domenica 21 marzo 2010
Silvietto a Squola...
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venerdì 27 novembre 2009
MARRAZZO Chi lo voleva rovinare? .......
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domenica 15 novembre 2009
I mandanti politici delle stragi del '93, ecco l'indagine che agita Berlusconi.....
«Il problema di Berlusconi non è nè Mills nè Mediaset, dicono i bene informati della maggioranza. Il problema è «Firenze», o Palermo, oppure Caltanissetta. Il problema riguarda un ipotetico coinvolgimento del Presidente del Consiglio, insieme con Marcello Dell’Utri nelle inchieste su Cosa Nostra e sulle sue connessioni politiche. Un problema, per cui si capisce meglio anche certa fretta nel Pdl per ripristinare l’immunità parlamentare.
La storia dell’inchiesta sui mandanti a volto coperto andrebbe raccontata dall’inizio, a cominciare dal pm, Gabriele Chelazzi (morto nel 2003) che con Vigna, allora procuratore, e Nicolosi cercò di dare ordine a una serie di «input investigativi» diventati ben presto «plausibile ipotesi investigativa». Occorre però partire dalla fine. Che sono le dichiarazioni, solo in piccola parte note, di Spatuzza, braccio destro dei fratelli Graviano, capi mandamento di Brancaccio, tra gli esecutori della strage di via D’Amelio e di quelle in continente. Spatuzza sedeva alla destra del padre, inteso come i fratelli Graviano a cui Riina e Provenzano avevano ordinato la strategia del terrore tra il ‘92 e il ‘93. Un ruolo che lo pone per forza di cose a conoscenza di tutti i segreti di Cosa Nostra, «in quel perido, tra la fine del ‘92 e i primi mesi del ‘94».
C’è un suo verbale raccolto dai pm fiorentini (titolari del collaboratore di giustizia) che dice chiaramente chi sono i referenti politici con cui la mafia avrebbe trattato e come. In un altro verbale rilasciato a Palermo il 6 ottobre si leggono i nomi di «Silvio Berlusconi, quello di Canale 5 e Marcello Dell’Utri». A Spatuzza ne parla Giuseppe Graviano, all’indomani della strage di Firenze (maggio 1993): «Si tratta di politica, c’è in atto una situazione che se va a buon fine ne avremo tutti i benefici, sia i carcerati che gli altri». E poi di nuovo a metà gennaio 1994, seduti al bar Doney di via Veneto: «Abbiamo il paese in mano» disse Graviano a Spatuzza, grazie all’interessamento «di persone di fiducia, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri» che da qualche mese stava organizzando la discesa in campo del Cavaliere con Forza Italia. Dopo pochi mesi i fratelli Graviano furono arrestati a Milano. Spatuzza molto dopo, nel 1997. Fatto sta che della strage allo Stadio Olimpico, ennesima e finale prova di forza per siglare la trattativa tra politica e Cosa Nostra e già saltata nel dicembre 1993 per un difetto nell’innesco, non se ne seppe più nulla.
Questo e molto altro («è un’indagine piena di riscontri») ha detto Spatuzza che si è pentito meno di un anno fa. Per gli investigatori fiorentini è l’anello mancante della vecchia indagine archiviata. Già allora avevano parlato, si legge nella richiesta di archiviazione del 1998, «Pietro Romeo che aveva quasi indicato il livello del concorso morale». E poi Ciaramitano, Pennino, Cancemi, per un totale di 23 collaboratori. Le cui dichiarazioni, tutte insieme, già nel 1998 dicevano: 1)«Cosa Nostra nell’intraprendere la campagna di strage ha agito di concerto con soggetti esterni»; 2)«Tra il soggetto politico-imprenditoriale di cui AutoreUno e AutoreDue, indicati come concorrenti del reato, e Cosa Nostra il rapporto è effettivamente sussistente e non episodicamente limitato»; 3)«La natura del rapporto era compatibile con l’accordo criminale». Quello che allora non fu del tutto possibile dimostrare è che «il soggetto politico imprenditoriale aveva sostenuto le aspettative di ordine politico (meno pressione giudiziaria sulla mafia, ndr) per il perseguimento delle quali la campagna di strage è stata deliberata e realizzata». Era la parte mancante. Adesso, forse, trovata. E riscontrata.
