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sabato 21 novembre 2009

Privilegien von Abgeordneten......Veredelter Dienst am Volk....

Politik

 
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr 
Kostenlose Bahnfahrten, Dienstwagen mit Chauffeur, Rentenanspruch ohne Beitragszahlungen - Parlamentarier genießen in Deutschland vielfältige Privilegien. Zum Ende der vergangenen Legislaturperiode genehmigten sich 115 Abgeordnete auch einen edlen Füller auf Staatskosten: für insgesamt 70.000 Euro. 
Hamburg - Zeitloses Design verspricht die Nobelmarke in ihren Annoncen, Füller aus Edelharz mit Goldfedern. Eine Zierde für jeden Schreibtisch. 115 Bundestagsabgeordnete mochten im laufenden Jahr nicht auf solche exklusiven Schreibgeräte verzichten, mancher bestellte gleich mehrere davon. Sie orderten von Januar bis Oktober dieses Jahres insgesamt 296 Füllfederhalter von Montblanc im Wert von 68.800 Euro auf Kosten der Steuerzahler. 
Offenbar animierte besonders das nahende Ende der Wahlperiode zu verstärktem Einkauf, denn allein von August bis Oktober orderten die Politiker 216 dieser Stifte - in den sieben Monaten zuvor waren es mit 180 Stück deutlich weniger gewesen, berichtet die "Bild"-Zeitung. Ein Phänomen, das regelmäßig wieder zu beobachten ist; sowohl jeweils zum Jahresende, "Dezember-Fieber" genannt, als auch zum Ende von Wahlperioden. Denn den Parlamentariern steht eine feste Summe von 12.000 Euro pro Jahr für laufende Bürokosten zu. 
Das Sachleistungskonto. Davon müssen zum Beispiel Computer, Telefonkosten, Notizblöcke und eben auch Stifte bezahlt werden. Und was nicht ausgegeben wird, verfällt einfach. Sparsamkeit zahlt sich hier nicht aus. 
Das Sachleistungskonto gehört nach Paragraph zwölf des Abgeordnetengesetzes zu den finanziellen Leistungen, die den 622 Bundestagsabgeordneten zustehen - neben der Diät von rund 92.000 Euro im Jahr und der steuerfreien Kostenpauschale von knapp 46.000 Euro jährlich. Es ist eine Pauschale. Einzelkosten müssen nicht nachgewiesen werden, denn das wäre ein gigantischer Verwaltungsaufwand für den Bundestag, der wiederum Kosten nach sich ziehen würde. Die Verlockung, manchmal Dinge zu bestellen, die nicht unbedingt nötig sind, ist für den einen oder anderen groß. 
                                                    Freifahrt im Erste-Klasse-Abteil 
Auch die Pensionsansprüche der Abgeordneten sorgen immer wieder für Aufregung. Ohne Beiträge gezahlt zu haben, erhalten die Politiker für ihre Zeit im Parlament Altersbezüge, die für normale Arbeitnehmer kaum jemals zu erreichen sind. 2,5 Prozent der monatlichen Diät pro Jahr der Zugehörigkeit - macht nach nur zehn Jahren derzeit 1917 Euro. Anspruch auf die Zahlung erwirbt man schon nach einem Jahr im Reichstag. 
Über die Geldtöpfe hinaus können Mandatsträger weitere Annehmlichkeiten genießen: In Berlin bietet rund um die Uhr ein Fahrservice in dunkler Limousine inklusive Chauffeur seine Dienste an. Eine Netzkarte erster Klasse der Bahn gehört ebenso zur Grundausstattung wie Tickets für Berliner Busse und Bahnen.
Das alles sind Aufreger, doch sie entsprechen dem Gesetz. Einen unguten Beigeschmack haben dagegen manche andere Privilegien. Die Lufthansa verteilt eine Senator-Card, ein goldenes Plastikkärtchen, das sonst nur vielgereiste Top-Manager erhalten. Dafür erhalten die Inhaber Zutritt zu feinen Flughafen-Lounges, in denen warmes Essen und Getränke bereitstehen. Auch andere Unternehmen spendieren teils großzügige Bonbons. So gab es in der Vergangenheit schon kostenlose Dauerkarten für Kino- und Theaterbesuche, Gutscheine für McDonald's und Friseurbesuche zum Nulltarif.


                                      "Privilegien als Selbstverständlichkeit"
Diese Privilegien stiegen schon manchem Abgeordneten zu Kopf. So zahlten Parlamentarier ihre Privatflüge von den Bonusmeilen, die sie sich mit ihrer Senator-Card erflogen. Besonders die Grünen wurden im Zuge der Affäre 2002 politisch beschädigt. Der heutige Parteichef Cem Özdemir trat - auch wegen eines umstrittenen Kredits - von seinem Amt als innenpolitischer Sprecher der Fraktion zurück. Ludger Volmer, Staatsminister im Auswärtigen Amt, sah sich gezwungen, die Kosten eines Freiflugs seines Sohnes dem Bundestag zu erstatten.
Gregor Gysi musste sich vom Posten des Berliner Wirtschaftssenators zurückziehen. Er habe begonnen, "Privilegien als Selbstverständlichkeit hinzunehmen", gestand der heutige Linken-Fraktionschef, der ebenfalls 2002 in eine Bonusmeilen-Affäre verstrickt war. Er fürchte sich sogar vor seinen "Persönlichkeitsveränderungen".
Zuletzt geriet die damalige Gesundheitsministerin Ulla Schmidt im Sommer 2009 unter Druck. Als ihr Dienstwagen im Spanien-Urlaub gestohlen wurde, sprachen Oppositionspolitiker von "skandalöser Verschwendung". Rechtlich war ihr nichts vorzuwerfen. Die Empörung entzündete sich an dem Satz. "Das steht mir zu." Sie hatte ihr Gespür dafür verloren, wie weit sie sich vom Volk entfernt hatte.

venerdì 30 ottobre 2009

I tre dell’Ave Berlusca: Spinoso, Lupi, La Russa.....


di Andrea Scanzi

Buongiorno. Vi scrivo dal confino malesiano. Sono stato spedito a Kuala Lumpur dal governo. Adesso vivo al trentasettesimo piano di un grattacielo abitato da terroristi del Borneo che si cibano di bacche mefitiche. L’Esecutivo mi ha – giustamente – punito dopo che è spuntato un video, girato da quattro carabinieri albini, in cui mi si vedeva vagamente preso durante una seduta di trampling estremo con Mara Carfagna. La Carfagna, per l’occasione, indossava delle babbucce con tacco 12. Era una cosa molto cool, ma Berlusconi non ha apprezzato l’esibizione.
Uffa.
Ho così ricevuto una telefonata da Giulio Tremonti. Aveva la erre così moscia che mi sono addormentato come un bambino toccato dal palmo della mano di Jean-Baptiste Adamsberg (questa è carina: lo so, io leggo Fred Vargas e voi no. Voi leggete solo Scalfari. E si vede: siete tristi). Giulio mi ha accusato di mille nefandezze. Avevano fatto ricerche su di me, frugando negli archivi di MicroMega. Si è così scoperto che a 12 anni ho rubato un’Uni Posca e che a 20 mi ero iscritto al Fan Club dei Negrita: inaccettabile. Credevo di avere già scontato questi errori, frequentando nelle sale stampa Pierino Vanesio, ma Tremonti non ha potuto esimersi dal comminare la condanna. Cioè il confino (cioè la villeggiatura, cit).
Ed eccomi qua. In Malesia. A mangiare ‘sto cavolo di Nasi Lemak, che nella forma ricorda vagamente il profilo di Daniele Capezzone.
Va be’, nessun dramma. La vita va avanti, fortunatamente senza di voi.

In queste settimane non è successo molto. Luigi Amicone ospite a Porta a Porta, Cicoria Rutelli via dal Pd (VAMOS), Andreas Seppi che perde (perfino) con Jan Hajek. Cose che fanno bene alla vita (soprattutto la prima).
Ho poi scorto tre Moloch all’orizzonte. Tre fari nella notte, ancore a cui aggrapparsi quando c’è bonaccia. A essi, adesso, guardo. E naufragar mi è dolce in questo mar (cit).


