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domenica 8 novembre 2009

Veronica Lario e il "maiale" scomparso di: Francesco Bonazzi

07 novembre 2009
 
“Un maiale”. Sarebbe questa l’espressione che c’era nell’e-mail inviata da Veronica Berlusconi all’Ansa. Espressione poi non comparsa nel lancio d’agenzia andato in rete alle 22 e 31 minuti del 28 aprile 2009, tutto dedicato al marito premier, alle sue frequentazioni femminili e all’utilizzo di queste per la composizione delle liste elettorali.

Immaginate la scena: Rachele Guidi in Mussolini manda un dispaccio sul suo infedele consorte, condito di una frase irriguardosa. Poi, su consiglio del direttore, ci ripensa. Ora avvolgete velocissimamente il nastro della storia e volate avanti di settant’anni: Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi, in arte Veronica, manda una mail all’Agenzia Ansa con la parola “maiale”. Tutto il resto esce ed è un grande scoop, ma il “maiale” resta in redazione. Insomma, settant’anni non sono passati completamente invano per la nostra democrazia. Quando esce il take dal titolo “Europee: Veronica Lario, potere senza ritegno offende donne” è vero che dietro ci sono state sei ore di patimenti, ma alla fine la notizia c’è. Solo separata dagli insulti. La moglie del presidente del Consiglio si fa virgolettare che l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo è “ciarpame politico”.

Sono i giorni di Noemi Letizia e delle polemiche sulle presunte “veline” candidate dal partito di Silvio Berlusconi. La dichiarazione di Veronica è comunque una bomba, anche se oggi si scopre che è solo una parte dell’originale. In particolare, secondo quanto ha potuto ricostruire il Fatto Quotidiano, la signora Berlusconi sarebbe stata convinta dall’Ansa a ritirare la frase più pesante.

Due giorni dopo, del resto, non comparirà neppure nell’intervista che essa stessa concederà a Repubblica. E dire che su un quotidiano di opposizione avrebbe potuto concedersi anche qualche licenza in più, rispetto a un testo consegnato a un’agenzia di stampa che campa anche di soldi pubblici.

A uscire per primo allo scoperto è stato Bruno Vespa nel suo ultimo libro dalle mille anticipazioni. Il manutentore di Porta a Porta scrive che quel pomeriggio del 28 aprile, il direttore Giampiero Gramaglia dice a Veronica. “Signora, la frase è un po’ troppo sopra le righe. Mi permette di tagliarla?”. E lei, da donna di mondo: “Direttore, ho i miei buoni motivi per averla scritta. Comunque si regoli come meglio crede. L’importante è che la sostanza di quel che penso esca immutata”. Vespa non dice quale sia la frase incriminata, ma lancia il sasso. Nessuno, ieri, ha potuto smentire questa ricostruzione di Vespa. Anzi. Gramaglia, che dell’Ansa non è più direttore ma è ancora dipendente fino al 31 dicembre prossimo, si limita a dire che la ricostruzione del libro è “sostanzialmente corretta”. 
 
da: Il Fatto Quotidiano n°40 del 7 novembre 2009 

venerdì 30 ottobre 2009

Dimissioni a targhe alterne...

38 commenti



Vignetta di Bandanax

Signornò

da l'Espresso in edicola


C’è voluto uno scandalo targato centrosinistra, il caso Marrazzo, perché Pigi Battista e Piero Ostellino scoprissero sul Corriere della sera una parola finora inedita nel loro vocabolario: “dimissioni”. Per una volta, non essendoci di mezzo Berlusconi, sono riusciti a guardare la luna invece del dito. Anzichè prendersela con l’”invadenza della magistratura”, strillare alla privacy violata e alla “guerra fra giustizia e politica”, si sono concentrati sul fatto.

Battista: “Un governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le sue funzioni” e “deve valutare se fare un passo indietro”.
Ostellino: “In discussione non dovrebbero essere mai gli stili di vita, ma gli eventuali comportamenti pubblici ‘accertabili e difformi’ che ne conseguissero, per qualsiasi carica, premier compreso. Marrazzo ha ceduto al ricatto e pagato i ricattatori. Il ricatto è un reato, al quale mai si deve sottostare, tanto meno un uomo pubblico”. Ben detto. “Premier compreso”.

Poi però Ostellino liquida come “dichiarazioni moralistiche” le critiche a Berlusconi per i sexy-scandali: come se la difesa della Sacra Famiglia cattolica, le leggi antidroga e antiprostituzione non fossero “comportamenti pubblici accertabili e difformi” da quelli di un premier che è pappa e ciccia con un prosseneta-spacciatore, riceve a domicilio prostitute e - come dice la sua signora - frequenta minorenni e mette in lista le girls del suo harem.

Ma sorvoliamo sul sesso e restiamo sul ricatto: “un reato al quale mai si deve sottostare, tanto meno un uomo pubblico”. Nel 1975 Berlusconi subisce un attentato mafioso in una delle sue ville e non lo denuncia. Nel 1986, replay: stessa villa, stessa bomba; stavolta se ne accorgono i carabinieri; il Cavaliere, al telefono con Dell’Utri, parla di “segnale estorsivo” del suo ex-“stalliere” Mangano e rivela di aver detto ai militari: “Se mi avesse telefonato, 30 milioni glieli davo!”. Nel 1988 confida all’amico immobiliarista Renato Della Valle: “Mi han fatto estorsioni in maniera brutta. Mi è capitato altre volte, dieci anni fa, e son tornati fuori. Mi han detto che, se entro una certa data non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio ed espongono il corpo in piazza Duomo. Se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così non rompono più i coglioni”. Nel 1990 la Standa di Catania è bersagliata da attentati mafiosi, finchè i dirigenti berlusconiani pagano il pizzo (180 milioni di lire); ma la Fininvest nega tutto e non denuncia gli estorsori, nemmeno quando vengono arrestati e processati. Due anni fa una gang di paparazzi minaccia di diffondere foto compromettenti di Barbara Berlusconi: Papi cede al ricatto e paga 20 mila euro. Da allora Battista e Ostellino tentano invano di pubblicare sul Corriere due vibranti editoriali in cui chiedono le dimissioni del premier con le stesse parole usate per Marrazzo. Aiutiamoli: con il nostro sostegno, ce la possono fare.
(Vignetta di Bandanax)

(Da: Voglioscendere)
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Ma..non viviamo nel Bel Paese.? Questi comportamenti sono da "tutti i giorni". Nell'italiota Bel Paese, tutto è possibile...nessuno se ne accorge o fa finta di non vedere.
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)  

Don’t cry for me, Angelino....

