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mercoledì 9 dicembre 2009

Dal druido all’imam - I PADANI PAGANI

di Beatrice Borromeo
  “A Pontida Roberto annunciò che ci saremmo sposati con rito celtico. E’ stata una sua idea, per me una sorpresa – ricorda la moglie del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, Sabina Negri – e Formentini, che doveva celebrare, venne da me e mi chiese: ma come si sposano i celti?”. Le prime vere nozze padane – e pagane – le ha celebrate il 20 settembre del 1998 l’ex sindaco di Milano Marco Formentini, druido per l’occasione, nel nordico castello di Gianluca Vialli a Cremona. Sulle note verdiane di “Va pensiero”, suonata al pianoforte dal senatur (e ospite d’onore) Umberto Bossi, sfilava col suo abito bianco dai contorni rigorosamente verdi la Negri, diventando la bionda consorte dell’allora segretario nazionale della Lega lombarda, Calderoli. Ci tenevano a rispettare le tradizioni, ma gli ostacoli, racconta Sabina, erano tanti. Perché quelle tradizioni nessuno le conosceva: “I   Celti non hanno lasciato nulla di scritto. Sapevamo solo che dovevamo scambiarci i bracciali al posto degli anelli e che dovevamo avere tanti testimoni. Io e Roberto ne avevamo quattro ciascuno, tra i miei c’era anche un ex fidanzato. Poi Formentini si è arrampicato sull’albero per raccogliere il sacro vischio”. Non è mancato il sidro, offerto dal druido agli sposi, ma per Sabina "non era affatto buono, un saporaccio". Pensavo non avessero lucidato bene il calice, Roberto credeva che ci fosse rimasto dentro il disinfettante”. Poi il “giuramento davanti al fuoco che purifica” e il tentativo, fallito, di fondere due monete in segno d’unione. Tutti commossi, a partire da Bossi che annuncia: “Non siamo latini, fummo sconfitti dai Latini”.   Nei giorni dell’attacco della Lega al cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, risalta l’evoluzione leghista, dal neopaganesimo alla difesa dei valori cristiani. Perfino contro chi, come il prelato, è considerato troppo morbido con il multiculturalismo che assedia   la cristianità padana. Quello del Carroccio è il partito timorato di Dio, legato alle tradizioni della Chiesa tanto da dare lezioni agli stessi cardinali oppure è un movimento che inneggia ai Celti e che celebra matrimoni al cospetto del druido? “Quando ci siamo sposati – ricorda Sabina – era il periodo in cui Bossi urlava contro i ‘vescovoni traditori’ e i rapporti col Vaticano non erano ottimi”. Stessi toni, oggi, con obiettivi diversi. Calderoli si chiede se Tettamanzi sia “un vescovo o un imam”, e dice che “con il suo territorio Tettamanzi non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia”. Se Tettamanzi porge l’altra guancia, non manca chi lo difende: un attacco "rozzo e volgare" – commenta il presidente della commissione Antimafia, ed ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu – impartito da un esperto di matrimoni celtici che dà lezioni di pastorale cristiana”. La Negri ripercorre gli anni di matrimonio, prima della separazione: “Noi in chiesa non   ci siamo mai andati – ammette – poi di colpo questi della Lega sono diventati cattolici e osservanti, anche se in molti erano divorziati e con figli a carico. Hai idea di quante prediche mi sono dovuta sorbire su casa e famiglia, all’improvviso, da un giorno all’altro?”. Un giorno che ha una data precisa, l’11 settembre 2001, quando “la gente chiedeva   un partito cattolico da votare”, racconta Sabina, contro l’islam che faceva paura.    Sempre nel 1998, sempre con rito celtico, si è sposato il vice-ministro Roberto Castelli. Nozze poi “regolarizzate” in comune, come quelle di Calderoli, poi celebrate anche in Chiesa. Per rispettare le nuove origini ancestrali del partito. (Il Fatto Quotidiano del 09/12/09)  


  Il matrimonio celtico del ministro leghista Roberto Calderoli (FOTO ANSA)

mercoledì 2 dicembre 2009

COMPROMESSO MONDADORI...


  Per ora Fininvest non pagherà, ma Cir ottiene una fideiussione che la soddisfa. Ecco le strategie