Anna Spinoso va alla guerra

Ieri avevano Spinoza, oggi abbiamo Spinoso: Annalisa Spinoso. La giornalista che ha vergato i testi sontuosi per accompagnare l’epico pedinamento del giudice Raimondo Mesiano.
Se n’è parlato poco, perfino dalle vostre parti (quelle dell’opposizione eversiva), asserendo che “in fondo è solo una precaria” e “ha solo eseguito gli ordini”. Che siete esecrabili, lo si capisce anche da questo: tutti gli under 45 sono precari nel giornalismo italiano e la scusa dell’ “ha eseguito gli ordini” era la stessa usata dai nazisti. Se vuoi fare il giornalista, o hai un minimo di nerbo o tanto vale abbonarsi subito a Super Tennis.
annalisa_spinoso_mesianoLady Spinoso, va da sé, è una che ha coraggio e nulla teme. E’ lei la nuova Fallaci. Non fa sconti, non accetta pressioni. Libera, pasionaria, incalzante. Ce lo spiega in questa pagina. Nella foto sorride, affabile. Il caschetto biondo, l’espressione di chi a scuola non ti passava il compito neanche se morivi e quando facevi sciopero era la prima a entrare in classe (“Io mica son come loro, professoressa. Anzi verrei volontaria all’interrogazione, umilmente s’intende”).
Nella pagina, Lady Spinoso si racconta. La sua è una biografia impegnativa, ponderosa. Roba forte. Già l’esordio è di quelli impegnativi: “Finalmente sono qua!” (già, finalmente). Poi un’ammissione: “Dopo qualche difficoltà con l’esame di inglese” (figurarsi per quello di italiano), “sono riuscita a passare la selezione per il praticantato” (menomale: se poi la bocciavano, era un casino per tutti).
Proseguiamo. “Tra qualche mese potrò definirmi giornalista…che MERAVIGLIA!” (Wow, che MERAVIGLIA!: a proposito, diffidate da quelli che usano i puntini di sospensione e i punti esclamativi come se piovesse. E’ quasi sempre gente che non conosce la distinzione tra scrivere e comporre un sms).
Ancora: “Mi dicono (chi? Brachino? La D’Urso? Pio Pompa?) che è buona cosa scrivere nel curriculum vitae (scritto in corsivo: certa gente è attentissima alla formattazione, forse per celare le lacune su forma e contenuto) qualche informazione sulla mia… vita” (ahahhahahahah, ha fatto la battuta. E ha ancora usato i punti di sospensione. Perché uno deve scrivere come se vivesse sempre dentro un orgasmo? Mah).
Ancora: “Mi stupisco anche io quando penso che da sei anni ho sempre la stessa idea: fare la giornalista” (mi stupisco anch’io).
Ancora: “Amo la satira, in tv poi è il massimo” (certo, infatti in tivù la satira neanche c’è. Cosa guarda ogni giorno la Spinoso, Nuvolari Channel?).
Ancora: “Ma ho sempre lavorato (come tutti, a parte Sgarbi)… (puntini di sospensione, guai se mancano) mi piace essere un tipo indipendente! (e si vede (!!!!!) ).
Infine: “Oggi sono una giornalista praticante e mi piacerebbe tanto realizzare i miei sogni”.
Ce l’hai fatta, Annalisa. Sei la dimostrazione che l’american dream, nei secoli, ha cambiato paese e fattezze. E’ emigrato in Italia, dove vive – pure lui – di fame e stenti.

Brachino ciucciagli il calzino
Tanti hanno parlato del pedinamento del giudice Mesiano, con la solita sterile propensione all’esagerazione bolscevica: rischio democratico, abuso di potere, intimidazioni mafiose. Bla bla bla, che palle che siete.
Il servizio mandato in onda da Mattino5 è in realtà un saggio letterario. Un capolavoro di prosa. Un punto di non ritorno della lingua italiana.
Cosa mostri il video lo sappiamo. Ma nessuno ha dedicato analoga attenzione al testo. Alla parola che, magicamente, da scritta si fa suono. Mantra. Verbo orale. In una parola (anzi due): Spinoso RuleZ.
Ne sia fatta una seria esegesi.
1) Spinoso RuleZ
(parte una musica dei Red Hot Chili Peppers che era già vecchia quando l’hanno incisa. A proposito, diffidate anche da chi ascolta i Red Hot. Sono persone che nascondono qualcosa, come gli astemi e le mani di Silvan. I Red Hot sono tutto o niente, né rock né pop, cerchiobottisti: insidiosissimi, perché melliflui e finto rivoluzionari.
Va be’, sticazzi con i Red Hot. Chi se ne frega. Torniamo a Lei, ad Annalisa. Pochi attimi e la Spinoso ci elettrizza con un cipiglio verbale che non fa sconti a nessuno. Daje Anna, facce’ mori’).
“Sono passate poco più di 24 ore da quando con la sua sentenza ha condannato la Fininvest (cioè loro) a pagare uno dei risarcimenti più alti della storia giudiziaria d’Italia. 750 milioni di euro in favore della Cir di Carlo De Benedetti (questa è la premessa di default, che Brachino gli ha detto di inserire all’inizio, altrimenti la casalinga di Voghera non avrebbe capito una mazza di quel servizio – neanche dopo averlo visto, lo so, ma non state lì a grattugiare ogni volta gli zebedei).

2) La passeggiata eversiva del Giudice
“Ed ECCOLO in giro per Milano, il giudice Raimondo Mesiano (e già qui uno capisce che i giudici sono eversivi: addirittura vanno in giro. Che insolenza, di questi tempi, andare in giro. Che maleducazione. Che oscenità. Vergognosi che non sono altro). Nel suo weekend lontano dalle scartoffie (“o” chiusa, che tradisce le origini della Poetessa) dei tribunali e dagli impegni istituzionali, sveste la toga (e certo: andare in giro con la toga sarebbe sì stato stravagante) e si cala nei panni di comune cittadino (anche questa sarebbe cosa normale, ma il tono di Lady Spinoso è perennemente tendenzioso. Uno la ascolta e pensa: cazzo, ma questo Mesiano ADDIRITTURA si cala nei panni di comune cittadino? Ma allora è proprio un farabutto. L’intento – il sottotesto – è quello). Certo, non di cittadino qualunque (ah ecco, lo dicevo io che questo qua nascondeva qualcosa). Alle sue stravaganze (quali?), in realtà, siamo ormai abituati (ma anche no). Passeggia l’uomo Raimondo Mesiano (passeggia? PASSEGGIA? Ma come osa, questo sociopatico? PASSEGGIA? Questa toga rossa PASSEGGIA? Questo disonesto schifoso??? Vergogna) per le strade milanesi.
3) Avanti e indietro, avanti e indietro (addirittura)
“Davanti al negozio del suo barbiere di fiducia, attende il turno (e rispetta la fila: pure un po’ tonto, il Mesiano). E’ impaziente, non riesce a stare fermo (davvero un criminale: non riesce a stare fermo. Com’è che ancora è a piede libero?). Avanti e indietro (oddio, Annalisa, camminare in alto e in basso sarebbe più difficile, dovresti essere un canguro o un venusiano con la labirintite. E’ dura. Ma se lo dici tu, io mi fido). Si ferma, aspira la sua sigaretta (che magari è pure uno spinello, eh Antonella? Dai che lo hai pensato, su. A noi puoi dircelo). E poi ancora: avanti e indietro (recidivo, il Mesiano. Ci vorrebbe l’ispettore Callaghan, per quelli come te. Poi così la smetti di andare avanti e indietro). Forse non sa ancora che il CSM lo sta promuovendo con un bel 7, che per un magistrato equivale a un 30 e lode universitario (tendenzioso mode on: “Mesiano è stato promosso perché ha bastonato Berlusconi”. Ma Lady Spinoso è INDIPENDENTE, ce lo ha già detto). Insomma, il massimo dei voti (a cui Lady Spinoso è abituata, inglese a parte). E un bell’aumento di stipendio. Lui va avanti e indietro (pronunciato con fare teatrale, recitato, enfatico: “avaaaanti e indieeeetro”. Scandito. Brava, questa Annalisa. Mi ricorda Mariangela Melato quella volta che era malata e non si presentò a teatro). Aaavaaanti e indieeeetro (proprio gli piace, questa cosa dell’avanti e indietro: ma se Mesiano disgraziatamente starnutiva, la Spinoso che faceva? Lo accusava di diffondere l’influenza A per infettare gli elettori del centrodestra?). Si rilassa solo al momento di barba e capelli (comprensibile: se avesse camminato avanti e indietro anche durante il taglio, il barbiere lo avrebbe conciato peggio di Edward Mani di Forbice).
4) La tolettatura del Calzino Turchese
“Finita la toilette (termine che si suole usare coi cani), continua la sua passeggiata. Due sole volte si sofferma: una al semaforo (ed è un peccato. Non si fosse fermato a) un tram lo avrebbe messo sotto, b) la Spinoso avrebbe avuto lo scoop 3) ci sarebbe un magistrato “mentalmente disturbato e antropologicamente diverso” in meno) e l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l’ennesima sigaretta della mattina (anche tabagista, il Mesiano. Davvero un ergastolano. Che per caso fosse anche uno dei membri della Banda della Magliana, con Crispino e Renatino?). Come se fosse uno spot all’incontrario (???? Ma che dici, Lady Spinoso???).
Prima di uscire dal nostro campo visivo, ci regala un’altra stranezza (un’altra? Addirittura? Non bastavano camminare, fumare, rispettare i semafori e sedersi dal barbiere? Sei irrecuperabile, Mesiano. Dipendesse da me, non scapperesti alla garrota). Guardatelo (guardiamolo) seduto su una panchina (atto di per sé eversivo: di solito una panchina la si brucia, magari con sopra un barbone o un omosessuale). Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese (di cui si è ampiamente parlato. Io lo ricorderò volentieri, se non altro è stata l’ultima non-mossa di Franceschini), di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare (ahahahah, ha rifatto la battuta, quella mattacchiona della Spinoso. Che sagoma).
5) Conclusione:
“Quelle mandate in onda su Canale 5 sono riprese parziali. Io non sono come mi hanno descritto. Ho anche io una vita normale come tutti: faccio festini nelle mie ville, vado a puttane e organizzo orge con minorenni” (Carina, vero? Sì, ma sfortunatamente non è di Lady Spinoso. E’ di quel deviato di Daniele Luttazzi).


