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mercoledì 9 dicembre 2009

TRASMISSIONI ITALIANE - LA MAFIA E BERLUSCONI: 25 ANNI DOPO DICONO LE STESSE COSE....

  di Loris Mazzetti
  È il momento del senatore Marcello Dell’Utri, non solo per la sua presenza nelle aule dei tribunali, ma soprattutto per le apparizioni in tv, dove difendersi è un po’ più facile soprattutto quando il salotto è accogliente e amico come quello di “Porta a porta”. Sono rimasto attratto dal titolo della trasmissione: “Appesi ad un killer pentito” e dalla presentazione fatta da BrunoVespa che, dopo aver raccontato l’onorata carriera di Gaspare Spatuzza (40 omicidi e 7 stragi), si è chiesto: “…ci si può ricordare, 16 anni dopo, di aver sentito, 16 anni prima, da un’altra   persona che il senatore Dell’Utri insieme a quello di Canale 5, Silvio Berlusconi, che stavano per fondare un partito, che erano già i nuovi referenti della mafia?”. Se questo è l’inizio, mi sono detto, “il vestitino su misura”, va visto. Chi erano i giornalisti ospiti della trasmissione? Travaglio, Bolzoni, Gomez, Lodato, La Licata, Abbate? No, loro se ne occupano quotidianamente e qualche domanda inopportuna avrebbero potuto farla, meglio l’onnipresente Belpietro e il garantista Sansonetti. Poi, in difesa Fabrizio Cicchitto, in attacco Andrea Orlando (responsabile Giustizia del Pd), troppo perbene, non in grado di praticare il gioco duro . Tutti gli argomenti sono stati toccati: l’attendibilità dei pentiti; la necessità di modificare la legge   che li gestisce; la testimonianza di Spatuzza (devastante per la politica interna e per l’opinione pubblica internazionale); il comportamento anomalo della stampa che interferisce e condiziona il lavoro della magistratura, ecc. Premesso che alle parole dei pentiti devono sempre corrispondere fatti, a “Porta a porta” si è capito che, quando questi smettono di parlare della mafia di strada e fanno nomi eccellenti, immediatamente scattano i pregiudizi: Spatuzza è attendibile quando racconta dell’attentato di via D’Amelio, invece, quando parla di Dell’Utri e Berlusconi, no. Lo fa per uscire dal carcere, per avere una nuova vita, un lavoro per sé e la famiglia e anche un volto nuovo. Vespa si è ben guardato dal citare le frasi che recentemente il Cavaliere ha detto contro certi giornalisti e scrittori che scrivono di criminalità organizzata, in particolare gli autori della “Piovra”, che “dovrebbero essere strozzati perché hanno fatto conoscere nel mondo la mafia”. Il conduttore ha fatto rimpiangere la Rai del lontano 1984, purtroppo scomparsa, che faceva discutere tutta l’Italia, in famiglia, dentro i bar, nelle piazze. La “Piovra”, una fiction che ebbe la forza di mettere sotto accusa l’alta società siciliana, avvocati, banchieri e politici, parlò del riciclaggio di denaro sporco fatto dalle banche, di traffici di droga che solo con la trasformazione dell’eroina portava nelle casse della mafia circa 800 miliardi di lire. La criminalità organizzata venne raccontata non più come un fenomeno solo locale ma nazionale   , se non addirittura internazionale. In occasione dell’ultima puntata, il 19 marzo 1984 (15 milioni di telespettatori), Alberto La Volpe, giornalista del Tg1, realizzò uno speciale dal titolo “La mafia dal film alla realtà”. In studio con lui, oltre al regista Damiani, rappresentanti delle forze dell’ordine, del Csm, della politica, più vari collegamenti. Il momento più interessante fu quando le telecamere entrarono, per la prima volta, in uno dei luoghi della Palermo bene: il circolo sportivo “Lauria”, pieno di imprenditori, professionisti, rappresentanti della vecchia nobiltà, dell’economia e della finanza. Nel circolo “Lauria”, nel 1982, avvenne il debutto in società del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, da poco nominato prefetto di Palermo.      I soci in diretta tv, 25 anni prima, pronunciarono le stesse parole di Berlusconi. Fatto sconvolgente e significativo allo stesso tempo. Questo fatto è la dimostrazione che da allora nulla è cambiato. In particolare l’avvocato Paolo Seminara, presidente dei penalisti di Palermo e difensore di mafiosi, disse: “La letteratura ha creato un’atmosfera di sospetto nel rapporto tra il processo e il difensore”. E a proposito dell’esistenza del terzo livello della mafia, composto da insospettabili, aggiunse: “Il terzo livello si legge in una letteratura giornalistica che produce riflessi nell’ambito giudiziario. Una tesi che per me è soltanto il frutto di scelte politiche ideologiche che non hanno corrispettivo nella nostra società. L’illecito esiste dappertutto, se verrà scoperto sarà un caso isolato e non può essere generalizzato e teorizzato”. I giudici Falcone e Borsellino, come ha ricordato recentemente il procuratore Gian Carlo Caselli, che oggi sono ricordati come eroi, qualche anno prima della loro morte stavano per sconfiggere la mafia, nel momento in cui cominciarono ad occuparsi del sindaco di Palermo Vito Ciancimino, di Salvo Lima, dei fratelli Costanzo (i costruttori di Catania), dei cugini Salvo, cioè di mafia e politica, mafia e affari,   mafia e istituzioni, iniziarono i guai perché furono lasciati soli. “Nessuno come me ha fatto tanto contro la mafia”, ha detto Berlusconi. Nel frattempo, in Procura a Palermo, non c’è la carta per le fotocopie e si ricicla quella usata da Falcone per gli ordini di servizio. Gli arresti di questi giorni dimostrano l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, il governo, invece, cosa fa? (Il Fatto Quotidiano del 09 Dic. 2009)

