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sabato 14 novembre 2009

NOI, I DON CHISCIOTTE ....

  Giustizia: il gruppo di Facebook che ha organizzato il No Cav Day per chiedere le dimissioni del premier
  di Federico Mello
   
Basta guardare la loro pagina Facebook “No Berlusconi Day”. Ieri alle 13:20 erano 247.563 iscritti. Dopo due ore se n’erano aggiunti altri 2.000; alle 17:21 il giro di boa: 250.025. Un quarto di milione. È una manifestazione che sfugge da ogni definizione questa nata su Facebook, migliaia di piccoli Don Chisciotte provano a sfidare Berlusconi con una richiesta molto chiara: “Devi di-metterti e difenderti, come ogni cittadino, davanti ai tribunali della Repubblica”. Appuntamento a Roma, sabato 5 dicembre   , in Piazza della Repubblica, a Roma. Per capire come nasce una mobilitazione ai tempi di Internet, ci siamo fatti raccontare la genesi del NoBDay da Giuseppe Grisorio, uno degli organizzatori. La storia che ci racconta si dimostra sorprendente ad ogni passo, lontana anni luce dai riti e dalle lungaggini della politica come la conosciamo. Lasciamo a lui la parola. “Era l’otto ottobre, il giorno dopo la bocciatura del lodo Alfano. All’ora di pranzo stavo monitorando Facebook, dove ho mille amici. Tra questi c’è anche San Precario. Non so chi sia, ma lo seguo perché per me rappresenta una   maschera dietro la quale ci sono delle idee simili alle mie, un’altra chiave di lettura della società. San Precario mi dice che in tanti gli stanno scrivendo la loro soddisfazione per la bocciatura del lodo, ma anche il loro disagio, la voglia di impegnarsi contro la brutta deriva padronale che ha preso il nostro paese. Il giorno dopo mi arriva una notifica: ‘San Precario ti ha nominato amministratore della pagina -Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi-’, un messaggio diretto anche ad altre persone, le stesse che costituiranno il nucleo organizzativo del NoBDay.   Siamo rimasti un po’ spaesati: nessuno di noi aveva mai organizzato una manifestazione. Ma ci siamo messi subito al lavoro, coinvolgendo i nostri amici virtuali. Non potevano prevedere come la rete avrebbe risposto, ma è stato chiaro fin dal primo giorno che il nostro gruppo su Facebook era diverso: forse poteva riuscire a spostare la mobilitazione sul piano reale. La pagina, in effetti, si è diffusa come un virus: dopo qualche giorno, a cominciato regolarmente ad avere un iscritto ogni otto secondi, per un totale di 11-12 mi-la ogni giorno. Ma la vera svolta è arrivata quando un iscritto ci ha chiesto: “a Catania state organizzando qualcosa?”. Non ce lo siamo   fatti ripetere due volte: sono nati così i gruppi di coordinamento locale, ognuno con le stesse linee guida (bisogna creare una pagina specifica su Fb, pubblicare l’appello, comunicare con gli iscritti in modo partecipativo e informare tutti sui risultati raggiunti). Poi abbiamo lavorato alle traduzioni. Tramite le persone che si sono offerte nella nostra pagina, nel giro di una settimana abbiamo l'appello in dieci lingue. Quindi abbiamo aperto il sito,  noberlusconi  day.org   che ora è il collettore di tutto le informazioni sulla manifestazione. A fine ottobre si sono fatti avanti Di Pietro, Ferrero e il Pdci; anche se c’è stato bisogno di qualche chiarimento, queste adesioni hanno rappresentato un riconoscimento del lavoro svolto dalla rete. Intanto   era arrivato il momento di guardarci negli occhi : con i social network, puoi abbattere le distanze, ma non puoi eliminarle. Fin dall'inizio avevamo fatto dei briefing su Skype: ci conoscevamo per voce, via chat, ma nessuna aveva mai visto gli altri in faccia. La riunione è stata sabato scorso, in un bottega del commercio equo e solidale, a Roma. Abbiamo dato dei ruoli di riferimento stabili: portavoce, addetto stampa, logistica territoriale. Ora, sui territori, ci stiamo concentrando sulla logistica: pianificare il corteo, il palco a Piazza San Giovanni, sempre continuando a diffondere l’appello. I   numeri sono dalla nostra parte: finora si sono svolti una quarantina di volantinaggi in tutta Italia, abbiamo oltre cento comitati locali e 12 comitati all'estero”. La pagina Fb in queste ore esplode di adesioni. Come mi immagino il 5 dicembre? Un'enorme piazza viola. Con tantissime persone e che sono lì per costruire qualcosa . Abbiamo scelto il viola perché è il colore della mestizia e della rinascita. È il colore che viene utilizzato di più dai bambini nei loro disegni perché esprime una voglia di visibilità e un istinto di comunicare. Se sarà un successo? Speriamo, per questo paese malandato”.  

domenica 8 novembre 2009

La lega di Bossi e la croce.....




