trasformista e un ceto di individui mai visti, spesso simili ai bravi, certo con scarsi o nessun ideale politico che non fosse la conquista o la gestione del potere".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Un gruppo di amministratori corrotti a Milano non sono dei 'mariuoli', ma la spia di un male più profondo e diffuso. E' inutile che Craxi se la prenda con gli 'sciacallì e il suo portavoce Intini con il solito 'giornale partitò (la Repubblica, ndr)".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Craxi sbaglia (a parlare di golpe dei giudici, ndr)... Ciò che i cittadini vedono è solo una lunghissima serie di indagini, avvisi di garanzia, incarcerazioni, confessioni, processi che riguardano persone specifiche... Il malaffare partitocratico era ramificato ovunque, ma non è in atto un attacco alla democrazia".
(Marcello Pera, La Stampa, 1° febbraio 1993)

"Un'amnistia dei politici ai politici non è solo impensabile perché provoca indignazione e disgusto nella gente. Essa è anche impraticabile. Perché il reato è flagrante e macroscopico, il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna... Ci vuole ben altro: come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione. Il male si taglia alla radice".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992).

(11 settembre 2009)
(Micromega)

mercoledì 10 giugno 2009

Sinistra Kaputt?

Sinistra Kaputt?
Postato alle 17:44 di mercoledì, 10 giugno 2009
da: [Masaghepensu]
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Vanity Fair, 10 giugno 2009


Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere) nell’implosione del partito democratico di Dario Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione) Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.

La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica sarebbe in grado di riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi. Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese) mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Usa di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.

Purtroppo questa sinistra autoreferenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri.
(Vignetta di Natangelo)

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giovedì 4 giugno 2009

Altrachiesa....!?

Altrachiesa

I cattolici francesi s’interrogano: “Papa Benedetto XVI non è caduto dal cielo”

di Karim Mahmoud-Vintam, presidente dell'associazione francese Nous Sommes Aussi l'Eglise (Noi siamo anche Chiesa), da Libération, 13 aprile 2009, traduzione di www.gionata.org