venerdì 4 dicembre 2009

Il mio primo Blog....

Amici, mi trovate anche su Splinder...:

Masaghepensu. Splinder.com

sabato 21 novembre 2009

L'ultimo giallo di Brenda I pm: «Si indaga per omicidio»....

ITAGLIA....

di Mariagrazia Gerina














Le valige pronte. Il borsone, con i panni, da cui si sono sprigionate le fiamme, proprio dietro la porta. E sul soppalco, che, nel minuscolo appartamento, faceva da zona letto, il corpo di Brenda, l’altra trans che Piero Marrazzo frequentava prima dello scandalo: interamente nuda e annerita dal fumo. Riversa in terra, vicina al materasso, con accanto una bottiglia di whisky. Nessuna traccia di bruciatura su di lei o di violenza. Nessuna presenza di liquido infiammabile. Le fiamme che hanno in parte bruciato il materasso non hanno avuto né il tempo né la forza di arrivare fino a lei. Un incendio modestissimo. Le finestre erano chiuse, sigillate, e nei sedici metri quadri seminterrati in cui Brenda è morta, l’ossigeno era troppo poco anche per alimentarlo. Chiusa anche la porta, a doppia mandata. Se qualcuno, appiccato il fuoco, ha lasciato l’appartamento, lo ha fatto chiudendosi dietro la porta con le chiavi.

Polizia e magistratura indagano per omicidio volontario. E il movente potrebbe essere nel computer che gli inquirenti hanno trovato gettato nel lavello, con il rubinetto aperto e l’acqua che continuava a scorrere. Lì dentro potrebbe esserci ancora traccia del secondo video, di cui lei stessa aveva confermato l’esistenza, dopo l’arresto da parte dei carabinieri della compagnia Trionfale. Ai magistrati che indagavano su blitz di via Gradoli, sul video e sul ricatto che gli uomini dell’Arma avrebbero ordito ai danni del governatore del Lazio, Brenda, al secolo Wendell Mendes Paes, aveva raccontato che quel video, con lei e Marrazzo, insieme a un’altra trans, Michelle, che nel frattempo era già andata via Parigi, esisteva davvero. «Certo, avevo quel video, lo custodivo nel mio computer», aveva fatto mettere a verbale. «Ma - aveva aggiunto poi - l'ho distrutto perché avevo paura». E dopo quelle parole nessuno era andato a perquisire la sua abitazione per trovarne le tracce. Aveva paura Brenda, che la prossima settimana avrebbe compiuto 32 anni. Ne aveva avuto ancora di più da quando, dieci giorni fa, era stata aggredita da una banda di romeni. «Diceva che quella non era stata una rapina, ripeteva che le avevano portato via il telefonino e questa cosa la riempiva di angoscia», racconta una sua amica trans, Alessia, che non riesce a darsi pace e continua a ripetere «È una tragedia» mentre fa su e giù da via Stasi a via Due Ponti. Un labirinto di scale e cunicoli, accessi segreti e case minuscole, arroccate e sepolte nella collina con vista sulla Roma-bene.