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venerdì 13 novembre 2009
SALVI I “FURBETTI DEL QUARTIERINO” .....
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mercoledì 11 novembre 2009
CAMORRA - BUFERA GIUDIZIARIA IN CAMPANIA..."Cosentino eletto grazie ai Casalesi"....
10/11/2009
| Nicola Cosentino |
Il Gip: "Prese i voti dei clan di Camorra"
Il provvedimento, firmato ieri dal gip Raffaele Piccirillo su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, è arrivato oggi alla Camera per l’autorizzazione alla esecuzione. Accuse pesanti, secondo le quali l’esponente del Pdl, che sembrava ormai prossimo alla candidatura per la presidenza della Regione Campania, avrebbe «garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le amministrazioni pubbliche» nel Casertano.
RAFFORZÒ I CASALESI
Cosentino «contribuiva, sin dagli anni ’90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone». È quanto si afferma, tra l’altro, nel capo di imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che si compone di 351 pagine, è stata trasmessa alla Camera per l’autorizzazione all’esecuzione.
I VOTI DEI CLAN
Dal sodalizio dei Casalesi, Cosentino «riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione alle elezioni a cui Cosentino partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001». Cosentino avrebbe in particolare «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali».
PRESSIONI PER CERTIFICATI ANTIMAFIA
Cosentino avrebbe esercitato «indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia».
ECO 4 E VICENDA ORSI: Cosentino è anche accusato di aver creato e cogestito «monopoli d’impresa, quali l’Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l’assunzione di personale e per diverse utilità».
IL PENTITO VASSALLO
In ampi stralci - riportati nella ordinanza - delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia viene tirato in ballo Cosentino. «I rapporti economici tra i fratelli Orsi e il clan sono stati regolati direttamente da Massimiliano Miele, con modalità che non conosco. Posso dire che la società ECO4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Landolfi aveva svariati interessi in quella società ».
ANCORA IL PENTITO, POLITICI NAZIONALI IN TESSUTO CAMORRISTICO
Nell’ordinanza appare anche una dichiarazione ’de relatò di Vassallo: «Bidognetti Raffaele, alla mia presenza e alla presenza di Antonio Di Tella, riferì che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Gennaro Coronella e Landolfi facevano parte del ’nostro tessuto camorristicò ».
50 MILA EURO IN UNA BUSTA
Vassallo parla di una somma di denaro, in una busta gialla, consegnata al sottosegretario: «Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Sergio Orsi all’onorevole Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe».
«LASCIÒ CICCIOTTO E PASSÒ CON SCHIAVONE»
Secondo Vassallo, Cosentino, appoggiò il progetto di realizzazione del termovalorizzatore di S. Maria la Fossa, cui era interessato il suo gruppo, e cambiò i suoi referenti criminali. «Si trattava di un termovalorizzatore differente rispetto a quello della Fisia-Fibe, in quanto avrebbe dovuto essere un termovalorizzatore realizzato con finanziamenti dello stesso consorzio CE4. Era stato individuata un’area del comune di Santa Maria La Fossa. È per questo che nascono i problemi in quanto, in quel territorio, il gruppo Bidognetti non ha nessun referente, essendo la zona di Santa Maria La Fossa sotto il dominio incontrastato di Francesco Schiavone detto Cicciariello, del gruppo degli Schiavone». «Ne deriva - dichiara Vassallo - che Cosentino, con gli Orsi, per realizzare il progetto economico della costruzione del termovalorizzatore in Santa Maria La Fossa, lasciano il gruppo Bidognetti e ’passanò con gli Schiavone».
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Il brigante incensurato......una vita da incensurato.....il NANO..
Lo psiconano non è più un caso giudiziario, è un caso psichiatrico, da libri di psicopatologia. Vent'anni passati a cercare di evitare la galera e ancora non ha risolto il problema. Immaginate la nevrosi...