Don’t cry for me, Angelino

ange
Dopodomani Angelino Alfano entrerà nel quarantesimo anno della sua brillante esistenza.
Si sa che avvicinandosi ai compleanni diventa naturale tirare un po’ di somme. E a leggere i giornali di oggi, non pare che Alfano – nonostante le cariche e le prebende – sia tanto soddisfatto di sé. Al punto da volersi tirare fuori dalla nuova porcheria berlusconiana per sottrarsi ai giudici: e questa prenderà quindi il nome da Ghedini, che tanto ha più pelo sullo stomaco di uno yak tibetano.
Alfano invece deve aver capito che nei 40 anni di vita che più o meno gli restano – così come nei futuri libri di storia – il suo nome verrà ricordato solo in relazione a quel Lodo che già oggi, su Google, ha un numero di ricorrenze del 500 per cento maggiore rispetto al nome del ministro stesso. Insomma, quando Berlusconi non ci sarà più – e il berlusconismo sarà un tenero ricordo trash – ad Angelino toccherà invece essere ancora tra noi, a lottare disperatamente contro l’identificazione con uno dei momenti più bui della democrazia italiana.
E allora ieri ha detto basta, la nuova legge salva-Cav non porti, almeno quella, il suo nome. Sussulto di dignità tardivo e probabilmente inutile, che non salverà mai una reputazione buttata via il giorno in cui Berlusconi cercava solo mezze figure e pesi minimi per ricoprire un ruolo in cui lui avrebbe voluto mettere un Ghedini o un Pecorella, ma non potendolo fare ha ripiegato su un ignoto yes man girgentino.
Bastava dire no allora, ma si sa che nella vita è difficile dire no.
Buon compleanno, Angelino.

Di Tutto di più....Maseghepensu

 


martedì 27 ottobre 2009

Silvio all'attacco: "Qui comando io"....

27/10/2009
RETROSCENA

Silvio Berlusconi con Bossi e Tremonti


Ma prepara la pace col ministro che non sa come sostituire
UGO MAGRI
ROMA

Tremonti non si è ancora dimesso e tutto fa pensare che nemmeno oggi getterà la spugna. Volendo, ne avrebbe già avuto un’eccellente motivazione, invece ha vissuto con animo sereno (così raccontano) il drammatico altolà che gli è giunto in mattinata da Arcore. Dove il Cavaliere ha riunito i «triumviri» del Pdl e, insieme con loro, ha dettato la linea attraverso un comunicato stentoreo: d’accordo la tenuta nei conti pubblici, ma d’ora in avanti bisognerà pensare anche allo sviluppo. Il rovescio esatto di quanto il Professore va predicando, asserragliato nella trincea del rigore e convinto che la grande crisi non sia ancora del tutto superata. Fosse stato in vena di sbattere la porta, quale pretesto migliore?

Nulla di tutto questo, niente show-down. Cosicché qualcuno del giro berlusconiano già prevede che l’intera vicenda si concluderà in una bolla di sapone. Giorno dopo giorno lo scontro tra i due «indispensabili» o presunti tali, Tremonti contro il Comandante supremo, verrà degradato al livello di «equivoco», di semplice malinteso. Addirittura la colpa ne verrà attribuita al povero Bossi, il quale (è la «vulgata» che già comincia a prendere piede tra i «pontieri») ha un cuore grande così, dunque ha ecceduto nell’affetto verso l’amico Giulio proponendolo a Berlusconi come vice-premier, epperò lui, Tremonti, non s’era nemmeno sognato di chiederlo... Ci sono mille modi pasticciati per circoscrivere un incidente, e talvolta i proclami ne sono un preludio: più alti sembrano i toni, maggiore è la voglia di chiudere il caso.

Se è esatta la diagnosi che si affaccia tra gli amici di Silvio (e di Giulio), Tremonti dunque non replicherà al comunicato della trojka, e Berlusconi non insisterà nel pretendere il chiarimento dal suo ministro. Quando l’ufficio di presidenza del Pdl si riunirà come da programma, il 5 novembre prossimo, ben altri saranno i temi su cui dilaniarsi, cominciando dalle candidature per le prossime elezioni regionali. Dove tra Pdl e Lega la tensione cresce a vista d’occhio, l’accordo sulle presidenze è parecchio lontano, lì davvero può scorrere il sangue.

Al momento i due non si parlano, comunicano tramite il mediatore Bonaiuti. L’impressione tuttavia è di assistere a un doppio bluff. Il primo di Tremonti: dopo avere alzato la posta, comincia a prendere atto del proprio isolamento nel partito. Non ci sta a passare per quinto ministro della Lega. Per cui sarà costretto a rientrare nei ranghi senza garanzia che Berlusconi voglia frenare l’assalto alla diligenza dei conti pubblici. Anzi, con i ministri della spesa che prenderanno coraggio. L’altro bluff è quello del Cavaliere. Il quale fa la faccia severa. Dall’incontro con Bondi-Verdini-La Russa escono frasi terribili, tipo: «Giulio non può decidere da solo, mai gli ho dato l’economia in appalto, deve cambiare metodo e ascoltare gli altri, me in particolare, basta con le deleghe in bianco, è il momento di una politica anti-ciclica come nel resto d’Europa, deve smetterla di dire che non ci sono i soldi...».

