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sabato 21 novembre 2009

Privilegien von Abgeordneten......Veredelter Dienst am Volk....

Politik

 
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr
Parkplatz vor dem Reichstag: Dienstwagen mit Chauffeur rund um die Uhr 
Kostenlose Bahnfahrten, Dienstwagen mit Chauffeur, Rentenanspruch ohne Beitragszahlungen - Parlamentarier genießen in Deutschland vielfältige Privilegien. Zum Ende der vergangenen Legislaturperiode genehmigten sich 115 Abgeordnete auch einen edlen Füller auf Staatskosten: für insgesamt 70.000 Euro. 
Hamburg - Zeitloses Design verspricht die Nobelmarke in ihren Annoncen, Füller aus Edelharz mit Goldfedern. Eine Zierde für jeden Schreibtisch. 115 Bundestagsabgeordnete mochten im laufenden Jahr nicht auf solche exklusiven Schreibgeräte verzichten, mancher bestellte gleich mehrere davon. Sie orderten von Januar bis Oktober dieses Jahres insgesamt 296 Füllfederhalter von Montblanc im Wert von 68.800 Euro auf Kosten der Steuerzahler. 
Offenbar animierte besonders das nahende Ende der Wahlperiode zu verstärktem Einkauf, denn allein von August bis Oktober orderten die Politiker 216 dieser Stifte - in den sieben Monaten zuvor waren es mit 180 Stück deutlich weniger gewesen, berichtet die "Bild"-Zeitung. Ein Phänomen, das regelmäßig wieder zu beobachten ist; sowohl jeweils zum Jahresende, "Dezember-Fieber" genannt, als auch zum Ende von Wahlperioden. Denn den Parlamentariern steht eine feste Summe von 12.000 Euro pro Jahr für laufende Bürokosten zu. 
Das Sachleistungskonto. Davon müssen zum Beispiel Computer, Telefonkosten, Notizblöcke und eben auch Stifte bezahlt werden. Und was nicht ausgegeben wird, verfällt einfach. Sparsamkeit zahlt sich hier nicht aus. 
Das Sachleistungskonto gehört nach Paragraph zwölf des Abgeordnetengesetzes zu den finanziellen Leistungen, die den 622 Bundestagsabgeordneten zustehen - neben der Diät von rund 92.000 Euro im Jahr und der steuerfreien Kostenpauschale von knapp 46.000 Euro jährlich. Es ist eine Pauschale. Einzelkosten müssen nicht nachgewiesen werden, denn das wäre ein gigantischer Verwaltungsaufwand für den Bundestag, der wiederum Kosten nach sich ziehen würde. Die Verlockung, manchmal Dinge zu bestellen, die nicht unbedingt nötig sind, ist für den einen oder anderen groß. 
                                                    Freifahrt im Erste-Klasse-Abteil 
Auch die Pensionsansprüche der Abgeordneten sorgen immer wieder für Aufregung. Ohne Beiträge gezahlt zu haben, erhalten die Politiker für ihre Zeit im Parlament Altersbezüge, die für normale Arbeitnehmer kaum jemals zu erreichen sind. 2,5 Prozent der monatlichen Diät pro Jahr der Zugehörigkeit - macht nach nur zehn Jahren derzeit 1917 Euro. Anspruch auf die Zahlung erwirbt man schon nach einem Jahr im Reichstag. 
Über die Geldtöpfe hinaus können Mandatsträger weitere Annehmlichkeiten genießen: In Berlin bietet rund um die Uhr ein Fahrservice in dunkler Limousine inklusive Chauffeur seine Dienste an. Eine Netzkarte erster Klasse der Bahn gehört ebenso zur Grundausstattung wie Tickets für Berliner Busse und Bahnen.
Das alles sind Aufreger, doch sie entsprechen dem Gesetz. Einen unguten Beigeschmack haben dagegen manche andere Privilegien. Die Lufthansa verteilt eine Senator-Card, ein goldenes Plastikkärtchen, das sonst nur vielgereiste Top-Manager erhalten. Dafür erhalten die Inhaber Zutritt zu feinen Flughafen-Lounges, in denen warmes Essen und Getränke bereitstehen. Auch andere Unternehmen spendieren teils großzügige Bonbons. So gab es in der Vergangenheit schon kostenlose Dauerkarten für Kino- und Theaterbesuche, Gutscheine für McDonald's und Friseurbesuche zum Nulltarif.


                                      "Privilegien als Selbstverständlichkeit"
Diese Privilegien stiegen schon manchem Abgeordneten zu Kopf. So zahlten Parlamentarier ihre Privatflüge von den Bonusmeilen, die sie sich mit ihrer Senator-Card erflogen. Besonders die Grünen wurden im Zuge der Affäre 2002 politisch beschädigt. Der heutige Parteichef Cem Özdemir trat - auch wegen eines umstrittenen Kredits - von seinem Amt als innenpolitischer Sprecher der Fraktion zurück. Ludger Volmer, Staatsminister im Auswärtigen Amt, sah sich gezwungen, die Kosten eines Freiflugs seines Sohnes dem Bundestag zu erstatten.
Gregor Gysi musste sich vom Posten des Berliner Wirtschaftssenators zurückziehen. Er habe begonnen, "Privilegien als Selbstverständlichkeit hinzunehmen", gestand der heutige Linken-Fraktionschef, der ebenfalls 2002 in eine Bonusmeilen-Affäre verstrickt war. Er fürchte sich sogar vor seinen "Persönlichkeitsveränderungen".
Zuletzt geriet die damalige Gesundheitsministerin Ulla Schmidt im Sommer 2009 unter Druck. Als ihr Dienstwagen im Spanien-Urlaub gestohlen wurde, sprachen Oppositionspolitiker von "skandalöser Verschwendung". Rechtlich war ihr nichts vorzuwerfen. Die Empörung entzündete sich an dem Satz. "Das steht mir zu." Sie hatte ihr Gespür dafür verloren, wie weit sie sich vom Volk entfernt hatte.

lunedì 9 novembre 2009

Barbareschi Fannullone.....

06 novembre 2009
 

Il Fatto Quotidiano intervista a Barbareschi 
clicca sull'immagine per leggere l'intervista originale
(Il Fatto Quotidiano - 31 ottobre 2009)

  Lo Stato paga a Luca Barbareschi uno stipendio lordo di 23.000€ al mese. Oltre a tutti i benefici. In realtà, è come se gliene dessimo quasi 50.000, perché lui in parlamento ci va meno di una volta su due.

