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lunedì 9 novembre 2009

«Ineccepibile la scelta di Rutelli, Casini addio».....

Tabacci: il leader udc si è riavvicinato a Berlusconi, io non ho nulla a che fare con Arcore

MILANO — Casini addio. Bruno Tabac­ci ha passato la domenica a casa del figlio, a Milano, a scrivere le lettere di dimissioni dall’Udc e dalla vicepresidenza della com­missione Bilancio. Per il momento va nel gruppo misto, in attesa di costruire il nuo­vo grande partito di centro.

Bruno Tabacci
Bruno Tabacci
«C’è stata un’accelerazione, di fronte a cui non si può restare indifferenti. Non ho alcun intento polemico verso Casini: cre­do che il suo riavvicinamento a Berlusconi sia tattico, non strategico; ma ovviamente non è questa la mia posizione. Non penso che tra Berlusconi e Casini sia stata sanata la rottura del febbraio 2008. Allora ero can­didato alla presidenza del Consiglio per la Rosa Bianca, e rinunciai, senza porre con­dizioni. Ora le cose sono cambiate. Invece di tergiversare, in questi mesi Casini avrebbe dovuto accelerare la costruzione di un nuovo partito, superando l’Udc e gli sforzi sia pure apprezzabili per la costi­tuente di centro. Mi auguro che con Pier Ferdinando ci si possa ritrovare più avan­ti; prima o poi, pure lui dovrà ricollocarsi al centro nell’orizzonte di un partito comu­ne; anche perché immagino che ad Arcore non caverà un ragno dal buco. Io comun­que con Arcore e dintorni non intendo ave­re nulla a che fare».
Il centro che verrà, dice Tabacci, dovrà essere «distante e alternativo al populi­smo di Berlusconi e della Lega, anche se certo non agli elettori di quello schiera­mento mediaticamente ancora irretiti». E dovrà essere «un’alleanza dinamica, aperta al dialogo tra laici e cattolici, di­stinta ma attenta all’evoluzione della sini­stra politica e del Pd». Tabacci guarda ov­viamente a Rutelli e agli scontenti del Pd: «La definitiva collocazione del Parti­to democratico di Bersani nell’alveo del socialismo europeo è coerente con l’evo­luzione del filone postcomunista italia­no, molto meno per gli altri che non pos­sono cancellare la loro storia. In questo senso l’iniziativa di Rutelli è motivata e ineccepibile. Bersani fa il suo mestiere, ma noi dobbiamo fare il nostro». Che succede domani? «Ho chiesto a Pez­zotta da giorni di riunire gli amici della Ro­sa Bianca per condividere questi passaggi. Chiederò l’iscrizione al gruppo misto, in­crociando alcuni colleghi che sono già là: penso a Giulietti che arriva dall’Italia dei valori e alle rappresentanze regionali co­me quelle di Raffaele Lombardo — un’al­tra forza in movimento almeno in Sici­lia — con cui ho dialogato al momento delle incursioni leghiste sui fondi Fas. Sono certo che molti arriveranno: Ca­learo, Pisicchio, Lanzillotta, Vernet­ti; e parecchi altri. Io comunque parlo per me. A giorni si vedrà lo spazio per un’iniziativa politica e parlamentare adeguata, con Rutelli e Dellai, la cui traccia potrebbe essere il Ma­nifesto per il cambiamento e il buongover­no sottoscritto nei giorni scorsi».
Tabacci è convinto che il Paese stia vi­vendo un’ora decisiva, esposto all’offensi­va finale del berlusconismo. «Non è il mo­mento di tatticismi. Bisogna buttare il cuo­re oltre l’ostacolo. La commistione inces­sante tra pubblico e privato, l’esaltazione dei conflitti di interesse, una pratica di go­verno in cui il fare confuso soppianta la bussola dell’ideale, hanno ridotto ai mini­mi termini lo spirito etico della politica ita­liana. E ora si vorrebbe imporre un assetto presidenziale senza contrappesi, sul model­lo della Russia di Putin, e stravolgere l’equi­librio dei poteri, ponendo il legislativo e il giudiziario in capo al governo. Così non si dà il potere al popolo; così lo si spoglia, la­sciandolo indifeso. Preferisco di gran lunga un modello parlamentare certo più sobrio di quello attuale, che rappresenti le articola­zioni della nostra società. La mia opposizio­ne sarà intransigente. Oggi Berlusconi ricat­ta sulla giustizia; poi verrà il resto».