Guarda arrivano i Lupi (sulla democrazia addormentata)

on-maurizio-lupi-pdl-300x225E’ cosa nota come io ami, quasi fisicamente, Maurizio Lupi. Non lo nascondo, né voglio farlo: mi piace. Non quanto Laura Ravetto, ma mi piace. Mi piace quella sua espressione increspata, di chi ha annusato i propri calzini rimanendone un po’ deluso. Adoro quella pettinatura passata sopra una pressa di bitume, ammiro quella fisionomia quadrata unicamente interrotta – nella sua perfezione geometrica – da orecchie fieramente a punta. Protese verso il cielo come dardi nello spazio celeste (o turchese).
Ecco: le orecchie di Maurizio Lupi sono dardi. Dardi verso il cielo. Arcobaleni d’amore. Io li vedo. E ne godo.

Lupi è un grande. Un grande vero. Dei droidi berlusconiani, è forse il più curioso. Gli altri interrompono, parlano sopra. Puah, che banalità plebea. L’Homo Lupi no: lui alza il braccio (destro), dice “Sì lo so, hai ragione” (quindi ti dimostra che è democratico), poi però aggiunge “Però lasciami finire”.
E parla mezzora.
Fenomeno.

Lupi è un interruttore altrui, ma dai modi garbati. Più che uno squadrista, è una timorata staffetta che si fa saltare in aria sul fronte nemico.
Uomo aduso (?) a frequentare la milizia nemica, è spesso ad Annozero, contenitore di persone (?) con cui non berrei neanche un bicchiere di Cedrata guatemalteca (ah già, dimenticavo: qui in Malesia non c’è; me la mandi quella cassa sotto il lavabo, Amicone?).
Giovedì scorso, Lupi è riuscito a innervosire Marco Travaglio, risultato che nel centrodestra vale più del Parco della Vittoria a Monopoli.
Si effettui, ora, la solita (seria) esegesi. Abbacinandoci innanzi al fiero cipiglio dell’Homo Lupi.

1. Travaglio come Mengele
“Visto ovviamente che… dopo l’intervento del…. Ehhhh (ehhhh)…. L’intervento del Dottor Travaglio (quando stanno per bastonarti, di solito ti chiamano “Dottore”: in questo modo la supposta fa male lo stesso, però è foderata d’oro e non crea allergie) qualcosa sarebbe accaduto perchéééé…..Io…. guardi (scrolla la testa, sconvolto dalla bruttezza del conclave a cui è costretto a partecipare) penso ovviamente (ovviamente, eh) il male possibile (si dice “tutto il male possibile”, Maurizio, ma te la perdono) del Dottor Travaglio (un’introduzione moderata, dai) ma non pensavo fosse anche irresponsabile. (Pausa satura di gravosità: c’è tensione nell’aria). Perché dire le cose che ha detto il Dottor Travaglio (lo sta insultando manco fosse Mengele, però lo chiama sempre Dottore) qui oggi stasera (domani dopodomani e nell’immensità eterna) che non sono vere del riciclaggio del reato di mafia è da ir-re-spon-sa-bi-li (Travaglio interviene: che palle che sei, Travaglio. Ma stai zitto, una buona volta. Sempre con quella faccina garbata che nasconde una vita di peccati e reati. E poi sei pure astemio. Meriteresti il confino anche tu). Lei guardi, lei guardi (sì, lui guarda: ora però vai avanti), non solo è irresponsabile, ma dice sempre bugie (dote notissima di Travaglio: dire bugie. Lo sanno tutti) e ha fatto la sua fama sulle menzogne che dice (come no. Sulle menzogne che dice e sui giri di gin tonic al bar con Peter Gomez). Però, siccome io non ho avuto la possibilità di interromperla perché lei fa la sua solita predica che nessuno può interromperla, almeno ascolti… NO! (vai Lupi, vai: incazzati e sfascia tutto)… Io sono disponibile sempre (come no), mi metto a un confronto, a un dibattito anche se siamo in cinque contro uno quattro contro uno (cioè ad Annozero: malizioso, il Lupi. Così ti voglio. Stendili tutti, man. Spettinalo, quel borioso di Santoro). Non mi interessa, perché credo nemenemenelle (nelle) miei idee. Lei invece ha sempre la sua solita fortuna, cioè per cui (???) lei è sempre protetto (sì, soprattutto dalla Rai) chissà perché è il Santo Inquisitore. Comunque….a proposito di posto fisso, forse lei ha lottato per avere il posto fisso in questa trasmissione (certo: un posto fisso blindatissimo e mai oggetto di polemiche)”.
2) Homo Homini Lupi
Qui Lupi legge cose a caso, di cui peraltro ignora il significato. E’ l’oblio, il sonno, la catarsi.
Al minuto tre, Travaglio prova a intervenire. L’Homo Lupi rincara la dose e dà il meglio di sé.

“A lei (Travaglio) non gliene frega niente, a me interessa! Perché avendo scritto – grazie, lei è molto gentile (non si sa con chi stesse parlando, forse parlava da solo e ringraziava se stesso) – avendo scritto avendo approvato quella legge (lo scudo fiscale), io le garantisco che non avrei mai approvato – a lei può fregargliene o meno (Lupi ama gli incisi, è il suo amabile vezzo. C’è chi fuma e chi parla per incisi, chi siete voi per irriderlo? State zitti) – una legge che permetteva ai mafiosi ai riciclaggi (gesticola) a quelli a tutti quelli (ahi, si sta inceppando il droide) che lei ha citato di poter utilizzare questo strumento. Anzi, l’orgoglio con cui ho approvato questa legge è che finalmente – non so perché non l’han fatto gli altri (eh, chissà perché) – finalmente eeeeinizia (?) ad esserci una lotta all’evasione fiscale DURA (ahahahahahhahaha) secisicisise (si: è facile, Maurizio. “Si”, senza accento) insedia una task-force contro l’evasione fiscale, è lo strumento è lo strumento (effetto eco) in accordo con gli altri paesi per poter fare questo. E un’ultima cosa, mi permetta (certo che ti permetto, diamine. Che fai, scherzi? Mica sono Santoro). Lei (Travaglio) è talmente cinico che tutto quello che noi abbiam visto all’inizio della trasmissione non gliene interessa assolutamente nulla” (amen).
3) Lupi è un uomo libero (né destra né sinistra)
Al minuto nove c’è l’acme della polemica. Qui Lupi sembra accusare una sincope, svolge lo sguardo al cielo. Panico tra i presenti: no, niente, era solo un’interpretazione di Vercingetorige, re degli Alterni, prima del patibolo, al cospetto di Giulio Cesare (che ora sarebbe Travaglio).
Quindi l’epilogo, giacché tutto finisce (tranne Berlusconi).
“Ovviamente lei, che si ritiene il più laico dei laici (Travaglio è cattolico), è peggio dei più grandi clericali che esistano a questo mondo. E’ veramente il peggio che abbia mai visto (e alè, in punta di fioretto). Ma detto questo (cioè trattare una persona alla stregua di Pol Pot, roba da nulla), no no detto questo (sì ma mica ti ho interrotto: con chi ce l’hai? Stai calmo, Maurizio. Io ti voglio bene) vorrei che vorrei (vorrei che fosse lei, cit) che lei evitasse come ha fatto all’inizio di di poi (addio, è andato anche lui: ce ne fosse UNO che regge sino alla fine. E sì che con Lupi ci avevo sperato) di iniziare la trasmissione parlando di De Benedetti di Omnitel eccetera (eccetera)”.
Qui Lupi si inabissa in un insondabile elogio di Mediolanum, ovviamente non per interesse personale. Infatti, incalzato dall’inaccettabile (Dottor) Travaglio, l’Homo Lupi esala la battuta del secolo: “La differenza tra me e lei è che io non devo difendere nessuno (ahahahahahahahhahaha: IDOLO), lei deve difendere se stesso attraverso questa caricatura che si è fatto. Ma ogni tanto può anche essere diverso? Può pensare che davanti a lei ha persone che credono in ideali (ahahahah), in valori (ahahahahahah), che pensano che la politica sia mettersi al servizio (ahahahahahahahah) della gente comune? Mi dispiace. Io vivo la vita in questo modo (ognuno ha i suoi problemi, ti fa onore parlarne in pubblico Maurizio) e la responsabilità che ho la esercito in questo modo. Ed è per questo che lei (il Dottor Travaglio) quando mi trova ha la coda di paglia. E si spaventa (ahahahahahahhahahaha). Ehhhhhhhhhhhhhhh”.
Glossa finale: Ehhhhhhhhhhhhhhhhhh.