L’isola dei trans, la chiamano. Un’isola lambita dalla ricchezza. I carabinieri che hanno sorpreso Marrazzo nell’appartamento di via Gradoli la conoscevano bene. «Stavano sempre qui a cercare qualcuno da incastrare, erano terribili», raccontano due ragazzi di colore affacciati al 180 di via Due Ponti. L’appartamento di Brenda è l’ultimo in fondo a destra, palazzina F. Quello di Alessia è sul retro. «Una volta avevano rapinato uno dei miei clienti, l’ho raccontato agli inquirenti, quando me l’hanno chiesto», racconta Barbara, uno dei trans di via Due Ponti. Una delle ultime a vedere Brenda: «L’avevo incontrata la sera stessa, alle 21.30, era tranquilla, ci siamo parlate e poi lei è andata a lavorare». Alessia invece l’aveva vista la sera prima. «Brenda era una persona generosa, ma era molto depressa, negli ultimi tempi non mangiava più e beveva tanto, voleva uscire in qualunque modo da questa storia», racconta Alessia. «Eravamo amiche, stavamo sempre insieme, io, lei e China», una delle testimoni ascoltate in questura. Insieme erano andate in procura. «A me avevano chiesto di un campione di Formula uno, a Brenda di Marrazzo e del video». «Non capisco perché con me non ne avesse parlato, ma certo se l’hanno ammazzata deve essere per quello». «Brenda aveva paura, ma ora ho paura anche io, abbiamo paura tutte».

21 novembre 2009 (L'Unità)
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Ed ora sono tutti avvisati, chi è a conoscenza di qualche cosa, stia ben attento...non vi è due senza tre...La mafia che avanza e tutto travolge...Capit o non capit..!?
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

venerdì 20 novembre 2009

La morte misteriosa del trans Brenda da "Il Giornale"....


In casa tracce di liquido infiammabile

Il corpo sul letto dell'appartamento di via Due Ponti andato a fuoco questa notte (guarda il video). Non presenta segni di violenza. Nella piccola casa, invasa dal fumo, trovato un pc immerso nell'acqua: forse contiene il secondo video con Marrazzo. Quindici testimoni sentiti in questura. La procura indaga per omicidio volontario.
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Una domanda, chi può aver tratto vantaggio da questa morte..?
Marrazzo..? Forse quei Carabinieri infedeli all'Arma..? Tutto un mistero in questa maledetta Italia (almeno ora..)
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)
 

ESTEMIROVA - ISF . CONTINUA LA GUERRA AI GIORNALISTI NELLA RUSSIA DI PUTIN......

 
Articolo 21 - Information Safety & Freedom

ESTEMIROVA - ISF . CONTINUA LA GUERRA AI GIORNALISTI  NELLA RUSSIA DI PUTIN
“ Per l`associazione Memorial non ci sono dubbi sul nome del mandante dell'omicidio della collega Natalya Estemirova : Ramzan Kadyrov. Il Presidente filorusso della Cecenia, insediato da Vladimir Putin è stato indicato come mandante anche per l’omicidio della giornalista della Novajia Gazeta Anna Politkovskajia. Perché Kadyrov ­­? "Non solo perché governa la Cecenia , ma lui ha minacciato Natalya  dicendole che si sarebbe sporcato le mani di sangue per punire i nemici " , dichiara il presidente di Memorial, la più antica associazione umanitaria russa Oleg Orlov . I massacri e i molti misteri legati alla guerra in Cecenia avvelenano la società alimentando un contro sistema nelle mani di militari e intelligence che condiziona anche il Cremlino e hanno già provocato molte vittime anche fra i colleghi “.
Così si legge nel documento diffuso oggi dall' esecutivo di Information Safety and

Freedom, l'associazione per la libertà di stampa nel mondo.
“ La Guerra in Cecenia è stata il trampolino per la scalata al potere da parte di Vladimir Putin - si legge ancora nella nota di ISF – e molti sospetti circondano gli attentati che colpirono Mosca alla vigilia della sua prima elezione e che furono attribuiti alla guerriglia cecena, anche se, secondo il colonnello dell’FSB Alexander Litvinenko, ucciso a Londra con una dose di polonio 210, sarebbero invece da attribuire ai servizi russi. Da allora I rapporti fra Putin, servizi, militari e militanti filorussi della Cecenia, appaiono indissolubili. Per le associazioni umanitarie sono oltre duecento I giornalisti assassinati nella Federazione Russa dall’ascesa di Putin, nel 2000 a oggi. La Nuova Russia mantiene la tradizione sanguinaria di repressione del dissenso del regime che l’ha preceduta “.
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Questo Puttin, è il grande amico del Berluska. Dio li ha creati e poi accoppiati. Disgrazia più grande non ci poteva capitare. Immaginate, Putin con la sua mafia, il berluscka con le sue mafie (varie), camorra, 'nandragheta e mafia siciliana.Dice il cavaliere,  quelli che non sono con "  lui"   sono Comunisti, ma è amico del Putin Made KGB. Tutto detto. Ma che spregevole individuo questo "  nano"   d'asfalto. Buon fine settimana....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso) 