Alla riforma della giustizia del Pdl Tabac­ci proprio non crede. «Io ho provato sulla mia pelle gli eccessi della magistratura. Mi sono assunto le mie responsabilità, pure quelle che non avevo. Sono rimasto fuori dalla politica per sette anni, dal 1994 al 2001. Ma non voglio certo essere 'vendica­to' da Berlusconi, né gli riconosco alcun titolo a farlo. Ricordo bene quegli anni. Ri­cordo le monetine dei comunisti, le manet­te dei fascisti, il cappio dei leghisti. Ricor­do il ruolo di Violante con le Procure e del­la Finocchiaro nella commissione per le autorizzazioni a procedere. Ma ricordo an­che le tv di Berlusconi, con Emilio Fede che promuoveva il giovane Brosio a leader del marciapiede d’oro, in attesa davanti al Palazzo di Giustizia dell’ultimo avviso di garanzia. E ricordo che il primo atto di Ber­lusconi in politica fu di offrire l’Interno a Di Pietro e la Giustizia a Davigo. Appogge­rei e avrei appoggiato in tutti questi anni una riforma della giustizia che toccasse i cuori e gli interessi dei cittadini: si può ar­rivare alla divisione delle carriere, si devo­no accelerare i processi; ma per risponde­re a chi ha sete di giustizia, non per rincor­rere i processi di Berlusconi». Si candiderà alla Regione Lombardia? «Non ho certo fatto una mossa per suggeri­re una mia candidatura, che vedo molto lontana dalla mie condizioni esistenziali — risponde Tabacci —. Il presidente della Lombardia l’ho fatto più di vent’anni fa. Uno dei motivi della mia critica all’Udc è il sostegno a Formigoni, alla logica di potere di Cl in connessione con la Lega. Dico no al quarto mandato, all’'Impero' di Formi­goni, che ci ha dato i disastri di Malpensa e dell’Expo; e pure sulla sanità ci saranno molte cose da dire. Non ho mire personali. Voglio contribuire a lanciare un appello esemplare e credibile alla coscienza civile del popolo. Siamo nel mezzo di una crisi economica strutturale: se ne esce con rifor­me profonde, con un nuovo patto fiscale che saldi il rilancio economico alla redistri­buzione di una ricchezza che non può re­stare così sommersa. Non si può andare avanti con il 28% dell’economia in nero. Non servono i tagli lineari di Tremonti, che trattano alla stessa maniera cose diver­se; serve un’incisione rigorosa sulla quali­tà della spesa pubblica. Sono molto preoc­cupato per il Paese. Ma sono convinto che il mio stato d’animo non sia isolato. Per questo è necessario testimoniarlo».
Aldo Cazzullo
09 novembre 2009

(Corsera)
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La prova del nove su quanto ho sempre sostenuto. Casini, una mina vagante sulle rotte di mare. Può esplodere da un momento all'altro e senza preavviso perchè ha sempre navigato sotto il pelo dell'acqua...invisibile ai più....(ma non tanto, solo da coloro che sono abituati a credere ai suoi non troppo chiari discorsi. Proclama le cose più ovvie ma poi, in fondo, fa soltanto i suoi interessi. "politico" dal quale diffidare. Prima, ciccia ciccia col "nano di Arcore", poi..sparate inequivocabili e ora....ciccia..ciccia ancora una volta..? Si "sputtana", da quello che è, tutto da solo.....
 Masaghepensu
(Ma se ci penso)  

sabato 31 ottobre 2009

Come viaggiano i pendolari..? Un confronto fra quelli tedeschi e quelli italiani.....