P.S. Il titolo del paragrafo è una (semi) citazione da Ivan Graziani. Mi tocca dirvelo, perché oltre a Roberto Vecchioni non siete mai andati (e si vede: siete tristi).


Insalata La Russa

3745934975_249dc20e88_mIgnazio La Russa non è semplicemente un uomo. E’ l’ologramma di Dick Cheney, un Donald Rumsfeld all’amatriciana. Un generale senza guerra. In questa dolorosa condizione, senz’altro straniante, che ne ha fatalmente eroso le corde vocali, Egli vive e lotta insieme a noi.
L’ho avvistato ieri a Ballarò, con la mia Parabola montata su un koala scampato alla pena capitale di Sumatra. E’ stato uno spettacolo straordinario (La Russa, non il koala). Ignazio ha fieramente guerreggiato, trovando negli studi di Floris la sua trincea. Ed è stata mitraglia (nulla a che vedere con la telefonata di Berlusconi, ma io sono uno che sa accontentarsi delle piccole cose).
Se ne analizzi la virulenza.
1) Sognando Fazio
(minuto 3.05 del reperto. La Russa è paonazzo, devastato da uno sdegno incurabile. Il pizzetto, di per sé diabolico, si è trasfigurato. La laringe, di per sé diabolica, si è trasfigurata pure lei. Lo si dica: è l’Armageddon. La porta di Satanasso si è aperta. E noi, tremebondi, la stiamo osservando). “Ma lei (Floris) ha il dovere di intervenire quando qualcuno (Concita De Gregorio) dice una cosa palesemente falsa! No no no Fazio non si permetta! (veramente sarebbe Floris). Fazio… come cazzo si chiama? (vai tranquillo, Ignazio, parla come se fossi nella bettola sotto casa. Se ti scappa anche un rutto, noi siam qua. Si sa, il rutto è virile. E magari pure una bella scozzatina di testicoli). Floris, non Fazio (ah ecco). Fazio è molto meglio (su questo non avevo dubbi: Fazio è adorato dal centro-destra, lo sanno tutti tranne Michele Serra – qualcuno glielo dica). Floris, lei ha il dovere di intervenire quando qualcuno… ehhh (eh cosa? Perché ti sei fermato sul più bello, Ignazio?) Eh no, Floris. FLORIS. Floris eheh (eheh), non Fazio. Ha ragione, è un’altra trasmissione, molto migliore (eddai: ma tu guarda come Fazio Fazio tiri nel centrodestra. Strano, eh?)”.
La De Gregorio finisce il ragionamento. Poi riprende Ignazio: vai Dick Russa. “Ma nooooo lei pensa che ci sia il bisogno che io intervenga? (oooh, finalmente una domanda retorica intelligente. Rispondo io: no, La Russa, non credo ce ne sia bisogno. Ma tanto so che non mi ascolterai). Ci hanno raccontato (appunto) che la colpa di tutto quello che è successo a Marrazzo, sapete di chi è? E’ colpa di Berlusconi! (applauso, ma un po’ timido: la claque si aspettava di meglio). Ce l’ha spiegato il direttore de L’Unità. Ma come, Berlusconi? Ha preso la notizia (di Marrazzo), non gliela doveva dare (a chi?), gli doveva lui (ehhh?) doveva costringere Berlusconi a denunziare (denunZiare, con la “z”. Chissà perché, quelli di An dicono “vi” e “denunziare”. Arcaismi del Ventennio, forse) lo poteva fare da solo (non ho capito NIENTE). Allora anziché (qui la De Gregorio, comunista e donna, interviene: gli effetti saranno devastanti), scusa direttore, non ho nessuna stima delle cose che hai detto (e torna a fare la calza, femmina)”.
Glossa finale: è un mondo bellissimo. Quasi quasi resto in Malesia.
E ora scusate, ma prima di chiedere l’amicizia ad Annalisa Spinoso su Facebook, salgo a cavalcioni su un’upupa viaggiatrice; rapisco Ciccio Rutelli e la Palombelli, li lego e li iscrivo alle liste di collocamento del Popolo della Libertà. Sia mai che il virus si insinui anche lì. Come una svista. Come una distrazione. Come un dovere (cit).

74 Responses to “I tre dell’Ave Berlusca: Spinoso, Lupi, La Russa”

martedì 27 ottobre 2009

lunedì 26 ottobre 2009

Marco Travaglio, Passaparola di Lunedi 26/10/09

Google Android tenta lo sbarco nella galassia di Microsoft...

di Marco Ventimiglia









La prima definizione è quella "informaticamente corretta": si chiama Android ed è un sistema operativo "open source", vale a dire gratuito e soggetto a miglioramenti grazie all'apporto di sviluppatori da ogni parte del mondo. La seconda, meno conciliante, è però più realistica: si chiama Android ed è il sistemaoperativo con cui Google porta il primo attacco al cuore dell'impero Microsoft, vale a dire quel Windows (di cui è stata da poco rilasciata la versione 7) con cui il colosso fondatoda Bill Gates detiene circa il 90% del mercato mondiale. E qui, prima di entrare nel mondodi Android, serve una spiegazione. Perché mai lavorare suunsistema operativo senza farlo ufficialmente proprio, offrendolo persino in modo gratuito? La risposta sta un po' a Mountain View (la sede californiana del motore di ricerca) ed un po' a Redmond (quartier generale Microsoft nel sovrastante Stato di Washington). Innanzitutto in casa Google noninteressa tanto ricavare soldi da unsistema operativo, quanto incassarne molti di più grazie alle persone che utilizzandolo verranno instradate verso servizi e pubblicità on-line, che poi è il business del gruppo. L’altra parte della risposta sta nel tentativo di indebolire l'avversario: seppur gratuito, più Android si diffonde più erode i guadagni miliardari garantiti dalla vendita di Windows. La quale Microsoft non sta a certo a guardare e gioca a sua volta in attacco come dimostra il recente lancio del motore di ricerca Bing. Con queste premesse diventa più facile comprendere le peculiarità di funzionamento di Android.

Dopo essere stati abituati per anni a sistemi operativi strutturati (Windows ma anche Mac e Linux), con finestreda aprire e chiudere, software da installare e programmi da lanciare, qui ci troviamo di fronte a qualcosa di radicalmente diverso. Non a caso già diffuso sugli smartphone (i telefonini di ultima generazione), l’unica cosa che veramente conta per Android è la capacità di trasportare l’utente sul Webnel modo più efficace e rapido. Da qui un’interfaccia spartana se confrontata con il desktop (la schermata di partenza) di Windows. In pratica si può cliccare su appena quattro icone che comunque portano a vario titolo (posta elettronica, chat, ecc...) invariabilmente sul Web. Unadescrizione che può disorientare la moltitudine di persone che con il pc scrivono documenti, inviano lettere, ascoltano musica e quant’altro. Ma Android non nega alcuna di queste operazioni, bensì cambia il modo di eseguirle. Bisogna redigere un testo o preparare una presentazione? Si accede al servizio Google Docs su Internet e si trova tutto il necessario, compreso lo spazio dove archiviare i file realizzati. Si vuole utilizzare la posta elettronica? Un clic e via con Gmail. Scambiarsi messaggi in tempo reale? Per quello c’è Google Talk... Insomma, con Android si entra in un mondo (che qualcuno troverà inquietante) Internet e Google centrico. Una diversa filosofia d’utilizzo del computer che sposta l’enfasi da hardware/software verso connettività/Web, con alcune semplificazioni non da poco, tipo i pochi secondi che trascorrono dall’accensione alla piena operatività della macchina. Se si tratti di una scommessa vincente lo decideranno come al solito i tempi, rapidissimi, dell’informatica. E Google ha già pronto il rilancio: si chiama Chrome Os, il fratello maggiore di Android che sarà pronto l’anno prossimo.

26 ottobre 2009 (L'Unità)
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Mica ho capito bene quel che vogliono dire, il mio cervello non ha più l'agilità di una volta.....
Masaghepensu
(Ma se ci penso)

venerdì 11 settembre 2009

Libertà di stampa...

Tutti in piazza contro lo squadrismo mediatico...


Anche per chi, come il sottoscritto, neppure un giorno di “ferie” ha potuto concedersi, il rientro nella quotidianità politico-mediatica, dopo un agosto in cui abbiamo continuato a sentire notizie sulla maschia possanza del Grande Capo, e ne abbiamo (colpevolmente) sogghignato, è sconvolgente.