Rai, digitale rupestre di Loris Mazzetti

  Chi non ricorda quel film di Mario Monicelli, “Il marchese del Grillo”, interpretato da un magistrale Alberto Sordi? Probabilmente chi si sta occupando del digitale terrestre nel Lazio. La pellicola inizia con una lunga panoramica sui tetti di Roma dove si scopre che quei tetti sono coperti da migliaia di antenne tv. Dall’inizio degli anni Ottanta (periodo in cui fu realizzata quella ripresa) a Roma nulla è cambiato, non vi è stata una politica di centralizzazione delle antenne (una per condominio per intenderci), quindi, se quei responsabili avessero visto il film avrebbero intuito che molti impianti, vecchi anzi stravecchi, sarebbero risultati inadeguati ad affrontare il passaggio tecnologico. La comunicazione che il digitale terrestre si sarebbe potuto vedere, aggiungendo   un semplice decoder, senza intervenire sull’impianto, è falsa. Infatti migliaia di famiglie il 16 novembre scorso, quando è avvenuto nel Lazio il passaggio dall’analogico al digitale, sono rimaste al buio. La Rai ha la responsabilità tecnica, cioè la gestione del passaggio alla nuova tecnologia. Dal punto di vista informativo i responsabili dell’azienda pensano di avere la coscienza a posto per aver mandato a tutti gli abbonati una lettera-avviso, invece, la Rai non si è fatta carico, se non attraverso semplici annunci nei telegiornali, di realizzare spot tecnici-informativi da mandare in onda nelle trasmissioni di maggior successo, e negli spazi regionali, cosa che invece hanno fatto molte tv private. Negli altri paesi europei, le tv di Stato hanno, prima di tutto, monitorato il territorio dal punto di vista della trasmissione e   ricezione del segnale. Da noi, basti pensare a quello che è accaduto in Piemonte (lo switch off è del 9 ottobre), a distanza di oltre un mese ci sono ancora migliaia di famiglie, che vivono nelle valli alpine, al posto del segnale ricevono il buio e dovranno attendere ancora alcuni mesi per avere l’immagine, nel frattempo o mettono la parabola per il satellite oppure, per essere informati, accendono la radio. Quando l’esperienza non insegna. In Emilia Romagna il tutto accadrà nel secondo semestre del 2010. In parecchie zone il telegiornale regionale non si vede perché le antenne non sono predisposte per ricevere il segnale della regione di appartenenza e quindi gli utenti vedono il tg della Lombardia, del Veneto o delle Marche. Oggi bisognerebbe intervenire per fare in modo che i condomini abbiano il tempo per modificare l’impianto   , così, quando accadrà lo switch off, ogni famiglia dovrà solo decidere se acquistare un decoder o cambiare la televisione. Ho saputo che un diligente dipendente della Rai, informato del problema, ha prima avvisato la struttura tecnica dell’azienda, poi ha mandato una mail   alla regione Emilia Romagna auspicando un intervento istituzionale. Morale: il bravo dipendente ha ricevuto un lettera dalla Rai dove in sostanza gli si dice di farsi i fatti suoi. In questi giorni sono apparsi servizi ai telegiornali assai contraddittori: quelli della Rai hanno raccontato che a   Roma e nel Lazio tutto è stato regolare, con interviste ad anziani che dicevano che non avevano nessuna difficoltà a sintonizzare la loro tv; La7 e alcune tv private hanno detto esattamente il contrario, le persone anziane denunciavano la scarsa informazione. La realtà è una sola: tutto è partito in ritardo, tutto all’ultimo momento. Cominciando dal ministero dello Sviluppo economico   che solo alcuni giorni prima dello switch off ha ultimato le procedure di assegnazione “dei diritti d’uso temporaneo delle frequenze”, informando sui tempi tecnici le emittenti stesse a ridosso del passaggio da analogico a digitale. Le regioni hanno il compito istituzionale di predisporre politiche a sostegno delle famiglie. Nel Lazio è ancora in distribuzione il manuale con le istruzioni per le procedure di sincronizzazione del segnale, nonostante il passaggio sia avvenuto alcuni giorni fa. Per dimostrare che l’esperienza non serve, un esempio positivo c’è, riguarda il Trentino Alto Adige che ha distribuito agli utenti alcuni mesi prima dello switch off il libretto con le istruzioni, inoltre a ogni famiglia, al cui interno c’era la presenza di un settantacinquenne, ha predisposto l’arrivo di un giovane tecnico a domicilio. A metà   dicembre lo switch off riguarderà la Campania. Recentemente le associazioni che aderiscono al digitale terrestre hanno denunciato che   in questa regione le frequenze previste sono 55 mentre le emittenti sono ben 81. Quali sono i criteri che definiscono se un’emittente ha le caratteristiche per entrare nel digitale terrestre? Che tipo di controllo viene eseguito? Sappiamo per certo che alcune di queste, direttamente o indirettamente, sono in mano a clan camorristici. E’ l’ennesima beffa del marchese Onofrio del Grillo?    (FOTO ANSA)