Ben al di là di una tendenza generalmente e pedissequamente definita da contestatori, un crescente numero di cristiani si interroga sull'opportunità della loro affiliazione alla Chiesa cattolica.
A dire il vero, la maggior parte di essi non si era nemmeno mai posto il problema: erano cattolici allo stesso modo come sono Francesi (o del Benin, poco importa!), per eredità o per convenzione, se non addirittura per caso.
Tramite le sue affermazioni letteralmente incombenti (sulla contraccezione e sull' AIDS) e le sue azioni di riconciliazione unilaterali (questi poveri integralisti Lefebriani [1] apparentemente non avevano chiesto nulla), senza nemmeno parlare della passata faccenda di Ratisbona o di quella recente di Recife, Benedetto XVI offre loro con una insistenza per lo meno singolare i motivi per interrogarsi.
E' proprio necessario, nonostante ciò, abbandonare la nave, clamorosamente o in punta di piedi, secondo il proprio temperamento, il grado di esasperazione o di disperazione di ciascuno?
Si potrebbe immaginare di rinunciare alla propria nazionalità per motivi di disaccordo, anche completo, con il Potere del momento?
Senza dubbio è più che mai essenziale dire - e far capire - che il Papa, chiunque egli sia, non è in grado di parlare a nome di tutti i cattolici quando abbandona il suo ruolo di garante dell'unità della Chiesa per avventurarsi nell'enunciazione di una legge naturale che non è possibile ritrovare nei testi così come nei fatti concreti; quando viene meno al suo ruolo di custode del dogma - del quale egli, Simbolo degli Apostoli, rappresenta la quintessenza - per affermare come vere e indiscutibili delle costruzioni teologiche congiunturali e precarie che costituiscono oggetto di discussione tra gli stessi teologi; quando abbandona il suo ruolo di pastore per indossare l'abito del monarca per diritto divino, sordo alle reali preoccupazioni dei suoi fedeli, totalmente chiuso anche alla semplice prospettiva di entrare in un dialogo benevolo ed amorevole - cosa che non significa compiacente - con le donne e gli uomini del suo tempo.
Senza dubbio è più che mai essenziale dire - e far capire - che noi siamo (anche) la Chiesa, e che al di là di alcuni punti precedentemente sollevati, nessuna autorità ha il diritto di parlare a nome nostro, di svendere la credibilità della nostra fede agli occhi dei non-cattolici e di offuscare l'annuncio del Vangelo di Gesù Cristo che rimane il fondamento più saldo della nostra fede.
Un'altra questione agita molti cristiani di confessione cattolica: è necessario reclamare le dimissioni di Benedetto XVI?
Si avrebbe torto a credere che si tratti soltanto di gruppuscoli contestatori - a meno di considerare come tale un Alain Juppé che affermava recentemente che "questo papa comincia a rappresentare un vero problema!".
Lasciamo da parte la legittimità di una tale rivendicazione e poniamoci interrogativi sulla sua opportunità. In primo luogo la crisi che la Chiesa sta attraversando non è iniziata con l'elezione di Benedetto XVI.
Senza risalire fino a Teodosio, è sotto il pontificato di Giovanni Paolo II che fu condotto il metodico smantellamento delle acquisizioni del Concilio Vaticano II, che segnò un inedito tentativo di apertura della Chiesa alle preoccupazioni del suo tempo e di ricollocarsi attorno al popolo di Dio e farlo diventare l'elemento centrale.
E' sotto il suo pontificato che venne condotta la repressione - orchestrata già allora da un certo Joseph Ratzinger - di quei teologi che intendevano interrogare liberamente la fede cristiana (Tissa Balasuriya in Sri lanka, Hans Kung in Germania, Ivone Gebara in Brasile...), e non sarebbe esatto credere che soltanto i cosiddetti teologi della liberazione fossero sotto tiro poichè fu tutta l'intelligenza della Chiesa ad essere costretta alla censura - o, peggio, all'autocensura - al servizio di una restaurazione dottrinale ed ideologica.
E' sotto il pontificato di Giovanni Paolo II infine che ha avuto luogo la metodica ripresa del controllo da parte delle Chiese nazionali (il siluramento in Francia di Jacques Gaillot, nominato vescovo di Partenia, diocesi del deserto algerino scomparsa nel... VII secolo; l'episodio di Innsbruck in Austria nel 1995 che provocò l'Istanza del Popolo di Dio firmata in alcuni mesi da oltre 500.000 persone in Austria e in Germania; che nomina come capisaldi di potere di vescovi latino-americani o africani segnalati per la loro docilità nei confronti dell'Istituzione) e il sostegno senza indecisioni a movimenti il cui scopo manifesto non è il servizio della società ma la creazione di propri centri di attività e la sua dominazione (Opus Dei, Legionari di Cristo, Comunione e Liberazione...).
Benedetto XVI non è dunque piovuto dal cielo, e gli attuali problemi oltrepassano largamente la sua persona individuale. Chiedere le sue dimissioni? E sia, ma per quale successore dopo 30 anni di creazione di Cardinali-elettori il più possibile aderenti alle tesi ed agli orientamenti vaticani attuali?
La via d'uscita dalla crisi, se esiste (e per forza deve esistere), si trova altrove. La porta è stretta e il cantiere monumentale. Ma è anche straordinariamente stimolante, l'essenziale è non di arrivare ad una Chiesa perfetta (che presunzione e che ingenuità!) ma di camminare, di inciampare, di rialzarsi, ancora e ancora, verso una Chiesa più fedele a colui a quale essa fa appello, vale a dire al servizio di una umanità più libera, più giusta, più umana.
Noi siamo (anche) la Chiesa e spetta a ciascun cristiano/a costruire non un'altra Chiesa, ma una Chiesa altra, meno piramidale/clericale e più orizzontale/laica (in nome dell'uguale dignità di tutti i battezzati, uomini e donne); preoccupata di approfondire la fede che la fa vivere e di renderne ragione con umiltà; impegnata al fianco di coloro che soffrono, dovunque si trovino piuttosto che imbalsamata davanti agli altari e alle acquasantiere; preoccupata di ritornare indefessamente ai Vangeli, per interrogare ancora e sempre il testo e lasciarsi interrogare da lui; una Chiesa pluralista nella quale tutte le sensibilità religiose possano esprimersi (dato che sarebbe contraddittorio rovesciare una gogna dogmatica per sostituirla con un'altra) e comunicare nel rispetto reciproco e la libera ricerca; una Chiesa che sia il raduno di comunità diverse, la cui comunione è garantita dal collegio dei vescovi in generale e dal vescovo di Roma in particolare, una Chiesa che cammina nella teoria e nei fatti insieme a tutti gli uomini di buona volontà, qualunque sia la loro religione - ammesso che ne abbiano una!
Una tale metamorfosi sconcerterà o scoraggerà più di un fedele abituato a ricevere religiosamente, dall'alto, la rassicurante conferma di ciò che deve fare, pensare, credere.
Ma la credibilità della Chiesa e la sua fedeltà al Vangelo richiedono questo prezzo.
Più che mai la Chiesa cattolica ha bisogno di tutti coloro che, qualunque sia la loro storia, la loro origine o la loro vita, hanno sete di verità e di giustizia, e sono alla ricerca della forza di amare e di essere amati, questa forza che spesso ci viene a mancare e che pertanto è la sola manifestazione tangibile, nelle nostre vite, di ciò che noi cristiani chiamiamo Dio.
[1] Integralisti che, per inciso, sono meno da condannare (cosa ci sarebbe di più facile, d'altronde, in base alla sufficienza e alla stupidità delle affermazioni di molti di essi - per non parlare del negazionista porporato Richardson!) che da compiangere per la loro inattitudine di base a comprendere il mondo e, in fin dei conti, a viverci.