  Colto in castagna, oltre a lamentare l'esiguità dello stipendio, si giustifica dicendo che in un anno lui ha presentato ben cinque proposte di legge, di cui tre sulla pedofilia,
"ottenendo una legge che istituisce la giornata nazionale contro la pedofilia, uno dei pochissimi (purtroppo) disegni di legge di iniziativa parlamentare andati a buon fine".

  Vediamola, questa legge che che ci è costata quasi 600.000€. Sono tre articoli in tutto.

  Il primo dice che "La Repubblica riconosce il 21 marzo come Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, quale momento di riflessione per la lotta contro gli abusi sui minori."
 
Il secondo dice che lo stato non caccia un centesimo ma i comuni, le province e le regioni ogni 21 marzo devono "organizzare iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta contro gli abusi sui minori." 
Il terzo (non ridete) dice: "La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale."
 
Brunetta, dormi?


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Categorie: Politica, Lavoro
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Commentare...? E cosa si dovrebbe scrivere..? Ciò che doveva essere detto è stato scritto....!
  Masaghepensu
(Ma se ci penso)

mercoledì 4 novembre 2009

Governare alla "Berlusconi".....

Il Gabinetto del Governo si riunisce per prendere una decisione in seguito alle incombenti spese di guerra per l'Afganistan. Il Presidente del Consiglio si rivolge al fidato Ministro degli Interni.
Berlusconi:
- Scajola ti ho detto che devi togliere immediatamente la scorta ai giudici siciliani! Che aspetti?!?
- Presidente, così i giudici rischiano di essere uccisi anche da armi da fuoco...
- Ti ho detto che i soldi non ci sono più, servono per l'Afghanistan!
- Presidente, persino un ragazzino potrebbe avvicinarsi ai magistrati per ucciderli!
- Scajola! Adesso basta! Non possiamo più sprecare esplosivi per la Sicilia... ci servono, lo vuoi capire o no?!?

sabato 31 ottobre 2009

Nucleare: il governo decidera' da solo

28 Ottobre 2009




Oggi alle ore 15:00 abbiamo rivolto un'interrogazione parlamentare in tema di localizzazione dei siti per la costruzione di impianti nucleari e per lo smaltimento delle scorie radioattive. Riporto di seguito la domanda, posta dall'Onorevole Anita Di Giuseppe, la risposta del Ministro Elio Vito e la mia replica.
 




La domanda
 

Anita Di Giuseppe :Signor Presidente, la legge 23 luglio 2009, n. 99, prevede il ripristino dell'intera produzione di energia nucleare e delega solo il Governo a decidere i criteri per l'individuazione dei siti delle future centrali nucleari, in intesa solo con la Conferenza unificata. Sebbene il Governo smentisca l'esistenza ad oggi di una mappa già definita dove ubicare gli impianti nucleari e di smaltimento delle scorie, si è diffusa la notizia di una lista stilata da incaricati del Governo che conterrebbe il nome di dieci siti ospitanti, vale a dire Monfalcone, Scanzano Jonico, Termoli, Palma, Oristano, Chioggia, Caorso, Trino Vercellese, Montalto di Castro e Termini Imerese.
Il gruppo dell'Italia dei Valori intende sapere se il Governo possa confermare o smentire questa notizia, visto che tra i criteri di esclusione ai fini dell'individuazione dei siti dovrebbero, peraltro, essere tenute in debita considerazione sia la vocazione turistica di una determinata area, sia l'eventuale presenza sullo stesso territorio di industrie o di impianti di produzione energetica.
Inoltre, vogliamo sapere attraverso quali procedure si prevede di coinvolgere, nella massima trasparenza, le popolazioni e gli enti locali interessati su un argomento così rilevante.


La risposta

Elio Vito :Signor Presidente, ringrazio il gruppo dell'Italia dei Valori che consente al Governo di fornire alcuni chiarimenti, spero esaustivi, su una questione di grande interesse per l'opinione pubblica. L'interrogazione, infatti, riguarda i criteri di localizzazione dei siti ospitanti impianti nucleari e per lo stoccaggio delle scorie radioattive. A tal proposito, preciso che la delega contenuta all'articolo 25 della cosiddetta legge sviluppo, un importante provvedimento varato recentemente dal Parlamento, definisce principi e criteri direttivi per l'emanazione dei decreti che definiranno i dettagli relativi alle diverse fasi del programma nucleare del nostro Paese. Il Governo, pertanto, è delegato a definire i criteri per la localizzazione degli impianti e non già a stilare elenchi di alcun tipo. Questo credo che sia importante da precisare rispetto alla prima richiesta dell'onorevole.
La specifica definizione di siti è competenza di una successiva attività, di tipo anche autorizzativo, che sarà sviluppata nel rigoroso rispetto delle modalità fissate dalla legge, previa verifica della strettissima rispondenza delle caratteristiche tecniche dello specifico progetto ai requisiti di sicurezza prefissati. La richiamata delega del Governo sarà esercitata, tra l'altro, attraverso la determinazione di elevati livelli di sicurezza dei siti, anche al fine di tutelare la salute della popolazione e l'ambiente. A tal proposito, si può assicurare che le decisioni in merito - e questo è il secondo aspetto del quesito posto - saranno assunte attraverso il previsto coinvolgimento e il necessario consenso anche dei soggetti interessati a livello territoriale. Il Governo, infatti, è consapevole che una mancata e larga condivisione delle scelte può comportare seri ostacoli al cammino del programma nucleare nazionale.
D'altro canto, i richiamati decreti legislativi dovranno essere adottati previa acquisizione non solo del parere della competenti Commissioni parlamentari ma, come è stato ricordato, anche del parere della Conferenza unificata. Infatti, è la stessa «legge sviluppo» a stabilire espressamente che tale autorizzazione sia rilasciata su istanza del soggetto richiedente, previa intesa con la Conferenza unificata. La Conferenza unificata, è bene ricordarlo, rappresenta la sede istituzionale idonea per affrontare le problematiche territoriali specifiche. In essa infatti, come è ben noto agli onorevoli interroganti, trovano rappresentanza non solo le regioni ma anche le province e i comuni che saranno eventualmente ed evidentemente interessati dalle procedure autorizzatorie che ho richiamato dalla legge.