  di Antonella Mascali
  Tregua giudiziaria tra la Fininvest e la Cir: l’azienda di Berlusconi può continuare a non pagare i 750 milioni che deve alla società di Carlo De Ben-detti, per lo scippo della Mondadori. Il maxi risarcimento è stato stabilito dalla sentenza di condanna, emessa in primo grado, dal giudice del Tribunale civile di Milano, Raimondo Mesiano. Ieri, davanti alla Seconda Corte d’appello, la corazzata di avvocati e consulenti Fininvest, capitanata dall’ex giudice della Consulta, Romano Vaccarella, ha tirato fuori una proposta per non sborsare quei soldi, che non sono bruscolini neppure per Berlusconi. All’inizio dell’udienza, a porte chiuse, il presidente Luigi De Ruggiero ha chiesto alle parti di verificare se ci fossero le condizioni per un accordo sulla sospensiva dell’esecutività della pena e   la difesa Fininvest ha proposto la concessione di una fideiussione bancaria per l’intera somma, cioè di una garanzia per la Cir di riscuotere (in caso di conferma di condanna del Biscione) i soldi dovuti, compresi gli interessi. Pausa dell’udienza. L’altra corazzata di legali e periti, quella della Cir, con in testa gli avvocati Elisa Rubini e Vincenzo Roppo, sono usciti dall’aula senza dire una parola ai giornalisti che li assediavano, si sono infilati in un corridoio, hanno confabulato per una decina di minuti e sono rientrati. Hanno fatto sapere che in linea generale sono disposti a non avviare la procedura, laboriosa, per incassare il risarcimento, ma in cambio hanno chiesto certezza sulla brevità dei tempi di una sentenza nel merito della causa civile, cosa che ha detto di volere anche la difesa Fininvest. I giudici De Ruggiero, Walter Saresella e Cristina Pozzetti si   sono impegnati a pronunciarsi sulla conferma o meno della sentenza Mesiano, entro il 2010 e hanno già fissato per il 23 febbraio la prima udienza di merito. Se avessero dovuto seguire il calendario naturale delle cause assegnate alla Seconda Corte d’appello civile, quella Fininvest contro Cir sarebbe stata fissata nei primi mesi del 2012, cioè due anni dopo. Ma il 22 dicembre prossimo le parti torneranno davanti ai      giudici perché la Cir si è riservata di accettare questa intesa temporanea (come ha specificato in un comunicato), solo dopo aver letto il deposito e le modalità di fideiussione. Per la Fininvest, una sospensiva temporanea del risarcimento era stata decisa   il 27 ottobre scorso, dall’altro presidente di sezione, Giacomo Deodato, in vista dell’udienza di ieri. La soluzione tampone della fideiussione, però, non è piaciuta per nulla a Fedele Confalonieri. Il presidente di Mediaset   si è lamentato dopo un incontro all’Università Cattolica di Milano: “È una cosa che comunque sia danneggia la Fininvest, che non ha più la libertà che aveva prima sotto il profilo finanziario. La fideiussione è una garanzia e la garanzia costa, blocca la capacità di credito per quella cifra”. Per quanto riguarda le ripercussioni su Mediaset, Confalonieri ha detto che la questione è un po’ diversa “perché Fininvest possiede meno del 40 per cento. Comunque danneggia”. Ma il professor Vaccarella, al termine dell’udienza aveva spiegato, con toni forti, che la concessione della fideiussione è l’unico modo per “evitare uno spargimento di sangue, che non è utile in questo momento. A noi – ha concluso – interessa una decisione sollecita e questo interesse ce l’ha anche la Cir. La Corte è disponibile e preferiamo giocare a bocce ferme”.  

  Il presidente della III sezione della Corte d’Appello di Milano Silocchi legge la sentenza Mondadori: un anno e 6 mesi per Previti, Acampora e Pacifico e due anni e 8 mesi per l’ex giudice Metta (FOTO ANSA)



martedì 1 dicembre 2009

“LO SDOGANATORE DI DITTATORI” Prima Gheddafi, ora Lukashenko: Berlusconi e la ragion di business....

di Giampiero Calapà
  Dopo Putin e Gheddafi, la politica estera italiana approda anche in Bielorussia. Fatta salva la ragion di Stato, pare che il premier Silvio Berlusconi abbia una certa facilità all’amicizia con i tiranni. Per l’ex ministro al Commercio internazionale, la senatrice radicale Emma Bonino, questo governo è impegnato nello “sdoganamento dei dittatori” con “misteriosi viaggi all’estero”. Tanto che il sottosegretario Paolo Bonaiuti attacca: “La Bonino si consoli, non c’entra nulla Agatha Christie. Si parla dei principali temi dell’agenda mondiale”.    Appunto. Senatrice Bonino, che messaggio arriva alle segreterie di Stato delle altre    nazioni del Patto atlantico?      Magari fossimo ancora allo stadio dei “messaggi”, perché lo sdoganamento di dittatori da parte di Berlusconi è ormai universalmente noto. Tant’è che Lukashenko stesso ha detto di non credere che “Silvio mi chiederà garanzie democratiche”: lo conosce bene evidentemente. E il governo italiano è stato particolarmente attivo a Bruxelles nel chiedere di eliminare le sanzioni   contro la Bielorussia. La nostra politica estera, se così vogliamo chiamarla, è soprattutto totalmente opaca e non rende conto a nessuno qui in Italia. Peccato che il nostro più grande partito d’opposizione non sembra preoccuparsene più di tanto”.    Se lei fosse il ministro degli Esteri, in visita in Bielorussia cosa chiederebbe a Lukashenko?    No guardi, una visita bilaterale non sarebbe neppure ipotizzabile. Semmai si potrebbe immaginare qualche iniziativa solo in un contesto concordato e condiviso a livello multilaterale o europeo.      Da un dittatore all’altro. Gheddafi viene spesso e volentieri a Roma. L’Italia, compresa la sinistra dei D'Alema, stringe con lui patti sulla sorte dei migranti. La Libia è un partner credibile e serio per governare insieme una questione così delicata?    I Radicali sono stati tra i pochi in Parlamento a opporsi a questo accordo grottesco. Non mi pare che Gheddafi abbia alcuna intenzione di occuparsi del fenomeno dell’immigrazione, se non nel peggior modo possibile, modo di cui ci giungono solo gli   echi perché l’Onu non può operare in Libia. L’unico risultato concreto di questa politica è che Gheddafi ormai a Roma è di casa, con tanto di sceneggiate con le hostess a pagamento. Grazie anche a D’Alema, non c’è dubbio.    Come giudica l’attuale inquilino della Farnesina, Franco Frattini?    Non è una questione di persone: esprimo giudizi politici su aspetti importanti della politica estera. Su altri aspetti, per esempio nella campagna internazionale contro le mutilazioni genitali   femminili, il livello di cooperazione è intenso e positivo. E, con buona pace di Paolo Bonaiuti, conoscere e discutere i capisaldi di una politica non dovrebbe esser ritenuto reato di lesa maestà.    La Svizzera ha deciso: niente minareti. E la Lega lancia la proposta di mettere la croce nel tricolore. Mandiamo i leghisti in Svizzera o costruiamo qualche moschea in più?    Se non ricordo male Bossi del tricolore voleva fare ben altri usi. Purtroppo la Lega non riesce mai a dare risposte equilibrate, neppure se si tratta di una decisione che riguarda gli svizzeri.   Anche stavolta cavalca le paure per ottenere facili consensi. I minareti sono parte integrante delle moschee, sarebbe come costruire una chiesa senza campanile. Se la proliferazione delle moschee è per loro fonte di preoccupazione allora dovrebbero preferire di gran lunga che ciò avvenga alla luce del sole. Ma consentire la libertà religiosa per poi vietarne i segni esteriori è perlomeno ipocrita. (Il Fatto Quotidiano)  
  Alexandr Lukashenko, 56 anni (FOTO ANSA)

lunedì 30 novembre 2009

IL FATTOdi ieri 29 Novembre 1938.....nessun commento da parte mia...

