Visualizzazione post con etichetta Verità sotto banco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Verità sotto banco. Mostra tutti i post

mercoledì 13 gennaio 2010

Quando Schifani faceva l’autista.....

“IO, RENATO, TOTÒ CUFFARO E QUEGLI INCONTRI AL BAR” di Marco Lillo
Per capire chi è Massimo Ciancimino bisogna passeggiare con lui tra il Pantheon e piazza di Spagna, dove ha abitato con il padre quando don Vito era agli arresti domiciliari. Le migliori boutique, da Cenci a Car Shoe, se lo contendono. I vip e i politici, magari un po’ sfuggenti ora che è famoso, lo salutano. Nei ristoranti alla moda, come Maccheroni o Riccioli Caffè lo accolgono come un’autorità e lo abbracciano chiedendogli del piccolo Vito, il bambino che porta il nome del famigerato nonno sindaco mafioso e assessore all’urbanistica del sacco di Palermo.
Massimo Ciancimino, prima di essere arrestato nel 2006 con l’accusa di aver riciclato il tesoro del padre era un rampollo della “Palermo bene” che lo apprezzava proprio per le stesse ragioni per i quali i pm volevano arrestarlo. Nonostante il padre fosse stato condannato per mafia, gli avvocati in cerca di clienti e le belle figliole in cerca di sistemazione mormoravano al suo passaggio: “Il padre gli ha lasciato un patrimonio di centinaia di milioni di dollari in Canada”. Lui non faceva nulla per smentire la leggenda e parcheggiava il suo Ferrari sul molo per poi salire su un fuoribordo Itama 55 con il quale incrociava tra le Eolie e le Egadi. Democristiani e forzisti lo consideravano un amico. E ora lui sta riversando ai magistrati tutto quello che ha visto e sentito in tanti anni passati a cavallo tra mafia e politica. Davvero imperdibile il verbale del 22 dicembre scorso nel quale Ciancimino jr racconta ai pm come ha conosciuto Cuffaro e Schifani: “Nel 2001, avevo incontrato l’Onorevole Cuffaro a una festa elettorale.... poi mio padre mi ha ricordato che faceva l’autista all’ex ministro Calogero Mannino quando pure io accompagnavo mio padre alle riunioni. Poi ho ricollegato: quando accompagnavo mio padre dall’onorevole Salvo Lima (prima in rapporti con i boss e poi ucciso nel 1992 dalla mafia, secondo i pentiti Ndr) spesso rimanevamo io fuori dalla macchina e c’era Renato Schifani che guidava la macchina a La Loggia (non Enrico ma il vecchio Giuseppe, importante politico Dc eletto presidente della Regione Sicilia e poi deputato Ndr). Io rimanevo con mio padre e Cuffaro guidava la macchina a Mannino. Diciamo i tre autisti erano questi. Oggi ovviamente gli altri due hanno fatto ben altre carriere, io no. Andavamo a prendere cose al bar”. E poi la chiusa da attore consumato: “C’è chi è più fortunato nella vita!”. Non c’è da scandalizzarsi se, come ha raccontato Lirio Abbate, è stato proprio il figlio di don Vito a consigliare ad Angelino Alfano quando non era ancora ministro ed era ancora calvo, un professore in grado di restituirgli la chioma con un trapianto. Il fatto è che Massimo Ciancimino è simpatico e maledettamente sveglio. Con un padre padrone che dava ripetizioni a Provenzano al mattino e lo legava alla catena alla sera per frenare la sua irrequietezza, ha dovuto tirare fuori presto la sua personalità. Mentre il fratello più grande studiava per il concorso in magistratura (fallito all’orale), lui pensava a fare soldi. Quando lo arrestano aveva appena ceduto la quota ereditata dal padre nella società che si occupava della metanizzazione in Sicilia (con la benedizione dei boss). L’altra socia era la nuora di un procuratore antimafia. E molti politici di Forza Italia avevano ottenuto finanziamenti grazie a quella società. Dopo l’arresto tutti lo mollano. Il giovane Ciancimino si sente tradito e, dopo la condanna in primo grado, comincia a raccontare una parte di quello che sa. Si dice che la parte più interessante dei verbali sia ancora coperta da omissis. E che lì si parli anche di un certo Silvio Berlusconi.

giovedì 19 novembre 2009

Riaperta d’urgenza la Repubblica di Salò .....di Marco Travaglio ...