Icona canale

dongiorgiodecapitani
06 novembre 2009

La Lega difende un pezzo di legno che rappresenta il vuoto, il vuoto di una politica che scardina il principio evangelico della fratellanza universale.

domenica 1 novembre 2009

Economia: non e' una priorita' del governo Berlusconi...

30 Ottobre 2009













Non è tollerabile che la questione Irap sia diventata il pretesto di uno scontro tutto interno alla maggioranza e tutto giocato sulla pelle dei cittadini e delle imprese

Lo spettacolo a cui stiamo assistendo da giorni è avvilente. Da una parte chi vuole inserire il taglio dell'Irap subito, dall'altra chi dice che non ci sono risorse. Lo scontro è arrivato anche in commissione Bilancio al Senato dove ieri notte è stata approvata la più impalpabile e vuota delle manovre finanziarie della storia. Noi siamo disponibili a discutere sia sull'entità del taglio, sia su dove trovare i fondi, ma non sappiamo chi è il nostro interlocutore visto che nella maggioranza la spaccatura è evidente. Oltre all'Irap, però, sono urgenti e indispensabili altre misure economiche per rilanciare la domanda interna, dalla detassazione di stipendi e pensioni, a cominciare dalla prossima tredicesima, alla proroga della cassa integrazione ordinaria e alla riforma complessiva degli ammortizzatori sociali.

Ma sarà difficile spuntarla, visto che in commissione hanno bocciato tutti i nostri emendamenti, non solo quelli che in qualche maniera tendevano la mano al mondo del lavoro, ma anche quelli che vanno ai servizi per i cittadini. Abbiamo provato a far reintegrare fondi tagliati dal governo almeno ai livelli dello scorso anno, trovando anche la copertura economica. Non ci saranno incrementi al fondo per le politiche sociali, al fondo per le politiche della famiglia e al fondo per la non autosufficienza che dal 2010 non risulterà più finanziato. Si trattava di misure minime per venire incontro alle fasce più deboli che sono quelle che soffrono maggiormente la portata della crisi economica. Ci riproveremo in Aula, ma con poche speranze perché la nostra impressione è che ci siamo trovati davanti a un muro di gomma.

Purtroppo da tempo Berlusconi va annunciando che la crisi è finita. E' chiaro che confonde la ripresa dei suoi capitali in Borsa con la fine della crisi economica. Ma anche gli ultimi indicatori economici gli danno torto marcio. L'Irap-Cgil informa che ormai il numero dei disoccupati è salito a tre milioni, è destinato ad aumentare nei prossimi mesi e governo e maggioranza litigano senza trovare uno straccio di soluzione a questo dramma. Negli Stati Uniti invece succede il contrario. Grazie al massiccio piano di interventi pubblici il pil dell'ultimo trimestre fa segnare uno straordinario +3,5 per cento. Nonostante questo dato Obama, che al contrario del nostro premier non ha mai nascosto la reale drammaticità della crisi economica, ha detto che la strada da percorrere è ancora lunga. La differenza è proprio questa: Obama ha affrontato la crisi con i fatti e ne sta uscendo, Berlusconi chiacchiera ma non offre risposte concrete e imprese e famiglie sono in ginocchio.

Purtroppo, osservando il dibattito di questi giorni, è chiara anche un'altra cosa: da questo governo e da questa maggioranza la priorità non andrà alle riforme economiche che sono urgenti ed essenziali, ma alle controriforme in materia di giustizia per evitare al premier di essere processato.


Postato da Felice Belisario in | Commenti (22)

lunedì 26 ottobre 2009

Il processo inizia il 15 febbraio. Alla sbarra l'ex assessore regionale Abbamonte. Lady Mastella: innocente...

Pressioni esercitate nei confronti di un manager Asl...

NAPOLI - Sandra Lonardo rinviata a giudizio: è la prima volta che avviene. La presidente del Consiglio regionale, attualmente «esiliata» per l'inchiesta sull'Arpac (ha l'obbligo di dimora fuori Campania), è stata rinviata a giudizio dal gup Sergio Marotta per tentata concussione. Il processo inizierà il 15 febbraio prossimo davanti all'undicesima sezione del tribunale di Napoli. Con lei va alla sbarra l'ex assessore regionale Andrea Abbamonte che, tuttavia, è anche accusato di concussione nei confronti del presidente della giunta Antonio Bassolino.