La replica

Antonio Di Pietro :Signor Ministro, mi meraviglio di lei! Anche lei ci si mette a dire bugie come il suo Presidente del Consiglio? L'articolo 25 prevede il semplice parere della Conferenza unificata che dirà quel che gli pare e piace, ma il provvedimento non ha bisogno del parere obbligatorio e vincolante della Conferenza unificata. Quindi, di fatto il Governo deciderà da solo, tant'è vero che più della metà delle regioni hanno già fatto ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione (tanto per chiarire i fatti).
In secondo luogo, noi dell'Italia dei Valori denunciamo la scelta scellerata ed omicida di questo Governo di riprendere la costruzione delle centrali nucleari. Perché? È omicida in quanto attenta alla salute, attenta all'ambiente, attenta ai territori, ed è scellerata perché è costosa. Costa troppo e, per quando sarà fatta, le centrali di terza generazione saranno obsolete rispetto agli studi che stanno portando a quelle di quarta generazione. Inoltre, l'uranio è talmente ridotto a poca quantità che costerà sempre di più e quindi il costo sarà sempre maggiore. Inoltre, è contro la volontà popolare perché nel 1987 il popolo italiano ha detto che non vuole le centrali nucleari.
La nostra proposta è di utilizzare quelle risorse e quel tempo per sviluppare energie alternative e tra queste l'energia solare, l'energia eolica, le biomasse, la geotermica, insomma tutte quelle energie che possono fare meglio, a minor costo e a minor rischio salute. Ma questo comporterebbe meno guadagni per le solite lobby che questo Governo sta tutelando (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


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mercoledì 28 ottobre 2009

Poliziotti in piazza contro Brunetta.. al grido "buffone..buffone"....


28-10-2009

Roma

"Buffone, buffone, buffone" questo lo slogan urlato dagli appartenenti alle forze dell'ordine scesi questa mattina in piazza appena giunti in Corso Vittorio Emanuele, sotto le finestre del dipartimento della funzione pubblica riferendosi al ministro Renato Brunetta.

"Ci hai chiamato poliziotti panzoni - è stato gridato dal megafono in testa al corteo, oltre 30 mila persone secondo gli organizzatori per protestare contro i tagli alla sicurezza - noi facciamo solo sacrifici, vogliamo dignità e non vogliamo essere presi in giro. Le ronde sono vergognose. Il governo Prodi almeno ci ha dato un aumento e adesso il governo Berlusconi ci toglie anche quello che ci aveva dato".

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Ma se tutti gli Italiani li hanno votati, (come loro dicono) questa Gente che si lamenta, di dove salta fuori? Mica saranno, per caso, Comunisti d'importazione...? Devo sinceramente dire che, noi italiani all'Estero, siamo sottoposti, ogni giorno alle domande più diverse sul berlusconi e sull'Italia. Ci defendiamo come si può e in base alla fiducia che in tanti anni di lavoro ci siamo acquistato..altrimenti.. ma per tanti, è dura e molto difficile superare un esame accurato. Questi europei (non noi italiani) hanno la necessità di capire........Grazie a chi legge..

Maseghepensu (Ma se ci penso)

lunedì 26 ottobre 2009

Bersani, fare squadra ma con chi?..

26 Ottobre 2009

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Quelli del governo Berlusconi sono proclami e spot: dall'abolizione dell’Irap alla promessa del posto fisso, all'abolizione delle Province. Più che proclami sono un'ignobile beffa per gli imprenditori, i precari o i disoccupati i quali che sperano che arrivino provvedimenti concreti prima di un fallimento o di un pignoramento.

Oggi è stato eletto segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, al quale auguro buon lavoro. Le sue prime dichiarazioni, dopo la nomina, ricalcano parole e programmi che l’Italia dei Valori ha steso e perorato nella sua azione politica fin dal 14 aprile del 2008, giorno dell’inizio della XVI legislatura: la detassazione della tredicesima, la lotta al precariato, il potenziamento degli ammortizzatori sociali.

L’Italia dei Valori ha un programma in 10 punti stilato anche per offrire al Paese strumenti e proposte per aiutare le aziende in crisi, per il welfare, così come per il rilancio di tutti quei settori vitali per il futuro di un Paese. Un programma profondamente diverso da quello proposto da questa maggioranza. Un’alternativa a questo governo autarchico.

Ci chiediamo ora, e lo chiediamo al nuovo segretario del Partito Democratico, con chi voglia fare squadra quando parla di “alternativa”. Se fare squadra significa scendere a patti con il metodo de ”una riforma a noi, una legge a voi”, allora ritengo che il suo interlocutore adeguato possa essere la maggioranza berlusconiana. Diversamente, se si aspira ad una coalizione riformatrice, a fatti, noi ci siamo come ci siamo sempre stati, con ampio spazio ai contenuti e alle riforme sociali.

L’Irap si può abbattere, l’anticipo delle tasse sull’anno successivo pure, anche l’Iva si può versare ad incasso o dilazionata, e si possono prolungare i sussidi alle famiglie a pericolo sostentamento, ma tutto ciò ha un prezzo alto: la riforma del carrozzone dello Stato e scelte strategiche per il futuro diverse dal digitale terrestre e dal nucleare, assolutamente fallimentari.

Dovremo intervenire sulla spesa pubblica, dirottare gli investimenti di lungo respiro laddove si può creare valore sin da subito, tagliare progetti inutili. Non serve il ponte di Messina, non serve più cemento per far ripartire l’economia, non serve ampliare del 20% la villetta o alzare di un piano palazzi dell’800. L’Italia non è un Paese di soli carpentieri, anche se capisco che nel settore l’attuale premier ritrovi le sue radici di speculatore immobiliare.

L’Italia ha bisogno di tecnologie, di servizi, di finanza, di espandere la ricerca, oltre il Click Day, di introdurre e generare nuove professionalità, nuovi modelli di business e di sviluppo. Ha bisogno della banda larga, su cui Telecom non ha mai investito e lo Stato neppure. Ha bisogno di rilanciare i sistemi portuali sfruttando a pieno la posizione strategica dello Stivale nel bacino del Mediterraneo. Ha bisogno di ristrutturare la rete ferroviaria e disincentivare il trasporto su ruota. Ha bisogno di energia eolica e solare per naturale disposizione geografica.

Ma questo Governo, quando non legifera per Berlusconi, si produce solo in manovre tattiche e fallimentari che generano pochi imprenditori straricchi ed una popolazione in gravissime difficoltà economiche ed una social card nel cassetto. Un governo da cui l’opposizione deve prendere le distanze in modo netto.

Berlusconi ed i suoi ministri gettano benzina su una situazione già di per sè esplosiva, giocano a Monopoli con i soldi e a Dama con i ministri, innescando una spirale di tensione sociale che getta l’Italia nell’incertezza del domani e mettendo in fuga i capitali stranieri e nazionali, ad eccezione di quelli illeciti che rientrano sbiancati dallo scudo fiscale.