L’irritazione del premier è autentica. Salvo che in fondo preferisce tenersi Tremonti, a dispetto del suo pessimo carattere, perché nemmeno lui ha l’asso da calare, gli manca un sostituto all’altezza. E’ il primo a sapere che Draghi, spesso evocato, non ha convenienza né voglia di lasciare Bankitalia per tuffarsi nel tritacarne della politica italiana. Tra parentesi, Draghi presiede un organismo prestigioso, il Financial Stability Board, incaricato di mettere il guinzaglio alla finanza internazionale attraverso un complesso di nuove regole. Come chiedergli di lasciarlo? Qualcuno tra i «pasdaran» spinge avanti Brunetta, e certo nella mente del Cavaliere sarebbe un buon salvagente. Però negli ambienti internazionali che contano, un cambio della guardia verrebbe visto con allarme. E in Patria i sondaggi già puniscono il governo per una lite che evoca quelle del governo Prodi.

Insomma: una volta riaffermata solennemente la linea del «qui comando io», con l’intero partito schierato dalla sua parte, è tesi prevalente tra le «colombe» che Berlusconi accetterà la ritirata di Tremonti e ci farà pace. In cambio il Professore si mostrerà più flessibile, già ieri ne ha dato un piccolo segnale incontrando a pranzo i vertici delle grandi banche. Il tutto, in attesa del prossimo «equivoco».
(La Stampa)
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" Qui comando io " dice l'on. silvio berlusconi. Che bossi lo ricattasse da sempre era
cosa nota, ma che il premier si potesse ora opporre all' "amico" bossi non se ne era a conoscenza. E allora, che cos'è cambiato? È forse riuscito a neutralizzare il bossi? È lecito domandarselo perchè senza l'appoggio leghista, berlusconi, non andrebbe da nessuna parte. Come si comporterà lo " scarlatizzato " silvio..? La risposta/soluzione con fourfet arriverà molto presto, una dei due dovrà chinare la testa e sottoporsi all'altro. Una sfida, si potrebbe anche dire, all'ultimo sangue. Che vinca l'uno o l'altro poca differenza sarebbe, l'Italia (sich) resterebbe e affonderebbe sempre nella cacca.
Masaghepensu
(Ma se ci penso)

lunedì 26 ottobre 2009

Ieri...." Ultima chiamata "

Antonio Padellaro

Ultima chiamata

26 ottobre 2009

Vorrei mettermi dalla parte di quei tre milioni di persone che domenica, molti pazientemente in fila per ore, hanno partecipato alle primarie del Pd, dandogli un'altra occasione (forse l'ultima) per cominciare a essere il partito che aveva promesso di essere. Ricordiamo tutti il discorso del Lingotto di Walter Veltroni, quando sembrava che stesse nascendo una grande forza politica in grado di imprimere a questo paese il famoso cambiamento. Cambiamento soprattutto, nel linguaggio della politica che consiste nel parlare con la gente facendosi capire dalla gente. Nei due anni successivi questo linguggio invece di sciogliersi in qualcosa di trasparente e di comprensibile si è aggrovigliato vieppiù fino all'incomunicabilità assoluta. Non abbiamo capito perché la nascita del Pd invece di rafforzare il governo Prodi non fece nulla per impedire la caduta dell'ultimo baluardo al nuovo dilagare del berlusconismo. Non abbiamo capito perchè il Pd di Veltroni affermò la sua vocazione maggioritaria isolandosi dal resto delle forze di centrosinistra e di sinistra.

Dopodiché riuscì sì a raggiungere quel 33 e rotti per cento di voti che costituì un buon risultato in sè ma lontano ben 12 punti dalla maggioranza per cui quello stesso Pd aveva manifestato la propria 'vocazione'. Non abbiamo capito le vere ragioni che hanno spinto Veltroni a lasciare baracca e burattini da un giorno all'altro. E abbiamo rinunciato a capire cosa è successo dopo nel partito nato con tante sparanze e che ha rischiato di perdersi nelle risse interne e nella disillusione.

Adesso il Pd ha di nuovo un popolo e ha di nuovo un leader, Bersani. A cui si chiede non solo di costruire l'alternativa ma anche di dare ascolto a quei tre milioni di brave persone non abbandonandole al loro destino e alla loro solitudine come troppe volte è accaduto in passato. Bersani ha ragione: domenica è stato un bel giorno per la democrazia. Che ne seguano altri. Noi del Fatto staremo bene attenti affinché questa speranza non vada delusa.

Video: Le primarie del 25 ottobre



Video a cura di Paolo Dimalio e Irene Buscemi

Link:

Vai al canale Youtube di Antefatto Blog

Chissà se tutto è avvenuto in modo regolare...

Masaghepensu

Ps: ho votato per Marino perchè rappresenta il NUOVO, perchè non ha Clientele come la maggioranza dei politici italiani. È vissuto molto all'Estero e ha visto altro che i nostri rappresentanti italiani non conoscono e che, a differenza del "nuovo" hanno sempre razzolato nella loro aia (recinto) e ne hanno assorbito tutti i difetti possibili dell'Italia italiota. Vi è bisogno di ARIA nuova, quella vecchia con il passar del tempo diventa stantia e irrespirabile. Un poco come a casa nostra, ogni tanto, si devono spalancare le finestre....!!!

(Ma se ci penso)

martedì 30 giugno 2009

Napolitano invoca la “tregua”, ma come si può far finta di niente?