(Il Fatto Quotidiano del 19 Nov. 2009)
 

 

giovedì 19 novembre 2009

Ricatto del premier per bocca di Schifani sulle elezioni anticipate ..Poi...


 Poi   come al solito smentisce tutto. Giura che il governo va a gonfie vele ma alla Camera impone il voto di fiducia sulla privatizzazione dell’acqua. Subito dopo la maggioranza va sei volte sotto...bummmm...patabummm...
 

   
Artemisia Gentileschi – Salomè con la testa del Battista – interpretazione di Roberto Corradi 
(Il Fatto Quotidiano del 19 Nvovembre 2009)

 



mercoledì 18 novembre 2009

Caso Cosentino: firmate la mozione di sfiducia...

18 Novembre 2009


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L'onorevole Nicola Cosentino, oltre che parlamentare, e' sottosegretario al ministero dell'Economia. Non è un "sottosegretario" qualsiasi, e' un "soprasegretario": è il capo del Cipe, quindi del massimo organo economico che gestisce i soldi dello Stato. Chi e' Nicola Cosentino?
La quattrocento pagine della richiesta di autorizzazione a procedere all’arresto emanata dai giudici campani e inviata alla Camera, dicono che Cosentino è un associato esterno della criminalità organizzata. In pratica: un componente esterno del clan dei Casalesi, la peggior organizzazione criminale camorristica presente in questo momento, e forse di tutti i tempi, nel nostro Paese.
E' vero? Non è vero? Ho letto le quattrocento pagine dell’ordinanza con i quali i giudici chiedono l’arresto del sottosegretario del Pdl. Ma non possono arrestarlo perché è un parlamentare. Infatti, siccome è un deputato, la Camera deve dare l'autorizzazione all'arresto e, a parte l'Italia dei Valori, nessuno vuole concederla. Questo “giudice cattivone” non è comunista, ma è una persona che, semplicemente, si intestardisce per scoprire se un parlamentare, capo del Cipe, è anche un camorrista.
Credo che si debba dare l'autorizzazione a procedere ma, al contrario, il Parlamento sembra sia orientato a non concederla. E' una volgarità morale: Cosentino, almeno, si dimetta dal Governo; faccia il parlamentare ma non rimanga membro del Governo. Non possiamo lasciargli le “chiavi del Cipe” se ci sono delle persone che lo accusano di aver intrattenuto rapporti con la camorra e il clan dei Casalesi.
La cosa ancora più grave è un'altra. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo presentato una mozione affinché il Parlamento voti la sfiducia nei confronti di Cosentino (scarica e leggi la mozione). Sono stato avvicinato da parlamentari del centrodestra, stufi di essere rappresentati in questo modo, che mi hanno incoraggiato ad andare avanti e chiedere il voto segreto, perché nel segreto dell'urna voteranno anche loro per la sfiducia.
La regola dice che ci vogliono 60 parlamentari per firmare la mozione di sfiducia e per metterla ai voti. Noi dell'Italia dei Valori siamo 25. Ho chiesto a Bersani di far firmare la mozione di sfiducia contro Cosentino anche dai parlamentari del Partito Democratico e la risposta che ho ottenuto è stata: “No, siccome lo avete fatto voi dell'Italia dei Valori, non metto la firma sotto la vostra”. Che metta pure la sua firma sopra la mia, ma che firmi questo documento!
Sapete cosa mi ha risposto Bersani? Che la mozione di sfiducia l'avevano già depositata loro al Senato l'anno scorso, ma che non è mai stata messa all'ordine del giorno. Non è questo il problema: mettete all'ordine del giorno la mozione del Senato, che abbiamo già cofirmato, senza vergogna alcuna, poiché non soffriamo del complesso di inferiorità! Saremo meno numerosi, ma tonici, quanto basta per non sentirci secondi a nessuno.
Detto questo, Bersani, firma prima tu alla Camera, firma prima tu al Senato, ma ti prego, metti in condizione il Parlamento di mettere all'ordine del giorno la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Cosentino. Ne va del bene degli italiani, non è importante il diritto di primogenitura che, se vorrai, ti riconoscerò senza dubbio alcuno, per l'amor di Dio.
Leggi anche:
- Mozione di sfiducia per Cosentino (www.italiadeivalori.it).