La crisi, a quanto pare, sta cambiando obiettivo: ora saranno presi di mira soprattutto gli occupati da gettare sul lastrico: la chiameranno, eufemisticamente, “disoccupazione strutturale”; ma il governo continua a dire che noi stiamo meglio degli altri, e ci ordina di essere ottimisti, e magari a sputare in faccia ai seminatori di panico, gli inguaribili e ignobili pessimisti (ovviamente comunisti, o loro “utili idioti”). Su questa strada, il faro dell’ottimismo obbligatorio, dopo il venditore, è il suo grottesco spaccamontagne Brunetta, il nostro-Nobel-mancato-ma-di-poco. Dal canto suo, il sodale ministrino-Tremonti-dalla-voce-chioccia, porta avanti la sua personale battaglia di frizzi e lazzi contro le banche, a cui peraltro va tutto il sostegno governativo, in nome della “gente” o del “popolo”; e, poiché, esiste ancora un manipolo di economisti veri, e seri, non piegati al volere dei potenti, non trova di meglio che invitarli a star zitti, con modi bruschi e un sarcasmo stupefacente sulla bocca di chi si vanta di non aver studiato economia.

A tacere, del resto, il suo leader invita tutti noi, anzi ordina, praticamente ogni giorno, dopo la sua troppo breve vacanza in Sardegna, isola che ormai gli appartiene (tale si intuisce sia la percezione vagamente distorta del Cavaliere): il silenzio dev’essere davvero d’oro, se con tanta affettuosa o irritata insistenza ci ingiungono di perseguirlo. Le sole parole consentite sono gli assist al Capo, per permettergli di insaccare la battuta di turno, per raccontare una di quelle orribili barzellette di cui va tanto fiero: o, naturalmente, per assentire, sorridere, applaudire. Lo ricordate il famoso dialogo con la folla di Nerone, nella mirabile e irripetibile gag di Ettore Petrolini? “E noi faremo Roma, più grande e più bella che pria…” – “Bravo!” – “Grazie!” – “Prego”; e così via per una manciata di minuti, con il “Bravo!” che finisce per anticipare la frase di Nerone, e di seguito. Irresistibile. Petrolini, indubbiamente, aveva sotto gli occhi il modello (anch’esso irraggiungibile) di un altro Capo, al balcone di Palazzo Venezia.

Oggi, quella scenetta torna alla mente, davanti alle memorabili esternazioni del Cavaliere, ma che finora, ha indotto a qualche rabbuffo o, nei casi estremi, all’espressione di una “preoccupazione”. Anzi, v’è chi, ancora, invita a non cadere nell’“antiberlusconismo”, a non “fare il gioco dell’avversario” (il virus veltroniano a quanto pare non è debellato). Siamo insomma tutti cloroformizzati? Fortunatamente, no: ci sono voci che ancora osano levarsi, e dicono la verità – che pure è lampante – cercando di risvegliare i dormienti o di metter sull’avviso gli ottimisti. E qual è la verità? La stessa che si parava dinnanzi agli italiani nel 1922: ma anche allora v’era chi si accontentava di ripetere “nutro fiducia” (così l’ultimo presidente del Consiglio, prima di Mussolini, il liberale giolittiano Facta), chi si intestardiva a esprimere auspici, o proferiva inviti: alla buona volontà, al dialogo, alla calma. E le basi della dittatura, intanto, venivano poste.

Certo, allora c’erano le camicie nere, che scorazzavano per il Paese, nell’indifferenza delle “forze dell’ordine”, che, anzi, spesso e volentieri, davano loro manforte: e somministravano manganellate, colpi di rivoltella e di pugnale, e purghe antisovversive ai sospetti socialisti, bolscevichi, nemici della patria. Oggi abbiamo le buffonesche camicie verdi, e le loro filiazioni: le “ronde”.

Ne stiamo sorridendo, così come sorridiamo inebetiti davanti all’olio di ricino che ci ammannisce la televisione, ogni santissima sera. Questo è lo squadrismo odierno; meno appariscente, e più pericoloso di quello del “biennio nero”. E invece di ribellarci, finiamo per cedere, per stanchezza, per sfiducia in noi stessi, o semplicemente travolti dalla nostra impegnativa quotidianità, alle squadre d’azione televisive, e beviamo, complici o succubi, quell’intruglio velenoso che chiamano infotainment: informazione mescolata all’intrattenimento, dove il secondo dovrebbe essere la cornice della prima: ma quel tipo di “intrattenimento” è pensato come un “trattamento”, una forma di svuotamento del cervello dello spettatore, in modo che vada opportunamente riempito di menzogne e falsità dalla parte “informativa”.

E l’aspirante duce, non pago di tutto ciò, nelle pause della più impegnativa delle sue “grandi opere” – il sesso, perlopiù a pagamento – si dedica quotidianamente all’esercizio dell’ingiuria e dell’intimidazione degli avversari, o semplicemente, di quei pochi che ancora non sono sul suo chilometrico libro-paga. E ci si invita ad “abbassare i toni”!? Giammai. I toni vanno alzati. La mobilitazione deve essere immediata, generale, capillare. Possibile che lo si capisca fuori d’Italia, dove i gridi d’allarme sulla tenuta democratica del Bel Paese si lanciano un po’ dappertutto; e noi ci accontentiamo del diritto al mugugno oppure, ahimè, facendo come “lui”, ci riduciamo al motto di spirito? Vogliamo renderci conto che dobbiamo svegliarci? Hannibal ad portas! Dunque, per cominciare, tutti a Roma, il 19 settembre!

Angelo d'Orsi
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Quando Feltri e Bossi erano quasi comunisti...

da francarame.it

"Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi', cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, 11 agosto 1990, subito dopo l'approvazione della legge Mammì).

"Il dottor Silvio di Milano 2, l'amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?".
(Vittorio Feltri, L'Europeo, dopo la conquista berlusconiana della Mondadori e l'approvazione della legge Mammì).

"Eravamo nel settembre 1993, Berlusconi mi convocò nella sua villa di Arcore e mi disse: 'Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo alle prossime elezioni...' Lui aveva provato in tutti i modi a convincere Segni e Martinazzoli per costruire la nuova casa dei moderati...'Vi metto a disposizione le mie televisioni', aveva detto. Tutto inutile, e allora decise che il partito dovevamo farlo noi. Poi c'era l'aggressione delle Procure e la situazione della Fininvest con 5.000 miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: 'Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale'... I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda".
(Marcello Dell'Utri intervistato da Antonio Galdo per il libro "Saranno potenti?", Sperling & Kupfer, 2003)

''Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi (di Forza Italia) sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore. Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione del partito fascista''.
(Umberto Bossi, Ansa, 19 gennaio 1995)

''Richiamo le istituzioni a verificare se nei confronti della Fininvest non esistano gli estremi per configurare in quelle televisioni lo strumento per la ricostituzione del Partito Fascista. Se così fosse, si proceda ad oscurare quelle televisioni''.
(Umberto Bossi al congresso nazionale straordinario della Lega Nord, Ansa, 12 febbraio 1995).

"Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità e il senso della misura con i quali conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all'interno del cosiddetto palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c'è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone perbene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall'aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E... la moneta cattiva scaccia quella buona. Finché qualcuno provvidenzialmente non toglie alla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che... crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni".
(Lettera aperta inviata il 20 maggio 1992 da Carlo Giovanardi, allora deputato Dc, all'allora pm Antonio Di Pietro. Si tratta dello stesso Giovanardi che oggi, ministro dei Rapporti con il Parlamento, fa il giro delle tv per presentare un libro contro Mani Pulite).

"Chi, come Craxi, attacca i magistrati di Milano, mostra di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno della corruzione".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992)

"(Quello del Psi) è un personale vecchio e trasformista e un ceto di individui mai visti, spesso simili ai bravi, certo con scarsi o nessun ideale politico che non fosse la conquista o la gestione del potere".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Un gruppo di amministratori corrotti a Milano non sono dei 'mariuoli', ma la spia di un male più profondo e diffuso. E' inutile che Craxi se la prenda con gli 'sciacallì e il suo portavoce Intini con il solito 'giornale partitò (la Repubblica, ndr)".
(Marcello Pera, La Stampa, 5 maggio 1992)

"Craxi sbaglia (a parlare di golpe dei giudici, ndr)... Ciò che i cittadini vedono è solo una lunghissima serie di indagini, avvisi di garanzia, incarcerazioni, confessioni, processi che riguardano persone specifiche... Il malaffare partitocratico era ramificato ovunque, ma non è in atto un attacco alla democrazia".
(Marcello Pera, La Stampa, 1° febbraio 1993)

"Un'amnistia dei politici ai politici non è solo impensabile perché provoca indignazione e disgusto nella gente. Essa è anche impraticabile. Perché il reato è flagrante e macroscopico, il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna... Ci vuole ben altro: come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione. Il male si taglia alla radice".
(Marcello Pera, La Stampa, 19 luglio 1992).