  C’è aria minacciosa di razzismo, in giro. Di xenofobia proterva. Di apartheid strisciante. Anche nelle nostre scuole, per le quali ci sono odiose proposte di classi-ghetto. Qualcosa che ci ricorda leggi vergogna come quella “Per la difesa della razza nella scuola italiana” pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 novembre 1938 e di cui riportiamo, senza commento, alcuni aberranti stralci.

“Art. 3 A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammessi alunni di razza ebraica… 

Art. 4 Nelle scuole d’istruzione media frequentate da alunni italiani è vietata l’adozione di libri di testo di autori di razza ebraica. Il divieto si estende anche ai libri che siano frutto della collaborazione di più autori, uno dei quali sia di razza ebraica nonché alle opere che siano commentate o rivedute da persone di razza ebraica… 

Art. 5 Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci… 

Art. 8 Dalla data di entrata in vigore del presente decreto i liberi docenti di razza ebraica decadono dall’abilitazione”.     

di: Giovanna Gabrielli

mercoledì 25 novembre 2009

Le bugie di Alfano. I giudici: il processo breve? Un disastro....

ITAGLIA......
 di Claudia Fusani

 

















Un per cento, dice il ministro. Cinquanta per cento, correggono le toghe. Quaranta per cento, ridimensiona il Consiglio superiore della magistratura. La guerra delle cifre continua. Il numero dei procedimenti che saltano causa taglia-processi (il ddl Gasparri-Quagliariello) resta ballerino. Ma non c’è dubbio che tra questi numeri ce n’è uno che assomiglia molto a una bugia grossa come una casa ed è per l’appunto quello sparato dal ministro in persona, Angiolino Pinocchio Alfano. Perchè è vero che anche tra Anm e Csm, tra sindacato delle toghe e Consiglio superiore della magistratura, non c’è coincidenza di cifre e percentuali. Ma si tratta di differenze fisiologiche. Di fronte alle quali il numero dato dagli uffici del ministero della Giustizia - «salterà solo l’1 per cento dei processi in corso, circa 33mila» - appare non solo improbabile ma anche surreale.

L’un per cento del ministro Guerra delle cifre, quindi, atto terzo. Il primo era andato in scena giovedì scorso quando il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha tranquilizzato il Parlamento dicendo che il ddl Gasparri-Quagliariello (il processo breve) avrebbe fatto morire «appena 33 mila procedimenti, l’1 per cento al primo grado del giudizio». Una cifra che messa a confronto dei 200 mila processi che ogni anno sono prescritti per cause naturali, la decorrenza dei termini, fa più o meno sorridere. E che certo, concluse il ministro in quell’informativa al Parlamento, non evoca gli scenari devastanti tratteggiati dalle toghe e dalle opposizioni. Insomma, il taglia-processi-salva-Berlusconi si poteva fare.

Il secondo atto è di lunedì e riguarda i dati forniti dal sindacato delle toghe «sulla base di un campione particolarmente significativo e rappresentativo» che sono i dati dei grandi distretti giudiziari. Per l’Anm a Roma, Bologna, Torino - testo delle legge alla mano - «saltano il 50 per cento dei processi». Un po’meglio a Firenze, Napoli e Palermo dove la percentuale a rischio «è tra il 20 e 30». Ieri i procuratori e i procuratori generali dei nove più importanti distretti giudiziari (Roma, Torino, Milano, Napoli, Bari, Bologna, Palermo, Firenze, Reggio Calabria) hanno riferito le loro stime, basate sull’analisi dei processi pendenti in primo grado, davanti alla Sesta commissione del Csm. «Il Csm non fa allarmismi sull'impatto del processo breve sul sistema della giustizia italiano - ha precisato il vice presidente Nicola Mancino - ma ha il dovere di dire la verità sulle difficoltà che quel provvedimento può incontrare». E così viene fuori che il «processo breve» può uccidere «tra il 10 e il 40%» con punte, a Roma ad esempio, del 50. Il consigliere Enza Maccora parla di un «dato difficilissimo da trovare» perchè «servono giorni per elaborare le statistiche fornite da Tribunali e Procure». Dalle relazioni dei procuratori convocati emerge chiara una tendenza: nelle realtà che funzionano meglio come Milano e Torino dove «nel 2009 i tempi dei processi sono sotto l'anno», il ddl Gasparri può avere un impatto «sopra il 10%» dei processi. La situazione peggiora nelle procure con tempi processuali maggiori, a Napoli la nuova norma puà incidere sul 45 per cento dei processi. Analisi e dati che, una volta di più, fanno a cazzotti con quelli riduttivi del ministro Alfano i cui uffici adesso stanno cercando un modo per uscire da una figuraccia. «Il ministro darà altri numeri» assicurava ieri un dirigente.
Numeri a parte, il «processo breve» ha cominciato il suo percorso parlamentare ieri pomeriggio in Commissione Giustizia al Senato con la relazione del senatore Giuseppe Valentino (pdl). Un avvio lento, che promette tempi lunghi anche perchè sarà la stessa maggioranza stamani ha «correggere» pesantemente il testo. La Commissione Affari Costituzionali presieduta da Carlo Vizzini (pdl) ha pronti quattro suggerimenti per rendere il testo «più presentabile ad un giudizio di costituzionalità». La norma transitoria, prima di tutto: il processo-breve «va applicato ai processi in cui non c’è stata sentenza di condanna», a prescindere quindi dal grado di giudizio (nel testo di parla del primo grado). Modificata la lista dei reati: «Da escludere - suggerisce la Commissione - i reati con pena contravvenzionale», quelli legati all’immigrazione, quindi. Una bella grana da far ingoiare alla Lega. Correzione anche per quello che riguarda l’esclusione dal processo breve dei non incensurati: «La prescrizione penale si applica solo ai recidivi riconosciuti come tali in una sentenza». Si tratta di correzioni che allargano molto il raggio di azione del processo-breve, ne aumenterebbero quindi l’impatto ma ne limitano i profili di incostituzionalità.