Karim Mahmud-Vintam, presidente dell'associazione francese Noi Siamo anche Chiesa, è editore (Temps Présent Editions, fondata tra gli altri da Ella Sauvageot, François Mauriac et Jacques Maritain) e insegnante all'Istituto di Studi Politici di Lione.


(4 giugno 2009)

Con papi si vola....


di Gianluca Di Feo
Il premier. I ministri. E poi amici ballerine. Con il governo Berlusconi l'uso degli aerei blu è quasi triplicato. Con un costo di 60 milioni
L'interno di un Falcon 50
Magari fosse solo Apicella. Magari fosse solo il menestrello di corte ad accomodarsi sui jet presidenziali per volare verso la reggia di villa Certosa. Ormai le scalette per salire sugli aerei di Stato sono diventate larghissime: a bordo può salire chiunque, ministri e sottosegretari, assistenti e portavoce, parenti e amiche. Clemente Mastella ha fatto scuola: il suo viaggio al Gran Premio con figlio e conoscenti è diventato un modello. E così Silvio Berlusconi nello scorso agosto ha cancellato l'austerity aeronautica introdotta dal governo Prodi dopo lo scandalo dell'Airbus di Monza più affollato della metro nell'ora di punta. I risultati si sono visti subito. I decolli dei velivoli del 31mo stormo, che da Roma Ciampino garantisce il trasporto delle autorità, sono aumentati a velocità supersonica: raddoppiati o addirittura triplicati. Il confronto tra lo stesso periodo dell'anno è eloquente.

I GRAFICI: TUTTI I DATI A CONFRONTO

I dati ottenuti da 'L'espresso' mostrano che a gennaio 2008 c'erano state 153 ore di volo per accompagnare in giro ministri e presidenti, un anno dopo erano diventate 370. A febbraio si passa da 176 a 468; a marzo da 183 a 510; ad aprile da 124 a 471. In questo mese di maggio appena concluso, denso di impegni elettorali sparsi per la penisola, ci sono state centinaia di missioni vip con Airbus e Falcon impegnati fino ai limiti tecnici. Al ministero della Difesa è scattato l'allarme rosso: se si dovesse continuare con questo ritmo, a fine 2009 gli Stakanov del jet presidenziale potrebbero arrivare a bruciare oltre 5600 ore a spasso tra le nuvole.

Più di 15 ore al giorno
, un primato che potrebbe battere i consumi mostruosi del 2005 quando l'overdose di aerei blu spinse Gianni Letta a rimproverare tutto il governo. Parole volate via nel vento.