Cara MicroMega.net - Lettere alla redazione


L'invito di Giorgio Napolitano a dismettere le polemiche da qui al G8 merita una attenzione particolare. I giornali che tirano la volata al centro-destra, a cominciare da Libero ed il Giornale hanno accolto con molto favore l'appello di Capri di Napolitano sostenendo che la cessazione del gossip diffamatorio per il Presidente del Consiglio è necessario per il buon nome dell'Italia tuttora aggredita spesso dalla stampa estera. Repubblica replica sostenendo che non si tratta di polemiche ma di fatti. Può la stampa ignorare i fatti, non parlarne? Ma quasi tutte le forze politiche con l'eccezione del solo PdC di Paolo Ferrero hanno accolto l'appello alla tregua che a quanto pare è stato preceduto e forse sollecitato dallo stesso Berlusconi con una lunga telefonata al Capo dello Stato. Mi domando: dal momento che le gesta di Berlusconi sono note al mondo che figura fa l'Italia a far finta di niente, a non polemizzare, a far credere che non è successo niente e che non abbiamo niente da dire? La tregua delle "polemiche" squalifica l'Italia assai di più della loro ripresa virulenta.
Penso che l'appello di Napolitano sarebbe stato condivisibile se fosse stato preceduto da una precisa condanna per comportamenti lesivi della dignità delle istituzioni e della figura, del prestigio, del ruolo del Capo del Governo. Non c'è ombra di dubbio che le boccaccesche riunioni di Villa Certosa e di Palazzo Grazioli non possono essere liquidate con il richiamo alla privay che sarebbe stata violata oppure dalla guascona affermazione di Berlusconi: piaccio agli italiani così come sono e non cambierò. Le fotografie dei festini con diecine e diecine di ragazze compiacenti, escort, aspiranti veline, e non si sa che altro hanno fatto il giro del mondo provocando scandalo e ludibrio per l'Italia. Non risulta che il Presidente della Repubblica abbia in qualche modo redarguito comportamenti licenziosi degni di Tiberio a Capri, divertimenti a base di sesso certamente offensivi per tutta l'Italia che arranca e che è in affanno per fare quadrare i bilanci ma anche per tutta l'Italia civile che si è fatta rispettare nel mondo per cultura, sapere, ingegno, iniziativa.
Ricordo la durissima invettiva di Napolitano contro il deputato Francesco Caruso, persona benemerita impegnata sui fronti sociali più difficili dai senza tetto ai carcerati ai disoccupati. Napolitano definì "indegni vaneggiamenti" le critiche di Caruso alla legge Biagi, legge che ha stravolto il diritto del lavoro e aiutato gli imprenditori ad eludere la legge a tenere sotto ricatto milioni di giovani molti dei quali sono già incanutiti da precari. La condanna per le parole di Francesco Caruso fu durissima. Il reprobo a momenti finiva fuori dal Parlamento espulso per indegnità (se ci fosse stata una norma al riguardo). Maa evidentemente ci sono due pesi e due misure. Una per Caruso l'altra per Berlusconi.
A guardare con serenità e freddezza l'operato di questo Presidente della Repubblica bisogna dire che lo stato di degrado del diritto imputabile certamente al governo di destra non lo vede estraneo. La legislazione di repressione xenofoba verso i migranti spesso oltraggiosa dei diritti della persona non lo ha visto riluttante e custode delle garanzie costituzionali. Inoltre sono stati introdotti incrudelimenti del codice penale e riduzioni della libertà dei cittadini e le leggi ad personam sono tutte in vigore a cominciare dal lodo Alfano. Questa Presidenza quando si è trattato di diritti della persona osteggiati dal Vaticano è sempre stata assai attenta alle pretese della Chiesa. In quanto alla continua, monotona richiesta di coesione delle forze politiche non si può dire che sia stata una cosa positiva dal momento che un Parlamento assolve alle sue funzioni se l'opposizione non è subalterna, non è collaborazionista, porta avanti istanze presenti nel Paese e che non possono essere conculcate.

Pietro Ancona

martedì 23 giugno 2009

Berlusconi, Altri Video.......

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Berlusconi e la mafia



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Berlusconi e la mafia

Berlusconi e la mafia: Un documentario francese. documentario francese di canal + che racconta i rapporti di Berlusconi con la mafia. Ascoltate bene la giustificazione di Confalonieri, che Berlusconi non conosce Mangano, e successivamente fate attenzione all'intercettazione telefonica della Polizia dove Berlusconi invece conosce Mangano, e persino che conosce anche il suo "stile" e cioè quello di bombarolo, quindi conosce benissimo anche la sua carriera mafiosa e il suo modo di agire. Dovete pensare che questo capo mafia è stato alla corte di Berlusconi per 1 anno fino a che la Polizia ha scoperto la sua affiliazione mafiosa e a quel punto l'hanno mandato via. Cosa ci faceva un capo mafia a casa di Berlusconi?

Se non riesci a scaricare il video clicca QUI con il pulsante destro del mouse e poi seleziona “Salva oggetto con nome...”.
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Berlusconi: Le foto porno di Villa Certosa pubblicate da "El País" vietate in Italia (Tv argentina)



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Berlusconi: Le foto porno di Villa Certosa pubblicate da "El País" vietate in Italia (Tv argentina)

Vi presentiamo questa trasmissione argentina nel quale si parla dello scandalo di Berlusconi ed i suoi rapporti con le "veline", tra cui ricordiamo c'é il primo ministro delle pari opportunitá Mara Carfagna. All'estero, dove c'è pluralitá dell'informazione e non si é sotto dittatura mediatica com in Italia, le notizie sull'Italia riescono ad affiorare.


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FOTO DELLE RASSEGNE DI FILM ALL'HIPPIE HOUR:


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- Foto delle rassegne di film all'Hippie Hour (Roma - Italia): Presentazione dei film (ci scusiamo con la cattiva qualitá delle immagini, le foto sono state scattate da un cellulare).
- Fotos de las listas de peliculas en el Hippie Hour (Roma - Italia): Presentación de las peliculas (pedimos disculpa por la baja cualidád de las imagenenes, fueron sacadas a través de un mobil).

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LE PROVE DELLA CENSURA SU YOUTUBE:
(20 GIUGNO 2009)


LE PROVE DELLA CENSURA SU YOUTUBE:
(20 GIUGNO 2009)" id="Image9_img" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhTxEVwyBN1V441ZKUFvBMM3DulMdjeXsBNrdYffJL_Rw4WvOxnyDphV0Le1-eMfIs2aOAB5BM2NKImyaMWNXtI3b3n32tKymtnSDgegGsWSuoucsOnAR0GsK6cMvM55UbaAmPTxynR7qs/s1600-r/avvertimento+su+youtube.JPG" width="527" height="86">
ATTENZIONE:
Sabato 20 giugno ci é arrivata questa seconda comunicazione da parte di youtube per un video contenente le nuove foto di Silvio Berlusconi pubblicate il 16 Giugno da 'El País' piú un TG brasiliano sottotitolato in italiano da noi. (per vedere e scaricare il video clicca QUI). Inoltre, con la censura del video, Youtube ci "avverte" che l'account é temporaneamente limitato, non si possono pubblicare video, ne si puó scrivere: un bavaglio che dimostra come questi siti siano sotto ricatto del governo. Non escludiamo per il futuro la chiusura dell'account e la chiusura di questo sito, visto che tutto é gestito da Google.