  (Dal Fatto Quotidiano del 19 Novembre 2009)   


Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito Schifani, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa. Perché lo faccia, è lampante: come nel 1992 il crollo della Prima Repubblica ne scoperchiò la scatola nera sversando i liquami di Tangentopoli e Mafiopoli, così ora salta il tappo della cloaca politico-affaristico-mafiosa denominata Seconda Repubblica. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto. E non passa giorno senza che questa o quella procura s’imbatta, anche involontariamente, in un condotto della Fogna delle Libertà. In Campania l’arresto di Cosentino & C. A Palermo Spatuzza, Grigoli e Ciancimino jr. parlano di Dell’Utri e Berlusconi ai tempi delle stragi e delle trattative. In Puglia c’è Giampi col suo harem di escort bipartisan. A Milano mister Grossi, re delle cosiddette “bonifiche ambientali”, è in carcere con la moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl Abelli, e dietro la porta gli amici Formigoni, Lupi, Gelmini e Berlusconi tremano all’idea che qualcuno parli. Intanto saltan fuori gli altarini della Arner, la banca svizzera usata da noti mafiosi per riciclare soldi sporchi (indovinate di chi è il conto corrente numero 1). Non c’è “dialogo”, riforma della giustizia, processo breve o morto, prescrizione-lampo che sia in grado di fermare l’onda nera. Il dialogo fa le pentole, ma non i coperchi. E non c’è coperchio che possa richiudere il pentolone.   Qualcuno a questo punto obietterà che, al ducetto, le elezioni servirebbero a poco: guadagnerebbe un po’ di tempo e, casomai le rivincesse lui, si libererebbe pure di Fini, ennesimo nemico interno dopo il Bossi modello-base, Follini, Casini e Veronica. Peccato che Fini oggi sia popolare almeno quanto lui (infatti i sondaggi sono miracolosamente scomparsi dagli house organ, che fino a due mesi fa ce ne rifilavano tre al giorno). Ma non c’è più nulla di razionale nel disperato agitarsi di questo pover’ometto in perenne fuga dal suo passato. Come Hitler nel bunker e Mussolini a Salò, il ducetto è solo, assediato dai suoi incubi e circondato di servi sciocchi (quelli furbi sono in fuga da un pezzo). Una Salò all’amatriciana, anzi alla puttanesca: al posto dei giovanottoni sadomaso di Pasolini, le girls di Tarantini. Roberto Feltrinacci incita alla pugna finale ripetendo a pappagallo la pietosa bugia: “Il popolo è con Te, o Duce, dall’Alpi al Lilibeo, ma non osa manifestarlo e ti adora in silenzio”. Il feldmaresciallo Alfred Sallusting, cranio lucido e pallore nibelungico, stretto nel suo impermeabile di pelle nera esorta all’estrema resistenza, armi in pugno e baionetta fra i denti. Il principe grigio Junio Valerio Belpietro, pancia in dentro e mento in fuori, invoca lo spirito sansepolcrista e la fucilazione di Galeazzo Fini e degli altri traditori a Verona. Nicola Bombaccicchitto, l’ex socialista passato a destra, lancia il cappuccio oltre l’ostacolo, ma alla fine cade in disgrazia, sospettato di collusioni con la massoneria per via della sua collezione di grembiulini e compassi. Augusto Pavonzolini, dal palazzo dell’Eiar, distrae le masse con culi, tette e balle a volontà. Lo aiuta il figlio segreto del Duce, tale Bruno, che è tutto suo padre e, mentre l’impero crolla, parla a “Lupa a Lupa” delle orecchie dei cani. Claretta Bondi, vinta la concorrenza di Angelica Carfagnanoff, lacrima e si dispera giorno e notte, pronta a tutto pur di fare da scudo all’Amato, anche a intercettare col suo corpo le raffiche partigiane. Intanto il dottor morte Niccolò Ghedini, curvo nel laboratorio dell’impunità su provette, serpentine e alambicchi fumanti, prova e riprova la formula dell’arma segreta, che non arriva mai e, quando arriva, non funziona. Disperso, al momento, il camerata Capezzone. Ma niente paura: non lo cerca nessuno.