'Di riduzione della linea di volo proprio non se ne parla, l'attività per il trasporto di Stato è intensa', ha dichiarato il generale Daniele Tei, comandante in capo dell'Aeronautica alla rivista specializzata Rid. E ha poi esternato il malumore dell'Arma azzurra: 'Tra l'altro siamo sempre a credito per le attività che conduciamo e che le altre amministrazioni ci rimborsano con enorme ritardo (e non sempre)'. Infatti la forza armata deve anticipare i fondi per i voli extra tagliando altre attività: nel 2005 per pagare le missioni dei politici rinunciò alla più importante esercitazione internazionale. Nel solo 2008 lo sforamento berlusconiano ha comportato quasi venti milioni di sacrifici: meno addestramento, meno manutenzione. E mentre la crisi impone di azzerare l'attività di intere squadriglie, i piloti degli aerei blu non si fermano mai: 'Nel 2008 hanno volato l'11 per cento delle ore dell'intera forza armata', sottolinea il generale Tei. Pensate: l'Aeronautica ha quasi 400 velivoli, ma da soli i dieci jet presidenziali hanno macinato il record di decolli, mentre gli equipaggi dei caccia restano a terra con i serbatoi vuoti. Ovviamente il frequent flyer numero uno è Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ama le comodità dell'Airbus 319 CJ da 50 posti: la sala riunioni, i lettini, gli schermi al plasma. Quando nel 2006 lasciò Palazzo Chigi, corse a comprarne uno tutto per sé. Appena tornato al potere, lo ha rivenduto: adesso può usare a piacimento l'ammiraglia di Stato. Le rotte favorite? Quelle per Olbia e Linate, a cui nell'ultimo anno si è aggiunta Napoli tra summit per i rifiuti e feste di compleanno. Segue Ignazio La Russa, che viene segnalato spesso con significative presenze femminili imbarcate al seguito. Il ministro della Difesa è maestro nelle trasferte che abbinano impegni ufficiali e comizi di partito. Il 24 maggio è atterrato a Grosseto per una breve visita alla base militare e successivo incontro di sostegno al candidato Pdl alla Provincia, per replicare l'accoppiata poche ore più tardi a Pisa.

Ma la passione ha contagiato tutto l'esecutivo. Un uso reso lecito dalle regole berlusconiane, che spesso ha il sapore dello spreco. Il ministro Stefania Prestigiacomo è finita fuori pista al rientro da un vertice ambientale a Varsavia, città ben collegata a Roma: un volo di linea avrebbe fatto risparmiare oltre 25 mila euro alla collettività. Maria Vittoria Brambilla a settembre era stata sorpresa su un Falcon di Stato tra Roma e Milano. La replica: 'Non c'era altro modo per raggiungere il forum europeo del turismo'. Raffaele Fitto spesso torna in Puglia con il jet blu mentre i leghisti non disdegnano un passaggio 'per questioni di sicurezza' sulla squadriglia degli 007. Grande consumatore di aerei di Stato è il presidente del Senato Renato Schifani, che lo usa per tornare a Palermo nel weekend: un privilegio riconosciuto al suo rango istituzionale. La scorsa settimana un Airbus lo ha portato a Mosca per una visita ufficiale, lo ha scaricato ed è tornato a Ciampino. Dopo 48 ore il jet è tornato in Russia per riportare a casa il presidente Schifani ma un'avaria lo ha costretto ad un atterraggio d'emergenza. Secondo le agenzie, l'Airbus di Stato era decollato alle 16.30: gli orari indicano un aereo Alitalia per Roma in partenza solo 60 minuti dopo. La missione del grande bireattore è costata quasi 100 mila euro, con Alitalia Schifani e il suo seguito ne avrebbero spesi circa 5 mila: in un momento di crisi, non sarebbe meglio attendere un'ora e risparmiare? In fondo Alitalia è stata soccorsa con denaro pubblico proprio perché compagnia di bandiera, peccato che ai nostri ministri piacciano più i Falcon: niente check in, niente code, si sale e si vola via. Nel blu dipinto di blu.
(L'Espresso)
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Mi mancano le parole per poter commentare, o forse più semplicemente, un commento è impossibile. Facendo il calcolo delle probabilità, ogni quante ore di volo un aereo cade?
Non è che io mi auguri una tragedia sia ben inteso, Dio me ne voglia da un simile pensiero ma,
era solo un calcolo di probabilità. Certo che, almeno per i Piloti dovrebbe essere montato un
seggiolino come sui Jet militari per potersi almeno loro salvare. Loro, ubbidiscono solamente a degli ordini. Più tempo si trascorre su un velivolo più aumentano le possibilità di cader giù.
Affezionatamente............Vostro..........Maseghepensu

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