In questo girone dantesco dell’economia, la politica ed i media sembrano distratti e discutono: del sistema affaristico di Sandra Lonardo, di un impresentabile Nicola Cosentino come possibile governatore della Campania; di una bicamerale sulla giustizia; di estendere il lodo Alfano al Parlamento intero; di Marrazzo che si dimette per gli scandali sessuali dando una lezione a Silvio, il quale non ci pensa neppure; di Masi che ha ridotto in pezzi la Rai ed ha rilanciato Confalonieri; del giallo-reality di Garlasco e di altre futilità. Questo esecutivo di centrodestra ha sdoganato un nuovo modello sociale del tipo “Videocracy” fatto di spot e soldi con cui non si media, si fa muro.

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Ieri...." Ultima chiamata "

Antonio Padellaro

Ultima chiamata

26 ottobre 2009

Vorrei mettermi dalla parte di quei tre milioni di persone che domenica, molti pazientemente in fila per ore, hanno partecipato alle primarie del Pd, dandogli un'altra occasione (forse l'ultima) per cominciare a essere il partito che aveva promesso di essere. Ricordiamo tutti il discorso del Lingotto di Walter Veltroni, quando sembrava che stesse nascendo una grande forza politica in grado di imprimere a questo paese il famoso cambiamento. Cambiamento soprattutto, nel linguaggio della politica che consiste nel parlare con la gente facendosi capire dalla gente. Nei due anni successivi questo linguggio invece di sciogliersi in qualcosa di trasparente e di comprensibile si è aggrovigliato vieppiù fino all'incomunicabilità assoluta. Non abbiamo capito perché la nascita del Pd invece di rafforzare il governo Prodi non fece nulla per impedire la caduta dell'ultimo baluardo al nuovo dilagare del berlusconismo. Non abbiamo capito perchè il Pd di Veltroni affermò la sua vocazione maggioritaria isolandosi dal resto delle forze di centrosinistra e di sinistra.

Dopodiché riuscì sì a raggiungere quel 33 e rotti per cento di voti che costituì un buon risultato in sè ma lontano ben 12 punti dalla maggioranza per cui quello stesso Pd aveva manifestato la propria 'vocazione'. Non abbiamo capito le vere ragioni che hanno spinto Veltroni a lasciare baracca e burattini da un giorno all'altro. E abbiamo rinunciato a capire cosa è successo dopo nel partito nato con tante sparanze e che ha rischiato di perdersi nelle risse interne e nella disillusione.

Adesso il Pd ha di nuovo un popolo e ha di nuovo un leader, Bersani. A cui si chiede non solo di costruire l'alternativa ma anche di dare ascolto a quei tre milioni di brave persone non abbandonandole al loro destino e alla loro solitudine come troppe volte è accaduto in passato. Bersani ha ragione: domenica è stato un bel giorno per la democrazia. Che ne seguano altri. Noi del Fatto staremo bene attenti affinché questa speranza non vada delusa.

Video: Le primarie del 25 ottobre



Video a cura di Paolo Dimalio e Irene Buscemi

Link:

Vai al canale Youtube di Antefatto Blog

Chissà se tutto è avvenuto in modo regolare...

Masaghepensu

Ps: ho votato per Marino perchè rappresenta il NUOVO, perchè non ha Clientele come la maggioranza dei politici italiani. È vissuto molto all'Estero e ha visto altro che i nostri rappresentanti italiani non conoscono e che, a differenza del "nuovo" hanno sempre razzolato nella loro aia (recinto) e ne hanno assorbito tutti i difetti possibili dell'Italia italiota. Vi è bisogno di ARIA nuova, quella vecchia con il passar del tempo diventa stantia e irrespirabile. Un poco come a casa nostra, ogni tanto, si devono spalancare le finestre....!!!

(Ma se ci penso)

Il processo inizia il 15 febbraio. Alla sbarra l'ex assessore regionale Abbamonte. Lady Mastella: innocente...

Pressioni esercitate nei confronti di un manager Asl...

NAPOLI - Sandra Lonardo rinviata a giudizio: è la prima volta che avviene. La presidente del Consiglio regionale, attualmente «esiliata» per l'inchiesta sull'Arpac (ha l'obbligo di dimora fuori Campania), è stata rinviata a giudizio dal gup Sergio Marotta per tentata concussione. Il processo inizierà il 15 febbraio prossimo davanti all'undicesima sezione del tribunale di Napoli. Con lei va alla sbarra l'ex assessore regionale Andrea Abbamonte che, tuttavia, è anche accusato di concussione nei confronti del presidente della giunta Antonio Bassolino.


Sono complessivamente dieci gli imputati rinviati a giudizio. Tra questi, oltre Lonardo e Abbamonte, l'ex assessore Luigi Nocera, i consiglieri regionali Udeur, Ferdinando Errico e Nicola Ferraro, nonchè Carlo Camilleri, consuocero di Clemente Mastella e l’ex segretario del Tar della Campania, Vincenzo Lucariello

Il gup Marotta, in una sentenza molto articolata (per alcuni capi d'imputazione sono stati ritenute competenti le procure di Salerno e Benevento, altri, invece, sono caduti ed è stato disposto il non luogo a procedere), è intervenuto sulla pressione esercitata nei confronti del dottor Luigi Annunziata, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Caserta Sant’Anna e San Sebastiano. La Procura di Napoli, alla quale oltre un anno fa furono trasmessi gli atti, per competenza, da quella di Santa Maria Capua Vetere, aveva avviato le indagini, ipotizzando vari reati: dalla concussione all’abuso di ufficio, fino alla rivelazione del segreto di ufficio. I pm di Napoli avevano, invece, escluso il reato di associazione per delinquere, contestato nella prima fase delle indagini dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Clemente Mastella (la cui posizione è stata stralciata in quanto eurodeputato: bisogna attendere l'autotizzazione di Strasburgo) e la moglie, secondo l’accusa, avrebbero esercitato forti pressioni su Annunziata, tramite un docente universitario e comune amico, affinché assumesse due camici bianchi in quota Udeur, nell’ambito dell’azienda ospedaliera. «Il giudice ha evidentemente sentito l’esigenza che sulla vicenda del dottor Annunziata - l’unica che mi riguarda - si compisse un più approfondito accertamento nella sede naturale che è quella del processo», commenta la presidente Lonardo. «Sono assolutamente certa - sottolinea - che la mia completa estraneità troverà piena dimostrazione nel dibattimento. Dagli atti emergono solo millanterie ed episodi riferiti da terze persone. Soprattutto, nessuno ha mai riferito che io abbia chiesto alcunché al dottor Annunziata».

r. w.