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LE PROVE DELLA CENSURA SU YOUTUBE:
(12 GIUGNO 2009)


LE PROVE DELLA CENSURA SU YOUTUBE:
(12 GIUGNO 2009)" id="Image5_img" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnwhBtsX5amh15ENBk5HXEOi5BhAWrNPGKHokJK4ypsBrUWEiMzSazJRq4AM7oGaog-egfhyphenhyphenyrGIQCsdhIKBoJFGgAEc57m1DqD0zMomXQvgrcTfd57ecwzm6bsVK5RhFTIMyIviihPVI/s1600-r/censura_1.JPG" width="516" height="112">
ATTENZIONE: Venerdì 12 giugno ci sono arrivate queste comunicazioni da parte di youtube per un servizio, sottotitolato in italiano da noi, de "La cuatro" (network spagnolo) riguardante le foto porno di Berlusconi a Villa Certosa pubblicate su "El Pais" (per vedere e scaricare il video clicca QUI). Censurando il video, che in 4 giorni era stato visto da più di 55000 persone, si sono cancellati automaticamente tutti i 194 commenti che tutti gli italiani di buon senso, col loro cuore, avevano messo. Inoltre così si impedisce di sapere la verità per il futuro. Se qualcuno di voi aveva ancora qualche dubbio, ora si è risolto: SIAMO IN DITTATURA.

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LE PROVE DELLA CENSURA SU FACEBOOK:
(6 GIUGNO 2009)


LE PROVE DELLA CENSURA SU FACEBOOK:
(6 GIUGNO 2009)" id="Image4_img" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhM2uP57Ozq6Bw-OtJA_GhPIFFC6vlk6VEwa01G5UJjJnOlR7bOj7jZhvDy81PUlwu4hyphenhyphen3FuhVsSelol_WKFM1BFOk6hhjaQlymiS70ubswEgGOIUQZ8cV47ExhciiJeDPTqJf_P43Da94/s1600-r/Statistiche+%5B2%5D.jpg" width="459" height="250">
ATTENZIONE: per la seconda volta il regime ha perpetrato la censura su Facebook per un servizio, sottotitolato in italiano da noi, de "La cuatro" (network spagnolo) riguardante le foto porno di Berlusconi a Villa Certosa pubblicate su "El Pais" (per vedere e scaricare il video clicca QUI).
La censura è tutt'ora in atto e siamo gli unici a poter diffondere questo video, e per questo siamo arrivati ad un picco di 9858 visitatori per la giornata di martedì 9 giugno; come prova della censura, pubblichiamo il grafico, ed inoltre continuano ad arrivarci tutte le comunicazioni su youtube e via email. Ringraziamo tutti coloro che stanno tentando di metterlo su facebook, e tutti coloro che ci stanno scrivendo comunicandoci la censura che sta perpetrando quel sito, sito come youtube è sotto ricatto del regime. Anche in questo caso, la motivazione della censura che sta adducendo Facebook, è che violava la legge sulla privacy. Non si capisce cosa ci sia di privato nella trasmissione di un pezzo di telegiornale. Vi ricordiamo che i telegiornali non possono essere sottoposti ne a copyright ne a censure in quanto rientrano nel diritto all'informazione.
Se anche tu sei stato vittima di questa censura o lo sei adesso, comunicacelo!

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LE PROVE DELLA CENSURA SU FACEBOOK:
(13 MARZO 2009)


LE PROVE DELLA CENSURA SU FACEBOOK:
(13 MARZO 2009)" id="Image3_img" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEij6dnf-KNtE7SuQvj0TJe6ZazWYQrDd8WvCbFLxVrqnylLYVdcU588voni8qyBjYeViFATsMLWybhwTPwqjN2lUcGzs5CzmTbjeTj86UG-8K8TofX1Dcr3saES6WOP8bPlwzVwC7GJJ54/s1600-r/Statistiche.jpg" width="455" height="210">
A causa della censura che il regime ha perpetrato su Facebook su un nostro video riguardante la Carfagna tra venerdì 13 marzo e domenica 15 marzo, (per vedere e scaricare il video clicca QUI), in quei giorni siamo stati gli unici a poter diffondere questo video, arrivando ad un picco di 3051 visitatori per la giornata di venerdì; come prova della censura, pubblichiamo il grafico, ed inoltre abbiamo tutte le comunicazioni che abbiamo ricevuto su youtube e via email. Ringraziamo tutti coloro che hanno tentato di metterlo su facebook, e tutti coloro che ci hanno scritto comunicandoci la censura che aveva prerpetrato quel sito, sito come youtube è sotto ricatto del regime. La motivazione della censura che ha addotto Facebook, è che violava la legge sulla privacy. Non si capisce cosa ci sia di privato nella trasmissione di un pezzo di telegiornale. Vi ricordiamo che i telegiornali non possono essere sottoposti ne a copyright ne a censure in quanto rientrano nel diritto all'informazione.

lunedì 22 giugno 2009

Appello di donne alle first ladies: “Non venite al G8 italiano”


Riceviamo e pubblichiamo.


Siamo profondamente indignate, come donne impegnate nel mondo dell’università e della cultura, per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, tratta le donne sulla scena pubblica e privata.

Non ci riferiamo solo alle vicende relazionali del premier, che trascendono la sfera personale e assumono un significato pubblico, ma soprattutto alle modalità di reclutamento del personale politico e ai comportamenti e discorsi sessisti che delegittimano con perversa e ilare sistematicità la presenza femminile sulla scena sociale e istituzionale. Questi comportamenti, gravi sul piano morale, civile, culturale, minano la dignità delle donne e incidono negativamente sui percorsi di autonomia e affermazione femminili.