Postato da Antonio Di Pietro in
Commenti (26)

martedì 17 novembre 2009

Beppe Grillo e il NUCLEARE - (DVD DELIRIO TOUR 2008).....

I BERLUSCONES LANCIANO IL SÌ CAV DAY...

  Cercano di creare tensione in vista del 5 dicembre
  di Federico Mello
     
L’onorevole Mario Valducci, non vuole parlarci del Sì Berlusconi Day, l'iniziativa lanciata dai suoi Club della Libertà “per far sentire il nostro affetto al Presidente Silvio Berlusconi”. Eppure molti aspetti della sua iniziativa appaiono ancora poco chiari. L'appuntamento è stata promosso da Valducci, ora presidente della commissione Trasporti della Camera, e Giorgio Stracquadanio, onorevole Pdl direttore della testata online “Il Predellino”. L'invito sul sito  sìberlusconiday.it   è chiarissimo: “Il 5 dicembre ci vedremo tutti a Roma”. Appuntamento in Piazza della Repubblica, ribadiscono dalla segretaria di Valducci.   Come noto, però, lo stesso giorno, alla stessa ora, sempre a piazza della Repubblica, è previsto da oltre un mese - e regolarmente autorizzato dalla Questura di Roma - il NoBerlusconiDay nato su Internet e organizzato dal popolo della rete per chiedere le dimissioni di Berlusconi (hanno aderito Italia dei Valori, Pdci, Rifondazione). Fonti della polizia dicono che è pressoché impossibile che due manifestazione uguali e contrarie vengano autorizzate   . Eppure Valducci, domenica, aveva dichiarato a Libero: “Non vediamo perchè ci dovrebbe essere impedito di manifestare” nello stesso articolo in cui il giornale di Belpietro descriveva la manifestazione pro-premier come una “controffensiva azzurra” che però “potrebbe essere addirittura annullata per motivi di ordine pubblico dalla questura, alla prese con due eventi concomitanti”. Dalla segreteria di Valducci negano che il SìBerlusconiDay abbia intenti provocatori, ma confermano la richiesta di Piazza della Repubblica. Paolo Ferrero attacca: “L'idea – dice il segretario di Rifondazione - che la maggioranza   di governo convochi una 'contro-manifestazione' per impedire la democratica e legittima espressione di chi al governo Berlusconi si oppone, è un'idea che sta alla base del fascismo e del nazionalismo di massa”.    Sull'adesione alla manifestazione contro Berlusconi, intanto, continua il dibattito all'interno del Pd. Per l'occasione il neosegretario Pierluigi Bersani ha coniato una nuova formula: “Partecipazione graduata” ovvero “Il Pd, prima di decidere se appoggiare o meno una manifestazione, guarda le sue parole d'ordine. Mi rifiuto di mettermi in un tormentone ogni volta che c'è una manifestazione promossa da altri: se le parole d'ordine sono compatibili con la nostra posizione ci potrà essere la presenza di dirigenti e cittadini, ma occorre prima conoscere queste parole d'ordine”. Le parole d'ordine del NoBerlusconiDay, in realtà, sono molto chiare: “Berlusconi deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti   ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte” si legge nell'appello tradotto in oltre dieci lingue. E in casa Pd, il “tormentone” temuto da Bersani, in puro stile morettiano, (“mi si nota più se vado o se non vado”) appare già in atto. “Molte volte abbiamo partecipato a manifestazioni organizzate da altri” dice Luigi Zanda, vice-capogruppo al Senato; “La nostra gente ha deciso di andare”, dichiara Felice Casson; “ Se la piattaforma è sul tema della giustizia, che è la vera emergenza   democratica, allora sono d’accordo" chiosa Debora Serracchiani. Parole opposte da Franco Marini: “Si può passare partecipazioni a titolo personale, ma sarebbe un errore per il Pd partecipare alla manifestazione del 5 dicembre". Le paturnie del   Pd, comunque, non turbano gli organizzatori del NBD. Forti delle 270.000 adesioni raggiunte sulla loro pagina Facebook ieri hanno pubblicato un banner piuttosto esplicito: “Il Pd non partecipa? E sti cazzi” scrivono su sfondo viola (il colore scelto   dai manifestanti). Ostentano sicurezza anche sulla “contro-manifestazione”: “Valducci e Straquadanio non mobilitano nemmeno i propri nuclei familiari” scrivono. Il tutto, aspettando la decisione della questura di Roma
.  
  Una manifestazione contro il presidente del Consiglio