I pendolari tedeschi viaggiano in paradiso



Hannover – Gerhard è un pendolare. Tedesco. Ogni giorno feriale parte di primo mattino e viaggia tra Uelzen, una cittadina di 35 mila abitanti nell’idillica landa di Luneburgo – grandi estensioni di erica, torbiere, pecore al pascolo – e Hannover, dove lavora. L’idea di trasferirsi in città non lo ha mai sfiorato, perché, mi spiega, le sue radici sociali sono nella città in cui è nato e sono troppo importanti per lui. Nei primi anni percorreva in auto, insieme a un collega, il centinaio di chilometri che lo separano dal posto di lavoro, ma allo stress della guida si aggiungeva si aggiungeva a quello lavorativo. Così nel 2006 – dopo un brutto, ma in un certo senso provvidenziale incidente – ha deciso di utilizzare i  treni, società a capitale interamente privato che gestisce il servizio per i pendolari, la Metronom Eisenbahngesellschaft GmbH che è oggi la più rilevante del settore in Germania. I treni blu e gialli, a due piani della Metronom percorrono attualmente oltre 8 milioni di km all’anno e trasportano 29 milioni di passeggeri ( metà pendolari) dai piccoli centri periferici alle grandi città di Amburgo, Brema e Hannover. Tatjana Festerling, addetta stampa della Metronom, sottolinea che il successo raggiunto nei pochi anni di attività dell’azienda dipende largamente dall’orientamento alle esigenze dei clienti. Gerhard non si sente di contraddirla: la puntualità dei treni pendolari è effettivamente molto elevata (tra il 96 e il 98% in relazione alle linee, precisa Festerling), le carrozze sono moderne, comode e climatizzate; servizio accurato che prevede una ricca gamma di offerte, dai distributori automatici di bevande calde e spuntini alla possibilità di portare la bicicletta in determinato orari. La rete Metronom è ovviamente integrata in quella delle ferrovie tedesche e in quelle locali. Hannover (600 mila abitanti) è del tutto rappresentativa della realtà tedesca: 15 linee tra metropolitane veloci di superficie e treni come il Metronom, 12 linee metropolitane, 150 linee di autobus assicurano spostamenti rapidi e sicuri. Chi come Gerhard ha un abbonamento annuale ha la possibilità di prenotare un posto a sedere che gli verrà riservato per tutto l’anno sui treni scelti, e il sabato può fare shopping ad Hannover con l’intera famiglia. Senza alcun costo aggiuntivo.
A proposito di costi: Gerhard spende 2136 euro all’anno per il suo abbonamento, che paga in rate mensili. Non è poco, ma viaggiare in auto comporterebbe costi quasi tre volte superiori, senza considerare lo stress, e le norme fiscali tedesche tengono in considerazione queste spese.
Non tutto però è perfetto, nemmeno in Germania: sulla bacheca online della Metronom sono molti i viaggiatori che si lamentano. Non per i disservizi dell’azienda, ma per l’inciviltà di certi tifosi del fine settimana che già mentre raggiungono gli stadi eccedono con l’alcol. Danni alle carrozze sono frequenti, ma Gerhard non sembra preoccuparsene troppo: il lunedì mattina il suo Metronom è nuovamente pulito e accogliente come piace a lui.
Antonio Umberto Riccò si è occupato per molti anni della scolarizzazione dei figli di emigrati italiani e ha lavorato in varie rappresentanze diplomatiche e consolari italiane in Germania Hannover. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Biscotti al cardamomo (alpha beta Merano) sull’immigrazione clandestina afghana in Italia e sta per pubblicarne un altro sulla caduta del Muro di Berlino. Vive oggi ad Hannover, dove cura un blog personale (www.antonioricco.it)



Per i pendolari Napoli-Roma ogni giorno l’inferno (e i politici pendolari intascano i nostri soldi)