Tutto ciò dimostra quanto imbarazzo ci sia nella maggioranza in questa corsa sfrenata e smodata a cercare ipotesi giudiziarie salva-premier. Ieri nello staff di legali convocati per trovare soluzioni (Ghedini non basta più) è stata coltivata l’idea di correggere la formulazione del reato di corruzione in atti giudiziari, quello contestato al premier nel processo Mills. Il reato infatti si compie solo se il passaggio di danaro avviene prima della falsa testimonianza. È perfetto: i giudici hanno già scritto che Berlusconi ha corrotto Mills, ma dopo la sua deposizione.

25 novembre 2009  (La Stampa-Torino)
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La ma maggioranza di questo governo è composta da avvocati e tutti pronti a difendere Berluskoni, quasi fossero avvocati dello stesso "premier" ma, pagati dallo Stato Italiano, vale a dire dagli italiani stessi. Un bel risparmio per il "cavaliere", non c'è che dire......
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)

domenica 22 novembre 2009

Piazza Leone, Palermo: ecco il “palazzo mafia” difeso da Schifani ....

   Storia di un palazzo. Storia di un condominio di Palermo in piazza Leoni in odore di mafia. Anzi, edificato, appaltato, acquistato e abitato da uomini legati a Cosa Nostra come Giovanni Brusca, Pietro Lo Sicco, la famiglia e gli uomini di Stefano Bontate e poi anche Leoluca Bagarella. Con due particolari di non poco conto: il palazzo è stato costruito   falsificando le carte e appropriandosi dei suoli e delle case di due sorelle indifese, Savina e Rosa Pilliu. Il costruttore sarà condannato definitivamente per corruzione dell’assessore che rilasciò la licenza e per concorso in associazione mafiosa. Prima dell’avvio delle indagini, il legale che difese a spada tratta il costruttore era Renato Schifani, ora presidente   del Senato. La struttura, lo ha stabilito la giustizia amministrativa, era ed è abusiva. Ed è ancora in piedi anche grazie ai consigli legali, ai ricorsi e alle richieste di sanatoria dello studio Schifani-Pinelli. Secondo quello che è stato raccontato ai giudici dai mafiosi pentiti, c’era anche un appartamento con un muro finto dietro il quale si nascondevano le armi del clan Madonia. 
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Certo che, per un legale che divendeva l'illegalità, occupare ora una poltrona simile è più che ingombrante per lui. Ma Schifani penserà certamente, se lo fa il Berluskoni, perchè non posso farlo anche io..? È sempre la solita presa di posizione..lo fanno tutti.. È no On. Schifani, per lei. la dignità, non conta proprio nulla..? Suvvia, un poco di amor proprio dovrebbe pur averlo..o no..!?
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)  

sabato 21 novembre 2009

Peccato che Silvio c'è...

 
 
Articolo 21 - Editoriali



di Antonio Palagiano*
Strano paese l’Italia, patria del doppio lavoro. Lo fan tutti, dal dipendente all’operaio, dal medico all’avvocato. Per esempio l’Avv. Ghedini la sera fa il penalista e al mattino si inventa i disegni di legge, che gli serviranno il giorno dopo per garantire l’impunità del Cavaliere. E così, saltata la legge “ammazza processi” (per ostilità da parte del Presidente Napolitano), archiviato il Lodo Alfano, rieccolo al lavoro con il “processo breve”.
In sostanza cos’ha partorito la mente diabolica di Ghedini? Abbreviare i termini di prescrizione, limitando la durata del processo a due anni per ogni grado di giudizio. Tale dispositivo si dovrebbe applicare solo agli incensurati e per i delitti con pene inferiori ai dieci anni. Saranno esclusi i reati di mafia, camorra, terrorismo, omicidio e rapina…. e la corruzione? Ovviamente, no.
Si tratta, però, di un’altra norma incostituzionale poiché lede il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Gli incensurati, per esempio, “rischierebbero” di non essere mai condannati grazie a questo privilegio.
È evidente che non si tratta di una legge che ha a cuore la durata dei processi (infatti da questo regolamento ne sarebbe esclusa la maggior parte…), ma di una norma cucita su misura sul Cavaliere per garantirne l’impunità.
Una norma “singolare” quella che, per abbreviare i tempi della giustizia, manda tutti i “Processi” in prescrizione…. infatti, se si volesse realmente sveltire la magistratura, sarebbe necessario aumentarne le risorse, altrimenti qualsiasi forma di velocizzazione e snellimento del sistema giudiziario risulta impensabile.
La verità è che a Ghedini (e al Cavaliere) non importa nulla che le conseguenze di questa ennesima, sciagurata legge saranno disastrose per migliaia di cittadini vittime di reati gravi. Non vedranno più giustizia, infatti, le vittime di truffe finanziarie come quelle del caso Parmalat, di furti, scippi e stalking.
Sarebbe più onesto l’On.-Avv. Ghedini se presentasse una legge che garantisse la prescrizione breve per tutti gli individui maschi, di altezza inferiore a cm 165, di nome Silvio e con residenza ad Arcore. Raggiungerebbe lo stesso scopo, provocando meno danni.

*dal blog http://www.antoniopalagiano.it/

Schifani e la mafia, il palazzo tace.....