"E oggi anche Fini è d’accordo a firmare la legge salva mafiosi! Infatti si parla di “possibilita’ di presentare un disegno di legge parlamentare per definire tempi certi entro cui si deve svolgere il processo nei suoi 3 gradi. Nei prossimi giorni sara’ presentato e sarà relativo alla definizione dei tempi del processo unicamente per gli incensurati. Il tempo massimo sarà di “sei anni”. Lo ha annunciato Gianfranco Fini! Peccato che a causa di prescrizioni ed archiviazioni il cavaliere seppur riconosciuto colpevole in molti processi risulti ancora incensurato!!!! Pur di tenersi la poltrona firmano le porcate più grosse! Bisogna eliminare il cancro da questo paese, finchè c’è un Paese…" Kitiara m
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10:58:00 AM
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La RAI al capolinea.....
Se Mediaset pagasse il giusto allo Stato, una cifra tra il 20 e il 30%, fallirebbe. La legge D'Alema va cancellata, la RAI restituita ai cittadini senza pubblicità e senza nomine politiche. Lo scorso anno Mediaset ha avuto un profitto di 692 milioni di euro, pochi per una società di proprietà di un concessionario dello Stato che governa lo Stato e anche la televisione di Stato. Chiunque saprebbe fare meglio, nessuno potrebbe essere peggio. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
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domenica 8 novembre 2009
La svestizione che non arriva mai......
Chi dell'altrui si veste, presto si spoglia. Lo psiconano fa la ruota consegnando case pagate dalle tasse degli italiani (operai inclusi). Il " presto" per Testa d'Asfalto sarà sempre troppo tardi.
"A me la cosa che più da fastidio è vedere questo piazzista in doppiopetto che consegna le chiavi dei nuovi appartamenti ai terremotati, soldi guadagnati da noi proletari che sputiamo sangue tutti i giorni per dare un briciolo di dignità alla nostra esistenza, io non mi sento rappresentato e mi rode il culo. Voglio che l’ingresso sia accompagnato dalla lettera di un contribuente onesto in cui sia scritto: 'Ecco, che questo sia l’inizio di una nuova vita, esistenza di partecipazione alla cosa pubblica, prendete coscienza del governo attuale e quello che verrà, dei loro guadagni, informatevi e quando vi si pone davanti ad una scelta tenete conto della loro integrità morale, delle loro pendenze giudiziarie, del bene che possono fare alla comunità, e ponete vincoli che vi permettano di prenderli a calci nel culo al minimo sentore di clientelismo, di sopprafazione della costituzione, siate intransigenti. Questo vi chiediamo in cambio.'" Peppone .
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7:28:00 PM
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Come si distrugge la par condicio....
L’ultima dimostrazione eloquente di una presenza strabordante e senza regole è stata la sua ventesima visita in Abruzzo per consegnare alcune abitazioni ai terremotati che è stata ripresa con oltre mezzora da Rai Uno nel pomeriggio di qualche giorno fa senza contraddittorio alcuno né domande degne di questo nome da parte del conduttore della trasmissione “La vita in diretta”. E questa è seguita solo di qualche giorno alla sua irruzione improvvisa alla trasmissione Ballarò in cui neppure il conduttore ha potuto di fatto replicare alle affermazioni di Berlusconi.
E qui si coglie l’impossibilità di efficacia di qualsiasi altra legge in presenza di un conflitto di interessi che è ancora regolato da una legge ridicola dell’attuale ministro degli Esteri Frattini.
Una legge che ha costretto Berlusconi soltanto a lasciare la presidenza della squadra di calcio del Milan, continuando allo stesso modo a controllare le sue televisioni e il vasto impero editoriale e giornalistico che fa capo alla Fininvest e alle aziende collegate (da il Giornale di Feltri alla Mondadori ed Einaudi).
Se non si affronta questo nodo e non lo si risolve,
intervenire sull’attuale par condicio non ha nessun senso.
Ma la cosa diventa ancora più grave e assurda se, come si legge nel testo di Abrignani (quello di Butti non è stato ancora pubblicato) l’intento è quello di dare un colpo di grazia alle opposizioni, che siano o no presenti in parlamento.