(11 settembre 2009)
(Micromega)

mercoledì 17 giugno 2009

FAMIGLIA: STUDIO CONSIGLIO D'EUROPA, ITALIA MAGLIA NERA

» 2009-06-15
FAMIGLIA: STUDIO CONSIGLIO D'EUROPA, ITALIA MAGLIA NERA
STRASBURGO - Non solo l'Italia è tra i Paesi europei che spendono di meno per le politiche di sostegno alle famiglie ma è anche un Paese in cui attualmente non sussistono gli elementi necessari a garantire un incremento della natalità. E' quanto emerge da uno studio condotto dal Consiglio d'Europa sulla base delle informazioni fornite dagli stessi Stati membri sulle politiche adottate nei confronti delle famiglie.

Lo studio, che raccoglie i dati relativi a 40 Paesi, sarà presentato durante la conferenza 'Politiche pubbliche a supporto del desiderio di avere figli: fattori sociali, economici e personali' che si svolge domani a Vienna con la partecipazione dei ministri per la famiglia degli Stati membri dell'organizzazione paneuropea. L'Italia, se si escludono Spagna, Turchia, Polonia e Malta, é il Paese che destina meno risorse alle famiglie, solo l'1,1% del Pil contro l'1,7% del Regno Unito, il 2%, della Germania e il 2,4 della Francia. Paesi che comunque non raggiungono le cifre assicurate da Austria, Finlandia, Olanda, Svezia, Norvegia, Islanda, Lussemburgo e Danimarca che dedicano alle famiglie tra il 3% e il 3,9% del loro Pil.

Ma gli aiuti finanziari sono solo uno dei fattori che gioca contro la voglia degli italiani di avere figli. A spiegare il basso tasso di natalità italiano (1,32), uno dei più bassi in Europa, sembrano concorrere anche altri fattori. Tra questi la percentuale di donne inserite nel mondo del lavoro ha un peso particolare. Mentre in Italia le donne che lavorano sono il 46,6%, in Islanda, dove lavora il 78,6% delle donne, il tasso di natalità é 2,08. La stessa correlazione si riscontra anche in Paesi come Norvegia, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda, Francia.

Ma i Paesi con più figli sono anche quelli dove lo Stato assicura servizi adeguati alle famiglie con bambini sotto i tre anni e in cui sempre lo Stato incentiva entrambe i genitori a prendersi cura della propria prole attraverso congedi ben pagati che arrivano anche al 100% dello stipendio. In Italia i servizi dedicati ai bambini al di sotto dei 3 anni, secondo lo studio del Consiglio d'Europa, sono pochi e per i congedi, oltre quello di 'maternita'', viene garantito il 30% dello stipendio.

giovedì 4 giugno 2009

Altrachiesa....!?

Altrachiesa

I cattolici francesi s’interrogano: “Papa Benedetto XVI non è caduto dal cielo”

di Karim Mahmoud-Vintam, presidente dell'associazione francese Nous Sommes Aussi l'Eglise (Noi siamo anche Chiesa), da Libération, 13 aprile 2009, traduzione di www.gionata.org

Ben al di là di una tendenza generalmente e pedissequamente definita da contestatori, un crescente numero di cristiani si interroga sull'opportunità della loro affiliazione alla Chiesa cattolica.
A dire il vero, la maggior parte di essi non si era nemmeno mai posto il problema: erano cattolici allo stesso modo come sono Francesi (o del Benin, poco importa!), per eredità o per convenzione, se non addirittura per caso.
Tramite le sue affermazioni letteralmente incombenti (sulla contraccezione e sull' AIDS) e le sue azioni di riconciliazione unilaterali (questi poveri integralisti Lefebriani [1] apparentemente non avevano chiesto nulla), senza nemmeno parlare della passata faccenda di Ratisbona o di quella recente di Recife, Benedetto XVI offre loro con una insistenza per lo meno singolare i motivi per interrogarsi.
E' proprio necessario, nonostante ciò, abbandonare la nave, clamorosamente o in punta di piedi, secondo il proprio temperamento, il grado di esasperazione o di disperazione di ciascuno?
Si potrebbe immaginare di rinunciare alla propria nazionalità per motivi di disaccordo, anche completo, con il Potere del momento?
Senza dubbio è più che mai essenziale dire - e far capire - che il Papa, chiunque egli sia, non è in grado di parlare a nome di tutti i cattolici quando abbandona il suo ruolo di garante dell'unità della Chiesa per avventurarsi nell'enunciazione di una legge naturale che non è possibile ritrovare nei testi così come nei fatti concreti; quando viene meno al suo ruolo di custode del dogma - del quale egli, Simbolo degli Apostoli, rappresenta la quintessenza - per affermare come vere e indiscutibili delle costruzioni teologiche congiunturali e precarie che costituiscono oggetto di discussione tra gli stessi teologi; quando abbandona il suo ruolo di pastore per indossare l'abito del monarca per diritto divino, sordo alle reali preoccupazioni dei suoi fedeli, totalmente chiuso anche alla semplice prospettiva di entrare in un dialogo benevolo ed amorevole - cosa che non significa compiacente - con le donne e gli uomini del suo tempo.
Senza dubbio è più che mai essenziale dire - e far capire - che noi siamo (anche) la Chiesa, e che al di là di alcuni punti precedentemente sollevati, nessuna autorità ha il diritto di parlare a nome nostro, di svendere la credibilità della nostra fede agli occhi dei non-cattolici e di offuscare l'annuncio del Vangelo di Gesù Cristo che rimane il fondamento più saldo della nostra fede.
Un'altra questione agita molti cristiani di confessione cattolica: è necessario reclamare le dimissioni di Benedetto XVI?
Si avrebbe torto a credere che si tratti soltanto di gruppuscoli contestatori - a meno di considerare come tale un Alain Juppé che affermava recentemente che "questo papa comincia a rappresentare un vero problema!".
Lasciamo da parte la legittimità di una tale rivendicazione e poniamoci interrogativi sulla sua opportunità. In primo luogo la crisi che la Chiesa sta attraversando non è iniziata con l'elezione di Benedetto XVI.
Senza risalire fino a Teodosio, è sotto il pontificato di Giovanni Paolo II che fu condotto il metodico smantellamento delle acquisizioni del Concilio Vaticano II, che segnò un inedito tentativo di apertura della Chiesa alle preoccupazioni del suo tempo e di ricollocarsi attorno al popolo di Dio e farlo diventare l'elemento centrale.
E' sotto il suo pontificato che venne condotta la repressione - orchestrata già allora da un certo Joseph Ratzinger - di quei teologi che intendevano interrogare liberamente la fede cristiana (Tissa Balasuriya in Sri lanka, Hans Kung in Germania, Ivone Gebara in Brasile...), e non sarebbe esatto credere che soltanto i cosiddetti teologi della liberazione fossero sotto tiro poichè fu tutta l'intelligenza della Chiesa ad essere costretta alla censura - o, peggio, all'autocensura - al servizio di una restaurazione dottrinale ed ideologica.
E' sotto il pontificato di Giovanni Paolo II infine che ha avuto luogo la metodica ripresa del controllo da parte delle Chiese nazionali (il siluramento in Francia di Jacques Gaillot, nominato vescovo di Partenia, diocesi del deserto algerino scomparsa nel... VII secolo; l'episodio di Innsbruck in Austria nel 1995 che provocò l'Istanza del Popolo di Dio firmata in alcuni mesi da oltre 500.000 persone in Austria e in Germania; che nomina come capisaldi di potere di vescovi latino-americani o africani segnalati per la loro docilità nei confronti dell'Istituzione) e il sostegno senza indecisioni a movimenti il cui scopo manifesto non è il servizio della società ma la creazione di propri centri di attività e la sua dominazione (Opus Dei, Legionari di Cristo, Comunione e Liberazione...).
Benedetto XVI non è dunque piovuto dal cielo, e gli attuali problemi oltrepassano largamente la sua persona individuale. Chiedere le sue dimissioni? E sia, ma per quale successore dopo 30 anni di creazione di Cardinali-elettori il più possibile aderenti alle tesi ed agli orientamenti vaticani attuali?
La via d'uscita dalla crisi, se esiste (e per forza deve esistere), si trova altrove. La porta è stretta e il cantiere monumentale. Ma è anche straordinariamente stimolante, l'essenziale è non di arrivare ad una Chiesa perfetta (che presunzione e che ingenuità!) ma di camminare, di inciampare, di rialzarsi, ancora e ancora, verso una Chiesa più fedele a colui a quale essa fa appello, vale a dire al servizio di una umanità più libera, più giusta, più umana.
Noi siamo (anche) la Chiesa e spetta a ciascun cristiano/a costruire non un'altra Chiesa, ma una Chiesa altra, meno piramidale/clericale e più orizzontale/laica (in nome dell'uguale dignità di tutti i battezzati, uomini e donne); preoccupata di approfondire la fede che la fa vivere e di renderne ragione con umiltà; impegnata al fianco di coloro che soffrono, dovunque si trovino piuttosto che imbalsamata davanti agli altari e alle acquasantiere; preoccupata di ritornare indefessamente ai Vangeli, per interrogare ancora e sempre il testo e lasciarsi interrogare da lui; una Chiesa pluralista nella quale tutte le sensibilità religiose possano esprimersi (dato che sarebbe contraddittorio rovesciare una gogna dogmatica per sostituirla con un'altra) e comunicare nel rispetto reciproco e la libera ricerca; una Chiesa che sia il raduno di comunità diverse, la cui comunione è garantita dal collegio dei vescovi in generale e dal vescovo di Roma in particolare, una Chiesa che cammina nella teoria e nei fatti insieme a tutti gli uomini di buona volontà, qualunque sia la loro religione - ammesso che ne abbiano una!
Una tale metamorfosi sconcerterà o scoraggerà più di un fedele abituato a ricevere religiosamente, dall'alto, la rassicurante conferma di ciò che deve fare, pensare, credere.
Ma la credibilità della Chiesa e la sua fedeltà al Vangelo richiedono questo prezzo.
Più che mai la Chiesa cattolica ha bisogno di tutti coloro che, qualunque sia la loro storia, la loro origine o la loro vita, hanno sete di verità e di giustizia, e sono alla ricerca della forza di amare e di essere amati, questa forza che spesso ci viene a mancare e che pertanto è la sola manifestazione tangibile, nelle nostre vite, di ciò che noi cristiani chiamiamo Dio.
[1] Integralisti che, per inciso, sono meno da condannare (cosa ci sarebbe di più facile, d'altronde, in base alla sufficienza e alla stupidità delle affermazioni di molti di essi - per non parlare del negazionista porporato Richardson!) che da compiangere per la loro inattitudine di base a comprendere il mondo e, in fin dei conti, a viverci.