26 ottobre 2009
(Corriere della Sera)
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Che la "politica" fosse la cosa più sporca del mondo lo sapevo, ma sino a questo punto......(tutti innocenti sono..!?)

venerdì 11 settembre 2009

Libertà di stampa...

Tutti in piazza contro lo squadrismo mediatico...


Anche per chi, come il sottoscritto, neppure un giorno di “ferie” ha potuto concedersi, il rientro nella quotidianità politico-mediatica, dopo un agosto in cui abbiamo continuato a sentire notizie sulla maschia possanza del Grande Capo, e ne abbiamo (colpevolmente) sogghignato, è sconvolgente.


La crisi, a quanto pare, sta cambiando obiettivo: ora saranno presi di mira soprattutto gli occupati da gettare sul lastrico: la chiameranno, eufemisticamente, “disoccupazione strutturale”; ma il governo continua a dire che noi stiamo meglio degli altri, e ci ordina di essere ottimisti, e magari a sputare in faccia ai seminatori di panico, gli inguaribili e ignobili pessimisti (ovviamente comunisti, o loro “utili idioti”). Su questa strada, il faro dell’ottimismo obbligatorio, dopo il venditore, è il suo grottesco spaccamontagne Brunetta, il nostro-Nobel-mancato-ma-di-poco. Dal canto suo, il sodale ministrino-Tremonti-dalla-voce-chioccia, porta avanti la sua personale battaglia di frizzi e lazzi contro le banche, a cui peraltro va tutto il sostegno governativo, in nome della “gente” o del “popolo”; e, poiché, esiste ancora un manipolo di economisti veri, e seri, non piegati al volere dei potenti, non trova di meglio che invitarli a star zitti, con modi bruschi e un sarcasmo stupefacente sulla bocca di chi si vanta di non aver studiato economia.

A tacere, del resto, il suo leader invita tutti noi, anzi ordina, praticamente ogni giorno, dopo la sua troppo breve vacanza in Sardegna, isola che ormai gli appartiene (tale si intuisce sia la percezione vagamente distorta del Cavaliere): il silenzio dev’essere davvero d’oro, se con tanta affettuosa o irritata insistenza ci ingiungono di perseguirlo. Le sole parole consentite sono gli assist al Capo, per permettergli di insaccare la battuta di turno, per raccontare una di quelle orribili barzellette di cui va tanto fiero: o, naturalmente, per assentire, sorridere, applaudire. Lo ricordate il famoso dialogo con la folla di Nerone, nella mirabile e irripetibile gag di Ettore Petrolini? “E noi faremo Roma, più grande e più bella che pria…” – “Bravo!” – “Grazie!” – “Prego”; e così via per una manciata di minuti, con il “Bravo!” che finisce per anticipare la frase di Nerone, e di seguito. Irresistibile. Petrolini, indubbiamente, aveva sotto gli occhi il modello (anch’esso irraggiungibile) di un altro Capo, al balcone di Palazzo Venezia.

Oggi, quella scenetta torna alla mente, davanti alle memorabili esternazioni del Cavaliere, ma che finora, ha indotto a qualche rabbuffo o, nei casi estremi, all’espressione di una “preoccupazione”. Anzi, v’è chi, ancora, invita a non cadere nell’“antiberlusconismo”, a non “fare il gioco dell’avversario” (il virus veltroniano a quanto pare non è debellato). Siamo insomma tutti cloroformizzati? Fortunatamente, no: ci sono voci che ancora osano levarsi, e dicono la verità – che pure è lampante – cercando di risvegliare i dormienti o di metter sull’avviso gli ottimisti. E qual è la verità? La stessa che si parava dinnanzi agli italiani nel 1922: ma anche allora v’era chi si accontentava di ripetere “nutro fiducia” (così l’ultimo presidente del Consiglio, prima di Mussolini, il liberale giolittiano Facta), chi si intestardiva a esprimere auspici, o proferiva inviti: alla buona volontà, al dialogo, alla calma. E le basi della dittatura, intanto, venivano poste.

Certo, allora c’erano le camicie nere, che scorazzavano per il Paese, nell’indifferenza delle “forze dell’ordine”, che, anzi, spesso e volentieri, davano loro manforte: e somministravano manganellate, colpi di rivoltella e di pugnale, e purghe antisovversive ai sospetti socialisti, bolscevichi, nemici della patria. Oggi abbiamo le buffonesche camicie verdi, e le loro filiazioni: le “ronde”.

Ne stiamo sorridendo, così come sorridiamo inebetiti davanti all’olio di ricino che ci ammannisce la televisione, ogni santissima sera. Questo è lo squadrismo odierno; meno appariscente, e più pericoloso di quello del “biennio nero”. E invece di ribellarci, finiamo per cedere, per stanchezza, per sfiducia in noi stessi, o semplicemente travolti dalla nostra impegnativa quotidianità, alle squadre d’azione televisive, e beviamo, complici o succubi, quell’intruglio velenoso che chiamano infotainment: informazione mescolata all’intrattenimento, dove il secondo dovrebbe essere la cornice della prima: ma quel tipo di “intrattenimento” è pensato come un “trattamento”, una forma di svuotamento del cervello dello spettatore, in modo che vada opportunamente riempito di menzogne e falsità dalla parte “informativa”.

E l’aspirante duce, non pago di tutto ciò, nelle pause della più impegnativa delle sue “grandi opere” – il sesso, perlopiù a pagamento – si dedica quotidianamente all’esercizio dell’ingiuria e dell’intimidazione degli avversari, o semplicemente, di quei pochi che ancora non sono sul suo chilometrico libro-paga. E ci si invita ad “abbassare i toni”!? Giammai. I toni vanno alzati. La mobilitazione deve essere immediata, generale, capillare. Possibile che lo si capisca fuori d’Italia, dove i gridi d’allarme sulla tenuta democratica del Bel Paese si lanciano un po’ dappertutto; e noi ci accontentiamo del diritto al mugugno oppure, ahimè, facendo come “lui”, ci riduciamo al motto di spirito? Vogliamo renderci conto che dobbiamo svegliarci? Hannibal ad portas! Dunque, per cominciare, tutti a Roma, il 19 settembre!