Il controllo che Berlusconi esercita sulla grande maggioranza dei media italiani, in spregio a ogni regola democratica, limita pesantemente le possibilità di esprimere dissenso e critica. Risulta difficile, quindi, far emergere l’insofferenza di tante donne che non si riconoscono nell’immagine femminile trasmessa dal premier e da chi gli sta intorno.

Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi coinvolti nel prossimo G8 dell’Aquila perché disertino l’appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi.


Chiara Volpato (Professore Ordinario – Università di Milano-Bicocca)
Angelica Mucchi Faina (Professore Ordinario – Università di Perugia)
Anne Maass (Professore Ordinario – Università di Padova)
Marcella Ravenna (Professore Ordinario – Università di Ferrara)


(21 giugno 2009)
(MicroMega)

mercoledì 17 giugno 2009

Sordi, ciechi, ma con le ronde........

26
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Vignetta di Bandanas

Vanity Fair
17 giugno 2009

Nella bella Italia delle tre mafie planetarie, della corruzione politica, degli abusi edilizi, del traffico clandestino di uomini e donne, del flusso illegale di rifiuti tossici, nella bella Italia dell’usura e dell’evasione fiscale, della pedofilia, degli stupri, delle bande di quartiere, del traffico di cocaina e delle periferie avvelenate, in questa bella Italia, il governo Berlusconi sta per cancellare le interecettazioni telefoniche. E in subordine la libertà di stampa.

In attesa della seconda approvazione alla Camera e alla ratifica di Giorgio Napolitano, la nuova legge restringe a una manciata i reati in cui sarà possibile usare lo strumento delle intercettazioni, ma anche in quel caso per tempi limitati (60/80 giorni) e con tali meccanismi di controllo da vanificarne la segretezza (per gli interecettati). Ma da sancirne l’invisibilità per tutti gli altri, cioè l’opinione pubblica, che non saprà più nulla delle indagini in corso fino alla celebrazione dei processi. Cosa significa? Che nel recente passato non ci sarebbe mai stato lo scandalo Parmalat, salvo che per i correntisti truffati. Che non si sarebbero mai conosciuti i retroscena fangosi delle scalate bancarie, né il traffico di pazienti nelle cliniche milanesi.

Istruttivo che a pretendere la legge bavaglio siano gli stessi politici del centro destra che sulla sicurezza hanno fondato il loro successo. Gli stessi che varano le ronde in camicia verde, che arruolano la flotta contro i barconi, e la fanteria contro gli scippatori. Che chiedono la tolleranza zero contro i poveracci. Ma che a tutela d’altri telefoni & affari disarmano i magistrati e la libera stampa.


Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita

E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.

L'appello di Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio

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(Voglioscendere)

mercoledì 3 giugno 2009

E l’anomalia italiana allarma la stampa europea

E l’anomalia italiana allarma la stampa europea

di Tana de Zulueta, da Articolo 21

Ho partecipato di recente ad un forum dell'Unità con colleghi della stampa estera. Alla domanda, inevitabile, sullo strapotere mediatico di Berlusconi e la sua conseguente strabiliante impunità, la migliore risposta l'ha data il corrispondente del settimanale tedesco 'Der Spiegel', Alexander Smoltczyk. Rispondendo, di fatto, alla domanda implicita di tanti italiani, "ma potrebbe succedere da voi?", Smoltczyk risponde così: "Se la Merkel avesse una relazione affettiva con un ragazzo faccia d'angelo di 17 anni, se la cancelliera avesse festeggiato il capodanno in compagnia dei "Chippendales", se lei fosse una "corruttrice" nota ai tribunali, se lei avesse nominato Helg Sgarbi, amante della "Lady BMW", Susan Klatten, ministro per lo sviluppo industriale, se la Merkel fosse di più ricchissima senza mai fare luce sulle fonti di questi ricchezza..." Tutto impossibile, naturalmente. Da noi, però, è successo.

Quella di Smoltczyk è una trasposizione in chiave tedesca non solo di quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, con lo scandalo sempre più eclatante della giovane Noemi e delle sue consorelle, da promuovere, indifferentemente, vallette televisive o parlamentari, e dell'ultimo violento attacco alla magistratura - indisturbato da risposte efficaci da parte di altri poteri dello Stato - ma anche di un passato così pieno di offese alla dignità del paese, a cominciare dalle leggi su misura per scappare dalle sentenze, che ne abbiamo perso il conto.

Nessuno dei corrispondenti presenti al forum dell'Unità ha parlato di una morale italiana più permissiva, perché cattolica, a differenza delle pulsioni puritane di un mondo anglosassone dove il peccato dell'infedeltà può costare il posto a qualunque politico. Un teorema molto in auge nei salotti televisivi nostrani. Il problema del nostro è che è infedele in quanto bugiardo: almeno una delle numerose versioni che ha dato Berlusconi su tempi e modalità della sua conoscenza con la famiglia di Noemi Letizia dev'essere falsa. La morale protestante c'entra poco: "Il fatto è", scrive in un editoriale lo spagnolo El Paìs (tutto meno che puritano), "che Berlusconi, con sprezzo per le regole del gioco democratico, ha mentito sulla sua relazione con Noemi e si rifiuta di rispondere alle domande più elementari sul caso".

L'ultimo scandalo è così grossolano e così facile da capire (la storia perfetta da chiacchiere da bar) che non è detto che il nostro la faccia franca. Forse, nell'ebbrezza del potere apparentemente incontrastato, ha oltrepassato una linea rossa, una linea che non sta scritta nella legge, ma nella coscienza comune degli italiani. Vedremo. Quello che mi preoccupa, a questo punto, è che per rimanere in sella dopo un tale sconquasso Berlusconi avrà sempre più fretta di rivoltare le istituzioni democratiche del paese e attaccare o limitare, con ogni mezzo, le ultime postazioni di informazione libera, in primis nel servizio pubblico radiotelevisivo. Lo vedremo nell'imminente tornata di nomine Rai e con il terremoto dei palinsesti che potrebbe seguire.