==================================================================
Ne più ne meno quello che sostengo io, ma scritto in maniera più che elegante e, senza perdere il filo del discorso. Mamma mia come lo invidio questo Marco Travaglio..! È una vera fortuna sia schierato dalla parte giusta. A tutti un caro saluto.....
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)   

mercoledì 18 novembre 2009

IL FATTO di ENZO .......

  Stiamo vivendo in un clima da delirio, e non escludo che tra poco sui muri   ricompaia, con versione al plurale, la leggendaria: “Aridatece i puzzoni”.    (1994)

 

lunedì 16 novembre 2009

domenica 15 novembre 2009

I mandanti politici delle stragi del '93, ecco l'indagine che agita Berlusconi.....

ITAGLIA.....
di Claudia Fusani













C’è una data a cui palazzo Chigi guarda con apprensione: quando la Corte d’Appello di Palermo sentirà il superpentito Gaspare Spatuzza nel processo al senatore Marcello Dell’Utri già condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E c’è anche una procura a cui sempre palazzo Chigi guarda con attenzione: quella di Firenze che ha riaperto l’inchiesta sui mandanti occulti e sul livello politico delle stragi di Cosa Nostra nel continente (10 morti, 106 feriti, nel 1993 tra Firenze, Roma, Milano). Un’inchiesta «riaperta» esattamente dal punto dove era stata archiviata il 16 novembre 1998 quando il gip Giuseppe Soresina scrisse che «è altamente plausibile che i soggetti protetti nel registro mod.21 con le denominazioni Autore 1 e Autore 2 abbiano concorso moralmente all’azione stragista del soggetto Cosa Nostra» ma che «non erano stati reperiti elementi validi per il dibattimento». Un’inchiesta, coordinata dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini, che adesso sembra aver completato quel quadro probatorio grazie, e non solo, alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Viene definita «un’indagine semplice nel senso criminale del termine», che non va, cioè, «ad inseguire teoremi» e che «avrà tempi relativamente brevi».

«Il problema di Berlusconi non è nè Mills nè Mediaset, dicono i bene informati della maggioranza. Il problema è «Firenze», o Palermo, oppure Caltanissetta. Il problema riguarda un ipotetico coinvolgimento del Presidente del Consiglio, insieme con Marcello Dell’Utri nelle inchieste su Cosa Nostra e sulle sue connessioni politiche. Un problema, per cui si capisce meglio anche certa fretta nel Pdl per ripristinare l’immunità parlamentare.

La storia dell’inchiesta sui mandanti a volto coperto andrebbe raccontata dall’inizio, a cominciare dal pm, Gabriele Chelazzi (morto nel 2003) che con Vigna, allora procuratore, e Nicolosi cercò di dare ordine a una serie di «input investigativi» diventati ben presto «plausibile ipotesi investigativa». Occorre però partire dalla fine. Che sono le dichiarazioni, solo in piccola parte note, di Spatuzza, braccio destro dei fratelli Graviano, capi mandamento di Brancaccio, tra gli esecutori della strage di via D’Amelio e di quelle in continente. Spatuzza sedeva alla destra del padre, inteso come i fratelli Graviano a cui Riina e Provenzano avevano ordinato la strategia del terrore tra il ‘92 e il ‘93. Un ruolo che lo pone per forza di cose a conoscenza di tutti i segreti di Cosa Nostra, «in quel perido, tra la fine del ‘92 e i primi mesi del ‘94».