Angelo d'Orsi
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sabato 27 giugno 2009

Dopo gli attacchi a Repubblica il premier se la prende con il Giornale "Pettegolezzi che gettano discredito, solidarietà a Cesa e D'Alema"

Berlusconi: "Stampa imbarbarita"

Ma Cesa: da lui non voglio aiuto

Il premier non gradisce le parole del segretario Udc
"Non ho mai partecipato a festini né frequentato minorenni"


Berlusconi: "Stampa imbarbarita" Ma Cesa: da lui non voglio aiuto

Silvio Berlusconi

ROMA - Basta con "l'imbarbarimento" della stampa. Silvio Berlusconi, stavolta, non attacca Repubblica ma il Giornale, quotidiano di famiglia. E lo fa parlando di alcuni articoli che tirano in ballo Massimo D'Alema e Lorenzo Cesa e presunti festini "hard" a Montecitorio.

"Non ho mai condiviso i modi di chi ricorre ai pettegolezzi ed alle chiacchiere di vario genere per insinuare dubbi o gettare discredito nei confronti di qualcuno - dice Berlusconi - Su Cesa non c'è nulla di nulla ma basta un titolo che fa un nome per criminalizzare una persona e sconvolgere una famiglia. Solidarietà a lui e a Massimo D'Alema". Ma Cesa non ci sta e replica secco: "Non ho mai partecipato a festini, nè ho mai frequentato minorenni o persone che fanno uso di droga. Rispetto tutti, ma non accetto solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del Consiglio".

Il premier non gradisce. "Mi dispiace che l'onorevole Cesa non accetti la mia solidarietà. Non ho mai partecipato a cosiddetti festini, non ho mai frequentato minorenni né so a chi si riferisca quando parla di persone che fanno uso di droga. La sua risposta - aggiunge - è offensiva e disdice sia la sua immagine, sia la considerazione che nutrivo nei suoi confronti.
Spero che torni in sé e che risponda alle provocazioni con la stessa serenità e con lo stesso stile con cui reagisco io".

Il premier torna sulle rivelazioni che lo riguardano: "L'imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata. Poiché io ho denunciato aggressioni a mio danno nessuno può pensare che io possa approvare analoghi metodi ed aggressioni nei confronti di chiunque".

Poi nel pomeriggio il premier ha ripreso l'argomento:
"Gli italiani ci hanno votato e continuano a darci consenso nonostante tutti i miasmi, le calunnie e i veleni che tentano di lanciarci addosso per sommergerci", ha detto Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palaz
zo Chigi convocata per spiegare il nuovo decreto anticrisi.

E il Giornale insiste: "Su Cesa fatti incontrovertibili".

(26 giugno 2009) Tutti gli articoli di politica

mercoledì 10 giugno 2009

Sinistra Kaputt?

Sinistra Kaputt?
Postato alle 17:44 di mercoledì, 10 giugno 2009
da: [Masaghepensu]
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Vanity Fair, 10 giugno 2009


Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere) nell’implosione del partito democratico di Dario Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione) Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.

La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica sarebbe in grado di riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi. Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese) mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Usa di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.

Purtroppo questa sinistra autoreferenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri.
(Vignetta di Natangelo)

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mercoledì 3 giugno 2009

Voli di Stato, in campagna elettorale La Russa superstar


di Toni Fontana

Noi non sappiamo chi sono. Auto blu, vetri scuri. Arrivano fin sotto la pancia dell’aereo e spariscono all’interno..». Il soldatino che incontriamo a Ciampino, non sa di più e non può sapere. Qui, al 31° stormo, si fanno poche domande. I Vip sono di casa: capi di stato, presidenti, generali ed emissari che partono per missioni riservate. Da qualche tempo il via vai è diventato frenetico. Il ministro della Difesa La Russa parte quasi tutti i giorni: il 15 maggio è a La Spezia, il 19 si reca in visita al 6° stormo, il 22 va alla festa degli Alpini a Pinerolo, il 25 a Pisa e Grosseto, il 26 a Cameri e così via.

Gli impegni del ministro, guardacaso, gli impegni del ministro sono tutti concentrati nell’Italia nord-occidentale dove La Russa, unico ministro candidato alle europee nel Pdl, figura al secondo posto nella lista subito dopo Berlusconi. La Russa è infatti un ministro «double face». Nelle basi dell’Aeronautica militare che ha recentemente visitato (Grosseto, Cameri, Ghedi) si trattiene «mezz’ora», stringe una decina di mani e poi, messi da parte i panni di responsabile della Difesa, si trasforma nel candidato Pdl e si immerge in vorticosi tour elettorali. Quando ad esempio è andato a Pinerolo ha poi raggiunto Alessandria (120 chilometri) per sostenere la candidatura di un esponente locale del Pdl alle provinciali. I voli di stato insomma servono per trasportare il ministro-candidato nel suo collegio elettorale.

Ma La Russa non ha il monopolio. Anzi, da quando, nell’agosto del 2008, il governo ha posto fine alle restrizioni imposte dal governo Prodi (che avevano ridotto le spese) e deciso il «tutti a bordo», è iniziata la caccia al posto negli aerei di Stato. Nel primo quadrimestre del 2009 i voli degli aerei di stato sono triplicati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si è così passati dalle 150 ore dei primi quattro mesi del 2008 alle quasi 500 ore di volo del 2009. «Il centrodestra batte il centrosinistra 3-1» scherza un addetto ai lavori. Nei suoi suoi uffici di piazza San Silvestro, a due passi da palazzo Chigi, un ufficiale dell’Aeronautica in congedo, il colonnello Di Cometo, smista le sempre più frequenti richieste di ministri e non solo.

È lui che compila le liste che il comandante dell’aereo conosce solo all’ultimo minuto. «Arriva un fax con la lista dei nomi, ma - dicono gli addetti ai lavori - noi sappiamo solo che c’è, per fare un esempio, “Schifani più dieci”, non si specifica la qualifica e la ragione della presenza di quelle persone». Se la magistratura tenterà di accertare se sulla flotta di stato sono salite anche le partecipanti alle feste di villa Certosa non sarà difficile scoprire la verità.

Ogni volo «lascia tre tracce», tutto è registrato sul libretto dell’aereo e nella torri controllo. La flotta di stato comprende cinque aerei Falcon 900, due Falcon 50, due elicotteri Sh3D e 3 Airbus A319J, che possono portare tra i 30 e i 50 passeggeri.

(L'Unità)

giovedì 7 maggio 2009

Sempre "lui".


I divorzi di Silvio



Da Montanelli a Zaccheroni, dalla politica ai sondaggisti, le volte in cui il presidente Berlusconi si è trovato costretto alla 'separazione'
L'espresso | Galleria Fotografica

mercoledì 6 maggio 2009

Abruzzo, terremotati di serie B.