E' ormai un fatto che le ultime vicende del laboratorio Italia stanno preoccupando, e anche parecchio, la stampa internazionale. Non è solo El Paìs, un giornale di sinistra, a avvertire che in Italia: "Le ultime decisioni del governo rivelano un crescendo inquietante di impunità morale", rimproverando Berlusconi e la Lega per avere "agitato la propaganda della paura del diverso per criminalizzare l'immigrazione". Anche Le Figaro e il Times di Londra, due giornali decisamene conservatori, hanno fatto critiche durissime. Il più preciso è stato il Financial Times, che ha sottolineato il modo in cui Berlusconi ha potuto plasmare l'opinione pubblica italiana "in modo incontrastato durante gli ultimi 15 anni". Gli aspetti della gestione berlusconiana del potere che il giornale giudica pericolosi sono l'attacco al Parlamento e all'indipendenza della magistratura e l'uso dei media. Insomma: "Una spietata demonizzazione dei propri nemici e il rifiuto di lasciare spazio ai poteri concorrenti". C'è già chi, come il Guardian e altre voci di sinistra, parla di ritorno al fascismo. Per il quotidiano della City Berlusconi non è un fascista, ma è certamente: "un pericolo, in primo luogo per l'Italia, e un esempio nefasto per tutti".

Solo "cattiva stampa" come si lamenta il nostro ministro degli esteri Frattini? Ancora più patetico il lamento dei politici nostrani che hanno attribuito le critiche all'invidia o ad oscure manovre per fermare l'offerta Fiat sulla Opel (l'infaticabile Marchionne in tenuta sportiva e dall'inglese perfetto era stato trattato piuttosto bene dalla stampa tedesca).
La verità è che il laboratorio Italia, dove si stanno sperimentando forme di governo populista felicemente consegnate al passato nel mondo democratico, comincia a preoccupare. In primo luogo chi lavora nei media e comprende il pericolo di un precedente simile in un momento di crisi economica e di grande trasformazione del mondo dell'informazione. Dobbiamo dunque dare seguito all'appello di Antonio Tabucchi e portare il caso dell'anomalia italiana per quanto riguarda la libertà dei media davanti alle istituzioni europee, in primo luogo al Consiglio d'Europa. Le nomine Rai fatte a casa del premier, le censure, l'intimidazione di autori, il conflitto d'interesse irrisolto, il monopolio pubblicitario, non sono degni di un grande paese europeo.

(2 giugno 2009)
(micromega)

venerdì 29 maggio 2009

150 anni dopo, l’Italia peggio di quella di Cavour

Cara MicroMega.net - Lettere alla redazione

150 anni dopo, l’Italia peggio di quella di Cavour

Preg.ma Redazione di Micromega,

Siamo alle solite: chi tocca i fili, muore!

Vietato rivolgere domande al Presidente del Consiglio. Vietato rinviarlo a giudizio. Vietato esprimere opinioni sul suo comportamento e sulla politica del governo. Vietato da parte dei giornalisti di condurre inchieste giornalistiche. Vietato da parte della stampa straniera di giudicare le azioni e i provvedimenti attuati dal Presidente del Consiglio.

Ci avviamo al cento cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia ma la situazione è per certi versi peggiorata rispetto al tempo di Cavour.

Il conte di Cavour durante una riunione nel circolo dei nobili di Torino su vantò del rispetto dei principi liberali che distingueva la polizia nel Piemonte sabaudo al punto da non esser, per rispetto della libertà individuale, inferiore a quella inglese.

Racconta una cronaca del tempo che tra gli invitati vi era un giovane cronista inglese che rivolgendosi al conte di Cavour gli disse: “Signor capo del governo, per tagliar corto alle discussioni accademiche facciamo una scommessa: prima di notte senza violare alcuna legge sarò imprigionato.”

Conoscendo il gusto per la scommessa degli inglesi e non volendo esser scortese, Cavour accettò, quasi per “onor di firma”.

La cronaca così prosegue: “Il giovane inglese, uscito di là, si truccò mirabilmente da cialtrone, indi, a sera inoltrata, si ridusse in una bettola di Piazza Italia dove bazzicava la gente di malaffare. Bevette vistosamente, poi, quando gli parve esser abbastanza brillo, estrasse per pagare un involto contenente alcuni biglietti da mille. Tanto bastò! Venne adocchiato, denunziato, ghermito. Quando fu in carcere, mandò al suo contraddittore due righe di lettera: Signor conte sono in prigione senza aver fatto niente, venga a liberarmi.”

Gli inglesi vittoriani si stupivano della possibilità che nell’Italia liberale si potesse esser arrestati senza alcun motivo.

E si stupiscono ancora per il fatto che nel nostro paese, dopo un secolo e mezzo, non si possa più rivolgere domande al Presidente del Consiglio, indagare sulle sue vicende private, rinviarlo a giudizio.

Ma quello era il XIX secolo, altri tempi, tempi bui. Certamente diversi dai nostri ossigenati dagli zefiri della democrazia e della giustizia e dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.

Giuseppe D’Urso, insegnante molto precario.
Sempre da Catania, città in precario equilibrio finanziario.


(29 maggio 2009)
(micromega)

giovedì 21 maggio 2009

Fini, i laici e i catto-khomeinisti di Berlusconia

di Paolo Flores d'Arcais, da La Stampa, 21 maggio

Il presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, ha pronunciato nei giorni scorsi un’assoluta ovvietà, che la legge dello Stato non deve ispirarsi ai precetti di una religione. Ovvietà in democrazia, beninteso. In una teocrazia farebbe notizia e scandalo (nell’Iran khomeinista con un’affermazione del genere finisci in galera, se ti va bene). Ora, l’ovvietà di Fini, anziché passare inosservata, è finita sulle prime pagine, ha fatto scandalo, ha scatenato lo «stracciarsi le vesti» ormai d’ordinanza. Applichiamo perciò la logica più elementare: se quella che in democrazia è un’ovvietà, ma in una teocrazia è una notizia, da noi suscita clamore, vuol dire che questo Paese già non è più una democrazia, e che nell’establishment le pulsioni teocratiche sono assai forti, e in Parlamento addirittura maggioritarie.