C’è un suo verbale raccolto dai pm fiorentini (titolari del collaboratore di giustizia) che dice chiaramente chi sono i referenti politici con cui la mafia avrebbe trattato e come. In un altro verbale rilasciato a Palermo il 6 ottobre si leggono i nomi di «Silvio Berlusconi, quello di Canale 5 e Marcello Dell’Utri». A Spatuzza ne parla Giuseppe Graviano, all’indomani della strage di Firenze (maggio 1993): «Si tratta di politica, c’è in atto una situazione che se va a buon fine ne avremo tutti i benefici, sia i carcerati che gli altri». E poi di nuovo a metà gennaio 1994, seduti al bar Doney di via Veneto: «Abbiamo il paese in mano» disse Graviano a Spatuzza, grazie all’interessamento «di persone di fiducia, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri» che da qualche mese stava organizzando la discesa in campo del Cavaliere con Forza Italia. Dopo pochi mesi i fratelli Graviano furono arrestati a Milano. Spatuzza molto dopo, nel 1997. Fatto sta che della strage allo Stadio Olimpico, ennesima e finale prova di forza per siglare la trattativa tra politica e Cosa Nostra e già saltata nel dicembre 1993 per un difetto nell’innesco, non se ne seppe più nulla.

Questo e molto altro («è un’indagine piena di riscontri») ha detto Spatuzza che si è pentito meno di un anno fa. Per gli investigatori fiorentini è l’anello mancante della vecchia indagine archiviata. Già allora avevano parlato, si legge nella richiesta di archiviazione del 1998, «Pietro Romeo che aveva quasi indicato il livello del concorso morale». E poi Ciaramitano, Pennino, Cancemi, per un totale di 23 collaboratori. Le cui dichiarazioni, tutte insieme, già nel 1998 dicevano: 1)«Cosa Nostra nell’intraprendere la campagna di strage ha agito di concerto con soggetti esterni»; 2)«Tra il soggetto politico-imprenditoriale di cui AutoreUno e AutoreDue, indicati come concorrenti del reato, e Cosa Nostra il rapporto è effettivamente sussistente e non episodicamente limitato»; 3)«La natura del rapporto era compatibile con l’accordo criminale». Quello che allora non fu del tutto possibile dimostrare è che «il soggetto politico imprenditoriale aveva sostenuto le aspettative di ordine politico (meno pressione giudiziaria sulla mafia, ndr) per il perseguimento delle quali la campagna di strage è stata deliberata e realizzata». Era la parte mancante. Adesso, forse, trovata. E riscontrata.

15 novembre 2009  (L'Unità)
=========================================================================
Berlusconi dice: "  sono l'unto del Signore"  . Ma, dopo tanto tempo trascorso dall'editto, davvero vien voglia di crederlo perchè deve avere, possedere, il dono dell'ubiquità. Dovunque si vada a cercare a indagare o scavare su fatti avvenuti, e il tempo non ha nessuna importanza, lui è sempre o sempre stato presente...Pensavo fosse prerogativa unica del buon Dio..invece...!!  Le vie del signore (sic) sono infinite, se mancano se le crea e tutto, o quasi, da solo.
Il perchè si sia barricato da alcuni giorni a Palazzo Chigi non lo capisco. Forse teme qualche cosa, e non comprendo che cosa possa essere, il Signore Iddio, non è forse Immortale ?. Non ci resta che attendere altri nuovi avvenimenti.....Buona domenica.....
 Maseghepensu
(Ma se ci penso)

venerdì 13 novembre 2009

Travaglio: Alfano è naufragato all’Asinara....