23-10-2009
di Antonio Trani 

Vivo nella provincia di Napoli dal Marzo del 2003 e lavoro a Roma.
Oggi mi sento Campano quasi come un Campano verace. Da quasi sette anni quindi, sono costretto ad un estenuante pendolarismo quotidiano in treno da Napoli a Roma per evitare di sottrarre troppo tempo agli affetti familiari.
In questi quasi sette anni di attività pendolare mi sono sempre chiesto come mai nessun napoletano avesse mai avuto l’idea, ma ancor di più, l’esigenza di organizzare un movimento, un comitato, un’associazione di persone per far emergere i
disagi di tutti i pendolari campani.
Me lo sono chiesto così intensamente che nel 2007 sono stato io stesso, spronato e coadiuvato da un paio di colleghi pendolari, a creare l’Assopendolari, la prima associazione di pendolari Napoli-Roma, che tuttora rappresento.
Lo scopo dell’iniziativa era di interfacciarsi con le istituzioni per risolvere gli innumerevoli disagi patiti da questa categoria.
Ho combattuto lo scetticismo di molti colleghi pendolari, mi sono scontrato con molti di loro assuefatti ad un costume diffuso nella regione, esasperato dalle critiche del “tanto non cambia nulla” ma io non mi sono fermato.
Nonostante i disagi subiti quotidianamente, le difficoltà create da Trenitalia, i ritardi continui, le condizioni igieniche dei treni, abbiamo cercato di far valere i nostri diritti.
Di solito la parola “diritto” va a braccetto con la parola “istituzioni”: in Campania no! In Campania la parola istituzioni sembra andare a braccetto solo con la parola “profitto” e “interessi personali”.
Non ci credevo qualche anno fa, ne sono certo adesso!
Sono dovuto diventare campano per rendermene conto.
Da più di un anno abbiamo chiesto alle istituzioni regionali un aiuto, tra cui anche quello economico, visto il prezzo pagato mensilmente da ogni pendolare, 300 euro ma verso un ennesimo aumento che porterà il costo dell’abbonamento a 420€/mese. Le nostre richieste di aiuto sono sempre finite nel dimenticatoio.
Nel gennaio scorso ci fu data una speranza quando l’attuale Presidente del Consiglio Regionale, On. Sandra Lonardo, che ancora oggi ringraziamo, ha accolto la nostra richiesta di audizione presso la sala consiliare.
Dopo aver esposto i nostri problemi e richiesto un tavolo con istituzioni e Trenitalia, abbiamo ricevuto la rassicurazione di un interessamento da parte della Regione.
Giunto aprile, senza ulteriori notizie, abbiamo risollecitato un incontro, ottenuto e culminato con un ordine del giorno in cui la Regione Campania si impegnava ad organizzare questo benedetto tavolo.
Siamo arrivati a ottobre, gli aumenti sono alle porte, e dal Centro Direzionale di Napoli, sede istituzionale del Consiglio Regionale, nessun rumore.
Dopo l’ultimo sollecito telefonico da parte del sottoscritto, direttamente alla Presidente del Consiglio Regionale, mi è stato risposto che il governatore Bassolino, all’improvviso tirato anch’egli in ballo, non risponde alle richieste del consiglio regionale in materia pendolari.
Sembra che anche gli sforzi dell’unica carica che ci ha dato udienza, finiscano nel dimenticatoio.
Capisco che i problemi da risolvere al palazzo sono altri e ben più delicati del nostro, con tutta l’immondizia che hanno da coprire, capisco che l’On. Cascetta, assessore ai trasporti della Campania, nonché coordinatore nazionale di tutti gli assessorati regionali ai trasporti, ha la sua cattedra da curare alla Federico II e per tale impegno non ha mai accolto e comunicato con i pendolari campani.
Intanto i pendolari del centro direzionale ricevono rimborsi, per le spese di pendolarismo, mediamente pari al doppio dello stipendio medio dei pendolari che rappresento.
Il Consiglio regionale conta circa 60 consiglieri e 30 auto blu.
Crescenzo Rivellini, capogruppo di AN, per le spese di pendolarismo, per andare al centro direzionale a ritirare il suo stipendio mensile di svariate migliaia di euro, percepisce un rimborso di 3600 euro mensili (pari a 12 nostri abbonamenti).
Come Francesco  Brusco, del Mpa di Lombardo, dichiara di venire a Napoli ogni giorno da Vibonati, 200 km e senza Alta Velocità. Per questo estenuante viaggio, percepisce 3000 euro al mese di rimborso.
Luca Colasanto del Nuovo Psi, riceve 3000 euro al mese perché dichiara di percorrere 296 chilometri al giorno per andare da casa all’ufficio.
Fernando Errico, Udeur, 2440 euro/mese.
Donato Pica del Pd 2207/mese.
Vittorio Insigne, ex Udeur ora gruppo misto 1478/mese.
Gerardo Rosania di Rifondazione, 1068/mese.
Tutto ciò per partecipare a 18 riunioni mensili del consiglio, quando presenti.
Questi alcuni esempi più eclatanti. E questi rimborsi per cosa? Per amministrare la regione così vergognosamente?
I circa 3000 pendolari che dalla Campania vanno a Roma per lavoro, spendono 300 euro al mese (senza calcolare Circumvesuviana e Metro) e non ricevono dalla regione Campania nemmeno l’organizzazione di un tavolo di concertazione con Trenitalia.
Non possiamo nemmeno reputarci stufi di questa situazione perché la politica in Campania è così nauseabonda, e lo è da così tanto tempo che non nausea nemmeno più. Ma una email di protesta è più che lecita visto che da cittadino campano, è anche grazie al mio voto che i suddetti signori, pendolari di lusso, percepiscono i nostri soldi sottoforma di rimborsi oltre al già congruo stipendio di politici.

Antonio Trani è presidente dell’Associazione Pendolari Napoli- Roma
 

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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