Il progetto, infatti, intende riservare alle forze non presenti in parlamento un diritto di tribuna ridicolo che non supera il dieci per cento delle presenze nelle trasmissioni.
Quanto alle altre le percentuali non sarebbero pari come è stabilito nell’attuale legislazione ma sarebbero invece regolate in maniera proporzionale dal punto di vista quantitativo sulla base dei risultati ottenuti nelle elezioni lasciando quindi lo spazio maggiore ai rappresentanti del Popolo della Libertà e quindi in maniera decrescente al Partito Democratico, alla Lega Nord e quindi all’Italia dei Valori.
Questo significherebbe aumentare a dismisura quello che è attualmente già la maggior presenza del partito portando a un ulteriore predominio di Berlusconi nelle reti televisive pubbliche e private.
Se poi si arrivasse anche agli spot a pagamento (capitolo su cui non è ancora chiara la volontà dei proponenti) si potrebbe arrivare a un ulteriore squilibrio dovuto alla grande ricchezza di Berlusconi e alla minor ricchezza di tutte gli altri competitori.
Insomma arriveremmo a una situazione ancora peggiore di quella attuale che è già antidemocratica proprio a causa del conflitto di interessi.
E’ possibile sperare che le opposizioni parlamentari (anche quelle presenti nella società ma non in parlamento) si preparino a fare le barricate per impedire questo nuovo progetto berlusconiano? Un progetto che segue al disegno di legge Alfano sulle intercettazioni telefoniche e a molte altre leggi anticostituzionali approvate in questo ultimo anno e mezzo.
E’ un’interrogativo che non soltanto i giornalisti ma tutti gli italiani democratici dovrebbero porsi per impedire che anche da questo punto di vista la nostra costituzione repubblicana sia del tutto svuotata dei suoi più importanti principi.
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12:02:00 PM
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"Raitre squadra che gioca bene, segna e vince. Perchè cambiare l'allenatore?”....
Normalmente un dirigente deve essere "dismesso" dal suo incarico quando non fa bene il suo mestiere. Non penso che un'azienda come la Rai possa fare valutazioni diverse da questa. Siccome Paolo Ruffini, stando in ufficio 12 ore al giorno, ha prodotto risultati e qualità, credo che l'eventualità che venga rimosso sia priva di fondamento.
"Siamo sempre allo stesso punto di quest'estate: un adagio che continua e non fa bene a chi lavora nella tv. Ed è anche mal posto chiedere di questo o quello che potrebbe arrivare al posto di Ruffini. Consapevoli che nessuno nell'universo è insostituibile la domanda è una sola: perchè sostituire qualcuno che funziona? Lavoro con Raitre da anni e mi è stato consentito di crescere, affermare il programma, lavorare in assoluta autonomia. Abbiamo una rete che va benissimo negli ascolti, assolve meglio di ogni altra all'idea del servizio pubblico. La domanda allora è: perchè? Ma l'oggetto della tv, il prodotto, il pubblico, non contano niente? Cos'ha Raitre che non va? Ciò che preoccupa veramente è che si confonde lo spazio pubblico per un spazio da occupare con l'appartenenza. Che la poltitica deve sentirsi proprietaria di tutto ciò che è pubblico. E francamente, oltre che insopportabile, tutto ciò è anacronistico".
"Rimuovere Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre sarebbe la prova definitiva che la Rai ha cessato di essere un'azienda per diventare un vassallo politico. Dal punto di vista aziendale non c'è nessuna ragione per cui questo provvedimento possa essere giustificato".
MICHELE MIRABELLA (Elisir)
Con vivo rammarico apprendo della minaccia di allontanamento di Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre. Non sono il solo a domandarsi la ragione di un atto che priverebbe la rete di un direttore che ha ottenuto, con tutta la squadra, risultati di alto prestigio sia dal punto di vista del successo di audience che della qualità in armonia col servizio pubblico. E non la trovo. Credo di servire quest'ultimo auspicando che la minaccia resti tale e non diventi una decisione dannosa per la RAI. Scrivo queste righe perchè credo, così, di servire ancora una volta l'Azienda.