di Marco Travaglio

Forse era un filino imbarazzato per le rivelazioni de 'L'espresso'. O forse aveva semplicemente preso sul serio l'adorato premier ("Non sono ricattabile né ricattato da nessuno", neppure dalla mafia). Sta di fatto che il ministro Angelino Alfano ne aveva detta una giusta: "Riaprire le supercarceri di Pianosa e Asinara e metterci dentro i mafiosi cattivi". Ma ha dovuto subito rinculare, scaricato dagli altri ministri, Maroni escluso, improvvisamente convertiti all'ambientalismo. Mai prendere sul serio Berlusconi quando parla sul serio: lui dice la verità solo quando scherza. Peccato: sarebbe stato un bel segnale a Cosa Nostra, proprio mentre si scoprono ogni giorno nuovi particolari sul patto Stato-mafia siglato nel 1992-93 sulla pelle dei morti ammazzati. Una stonatura dopo 15 anni di leggi spaventosamente somiglianti a quelle richieste da Riina nel 'papello'. Una mossa che avrebbe tappato la bocca ai soliti malfidati che sospettano una trattativa tuttora in pieno corso. Già quest'estate i magistrati che indagano sul papello e dintorni avevano sollecitato la riapertura di Pianosa e Asinara.

Dal 1998, quando il centrosinistra d'accordo col centrodestra chiuse i due carceri di massima sicurezza che isolavano i boss delle stragi, inducendone molti a collaborare, non si ricorda una legge che abbia davvero scontentato la mafia. La stabilizzazione del 41bis, fiore all'occhiello dell'antimafia berlusconiana, è fumo negli occhi: ha reso addirittura più facile per i mafiosi ottenere la revoca del carcere duro rispetto a quando la misura veniva rinnovata dal governo ogni sei mesi. Intanto le confische dei beni si fanno sempre più complicate e l'isolamento in cella sempre più perforabile. Fra il 1999 e il 2000, poi, due capolavori che devono aver sorpreso persino Riina. Prima, per alcuni mesi, fu abrogato l'ergastolo per le stragi, con l'estensione del rito abbreviato a tutti i reati (le pene a vita si riducevano a 30 anni, che poi in Italia significano 20).

Poi la 'riforma dei pentiti' ridusse i benefici a tal punto da scoraggiare i mafiosi dal collaborare ancora con la giustizia. Intanto al ministero c'era chi si adoperava - fortunatamente invano - per esaudire un altro desiderio dei boss detenuti, già contenuto nel papello: la 'dissociazione' modello Br. I mafiosi avrebbero il proprio status e i propri reati per cui erano già stati condannati, senz'aggiungere una parola utile a nuove indagini, ottenendo la revoca dell'ergastolo e del 41bis, oltre ai benefìci della


Gozzini, a costo zero. Tutta manna per l'intoccabile Provenzano, padre cofondatore della Seconda Repubblica, e per i politici amici assediati come lui dagli stragisti in cella. Nel 2001 Bagarella protestò per le "promesse non mantenute", poi alcuni mafiosi sventolarono allo stadio di Palermo un minaccioso striscione: 'Uniti contro il 41bis. Berlusconi dimentica la Sicilia'. Chissà che avrebbero scritto questa volta, se il governo avesse riaperto Pianosa e l'Asinara. Meglio evitare.
(MicroMega)
(13 novembre 2009)

============================================================
 Come sarebbe bello, un sogno addirittura, se i fantasmi esistessero
davvero. Il PdL tutto, non riuscirebbe più a dormire. Immaginate che, le Buon'anime di Falcone e Borsellino, insieme a tutti gli altri morti in Nome della Giustizia rendessero, ogni notte per 365 volte all'anno visita a questi galant'uomini del Popolo delle troppe Libertà. Sarebbe, per noi, un gran divertimento, roba da morire da sbellicarsi dalle risa. Purtroppo, esiste sempre un purtroppo di troppo i sogni di questo genere restaranno sempre irrealizzabili. Un vero peccato, Voi, che ne dite..?
 Maseghepensu
(Ma se ci penso) 

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

Lettori fissi

Etichette