Sono complessivamente dieci gli imputati rinviati a giudizio. Tra questi, oltre Lonardo e Abbamonte, l'ex assessore Luigi Nocera, i consiglieri regionali Udeur, Ferdinando Errico e Nicola Ferraro, nonchè Carlo Camilleri, consuocero di Clemente Mastella e l’ex segretario del Tar della Campania, Vincenzo Lucariello

Il gup Marotta, in una sentenza molto articolata (per alcuni capi d'imputazione sono stati ritenute competenti le procure di Salerno e Benevento, altri, invece, sono caduti ed è stato disposto il non luogo a procedere), è intervenuto sulla pressione esercitata nei confronti del dottor Luigi Annunziata, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Caserta Sant’Anna e San Sebastiano. La Procura di Napoli, alla quale oltre un anno fa furono trasmessi gli atti, per competenza, da quella di Santa Maria Capua Vetere, aveva avviato le indagini, ipotizzando vari reati: dalla concussione all’abuso di ufficio, fino alla rivelazione del segreto di ufficio. I pm di Napoli avevano, invece, escluso il reato di associazione per delinquere, contestato nella prima fase delle indagini dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Clemente Mastella (la cui posizione è stata stralciata in quanto eurodeputato: bisogna attendere l'autotizzazione di Strasburgo) e la moglie, secondo l’accusa, avrebbero esercitato forti pressioni su Annunziata, tramite un docente universitario e comune amico, affinché assumesse due camici bianchi in quota Udeur, nell’ambito dell’azienda ospedaliera. «Il giudice ha evidentemente sentito l’esigenza che sulla vicenda del dottor Annunziata - l’unica che mi riguarda - si compisse un più approfondito accertamento nella sede naturale che è quella del processo», commenta la presidente Lonardo. «Sono assolutamente certa - sottolinea - che la mia completa estraneità troverà piena dimostrazione nel dibattimento. Dagli atti emergono solo millanterie ed episodi riferiti da terze persone. Soprattutto, nessuno ha mai riferito che io abbia chiesto alcunché al dottor Annunziata».

r. w.

26 ottobre 2009
(Corriere della Sera)
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Che la "politica" fosse la cosa più sporca del mondo lo sapevo, ma sino a questo punto......(tutti innocenti sono..!?)

domenica 25 ottobre 2009

Lo SpazzaTour della Campania. Ecco dove finiscono i rifiuti

ITAGLIA.......
di Eduardo Di Blasi










Gabbiani, ruspe e camion sopra una montagna di immondizia. Provincia di Caserta, località San Tammaro, sito di «Maruzzella 3». Un mezzo compattatore del comune di Bacoli (Na) esce dal «sito di interesse strategico nazionale» di fronte a noi. Siamo su una strada provinciale, affacciati su questa discarica a cielo aperto abitata da uomini e gabbiani. Piove. Saremo a mezzo chilometro in linea d’aria. Sono le tre del pomeriggio. Passa una camionetta con a bordo alcuni militari. Fa un’inversione a «U».

Scende un soldato. Vuole sapere che ci facciamo qui con notes, macchine fotografiche e telecamere. Chiede lumi al proprio comando per sapere se si possa riprendere la montagna di immondizia. «No, non sono all’interno del perimetro... », chiarisce al suo interlocutore. La terminologia militare ha un che di grottesco: stiamo parlando pur sempre della montagna puzzolente sorvolata da gabbiani che abbiamo di fronte. «È tutto ok», sentenzia. Possiamo continuare. Nessuno sequestrerà girato o taccuini alla stampa estera, arrivata, a distanza di due anni dal primo «SpazzaTour», a vedere cosa accade in concreto nella «soluzione» del problema rifiuti in Campania.

Dietro il bluff dell’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra che oggi brucia una quantità minima di rifiuti senza fornire un solo megawatt di corrente alla rete elettrica (alla quale non è collegato) e con una raccolta differenziata ancora da inventare in molte province, sono i luoghi come «Maruzzella» ad accogliere la spazzatura campana. Discariche militarizzate che da Savignano (Av), a Chiaiano (Na), da Serre (Sa) a Terzigno (Na), in pieno Parco Nazionale del Vesuvio e in zona evidentemente vulcanica, sono e verranno riempite di spazzatura nelle settimane a venire, in barba a qualsiasi norma ambientale praticata in Europa (Italia compresa).