Karim Mahmud-Vintam, presidente dell'associazione francese Noi Siamo anche Chiesa, è editore (Temps Présent Editions, fondata tra gli altri da Ella Sauvageot, François Mauriac et Jacques Maritain) e insegnante all'Istituto di Studi Politici di Lione.


(4 giugno 2009)

mercoledì 6 maggio 2009

Abruzzo, terremotati di serie B.


05 maggio 2009

Abruzzo, terremotati di serie B

"Il governo sta prendendo in giro l'Abruzzo, nel decreto per la ricostruzione post-terremoto, all'esame del Senato, le risorse sono molto inferiori di quelle promesse e vengono diluite nel tempo", si legge nel comunicato del Pd. "Molti non potranno ricostruirsi la casa", si spiega, "non è previsto alcun coinvolgimento di sindaci e provincia". Dopo la mobilitazione dei 38 sindaci dell'aquilano, il Pd ha dedicato oggi al decreto per l'emergenza sisma, all'esame della commissione Ambiente del Senato, una riunione a Palazzo Madama



Il decreto per l'emergenza terremoto arriva alla disussione parlamentare e si scopre "la bufala" ai danni dei terremotati. Altro che "new town", la ricostruzione non solo non viene finanziata per intero, ma per quanto riguarda il centro sotrico de L'aquila, questa viene, di fatto delegata in toto a una società immobiliare, la Fintecna, che ne farà ciò che vuole.

I primi a protestare sono stati i 38 sindaci della provincia aquilana e i rappresentanti locali delle categorie produttive. C'è un malessere diffuso, e un intero territorio chiede al governo di cambiare il decreto.
In particolare, Provincia e sindaci chiedono di contare di più sulla pianificazione della ricostruzione e sulla scelta delle aree dove realizzare gli insediamenti temporanei, di avere la copertura integrale delle spese per la ricostruzione delle case inagibili e di vedersi finanziati gli interventi per il ripristino delle sedi pubbliche e delle funzioni direzionali a L'Aquila. Insomma, gli enti locali, spesso messi da parte in queste settimane vogliono tornare ad essere protagonisti.

Un appello raccolto dal partito democratico che ha dedicato oggi al dl, all'esame della commissione Ambiente del Senato, una riunione a Palazzo Madama. A quanto riferito da una nota, vi hanno partecipato le presidenze dei gruppi Pd di Camera e Senato, i parlamentari abruzzesi e i capigruppo nelle commissioni competenti

"Il governo sta prendendo in giro l'Abruzzo, nel decreto per la ricostruzione post-terremoto, all'esame del Senato, le risorse sono molto inferiori di quelle promesse e vengono diluite nel tempo", si legge nel comunicato del Pd. "Molti non potranno ricostruirsi la casa", si spiega, "non è previsto alcun coinvolgimento di sindaci e provincia".
Per questo, spiegano gli esponenti del Pd, "vogliamo denunciare la gravità della situazione. Il decreto post-terremoto è una grandissima promessa non mantenuta da parte del governo. Il terremoto in Abruzzo è quello trattato peggio di tutti gli altri e non meglio come ha dichiarato Berlusconi".

Per il Pd, "le questioni gravi sul tappeto sono quattro: le risorse sono molto inferiori agli 8,5 miliardi di euro promessi e provengono in gran parte dai fondi Fas per il Mezzogiorno; per la ricostruzione della prima casa non è previsto un contributo a fondo perduto del 100%, come è sempre avvenuto; non c'è nulla per i beni culturali; viene totalmente accentrata la fase della ricostruzione, con l'esclusione del ruolo di Comuni e Province, e anche questo non è mai avvenuto".
Per non dimenticare infine, quanto già denunciato dal presidente della provincia aquilana (grande mezza regione, che comprende una città capoluogo che è anche città d'arte e altri 37 antichi borghi, ndr), Stefania Pezzopane, in merito alla possibilità di cedere a Fintecna gli immobili distrutti:"Se i finanziamenti restano questi - aveva spiegato - non sarà una scelta ma una ineludibile necessità, che consegnerà il centro storico a una società immobiliare che ne farà quello che vuole".

La lettura approfondita del provvedimento, continua il Pd, svela contenuti davvero preoccupanti a confronto con i provvedimenti post-terremoto in altre regioni (Umbria, Marche, Molise, Irpinia, Friuli, ecc).
Per la prima casa non c'è, a differenza di quanto è sempre avvenuto in passato, il contributo del 100%. I fondi per la ricostruzione vengono spalmati fino al 2032. I 150mila euro promessi a famiglia verranno in realtà elargiti con un generico mix di contributo, credito di imposta e finanziamento, il che renderà di fatto impossibile per migliaia di famiglie a basso reddito, magari già gravate dal mutuo dell'abitazione andata distrutta, di ricostruirsi la casa.

Nulla, poi, "è previsto per i piccoli interventi di recupero che potrebbero rendere agibili migliaia di abitazioni.
Per altre abitazioni, per le aziende e i professionisti non vi è alcuna indicazione di quanto, e quando, potranno ricevere per gli indennizzi, la ricostruzione, il riavvio dell'attività".
Non c'è "nulla" nemmeno "per il recupero e il restauro dei beni culturali, un patrimonio inestimabile che sta ulteriormente deperendo in questi giorni".

Grave, infine, "è l'esclusione dei sindaci e del presidente della provincia dalla fase della ricostruzione. Non è mai avvenuto prima. I sindaci sono sempre stati protagonisti del post-terremoto, e questo è stato in passato, come dimostrano l'Umbria e le Marche, garanzia di buona ricostruzione. In questo caso c'è invece un accentramento di poteri al presidente del Consiglio e al commissario delegato, senza precedenti e senza il controllo del Parlamento".
Il territorio, insoma, non può essere affidato ciecamente a chi lo conosce per sentito dire. Gli enti locali e i cittadini vanno coinvolti in maniera attiva. Altrimenti rischiano di essere commissariati dalla protezione civile almeno per un decennio.

E' la prima volta, assicura il Pd, "che un terremoto viene messo a totale carico del Sud. Non c'è traccia di provvedimenti per la ricostruzione degli edifici scolastici e il riavvio dell'attività didattica".
In questo contesto, "il Pd sta predisponendo una serie di emendamenti e proposte per cambiare in profondità il decreto e dare certezze alle famiglie e alle imprese abruzzesi".

(Aprile Online)

martedì 5 maggio 2009

Il divorzio

Il divorzio

CHIARA BERIA DI ARGENTINE
Il premier pronto a combattere. La Lario sceglie l'avvocato di Eluana. L'Avvenire: serve più sobrietà. Di tanto ciarpame si farebbero a meno

martedì 28 aprile 2009

La prostituta di Barcellona offre prestazioni a portatori di handicap


In Spagna è polemica. E il sito dell'assistente erotica viene oscurato

Marien, escort dei disabili
"Col sesso faccio del bene"

Dopo undici anni di attività occulta, la squillo è uscita allo scoperto
di MARIA NOVELLA DE LUCA


Marien, escort dei disabili "Col sesso faccio del bene"

"Grazie Marien, da te ho avuto la prima carezza della mia vita". Firmato Juan, affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Grazie, per un momento d'amore, anche se a pagamento, duecento euro a prestazione. Marien ha 48 anni, ha un bel fisico snello, capelli castani e lo sguardo sereno. Di professione fa la escort, prostituta se volete, esercita a Barcellona, nella zona delle Ramblas, all'università studiava Scienze politiche, è sposata, separata, ha un figlio.