Va da sé: la pulsione teocratica in Italia non si esprime nella forma khomeinista canonica («il Corano è la nostra Costituzione» - anche perché: ve li immaginate Berlusconi e Bagnasco a prendere sul serio il Vangelo?), ma come servitù volontaria ai diktat del Vaticano. Che hanno solo la sottigliezza teologica di non presentarsi come precetti della fede, dogmi del Ratzinger di turno, ma come «evidenze» della «natura umana». Se non è zuppa è pan bagnato: la «natura umana» secondo un laico libertario ha «evidenze» opposte a quelle della Chiesa gerarchica. I laici libertari non appartengono dunque al genere «sapiens sapiens»?

Ora, benché sfugga ai Gennari, Formigoni e altre Roccella, in una democrazia liberale la maggioranza dei voti non è tutto, prima di tutto viene l’autonomia di ciascuno sulla propria vita e la propria libertà. Se una maggioranza parlamentare, anche schiacciante, votasse il battesimo cattolico obbligatorio per ogni nascituro, noi non saremmo più una democrazia, meno che mai se un successivo referendum ratificasse plebiscitariamente questa teocratica violenza.

A maggior ragione sulle questioni «eticamente sensibili». Sulla tua vita (e dunque anche fine-vita), amico lettore, o decidi tu o decide un altro. Ma se sulla nostra vita può decidere sovranamente l’on. Lupi, sulla sua potrà domani decidere la tua volontà, o la mia, o di chiunque detenga una transitoria maggioranza. Mostruosità. Che i nipotini di don Giussani (o di mons. Escrivá de Balaguer) accettano solo in una direzione. Stalin voleva imporre a tutti l’ateismo di Stato. I catto-khomeinisti di Berlusconia vogliono imporre a tutti i malati terminali (o vegetativi permanenti) la tortura di Stato. No.

(21 maggio 2009)
(Micromega)

martedì 12 maggio 2009

Boicottiamo il referendum....!!

Dal bipolarismo coatto al bipartitismo coatto

05.05.09

Pare che molti nel centrosinistra siano orientati a votare Sì nel referendum Guzzetta. Spero che cambino idea.

Non c’è una sola ragione al mondo per votare in quel senso. Il quesito del referendum è stato rappresentato come un tentativo di eliminare gli effetti negativi della legge Calderoli. Non è affatto vero. Se accolto produrrebbe un secco peggioramento della legge: il passaggio automatico da un bipolarismo coatto a un bipartitismo coatto. E non solo: la lista di partito che prende più voti ottiene la maggioranza assoluta dei seggi.

C’è chi ripete che una riforma non deve essere giudicata in base alla contingenza ma per i suoi effetti di sistema. L’assunto può avere senso in una democrazia normale, ma in Italia non c’è una democrazia normale. Non si capisce perché si dovrebbe giudicare la soluzione Guzzetta trascurando le sue conseguenze nei prossimi dieci o venti anni. Dopo ciò che accadrà in questo periodo gli effetti di sistema della legge uscita dal referendum avrebbero l’efficacia di una medicina sul corpo del morto. Perché?

Perché nelle condizioni date oggi in Italia, il successo del Sì ha un solo significato: la vittoria definitiva di Berlusconi. Se passa il Sì potrà sostenere che si deve andare a elezioni anticipate con la nuova legge elettorale. Il PdL vincerà e otterrà una maggioranza schiacciante che gli permetterà di fare ciò che vuole. D’Alema e molti altri sostengono che se vince il Sì sarà necessario scrivere una nuova legge elettorale. L’ipotesi è già stata smentita dal PdL: la legge cambiata dal Sì sarà immediatamente applicabile e applicata.

La Lega ha capito benissimo che così perderà ogni potere di condizionamento sul centrodestra e che il PdL potrà governare da solo. Perciò si oppone con decisione. E se davvero Berlusconi fosse intenzionato a far votare Sì, la Lega non avrebbe forse altra scelta che far cadere il governo prima del referendum. Che lo faccia o no dipenderà dalla sua volontà. Ma in ogni caso nelle sue file l’allarme è suonato.

Non si capisce invece perché i partiti del centrosinistra dovrebbero scegliere un voto che li avvia a un sereno suicidio. Il PD può accampare il motivo di aver da tempo sostenuto la validità di una soluzione molto bipolare. Ma a questo punto dovrebbe essersi reso conto che la scelta “coraggiosa” di andare da solo lo fa passare solo da una sconfitta all’altra. Da parte sua IdV può giustificare la scelta del Sì solo perché aveva raccolto le firme per il referendum. Ma oggi è assai più chiaro di allora che la soluzione Guzzetta è un netto peggioramento della legge Calderoli. Dunque perché insistere? E poi la coerenza verso una scelta infelice e ormai superata vale molto di meno della coerenza dovuta alla propria vocazione: sì alla democrazia pluralistica, no al potere unico.

In ogni caso PD e IdV devono confrontarsi con un futuro già segnato. Se vincerà il Sì, dopo elezioni anticipate Berlusconi avrà da solo il pieno possesso del Parlamento. Cambierà la Costituzione e la Corte Costituzionale. Diventerà presidente della repubblica con accresciuti poteri. Le assemblee elettive, che già oggi contano ben poco, diventeranno l’arredo di contorno del presidenzialismo. La democrazia italiana sarà sfigurata per sempre.

Di fronte a questa prospettiva non si può nemmeno propagandare il No. Lo schieramento a favore del Sì, anche senza l’inclinazione al suicidio del centrosinistra, è già abbastanza temibile. Si deve sperare che il 21 giugno sia una data che di per sé scoraggi la partecipazione popolare e occorre mobilitarsi con tutte le nostre forze per far mancare il quorum. Non si tratta di dire: andate al mare. Si deve spiegare con cura estrema: la soluzione Guzzetta dà tutto il potere in mano a chi ha già il pieno dominio sui mezzi di comunicazione. Questa non è democrazia. E’ instaurazione di un potere plebiscitario assoluto.

Far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia.

Pancho Pardi
(Micromega)

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

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Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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