Con Ruffini abbiamo fatto piu di 50 ore di tv in prima serata e ha sempre garantito massima libertà e autonomia, che poi è la chiave di volta che ha la rete con il pubblico. Ci domandiamo perchè Ruffini debba andare via. Quello che ci preoccupa è che dietro ci sia un vero e proprio attacco a questa libertà, che è la natura fondante della rete per la quale lavoro
"Cosa vuol dire garantire il pluralismo in tv? Rispettare le proporzioni della casta o dare voce anche a chi è fuori dai palazzi? In questi anni a Raitre hanno parlato anche i semplici cittadini, i più deboli e i più esclusi. Hanno raccontato le loro difficoltà ma anche la loro voglia di solidarietà. Ciò è stato possibile anche perchè un direttore come Paolo Ruffini ha concepito una rete aperta e plurale dove a essere raccontato e rappresentato è tutto il Paese e non la solita parte. Ora si vuole interrompere questo percorso virtuoso che da senso all'idea di servizio pubblico in nome di avvicendamenti non meglio motivati. Perchè una rete realmente pluralista che ha anche registrato primati d'ascolto e incrementato qualità e gradimento viene messo in discussione? In nome di quali convenienze aziendali si decide di azzerare un progetto editoriale che fa bene a tutta la Ria? Cittadini e abbonati attendono una risposta":
"Io penso che se il Consiglio di Amministrazione e i vertici Rai si occupano di Raitre debba essere solo per confermare una volta per tutte Paolo Ruffini ed evitare che si vada avanti ogni settimana chiedendosi se viene o no sostituito il direttore. Credo che uno come Ruffini ogni azienda starebbe attenta a tenerselo stretto essendo quello che ha tirato su la rete migliore, con i migliori ascolti e la migliore qualità.
CARLO LUCARELLI (Blu Notte)
"Come ho già detto una volta c'è un modo dire in Romagna che è "Mi sono trovato bene": significa che dal momento che le cose hanno funzionato fino ad oggi non vedo la ragione per cambiarle. Io mi sono trovato molto bene con Ruffini e credo che valga per la Rai stessa e Raitre in particolare dal momento che non ha fatto altro che aumentare gli ascolti e fare cose molto belle". Così Carlo Lucarelli, autore e conduttore di "Blu Notte" interviene sul sito di Articolo21 in relazione alla notizia dell'imminente allontanamente di Paolo Ruffini dalla guida di Raitre. "Perchè cambiare allora? Non è che stiamo cambiando quando le cose funzionano proprio perchè funzionano? Questo è un sospetto molto antipatico che ci farà lavorare comunque male".
"Per usare una parola gentile, l'idea di mandar via Ruffini mi sembra quantomeno inopportuna. E' assurdo, il mondo sembra andare al contrario: lo si vuole punire perchè è andato troppo bene? E'vero che il presidente del Consiglio ha più volte fatto capire che Raitre è una rete che non gli piace, ma dal momento che ce ne sono altre in tv non è mica obbligato a guardarla, può cambiare sempre canale..."
Per una volta che ho trovato qualcuno che mi sopporta, mi infila in una trasmissione e mi fa passare per conduttore me lo vogliono togliere. Questa notizia dispiace e preoccupa me e penso anche l'allegra banda di Parla con me perchè Ruffini è stato un direttore che non ha mai interferito lasciando la più completa libertà di espressione.
La scelta di mettere alla porta Ruffini è in linea con quello che sta accandendo nel resto del Paese: togli 800 milioni alla banda larga e togli Ruffini dalla Rai. E' un paese che tende ad arretrare invece di andare avanti, dove la meritocrazia e i risultati non vanno avanti più. Se tu hai una rete che produce ottimi risultati dal punto di vista aziendale e ha un rapporto costi-benefici molto alto e decidi di rimuoverne il direttore significa che vuoi allontanare una persona che può dare fastidio, magari anche alla raccolta pubblicitaria. Mettere alla porta uno come lui significa che il lavoro non paga e che se cerchi di fare l'interesse di un ente ciò non va bene e che dovresti magari vivere di modelli di lottizzazione. Ma quello che mi sconvolge di più in questo paese è il "Silenzio degli incoscienti" che è un film della sinistra: si fanno mangiare il cranio dall' Hannibal Lecter di turno senza dire niente".