(Il Fatto Quotidiano del 17 Novembre 2009)

Berluschino il breve - Marco Travaglio in Passaparola del 16 Novembre 2009...

lunedì 16 novembre 2009

Il crocifisso e la zucca.....

Altrachiesa

di don Raffaele Garofalo

Le cronache dei missionari pionieri in Africa narrano che ogni qualvolta i religiosi mostravano il crocifisso agli indigeni, costoro fuggivano terrorizzati. Con tutta probabilità i “primitivi” di Claude Lévi-Strauss si chiedevano chi mai fossero quei “selvaggi” compiaciuti nel mostrare loro un uomo sottoposto ad un simile supplizio! E’ probabile che davanti ad una “zucca di Halloween” avrebbero riso bonariamente. L’occhio e la mente assuefatti impediscono a noi di capire lo scandalo avvertito dagli estranei, ciò avverrebbe solo se si mostrasse nelle nostre chiese un uomo che pende da una corda o decapitato o carbonizzato su una sedia elettrica.

Uno Stato laico non dovrebbe imporre la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, né favorire l’insegnamento di una sola religione nelle scuole pubbliche. Una disciplina rispettosa della laicità e del pluralismo sarebbe possibile solo con lo studio della Storia delle religioni o del fenomeno religioso in sé. I docenti, di qualsiasi fede o di nessuna, accederanno all’insegnamento muniti di titoli specifici conseguiti presso Università di Stato e nominati dal Ministero per concorsi e graduatorie. Padre Ernesto Balducci, anima magistralmente cristiana e laica, affermava che l’azione educativa deve essere non confessionale, “diviene naturalmente evangelica” quando essa è capace di rendere autonome persone prima subalterne. Don Milani, maestro ed educatore, uomo di fede, non esponeva il crocifisso sui muri della scuola di Barbiana.

La sentenza di Strasburgo offre lo spunto per una riflessione che vada oltre l’evento e ponga l’attenzione sul valore stesso del simbolo identificativo dei cristiani. Paolo di Tarso, per primo, enfatizza il significato della croce, dando origine a quella “teologia sacrificale” per cui un Dio offeso avrebbe preteso una “riparazione adeguata” facendo immolare il Suo stesso Figlio. E’ una concezione della divinità non lontana da quella pagana secondo cui gli dei si placano con sacrifici, fino allo spargimento del sangue umano. Lo stesso Paolo, tuttavia, afferma che il punto di forza del Cristianesimo, ciò che lo contraddistingue facendone una religione “vera”rispetto alle altre “false”, è la Risurrezione di Cristo, la vittoria sulla morte, prova inconfutabile della sua divinità. “ Se Cristo non è risorto vana è la nostra predicazione, vana la vostra fede” ( I Cor. 15, 14).

La crocifissione e la morte del Messia caratterizzano quindi una situazione di passaggio nella economia della salvezza cristiana. Una teologia “masochistica” ha privilegiato, invece, il momento sacrificale transitorio della croce più che il messaggio definitivo della Risurrezione. Per i credenti l’esaltazione andrebbe rivolta non al Cristo crocifisso ma al Cristo risorto: al posto di quel simbolo di morte, dovrebbe campeggiare nelle chiese la figura del Maestro vivo e accogliente, per una teologia della vita, non della morte.

Per i non credenti il crocifisso simboleggia, laicamente, la sofferenza, l’eroismo di cui sa rendersi capace l’ ”uomo” per riscattare il suo simile. Si pensi alle croci disseminate lungo la via Appia, dopo la rivolta che Spartaco guidò per ridare dignità ai suoi uomini; si considerino i martiri delle lotte di liberazione che la Storia enumera. La croce si fa emblema della redenzione umana degli oppressi. Sapere che un uomo-dio fu giustiziato con l’accusa di “sobillatore” contro il potere rende più accettabile, anche a chi non crede, il “farsi uomo” di Cristo, il generoso gesto d’amore.