AVVOCATO DEI BOSS Per la politica è tutto normale ma altri dicono: si dimetta   Reputazione
   

  di Furio Colombo
      
Parliamo del presidente del Senato Renato Schifani. Del suo passato professionale si è occupato ieri questo giornale con l’incontrovertibile narrazione di Marco Lillo: storia di un legame professionale dell’avvocato siciliano con personaggi mafiosi che risale a quindici anni fa. Quella narrazione – che dovrebbe provocare scandalo – incontra però due serie obiezioni. La prima. Schifani è un avvocato. Tipico di un avvocato è difendere chi chiede difesa. La seconda. Quindici anni sono tanti. In quel lungo periodo di tempo l’avvocato Schifani è cresciuto in un modo, i suo vecchi clienti in un altro. Lui è diventato la seconda carica dello Stato. Loro, i difesi di allora, la prima fila della mafia.      Propongo a mia volta una obiezione alle obiezioni. Renato Schifani non è oggi in discussione come avvocato. Di lui si può dire, per esempio, che è un lottatore deciso a tutto nel suo lavoro e a favore dei clienti. L’articolo di Marco Lillo racconta in modo accurato e preciso, lo stile forte con cui il combattivo legale palermitano ha condotto il suo impegno professionale a favore di un gruppo deciso a conquistare un terreno e costruire un palazzo nella piena (e purtroppo frequente) illegalità italiana. Va bene   , direte, non tutti i professionisti, specialmente se bravi (Schifani vince) devono essere giudicati in base agli scrupoli. Ci sono però un paio di fatti da considerare. Uno è che tutti i protagonisti del folto gruppo che conta sull’avv. Schifani sono mafiosi. Non lo si sapeva a Milano. Ma a Palermo, vigili urbani, prefettura, polizia, già a quel tempo si tenevano alla larga dal cantiere controverso del palazzo che ospiterà Giovanni Brusca, già noto fra altri destinati a diventare celebri un po’ più avanti, ai tempi di Falcone, Borsellino e del bambino Di Matteo dissolto nell’acido.    E poi il punto più difficilmente eliminabile dalla discussione. Renato Schifani oggi è la seconda carica dello Stato. Così influente, sul destino di questo Stato, da suscitare sorpresa quando minaccia di sua iniziativa, elezioni anticipate, impossessandosi   di una prerogativa che spetta solo al capo dello Stato. Dunque un uomo importante.    Un esempio fuori dall’Italia. Il celebre costruttore di New York Donald Trump non ha mai potuto candidarsi a sindaco perché, da giovane costruttore rampante, aveva minacciato un’anziana signora che non voleva cedere la sua casetta (61esima strada angolo Lexington) dove Trump voleva un grattacielo. La civiltà di New York è rappresentata da quell’evento. La casetta c’è ancora. E Trump non può entrare in politica nonostante i miliardi. In altri paesi (tutti quelli che noi chiamiamo democrazie) la reputazione ha un valore altissimo e il passato un peso che non si scioglie nell’acido del giornalismo compiacente e dell’opposizione conciliante.  
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Grazie al Cavalliere in quali mani ci siamo messi. La massima del Cav. è: se non son mafiosi non li voglio, perchè.? Tra delinquenti una via d'uscita sempre si trova, bisogna trovarla altrimenti......
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

venerdì 20 novembre 2009

Cosa scrive quella "puttanata de "Il Giornale""

Santoro-Travaglio: soccorso rosso per Fini E il pm Ingroia chiede le dimissioni del premier










                                                                                                   Leggi tutti i commenti (183) 

Ci sono la crisi economica, le fabbriche in affanno, le difficoltà politiche, l’assalto della magistratura a Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini che semina mine nel centrodestra, le fibrillazioni parlamentari ufficializzate dal presidente del Senato e ratificate dal presidente della Repubblica. C’è di tutto e di più nell’autunno di questa Italia. E Michele Santoro con chi se la prende? Con il Giornale. Inventore di complotti e creatore di litigi. Fomentatore di odi e contrapposizioni. Ieri sera Santoro ha rispolverato la maschera del cattivo. A cominciare dal titolo della puntata di Annozero, «Complotti e porcate».

Il capello santoriano è virato dal biondo sbarazzino al brizzolato serioso, autorevole, censore, tribunalizio. Il tono è perentorio, il gesticolare nervoso. Se in Italia le cose vanno sempre peggio, di chi è la colpa? Santoro mette in bocca la risposta al suo nuovo politico di riferimento dopo Antonio Di Pietro, cioè Gianfranco Fini. E la risposta è: Vittorio Feltri. Un direttore «indipendente dalla sua volontà», come il presidente della Camera ha detto in tv a Fabio Fazio. Annozero, zelante, ritrasmette. Un soccorso rosso con i fiocchi servito da Santoro e Travaglio all’ex leader di Alleanza nazionale.
In diretta va in onda il processo in contumacia al direttore del Giornale, che ha rifiutato l’invito a partecipare alla trasmissione offrendosi come vittima sacrificale. L’obiettivo dell’ex europarlamentare della sinistra europea è uno solo, espresso con mirabile sintesi da Antonino Ingroia, pm antimafia di Palermo. «Che cosa ha fatto Kohl in Germania quando fu indagato?», chiede il magistrato. Domanda retorica. Kohl, uno dei padri della nuova Europa, l’artefice della riunificazione tedesca, «si è dimesso». È sparito dalla circolazione. E che cosa dovrebbe fare Berlusconi? Risposta altrettanto scontata: togliere il disturbo. Questo è l’obiettivo delle indagini di Palermo. «Ingroia appartiene evidentemente a quel ristretto numero di magistrati che ritengono che il loro impegno nella giurisdizione e l’azione politica sono le due facce della stessa medaglia», ha dichiarato in una nota il capo dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto. «Non a caso i magistrati che seguono questa linea ricercano anche il massimo di esposizione mediatica, li vediamo in televisione a esprimere con il massimo di intensità possibile questa doppia militanza».
«Chi è l’anti-Fini per eccellenza? Il teorico del complotto contro Berlusconi? Chi abbiamo invitato e poi si è negato?». Annozero di ieri sera è stata la puntata delle domande retoriche. «Quando Vittorio Feltri si toglie i guantoni da boxe e fa come un qualunque politico che prima non viene e poi si lamenta, mi fa tanta tenerezza», si lagna Santoro. In apertura di trasmissione lancia uno sketch sull’avvocato Nicolò Ghedini, che così assurge nell’esclusivo Olimpo dei bersagliati dalla satira di Raitre. Obiettivo di Annozero dovrebbe essere quello di spiegare meglio che cosa stia succedendo nella battaglia politica di queste settimane. In realtà è una passerella per Gianfranco Fini, nuova icona della sinistra, apprezzato perfino da Rosy Bindi. Fini viene servito in tutte le salse: intervistato da Lucia Annunziata dove accenna al «fallimento del Pdl», mentre chiacchiera con Fabio Fazio e accusa Feltri di «sparare a palle incatenate nell’accampamento amico» e comunque «quello che scrive mi lascia del tutto indifferente». Strano, allora, che se la prendano così tanto.
Pagina  12  | Successi
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"  Il Giornale"   ...Il megafono della Cloaca berlusconiana che, come il loro padrone, lanciano macigni senza poi...nulla sapere. Sono la feccia del giornalismo italiano. Il momento che, berlusconi lascia, dove andranno a cercare un nuovo impiego. Forse al "  Foglio"    del grosso Ferrara..? Possibile, se restasse sul palco. Io ne dubiterei molto. Scompariranno tutti come neve al sole. Amen...!
 Masaghepensu
(Ma se ci penso) 