Sostituire Paolo Ruffini alla guida di Raitre sarebbe peggio del famigera to editto bulgaro, perché significherebbe voler ridurre al conformismo dominante non singoli conduttori, ma un'intera rete: l'unica dove trovano spazio trasmissioni televisive che hanno ancora dignità e rispondono alle caratteristiche di un servizio pubblico.
"Paolo Ruffini ha saputo coniugare il passato della migliore Raitre, con un presente innovativo, forte, coraggioso, indipendente. Privare Raitre della sua guida, sarebbe una perdita grave e ingiustificabile".
“Tutto quello che di eccellente Paolo Ruffini ha fatto a Rai Tre è sotto gli occhi di tutti: ottimi risultati, buoni ascolti, un indice di gradimento alto presso un pubblico affezionato. E' strabiliante che tutto questo, conti economici compresi, non basti a riconfermarlo e a fargli continuare il suo lavoro. O forse - spaventa dirlo - è proprio tutto questo che si vuole evitare. Il che è allarmante per tutti: per chi fa la tivù, per chi la guarda e anche, paradossalmente, per chi ne guarda altra ma preferisce sapere che c'è n'è sempre una diversa a portata di mano".
FEDERICA SCIARELLI (Chi l’ha visto)
"Paolo Ruffini è una risorsa per l'azienda, direttore serio e capace, attento ma nello stesso tempo rispettoso dell'autonomia altrui. Non siamo solo noi che lavoriamo con lui ad apprezzarlo ma il pubblico televisivo che è cresciuto durante la sua gestione di Raitre”.
"Lavoro da sette anni con un direttore come Paolo Ruffini che è un esempio di intelligenza, ragionevolezza, moderazione ed equilibrio, che è amato da collaboratori, autori, conduttori e dipendenti e non capisco con quale logica questa azienda voglia mandarlo via".
Quando si mandano via direttori vincenti come Ruffini siamo tutti dei perdenti".
Mandare via Ruffini? E' una stecca ed io di stecche me ne intendo!
"La Raitre di Paolo Ruffini è una squadra che funziona. Segna, fa gioco, è bella da vedere, tatticamente intelligente, solida in difesa e brillante in attacco, ed è seguita da un grandissimo numero di spettatori. E ai vertici della classifica ha un bilancio sano, ha scoperto nuovi ottimi giocatori e quando scende in campo lo fa sempre per il servizio pubblico. Come è possibile che qualcuno stia discutendo di cambiare il suo allenatore?"
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mercoledì 4 novembre 2009
L'Amore secondo Berlusconi......
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Decisioni Berlusconiane......
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lunedì 26 ottobre 2009
"Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato "
Legge 23 luglio 2008, n. 124
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008
1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.
2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.
3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.
4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale.
5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
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giovedì 25 giugno 2009
D'Addario: " È uno sceicco prepotente " (Berlusconi)
25/6/2009
RETROSCENA
| Patrizia D'Addario, la donna che ha avviato l'inchiesta barese | |
Complotto? Io pagata? Da chi? Sto aspettando che il presidente del Consiglio faccia i nomi, che vada all’autorità giudiziaria. Ah, non si ricorda neppure il mio viso? Il mio nome? E perché, allora, prima che le sue guardie del corpo mi impedissero di avvicinarmi alla sala del Palace Hotel, quando lui è sceso dall’auto sono stata la prima persona a cui ha stretto la mano? Perché, quando si è fermato alla banca, mi ha anche baciato sulla guancia e mi ha fatto gli auguri per la campagna elettorale?». Eccola Patrizia D’Addario la «prostituta di alto bordo», per dirla con il direttore di «Chi» che ha intervistato il presidente del Consiglio, («ma io - mastica bile Patrizia - prima di essere una escort ho fatto altro nella vita, mica come tutte le altre...»). Ogni tanto si tormenta il braccio, nei momenti di tensione: «Adesso mi hanno messo al rogo come Giovanna d’Arco». Ma riesce anche a sorridere quando parla delle sue trasferte a Dubai: «L’harem è una cosa seria. Gli uomini davanti e le donne dietro. E’ una forma di rispetto. Qui, invece c’è solo uno sceicco prepotente...».