Crea turbamento, invece, un crocifisso che voglia esprimere la “riparazione” pretesa da un Dio non disposto al perdono gratuito ( nei suoi limiti, l’uomo…ne è capace!), un Dio geloso del fatto che la creatura voluta a Sua immagine e somiglianza aspiri a diventare come Lui.

Il volto di Dio va cercato nell’intimo dell’uomo, per questo l’Ebraismo ne proibisce la visione e ogni umana rappresentazione. Un crocifisso ricoperto di polvere stratificata, appeso a mo’ di suppellettile in disuso, non rende più cristiano nessuno, può renderci invece pericolosamente farisei: la croce di Cristo è in bella mostra anche nei nascondigli dei mafiosi! Il proselitismo cattolico fa largo uso di immagini e gesti che rasentano la superstizione mentre si trascura che il messaggio cristiano passa quando la Parola si fa vita vissuta.

I nostri devoti governanti possono professare la loro fede risolvendo i problemi di chi è inchiodato alla mancanza di lavoro, alla precarietà. La Chiesa, da parte sua, per preservare la libertà di un annuncio evangelico credibile, è chiamata alla testimonianza. Se davvero i cristiani rappresentano “il lievito”, di cui parla il Vangelo, avranno la loro efficacia solo “in mezzo alla massa”, nella scuola dello Stato, rinunciando alle continue richieste di denaro pubblico per le loro istituzioni di élite. Il governo rispetterà le “radici cristiane” del nostro Paese quando abolirà le leggi razziste del “respingimento”, del reato di clandestinità, per una accoglienza civile e dignitosa degli immigrati, attuali crocifissi sulle carrette della disperazione, schiavizzati da un mondo pagano fermamente legato ai suoi simboli senz’anima.

Sotto lo sguardo di un crocifisso, e di sacre immagini, siamo capaci di compiere le azioni più orrende: dalle violenze perpetrate tra le mura domestiche, alle ingiustizie commesse nelle aule dei tribunali, negli uffici, nelle scuole, perfino nelle chiese. In nome di un simbolo sacro divenuto “arredo” si varano leggi razziste, si benedicono armi, si perpetrano massacri, si decidono guerre.

In Francia, in Germania, in Inghilterra e in molte altre nazioni, rispettose del Vaticano ma libere da “servilismo”, si ha la coscienza che nelle sedi amministrative, negli istituti scolastici, si rende un servizio pubblico non confessionale, si fa cultura non professione di fede. I cristiani per primi dovrebbero riconoscere l’importanza di uno studio approfondito del fenomeno religioso che favorirebbe scelte più consapevoli, vanificando ogni pericolo fondamentalista. Introdurre nelle scuole l’insegnamento graduale di altre religioni, come si sta proponendo, è rabberciare una stoffa ormai logora, un voler fornire conoscenze a comparti stagni che esalterebbero l’aspetto negativo delle differenze anziché valorizzarne la ricchezza.

Il “catechismo” somministrato nelle scuole difficilmente crea convinzioni radicate, è destinato a favorire spesso, se non il rifiuto, l’indifferenza religiosa per una intera vita. Il confronto con culture diverse, con altre maniere di concepire la fede sarebbe un valido supporto alla formazione di una società futura basata su una serena convivenza, renderà più agevole ricercare, mettere a confronto e condividere valori comuni, scongiurerà il pericolo di nuove guerre di religione, di “scontri di civiltà”. Uno Stato che non sia miope e si senta responsabile di una crescita armoniosa delle generazioni future, dovrebbe impegnarsi in tale direzione. La Chiesa non deve sentirsi minacciata da una pluralità di voci accomunate da valori condivisi, diffiderà invece di una religiosità sbandierata, destinata ad essere sistematicamente smentita da comportamenti privati e pubblici.

In Italia il crocifisso “deve restare” appeso alle pareti, per volontà unanime: non si intrometterà nelle vicende private e pubbliche dei cittadini e dei governanti! Resti al suo posto, inchiodato, è lì che lo si vuole! Non invadente, innocuo. Per queste ragioni fu messo a tacere dal Sinedrio e da un tribunale romano.
(MicroMega)

(16 novembre 2009)
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Certamente commentare lo scritto è arduo visto che, risponde a verità più che ovvie. Io, personalmente, non mi sento di scrivere un parere perchè un mio parere non esiste....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

mercoledì 11 novembre 2009

Il Blog è come un treno....



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Peccato io sia l'unico passeggiero nonchè macchinista e controllore.
Quanta tristezza aumentata dalla stagione autunnale....
Maseghepensu
(Ma se ci penso)

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