Eccola la soluzione, «il retro della cartolina» per dirla con Nicola Capone, giovane professore di Storia e membro del Co.re.ri, il Coordinamento regionale dei rifiuti della Campania nato dalla buona pratica dei movimenti ambientalisti e dell’Assise di Palazzo Marigliano. Accompagnati dai ragazzi e dai professori che si sono tassati per pagare il bus che da Roma ci ha condotti qui, i colleghi esteri, capitanati dal segretario Yossi Bar, hanno visto uno scenario inedito. Quello di uno Stato che militarizza le discariche e non controlla i luoghi dove la malavita sversa quotidianamente tonnellate di rifiuti pericolosi. Dopo la visita obbligatoria al «sito di stoccaggio provvisorio» di Taverna del Re, nel giuglianese, dove le «ecoballe» non a norma stazionano «provvisoriamente» dal 2006, nella quantità di sei milioni di tonnellate, eccola la vera emergenza campana.

Sono i rifiuti speciali, quelli che si trovano nelle strade di campagna. Nell’entroterra di Lusciano, i piedi nel fango, i colleghi della stampa estera si avviano in una zona di vecchia cava che costeggia la bretella che porta a Pomigliano d’Arco. In mezzo alle coltivazioni, polveri di amianto, sabbie combuste, i soliti panni che servono a contenere le detonazioni dei liquidi industriali in quella che è ancora la «terra dei fuochi».

Eppure è davanti ai Regi Lagni, i canali costruiti dai Borbone che corrono per le campagne casertane irrigando campi di pere e di pesche, che gli ultimi nodi dello smaltimento campano vengono al pettine. È qui, che, ammassati sugli argini del canale che sfocia nel mare di Castel Volturno, si contano i residui delle lavorazioni provenienti dalla raccolta differenziata.

Massimo De Gregorio, vicepresidente del Comitato emergenza rifiuti di Caserta, spiega alla collega ceca: «Questi sono gli scarti della lavorazioni delle plastiche e dei cartoni. Sono materiali pericolosi. Contengono metalli pesanti». E che ci fanno qui? Aspettano che il livello dell’acqua si alzi. Poi saranno trasportati ad inquinare campagne e coste. A quel punto l’argine si sarà liberato e si potranno portare nuove scorie. Accade così da cinque anni. Anche oggi. Che l’emergenza è «risolta».

25 ottobre 2009

giovedì 10 settembre 2009

Caso Boffo

Il machismo berlusconiano e “quelli con le gonne”