Nello studio del suo avvocato, ha portato anche le «carte», i «quattro permessi» per costruire quel benedetto-maledetto residence, il suo investimento per la pensione. Parla Patrizia, per quasi due ore le vengono rivolte domande sui particolari degli incontri a Palazzo Grazioli. La conversazione si perde tra i cadeux del Presidente, le collane, spille, tartarughe e soprattutto le farfalle che trovi dovunque, anche sui tavoli, come se fossero ghirlande. O su «meno male che Silvio c’è», la colonna sonora di quel ballo lento di Silvio e Patrizia (era «My Way»). Ma sul complotto, sul regista che l’avrebbe pagata profumatamente per svelare uno scandalo che non c’è - è questa l’accusa del presidente del Consiglio -, Patrizia è disarmante: «In questa storia chi ci perde è la sottoscritta, io mantengo la mia famiglia, mia figlia, mia madre. Sarebbe stato più semplice se fossi stata zitta, ma non potevo non rispondere alle domande del magistrato che mi aveva convocata. Sarei stata più tranquilla se avessi continuato a fare l’escort. Muta, e con le buste regalo, così come fan tutte le altre».
E allora perché ha deciso di svelare il suo segreto professionale? Perché ha confessato candidamente di documentare (con le registrazioni) tutti i suoi incontri di lavoro? «Da quando ero bambina - risponde Patrizia - non ho mai accettato di subire soprusi, angherie da chi ti fa del male e ti ferisce al cuore. Mi sono sentita ingannata e ho reagito quando (domenica 31 maggio, ndr) le guardie del corpo del presidente Berlusconi mi hanno allontanata da lui. Sì, è vero, io documento tutti i miei rapporti. Non per ricattare ma per difendermi. Ho iniziato quando mi sono dovuta difendere da una violenza... Quello lì poi è stato arrestato e condannato...». Gli avvocati degli indagati, dei probabili iscritti sul registro degli indagati, o semplicemente dei sospettati sono convinti che l’inchiesta sulla prostituzione sia giunta in dirittura d’arrivo. C’è fibrillazione, a Bari. Ma l’inchiesta, intanto, prosegue. Si indaga sui festini a Cortina, in un albergo di lusso e in una villa di un facoltoso imprenditore. E si approfondisce la posizione del «mediatore», di quel Max, ovvero Massimiliano Verdoscia, imprenditore e, soprattutto, l’amico che presentò a Gianpaolo Tarantini l’escort Patrizia D’Addario. E probabilmente fu a Max (e non a Gianpi) che Patrizia rivelò di avere le registrazioni della sua notte d’amore con Silvio Berlusconi.
Appalti, prostituzione, festini e polvere bianca. La gran confusione giudiziaria barese riserverà sicuramente sorprese. E’ difficile azzardare le prossime mosse degli inquirenti. Il clima, però, è «intossicato». I sospetti degli uomini del Presidente Berlusconi si concentrano sui silenzi degli investigatori. Sul perché «neppure il ministro Tremonti» abbia avuto la percezione della portata dell’inchiesta (e delle intercettazioni) che la Guardia di finanza stava portando avanti su delega del pm Pino Scelsi. Patriza d’Addario è soltanto una «escort» che ha voluto reagire «a un sopruso», che si è «sentita ingannata»? Colpisce la sua ingenuità: «Una volta che non ho potuto partecipare alla manifestazione elettorale con Silvio Berlusconi, io che ero candidata al consiglio comunale, un fotografo ha iniziato a farmi domande. Mi è montata la rabbia, mi sono sentita umiliata e ho realizzato che potevo raccontare tutto su un settimanale. Ma il mio avvocato mi ha bloccata. Poi è arrivata la convocazione del magistrato. E oggi sono diventata Giovanna d’Arco. Al rogo...».
(La Stampa - Torino)
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