ESTEMIROVA - ISF . CONTINUA LA GUERRA AI GIORNALISTI NELLA RUSSIA DI PUTIN......

 
Articolo 21 - Information Safety & Freedom

ESTEMIROVA - ISF . CONTINUA LA GUERRA AI GIORNALISTI  NELLA RUSSIA DI PUTIN
“ Per l`associazione Memorial non ci sono dubbi sul nome del mandante dell'omicidio della collega Natalya Estemirova : Ramzan Kadyrov. Il Presidente filorusso della Cecenia, insediato da Vladimir Putin è stato indicato come mandante anche per l’omicidio della giornalista della Novajia Gazeta Anna Politkovskajia. Perché Kadyrov ­­? "Non solo perché governa la Cecenia , ma lui ha minacciato Natalya  dicendole che si sarebbe sporcato le mani di sangue per punire i nemici " , dichiara il presidente di Memorial, la più antica associazione umanitaria russa Oleg Orlov . I massacri e i molti misteri legati alla guerra in Cecenia avvelenano la società alimentando un contro sistema nelle mani di militari e intelligence che condiziona anche il Cremlino e hanno già provocato molte vittime anche fra i colleghi “.
Così si legge nel documento diffuso oggi dall' esecutivo di Information Safety and

Freedom, l'associazione per la libertà di stampa nel mondo.
“ La Guerra in Cecenia è stata il trampolino per la scalata al potere da parte di Vladimir Putin - si legge ancora nella nota di ISF – e molti sospetti circondano gli attentati che colpirono Mosca alla vigilia della sua prima elezione e che furono attribuiti alla guerriglia cecena, anche se, secondo il colonnello dell’FSB Alexander Litvinenko, ucciso a Londra con una dose di polonio 210, sarebbero invece da attribuire ai servizi russi. Da allora I rapporti fra Putin, servizi, militari e militanti filorussi della Cecenia, appaiono indissolubili. Per le associazioni umanitarie sono oltre duecento I giornalisti assassinati nella Federazione Russa dall’ascesa di Putin, nel 2000 a oggi. La Nuova Russia mantiene la tradizione sanguinaria di repressione del dissenso del regime che l’ha preceduta “.
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Questo Puttin, è il grande amico del Berluska. Dio li ha creati e poi accoppiati. Disgrazia più grande non ci poteva capitare. Immaginate, Putin con la sua mafia, il berluscka con le sue mafie (varie), camorra, 'nandragheta e mafia siciliana.Dice il cavaliere,  quelli che non sono con "  lui"   sono Comunisti, ma è amico del Putin Made KGB. Tutto detto. Ma che spregevole individuo questo "  nano"   d'asfalto. Buon fine settimana....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso) 