05 maggio 2009

Abruzzo, terremotati di serie B

"Il governo sta prendendo in giro l'Abruzzo, nel decreto per la ricostruzione post-terremoto, all'esame del Senato, le risorse sono molto inferiori di quelle promesse e vengono diluite nel tempo", si legge nel comunicato del Pd. "Molti non potranno ricostruirsi la casa", si spiega, "non è previsto alcun coinvolgimento di sindaci e provincia". Dopo la mobilitazione dei 38 sindaci dell'aquilano, il Pd ha dedicato oggi al decreto per l'emergenza sisma, all'esame della commissione Ambiente del Senato, una riunione a Palazzo Madama



Il decreto per l'emergenza terremoto arriva alla disussione parlamentare e si scopre "la bufala" ai danni dei terremotati. Altro che "new town", la ricostruzione non solo non viene finanziata per intero, ma per quanto riguarda il centro sotrico de L'aquila, questa viene, di fatto delegata in toto a una società immobiliare, la Fintecna, che ne farà ciò che vuole.

I primi a protestare sono stati i 38 sindaci della provincia aquilana e i rappresentanti locali delle categorie produttive. C'è un malessere diffuso, e un intero territorio chiede al governo di cambiare il decreto.
In particolare, Provincia e sindaci chiedono di contare di più sulla pianificazione della ricostruzione e sulla scelta delle aree dove realizzare gli insediamenti temporanei, di avere la copertura integrale delle spese per la ricostruzione delle case inagibili e di vedersi finanziati gli interventi per il ripristino delle sedi pubbliche e delle funzioni direzionali a L'Aquila. Insomma, gli enti locali, spesso messi da parte in queste settimane vogliono tornare ad essere protagonisti.

Un appello raccolto dal partito democratico che ha dedicato oggi al dl, all'esame della commissione Ambiente del Senato, una riunione a Palazzo Madama. A quanto riferito da una nota, vi hanno partecipato le presidenze dei gruppi Pd di Camera e Senato, i parlamentari abruzzesi e i capigruppo nelle commissioni competenti

"Il governo sta prendendo in giro l'Abruzzo, nel decreto per la ricostruzione post-terremoto, all'esame del Senato, le risorse sono molto inferiori di quelle promesse e vengono diluite nel tempo", si legge nel comunicato del Pd. "Molti non potranno ricostruirsi la casa", si spiega, "non è previsto alcun coinvolgimento di sindaci e provincia".
Per questo, spiegano gli esponenti del Pd, "vogliamo denunciare la gravità della situazione. Il decreto post-terremoto è una grandissima promessa non mantenuta da parte del governo. Il terremoto in Abruzzo è quello trattato peggio di tutti gli altri e non meglio come ha dichiarato Berlusconi".

Per il Pd, "le questioni gravi sul tappeto sono quattro: le risorse sono molto inferiori agli 8,5 miliardi di euro promessi e provengono in gran parte dai fondi Fas per il Mezzogiorno; per la ricostruzione della prima casa non è previsto un contributo a fondo perduto del 100%, come è sempre avvenuto; non c'è nulla per i beni culturali; viene totalmente accentrata la fase della ricostruzione, con l'esclusione del ruolo di Comuni e Province, e anche questo non è mai avvenuto".
Per non dimenticare infine, quanto già denunciato dal presidente della provincia aquilana (grande mezza regione, che comprende una città capoluogo che è anche città d'arte e altri 37 antichi borghi, ndr), Stefania Pezzopane, in merito alla possibilità di cedere a Fintecna gli immobili distrutti:"Se i finanziamenti restano questi - aveva spiegato - non sarà una scelta ma una ineludibile necessità, che consegnerà il centro storico a una società immobiliare che ne farà quello che vuole".

La lettura approfondita del provvedimento, continua il Pd, svela contenuti davvero preoccupanti a confronto con i provvedimenti post-terremoto in altre regioni (Umbria, Marche, Molise, Irpinia, Friuli, ecc).
Per la prima casa non c'è, a differenza di quanto è sempre avvenuto in passato, il contributo del 100%. I fondi per la ricostruzione vengono spalmati fino al 2032. I 150mila euro promessi a famiglia verranno in realtà elargiti con un generico mix di contributo, credito di imposta e finanziamento, il che renderà di fatto impossibile per migliaia di famiglie a basso reddito, magari già gravate dal mutuo dell'abitazione andata distrutta, di ricostruirsi la casa.

Nulla, poi, "è previsto per i piccoli interventi di recupero che potrebbero rendere agibili migliaia di abitazioni.
Per altre abitazioni, per le aziende e i professionisti non vi è alcuna indicazione di quanto, e quando, potranno ricevere per gli indennizzi, la ricostruzione, il riavvio dell'attività".
Non c'è "nulla" nemmeno "per il recupero e il restauro dei beni culturali, un patrimonio inestimabile che sta ulteriormente deperendo in questi giorni".

Grave, infine, "è l'esclusione dei sindaci e del presidente della provincia dalla fase della ricostruzione. Non è mai avvenuto prima. I sindaci sono sempre stati protagonisti del post-terremoto, e questo è stato in passato, come dimostrano l'Umbria e le Marche, garanzia di buona ricostruzione. In questo caso c'è invece un accentramento di poteri al presidente del Consiglio e al commissario delegato, senza precedenti e senza il controllo del Parlamento".
Il territorio, insoma, non può essere affidato ciecamente a chi lo conosce per sentito dire. Gli enti locali e i cittadini vanno coinvolti in maniera attiva. Altrimenti rischiano di essere commissariati dalla protezione civile almeno per un decennio.

E' la prima volta, assicura il Pd, "che un terremoto viene messo a totale carico del Sud. Non c'è traccia di provvedimenti per la ricostruzione degli edifici scolastici e il riavvio dell'attività didattica".
In questo contesto, "il Pd sta predisponendo una serie di emendamenti e proposte per cambiare in profondità il decreto e dare certezze alle famiglie e alle imprese abruzzesi".

(Aprile Online)

martedì 5 maggio 2009

Compagno Tonino

di Marco Damilano

Di Pietro raccoglie molti consensi trasversali, soprattutto tra i delusi del Pd. Con un partito che vuole duro e puro. Stile Berlinguer. E così punta a raddoppiare i voti
Antonio Di Pietro
All'ultimo esecutivo del partito prima dell'inizio della campagna elettorale qualcuno, vincendo la timidezza, ha osato dare voce al dubbio di tanti: "Ma non è che con tutte queste candidature ci stiamo sbilanciando un po' troppo a sinistra?". Antonio Di Pietro si è fermato un istante a riflettere, una rarità, poi finalmente ha risposto: "Un elettore mi ha detto: 'Lei è sempre stato comunista e non lo sapeva'. Io ho risposto: se è così, non mi dispiace".