Marien ha una "specializzazione" però, e da quando questa sua specializzazione è diventata pubblica, grazie a una lunga e dettagliata intervista a El Mundo, il suo blog e il suo sito sono stati oscurati per le troppe richieste, ma soprattutto il tema difficile e delicato della sessualità nelle persone disabili è finalmente uscito dall'ombra. Perché Marien da oltre dieci anni offre sesso a pagamento ai portatori di handicap, per un weekend con lei ci vogliono oltre duemila euro, e quando parla dei suoi clienti ne rivela un lato inedito: "Ho scoperto che queste persone non sono così fragili come si può credere. Hanno bisogno di aiuto in alcuni momenti, ma hanno una capacità non comune di superare le avversità". E se oggi definisce il suo lavoro un "servizio sociale", se in molti casi sono proprio le famiglie delle persone disabili a contattarla, Marien non nasconde che all'inizio il suo fu un calcolo, la scelta, dice, "di lavorare in un settore che le altre disprezzavano".

"Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico... Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio". Da allora un successo (e un business) crescente. "Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio". Una storia nell'ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. "Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c'è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio, loro ne hanno bisogno, io glielo do....".

Ma dopo l'intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d'assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un'icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. "Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all'inizio mi dicevano: "Marien, come fai, non ti fa schifo?". Sì, parlavano proprio così... No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l'escort facevo l'infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili".

In Svizzera, come in Svezia, il lavoro di Marien viene riconosciuto sotto il termine di "assistente sessuale", e le loro prestazioni pagate dallo Stato. Perché forse non c'è bisogno di scomodare la psicoanalisi per spiegare quanto possa essere terapeutico non reprimere ma esprimere le proprie pulsioni sessuali, proprio in soggetti che per le loro patologie non hanno il controllo delle proprie sensazioni. Ed è infatti interessante la testimonianza di Lorenzo Fumagalli, terapeuta di un ragazzo con disabilità mentale. "Era aggressivo, violento. I suoi educatori e i suoi medici decisero che si poteva provare a fargli vivere un rapporto sessuale. Esperimento riuscito: il ragazzo si è calmato e adesso ha incontri mensili con una prostituta".

Un tema delicato, scabroso. Con pacatezza e senza pudori Marien nell'intervista descrive anche le particolari forme di sesso che si possono esercitare con persone affette da disabilità diverse. "Mi commuovono la gratitudine, l'affetto. È vero, vengo pagata, le mie tariffe sono chiare, anzi il denaro è un modo di comunicare netto, senza fraintendimenti. Eppure loro mi ringraziano, come se provare una sensazione erotica per chi è affetto da una diversità fosse un miracolo, una concessione impossibile".

La storia di Marien fa il giro d'Europa. La ritroviamo in centinaia di blog italiani. Le reazioni sono diverse. Le associazioni chiedono cautela, riservatezza. Ma i blogger scrivono. Marco, 31 anni, tetraplegico è il più deciso: "Siamo esseri umani, abbiamo diritto al sesso, all'amore, al piacere. Dopo aver letto la storia di Marien ho chiesto a mia madre di caricare il camper e di portarmi in Spagna. Lei si è messa a ridere, lo ha raccontato a mio padre, e lui ha risposto: perché no, potrebbe essere un'idea".
(28 aprile 2009)
(Repubblica)

giovedì 2 aprile 2009

Oggi è il 2 Aprile, ma non ha importanza,

W il "1° Aprile Fans' Club"

W il 1° Aprile! Il 1° Aprile è come quelle belle nevicate di Milano, all'epoca del riscaldamento domestico ad olio combustibile pesante. Quando arrivavano quelle belle nevicate, al mattino aprivi la finestra, e vedevi la città pulita! Bianche le strade, bianche le auto, che il giorno prima avevano addosso uno strato di due millimetri di nerofumo, bianco tutto.


L'illusione ottica durava, purtroppo, molto poco. Appena smetteva di nevicare, e non c'era più la neve fresca a ricoprire quella caduta prima, tutto ridiventava una palta ignobile, bagnata, nera. Era come il 1° Aprile. Nascondeva lo sporco e il brutto. Oggi, per un giorno, possiamo vivere nell'illusione che tutto ciò che ascoltiamo, che vediamo, che leggiamo, sia uno scherzo di cattivo gusto. Domani sarà il 2 aprile, ci sveglieremo, e ci renderemo conto che invece era tutto vero. Non ci sono più, i 1° Aprile di una volta...


# non può essere vero che il padre putativo di Tangentopoli sia finito di nuovo in galera, sempre per quel vizietto maledetto delle mazzette... Domani ci sveglieremo, e scopriremo che è stato un pesce d'aprile... P.S.: lo hanno beccato con le maledette intercettazioni telefoniche... quelle che il nano vorrebbe punire con l'ergastolo seguito da fucilazione...

# non può essere vero che alcuni pescatori di Mazara del Vallo, che hanno salvato la vita a molti migranti in procinto di essere inghiottiti dalle onde, saranno rinviati a giudizio per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina...

# non può essere vero che, coi moderni sistemi di fotografia satellitare, coi controlli radar, e con tutto l'ambaradan tecnologico che ci mostrano i TG, ancora oggi non sappiamo se i barconi naufragati ieri siano uno o quattro, e se i morti siano 300 o 600...

# non può essere vero che nel nord-est il PdL candidi un sicilianuzzo della statura politica di un La Russa, e che i nordestini lo ingoino senza vomitare...

# non può essere vero che dopo aver negato per mesi l'esistenza della crisi, attribuendone gli effetti ai consumatori ostili e svogliati, ai disoccupati fannulloni, e ai soliti media komunisti, il nano scopra all'improvviso cle la crisi esiste, è gravissima, e che durerà due anni e mezzo (ma come, non c'eranio già i primi segni di ripresa?), e produrrà più di venti milioni di disoccupati solo in Europa...

# non è possibile che Sarkò vada al vertice di Londra premettendo che o si fa come dice lui, o se ne va via, portandosi il pallone... Il pallone, per questa partitella, non è suo: è di Gordon Brown!!! Solo cafone, o cafone e bevuto?

# non è possibile che Berlù dica alla OCSE, che prevede un calo del PIL in Italia del 4,3, di "stare zitti"! Stia zitto lui, che così, quando andiamo all'estero, io e Marisa non ci sentiamo costretti a parlare inglese fra di noi, per la vergogna!

# non è possibile che Berlù minacci di usare l'arma "fine-di-mondo" dello sfondamento dei vincoli di Maastricht: in primo luogo perchè non li ha mai rispettati; in secondo luogo perchè se li sfonda ancora un po', riceverà dai mercati dei titoli di Stato una lezione che lui e noi ci ricorderemo finchè camperemo, SE camperemo...

# non è possibile che continuino a chiamare "Piano Casa" quello che è diventato un "Piano Sgabuzzino"...

# non è possibile che continuino a cianciare di "Piano Sicurezza", mentre chiedono ai poliziotti di anticipare le spese vive di trasferta attingendo ai loro ricchissimi stipendi... dev'essere un pesce d'aprile...

# non è possibile che qualcuno stia veramente pensando di mettere Maurizio Belpietro come Direttore del Tg Uno! Questo dev'essere uno scherzo sub specie "provocazione"! Belpietro, l'unico direttore che sarebbe capace di farmi rimpiangere persino Gianno Riotta! Se lo faranno a maggioranza, Galimberti e i consiglieri espressi dall'opposizione dovrebbero dimettersi un minuto dopo!

# non è possibile che stiano pensando davvero di candidare Emilio Fede a Strasburgo! hanno già tanti comici, da quelle parti...

# per Daniele Capezzone, vedi sopra...

# non è possibile che stiano pensando di candidare l'ennesima "bellagnocca" che ha trovato un posticino nel cuore grande (pieno di posticini) del nano di Arcore: Barbara Matera, grande esperienza prima come "letteronza", poi come "opinionista" silente ma scosciata a "Mai dire Goal", infine "ditino notturno del Tg Uno (una, cioè, di quelle grandi giornaliste che annunciano i programmi sedute su un allusivo letto, per poi alzarsi e cercare di centrare col ditino il logo del TgUno. Non ce la fanno quasi mai. La fanno quasi sempre fuori dal vaso (pardon... dal rettangolino del teleschermo)

# non è possibile che l'accordo epocale Berlù - Gheddà, firmato in agosto dell'anno scorso, entrerà in vigore il 15 maggio (ultima maronata). E quando entrerà in vigore il pattugliamento congiunto, cosa faranno, i bravi marinai? speroreranno i barconi dei disperati, o li prenderanno a cannonate?

# last but not least, non dovrebbe essere possibile, ma invece è non solo possibile, ma addirittura vero (e non è un pesce d'aprile), che su facebook il mini-ministro Renato Brunetta mi mandi un formale invito a diventare suo "fan". ...esticazzi... ma allora è proprio "corto" (di comprendonio)...

(Tafanus)

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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