Rai, digitale rupestre di Loris Mazzetti

  Chi non ricorda quel film di Mario Monicelli, “Il marchese del Grillo”, interpretato da un magistrale Alberto Sordi? Probabilmente chi si sta occupando del digitale terrestre nel Lazio. La pellicola inizia con una lunga panoramica sui tetti di Roma dove si scopre che quei tetti sono coperti da migliaia di antenne tv. Dall’inizio degli anni Ottanta (periodo in cui fu realizzata quella ripresa) a Roma nulla è cambiato, non vi è stata una politica di centralizzazione delle antenne (una per condominio per intenderci), quindi, se quei responsabili avessero visto il film avrebbero intuito che molti impianti, vecchi anzi stravecchi, sarebbero risultati inadeguati ad affrontare il passaggio tecnologico. La comunicazione che il digitale terrestre si sarebbe potuto vedere, aggiungendo   un semplice decoder, senza intervenire sull’impianto, è falsa. Infatti migliaia di famiglie il 16 novembre scorso, quando è avvenuto nel Lazio il passaggio dall’analogico al digitale, sono rimaste al buio. La Rai ha la responsabilità tecnica, cioè la gestione del passaggio alla nuova tecnologia. Dal punto di vista informativo i responsabili dell’azienda pensano di avere la coscienza a posto per aver mandato a tutti gli abbonati una lettera-avviso, invece, la Rai non si è fatta carico, se non attraverso semplici annunci nei telegiornali, di realizzare spot tecnici-informativi da mandare in onda nelle trasmissioni di maggior successo, e negli spazi regionali, cosa che invece hanno fatto molte tv private. Negli altri paesi europei, le tv di Stato hanno, prima di tutto, monitorato il territorio dal punto di vista della trasmissione e   ricezione del segnale. Da noi, basti pensare a quello che è accaduto in Piemonte (lo switch off è del 9 ottobre), a distanza di oltre un mese ci sono ancora migliaia di famiglie, che vivono nelle valli alpine, al posto del segnale ricevono il buio e dovranno attendere ancora alcuni mesi per avere l’immagine, nel frattempo o mettono la parabola per il satellite oppure, per essere informati, accendono la radio. Quando l’esperienza non insegna. In Emilia Romagna il tutto accadrà nel secondo semestre del 2010. In parecchie zone il telegiornale regionale non si vede perché le antenne non sono predisposte per ricevere il segnale della regione di appartenenza e quindi gli utenti vedono il tg della Lombardia, del Veneto o delle Marche. Oggi bisognerebbe intervenire per fare in modo che i condomini abbiano il tempo per modificare l’impianto   , così, quando accadrà lo switch off, ogni famiglia dovrà solo decidere se acquistare un decoder o cambiare la televisione. Ho saputo che un diligente dipendente della Rai, informato del problema, ha prima avvisato la struttura tecnica dell’azienda, poi ha mandato una mail   alla regione Emilia Romagna auspicando un intervento istituzionale. Morale: il bravo dipendente ha ricevuto un lettera dalla Rai dove in sostanza gli si dice di farsi i fatti suoi. In questi giorni sono apparsi servizi ai telegiornali assai contraddittori: quelli della Rai hanno raccontato che a   Roma e nel Lazio tutto è stato regolare, con interviste ad anziani che dicevano che non avevano nessuna difficoltà a sintonizzare la loro tv; La7 e alcune tv private hanno detto esattamente il contrario, le persone anziane denunciavano la scarsa informazione. La realtà è una sola: tutto è partito in ritardo, tutto all’ultimo momento. Cominciando dal ministero dello Sviluppo economico   che solo alcuni giorni prima dello switch off ha ultimato le procedure di assegnazione “dei diritti d’uso temporaneo delle frequenze”, informando sui tempi tecnici le emittenti stesse a ridosso del passaggio da analogico a digitale. Le regioni hanno il compito istituzionale di predisporre politiche a sostegno delle famiglie. Nel Lazio è ancora in distribuzione il manuale con le istruzioni per le procedure di sincronizzazione del segnale, nonostante il passaggio sia avvenuto alcuni giorni fa. Per dimostrare che l’esperienza non serve, un esempio positivo c’è, riguarda il Trentino Alto Adige che ha distribuito agli utenti alcuni mesi prima dello switch off il libretto con le istruzioni, inoltre a ogni famiglia, al cui interno c’era la presenza di un settantacinquenne, ha predisposto l’arrivo di un giovane tecnico a domicilio. A metà   dicembre lo switch off riguarderà la Campania. Recentemente le associazioni che aderiscono al digitale terrestre hanno denunciato che   in questa regione le frequenze previste sono 55 mentre le emittenti sono ben 81. Quali sono i criteri che definiscono se un’emittente ha le caratteristiche per entrare nel digitale terrestre? Che tipo di controllo viene eseguito? Sappiamo per certo che alcune di queste, direttamente o indirettamente, sono in mano a clan camorristici. E’ l’ennesima beffa del marchese Onofrio del Grillo?    (FOTO ANSA)

(Il Fatto Quotidiano del 19 Nov. 2009)
 

 

ANTEFATTO.IT   Commenti al post “Pedinamento del giudice, Brachino sotto inchiesta” di Antonella Mascali

  (Il Fatto Quotidiano del 19 Nov. 22009)   


Speriamo che sia condannato in modo esemplare! (Francesco V.)     

Cosa volete che gli facciano, al massimo gli daranno una nota di biasimo; spiegatemi a cosa servono gli Ordini professionali, residuati fascisti che ci costano, direttamente e indirettamente (soprattutto), un sacco di soldi (Enrico A. V.)     

Ma che “radiazione dall’Albo” : abolizione dell’albo!  (Marco R.)     

E Feltri? Aspetto ancora un provvedimento per Feltri... (Pietro Pier M.)    

Gli Ordini professionali sono istituzioni arcaiche che vanno abolite   (Stefano C.)     

Era ora che l’Ordine si facesse sentire. Sembravano imbalsamati... (Alfredo C.)     

Gli diranno che è stato un birichino e niente più  (Walter A.)     

Lo stesso servizio è stato trasmesso anche dal Tg5, e non solo da “Mattino 5” (Wickley)     

L’Ordine dei giornalisti fa sapere che esiste ancora... E’ stato creato dalla dittatura scorsa, quella vera. (Roberto)    

Bene, la mia mail di protesta è servita a qualcosa, allora: vediamo, però, come andrà a finire e non sono ottimista (Die Hexe)     

Speriamo che lo condannino a portare calzini turchesi per tutta la vita... una vita stravagante!!! (Rastelli G.)     

Feltri era già stato radiato nel 2000, quando era a Libero, per aver pubblicato immagini   pedopornografiche. Poi mi sa che come al solito è rientrato tutto, chissà perché... (Irene C.M.)     

La radiazione dall’Albo dei giornalisti e l’allontanamento dalla tv per un anno, sarebbe il massimo (Loris C.)     

Finalmente una buona notizia... sinceramente di certa informazione pretestuosa e legata al solito carro del potente non se ne può più  (Lorenzo)    

Quando aboliranno l’Ordine dei giornalisti in questo paese sarà sempre e comunque troppo tardi  (Roberto)     

Ma a Minzolini invece è permesso tutto? (Francy)       

Io due calzini azzurri li ho appesi in macchina bene in vista! Speriamo che ci sia una presa di coscienza anche da parte dell’opinione pubblica che di solito trangugia tutto come acqua minerale... (Paul)

LA CONTROMOSSA ....