Operai, intellettuali, magistrati, giornalisti, donne e giovani, insegnanti. Domanda: quale partito nella Prima Repubblica si presentava alle elezioni riempendo le sue liste di candidature capaci di parlare a questi mondi? Il glorioso Pci, certo. Quello di cui Pier Paolo Pasolini scriveva: "Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto...". Era il 1975, per la campagna elettorale il partito di Enrico Berlinguer aveva scelto uno slogan destinato a una certa fortuna: 'Abbiamo le mani pulite'. Oggi, elezioni europee 2009, a sfogliare l'elenco dei candidati, si direbbe che il suo posto sia stato preso da Italia dei Valori. Sindacalisti come Maurizio Zipponi, ex leader Fiom-Cgil ed ex deputato di Rifondazione. Intellettuali raffinati come Gianni Vattimo, Giorgio Pressburger e Luisa Capelli, editrice della Meltemi. Magistrati come Luigi De Magistris. In più, un leader che decide, centralismo democratico rivisto e corretto. E pazienza se vedere nel ruolo che fu di Gramsci-Togliatti-Longo-Berlinguer un ex pubblico ministero legge e ordine con fama di destra e pure sgrammaticato farà inorridire qualche erede del Pci.

Il dipietrismo è il fenomeno in crescita di questa campagna elettorale e pesca nei tradizionali ambienti di sinistra. Nelle fabbriche e nelle scuole. "Gli operai sanno che Di Pietro non è dei 'nostri', ma lo votano lo stesso", racconta Zipponi, a caccia di voti davanti ai cancelli del Nord. E la settimana scorsa Di Pietro si è presentato al convegno sulla scuola dei duri dell'Unicobas. Tonino versione leninista non si tira indietro. "In tanti si lamentano: siamo delusi, la sinistra si è incravattata, si è messa il vestito della festa. è diventata salottiera. Poi aggiungono: Di Pietro, mannaggia, devo votare a te!". E attacca: "D'Alema sta in barca, io sono in campagna elettorale già da mesi". La rivoluzione non è un pranzo di gala, e neppure una regata. "Populista? Il Pci aveva il monopolio del populismo, non è un aggettivo repellente. La verità è che Di Pietro è molto più vicino a 'l'elettrificazione più i soviet' di tanti che ostentano la falce e il martello", osserva il professor Vattimo, candidato al Parlamento europeo. Il maestro del pensiero debole non si scandalizza di andare a braccetto con il celodurista di Tangentopoli. "Nessun problema: oggi è di sinistra chi si oppone a Berlusconi. E Di Pietro è l'unico che lo fa".

I sondaggi danno Italia dei Valori al raddoppio rispetto al risultato delle elezioni politiche di un anno fa, 4,3 per cento e un milione e 593.532 elettori. L'ultimo, arrivato sul tavolo di Di Pietro il 28 aprile e curato da Ipr Marketing, dà Idv al 9,3, con percentuali sopra il 10 per cento nelle Isole, al Sud e nella circoscrizione Nord-Est (Veneto e Emilia). Un pericoloso concorrente elettorale non solo a sinistra, a giudicare dagli attacchi e insulti che riceve quotidianamente da tutte le parti. Il 'Giornale' di casa Berlusconi non fa mai mancare un paio di pagine di parole gentili: 'Nel partito di Di Pietro il confronto si fa a pugni'. 'L'immunità dei Disvalori. Di Pietro a Strasburgo si incorona re della casta'. E una mitica inchiesta: 'Nessuno vuole Tonino a tavola. Ecco perché'.

Sul fronte opposto, il segretario del Pd Dario Franceschini denuncia l'ex alleato sulla scelta di correre da solo in alcune province (Potenza, Matera, Barletta) e comuni (Modena): "Di Pietro fa vincere la destra". Replica (in apparenza) mansueta dell'interessato: "Io faccio sette-otto comizi al giorno accanto ai candidati sindaci e presidenti di Provincia del Pd, in 300 città stiamo insieme per fermare i berluschini, i nuovi potestà, i ducetti locali. Se anche dal Pd mi attaccano, pazienza, porgo l'altra guancia". Poi però restituisce i ceffoni: "Berlusconi vuole il controllo totale della democrazia, la soluzione finale". Giusto, ma perché allora non votare il partito più forte, il Pd? "Perché quel partito si è addormentato sulla grossezza e si è dimenticato della grandezza, fino a diventare il ventre flaccido dell'opposizione. Bisogna votare il partito che resiste di più". E così si spiega la solitudine dell'ex magistrato: nello stesso sondaggio il Pd sprofonda al 23 per cento.
(04 maggio 2009)
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Il divorzio

Il divorzio

CHIARA BERIA DI ARGENTINE
Il premier pronto a combattere. La Lario sceglie l'avvocato di Eluana. L'Avvenire: serve più sobrietà. Di tanto ciarpame si farebbero a meno

mercoledì 1 aprile 2009

Libertà al contrario, berluschitaliota intendo.

Ieri sera la trasmissione "Ballarò" su Rai 3, era codificata. Uno sbaglio o, semplicemente era oscurata?
Starò a vedere, domani sera, se anche Santoro si vedrà "schermo nero".

E poi, ho notato che le emittenti di sua eminenza il "nano" trasmettevano (ore notturne) Films senza Spot.
Spot solo tra un programma e l'altro.

Già in passato mi era balenata un'idea strampalata(o no?) che il caro Silvio volesse che le sue emittenti prendessero il posto della Rai e che, con una leggina fatta in fretta e furia, dirottasse verso di lui gli introiti del "canone Rai". Mi spiego meglio, i Canoni andrebbero verso la Televisione migliore, (la sua) non interrotta in continuazione dagli Spot. Si deve infatti riconoscere che Italia 1, Rete 4, Canale 5, offrono molti più films delle reti Rai.
Anche su internet, i programmi in onda su Rai tv, che erano stati sempre in "chiaro" da un paio di settimane sono criptati, si possono solo ricevere sul Territorio italiano ma non da risiede negli altri Stati Europei.

Ancora, l'ICI, in Italia è stata abolita ma non per quei cittadini che stabilmente risiedono in altri Stati Europei.

Sul momento non riesco a ricordare altro, ma certo non è tutto, quello che ho scritto. Prima o poi mi verrà in mente.

Un saluto cordiale.........
Masaghepensu

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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