  Il grande flop di Stracquadanio
  di Leo Sisti
   
Alle 17 di ieri il sito del Club della libertà    registrava il 93,5 per cento di voti contrari    al “Sì Berlusconi Day”. Insomma, un bel flop per GiorgioStracquadanio,creatoredell’evento,deputato azzurro dal 2008 e prima senatore. Sfruttando il “discorso del predellino” tenuto da Berlusconi due anni fa a Milano, e divenuto poi il trampolino di lancio del Pdl, Stracquadanio ha dato vita al blog “Il predellino”, dove magnifica le gesta del suo Capo. Però di lui le cronache hanno un altro ricordo. Il1°novembredel‘95sipresentònelcarceredi Pianosa come portaborse del parlamentare di Forza Italia Pietro Di Muccio. Ufficialmente, per visitare il mafioso Vittorio Mangano, e constatarne la salute. L'8 novembre Mangano venne poi ricoverato a Pisa, in seguito a una decisione presa 20 giorni prima dal ministero della Giustizia. Ma senza il necessario nulla osta della procura di Palermo.
(Il Fatto Quotidiano del 19 Nov. 2009)

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Una manina vagabonda lancia un sasso, la manina si vede bene ma  non si vede chi la lancia. Sarà ancora una volta la mano del piccolo Duce Made in Arcore..? Dite la vostra, si accetta ogni sorte di commenti, anche quelli anonimi perchè in fondo sono di persone vigliacche. Allora...? Questo Blog è libero e la censura non esiste come da tante altre parti. Resto in attesa.....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)

 

giovedì 19 novembre 2009

Ricatto del premier per bocca di Schifani sulle elezioni anticipate ..Poi...


 Poi   come al solito smentisce tutto. Giura che il governo va a gonfie vele ma alla Camera impone il voto di fiducia sulla privatizzazione dell’acqua. Subito dopo la maggioranza va sei volte sotto...bummmm...patabummm...
 

   
Artemisia Gentileschi – Salomè con la testa del Battista – interpretazione di Roberto Corradi 
(Il Fatto Quotidiano del 19 Nvovembre 2009)

 



Riaperta d’urgenza la Repubblica di Salò .....di Marco Travaglio ...

  (Dal Fatto Quotidiano del 19 Novembre 2009)   


Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito Schifani, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa. Perché lo faccia, è lampante: come nel 1992 il crollo della Prima Repubblica ne scoperchiò la scatola nera sversando i liquami di Tangentopoli e Mafiopoli, così ora salta il tappo della cloaca politico-affaristico-mafiosa denominata Seconda Repubblica. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto. E non passa giorno senza che questa o quella procura s’imbatta, anche involontariamente, in un condotto della Fogna delle Libertà. In Campania l’arresto di Cosentino & C. A Palermo Spatuzza, Grigoli e Ciancimino jr. parlano di Dell’Utri e Berlusconi ai tempi delle stragi e delle trattative. In Puglia c’è Giampi col suo harem di escort bipartisan. A Milano mister Grossi, re delle cosiddette “bonifiche ambientali”, è in carcere con la moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl Abelli, e dietro la porta gli amici Formigoni, Lupi, Gelmini e Berlusconi tremano all’idea che qualcuno parli. Intanto saltan fuori gli altarini della Arner, la banca svizzera usata da noti mafiosi per riciclare soldi sporchi (indovinate di chi è il conto corrente numero 1). Non c’è “dialogo”, riforma della giustizia, processo breve o morto, prescrizione-lampo che sia in grado di fermare l’onda nera. Il dialogo fa le pentole, ma non i coperchi. E non c’è coperchio che possa richiudere il pentolone.   Qualcuno a questo punto obietterà che, al ducetto, le elezioni servirebbero a poco: guadagnerebbe un po’ di tempo e, casomai le rivincesse lui, si libererebbe pure di Fini, ennesimo nemico interno dopo il Bossi modello-base, Follini, Casini e Veronica. Peccato che Fini oggi sia popolare almeno quanto lui (infatti i sondaggi sono miracolosamente scomparsi dagli house organ, che fino a due mesi fa ce ne rifilavano tre al giorno). Ma non c’è più nulla di razionale nel disperato agitarsi di questo pover’ometto in perenne fuga dal suo passato. Come Hitler nel bunker e Mussolini a Salò, il ducetto è solo, assediato dai suoi incubi e circondato di servi sciocchi (quelli furbi sono in fuga da un pezzo). Una Salò all’amatriciana, anzi alla puttanesca: al posto dei giovanottoni sadomaso di Pasolini, le girls di Tarantini. Roberto Feltrinacci incita alla pugna finale ripetendo a pappagallo la pietosa bugia: “Il popolo è con Te, o Duce, dall’Alpi al Lilibeo, ma non osa manifestarlo e ti adora in silenzio”. Il feldmaresciallo Alfred Sallusting, cranio lucido e pallore nibelungico, stretto nel suo impermeabile di pelle nera esorta all’estrema resistenza, armi in pugno e baionetta fra i denti. Il principe grigio Junio Valerio Belpietro, pancia in dentro e mento in fuori, invoca lo spirito sansepolcrista e la fucilazione di Galeazzo Fini e degli altri traditori a Verona. Nicola Bombaccicchitto, l’ex socialista passato a destra, lancia il cappuccio oltre l’ostacolo, ma alla fine cade in disgrazia, sospettato di collusioni con la massoneria per via della sua collezione di grembiulini e compassi. Augusto Pavonzolini, dal palazzo dell’Eiar, distrae le masse con culi, tette e balle a volontà. Lo aiuta il figlio segreto del Duce, tale Bruno, che è tutto suo padre e, mentre l’impero crolla, parla a “Lupa a Lupa” delle orecchie dei cani. Claretta Bondi, vinta la concorrenza di Angelica Carfagnanoff, lacrima e si dispera giorno e notte, pronta a tutto pur di fare da scudo all’Amato, anche a intercettare col suo corpo le raffiche partigiane. Intanto il dottor morte Niccolò Ghedini, curvo nel laboratorio dell’impunità su provette, serpentine e alambicchi fumanti, prova e riprova la formula dell’arma segreta, che non arriva mai e, quando arriva, non funziona. Disperso, al momento, il camerata Capezzone. Ma niente paura: non lo cerca nessuno.

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Ne più ne meno quello che sostengo io, ma scritto in maniera più che elegante e, senza perdere il filo del discorso. Mamma mia come lo invidio questo Marco Travaglio..! È una vera fortuna sia schierato dalla parte giusta. A tutti un caro saluto.....
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)   

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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