di Pierfranco Pellizzetti

Certo, nello scontro tra Vittorio Feltri e Dino Boffo, i truci maschioni berluscones hanno prevalso con inaspettata facilità su “quelli con le gonne” (come li chiamava Gaetano Salvemini), i vescovi dalla voce in falsetto. Tanto che ora, nei vertici vaticani, emerge l’unico macho della compagine: il robotico cardinal Bertone.
In sostanza, quando il gioco si fa duro, il furore barbarico di Silvio Berlusconi finisce come sempre per schiantare l’establishment; ben più attrezzato ai sussurri e agli intrighi di corridoio che non a una bella rissa da osteria. Situazione che ne evidenzia la consistenza, non superiore a quella di un grissino. O - se vogliamo - di un’ostia.
Sicché, anche questa vicenda ha messo in evidenza un tratto fondamentale del berlusconismo, che risulta - al tempo stesso - un punto di forza e di debolezza: l’ostentata natura di outsider, di parvenu.
Il nostro premier, in tutta la sua vicenda imprenditorial-politica, ha sempre tratto enormi vantaggi da questa condizione di Davide emergente, ingiustamente escluso dai circuiti nazionali più esclusivi, contro il presunto Golia dei “salotti buoni”, arroganti e maneggioni. Rappresentazione che fa da innesco al tifo da stadio degli aficionados; che diventa identificazione politica nel “vendicatore” da parte della neoborghesia che ha fatto i dané e pretende riconoscimento sociale, come del ceto medio frustrato: lo “zoccolo duro” del consenso berlusconiano; il “blocco storico” su cui poggia l’attuale maggioranza di governo (gli “abbienti” e gli “impauriti”).
Forse varrebbe la pena di osservare che i “salotti buoni” esistono solo nelle fantasie risentite di qualche “mezzacalzetta”. Al massimo - ancora poco tempo fa - vigevano reti di frequentazioni tra personaggi altoborghesi che si riconoscevano affini. E che consideravano Berlusconi un corpo estraneo. Tanto che la vestale di tali circuiti - Enrico Cuccia di Mediobanca - si poteva permettere di fargli fare anticamera per ore.
Come si diceva, un mondo dalla consistenza tendente al friabile (riflesso dell’inconsistenza delle classi dirigenti nazionali): il Cavaliere se ne è fatto un boccone. In parte se lo è perfino comperato.
Dunque, essere quello che i politologi definiscono “follower” (inseguitore), si è rivelato un vantaggio. Tra le mura domestiche.
La valutazione si ribalta quando si oltrepassano i confini nazionali. Dove vigono regole che sono anche di creanza. Ma non solo. Comportano la consapevolezza di limiti che non vanno mai violati.
Considerate il caso Obama, certamente anch’esso un “uomo nuovo”. Osservate come si muove, l’attenzione che presta alle “compatibilità” (dalle questioni sanitarie ai pregressi anche illegali in materia di lotta al terrorismo). Del resto, non si diventa presidente degli Stati Uniti senza assicurare adeguate garanzie “a chi di dovere”.
Perché “l’uomo nuovo” diventa leader soltanto attraversando adeguati processi formativi e di raffinazione.
Al contrario, Berlusconi continua a tracimare, trasformando la propria natura di outsider/parvenu in una sorta di cifra stilistica. Che funziona bene in casa, quanto risulta intollerabile fuori di essa. E l’essersi circondato di cortigiani dediti ai salamelecchi non aiuta a vederci più chiaro, a rettificare l’intrinseco provincialismo.
L’atteggiamento da “ghe pensi mì”, il protagonismo ossessivo quanto incurante di ogni conseguenza, produce nel concerto mondiale soltanto una sensazione di inadeguatezza, di inaffidabilità. Nella precedente stagione dei “dilettanti allo sbaraglio”, che hanno schiantato economia ed equilibri mondiali, forse ci poteva stare. Ora trasforma il Paese in un Forte Apache, dove un po’ tutti rischiano di finire massacrati.

(9 settembre 2009)
(MicroMega)

domenica 28 giugno 2009

Berlusconi e la stampella Usa di.......

Leo Sansone

28 giugno 2009

Berlusconi e la stampella Usa Politica Si sente debole e cerca alleati per restare in piedi. Nel vertice Nato di Corfù offre a Barack Obama una mediazione con "l'amico Putin" per superare i contrasti con la Russia. Il Cavaliere è talmente nervoso che ha perfino espresso il desiderio di "chiudere la bocca" alle organizzazioni internazionali, alle opposizioni e ai media italiani catastrofisti. Un autogol di natura autoritaria che sabato ha cercato di smentire a Corfù



Una "stampella Usa". Silvio Berlusconi cerca una stampella internazionale e cambia pelle. Al vertice Nato di Corfù, sabato, è tornato ad indossare i panni dello statista e si è sfilato di dosso la pelle del Caimano. Nell'isola greca si è proposto come il mediatore in grado di far tornare l'armonia tra l'Alleanza Atlantica e la Russia. Vladimir Putin, ha assicurato, è disponibile a mettere da parte i contrasti e a lavorare "per una totale collaborazione". Di più. La Russia, ha precisato il presidente del Consiglio, è pronta a recuperare "lo spirito di Pratica di Mare" (il vertice in Italia del 2002 nel quale Putin disse sì all'associazione di Mosca alla Nato).

Si tratta di musica per le orecchie dei paesi dell'Alleanza Atlantica e, soprattutto, per quelle degli Stati Uniti. Barack Obama ha parecchi capitoli di politica internazionale nei quali cerca l'intesa con la potenza euro-asiatica, ma senza grandi risultati. In Europa c'è lo scontro per l'egemonia sull'Ucraina e sulla Georgia (in quest'ultimo paese c'è stata perfino la guerra ed è stato invaso dai carri armati russi lo scorso anno, ma Washington non ha mosso un dito). Poi c'è il delicato scacchiere mediorientale con al centro l'esplosivo problema dell'Iran. Il paese degli ayatollah, che sta reprimendo nel sangue la protesta delle opposizioni che accusano il regime di brogli elettorali, finora ha potuto contare sul sostegno esplicito o implicito di Putin. Mosca, al contrario di Washington, si è ben guardata dal protestare contro il progetto nucleare iraniano, che rischia di non essere limitato all'energia, dotando Teheran di un armamento atomico.

Berlusconi conta molto sul sostegno degli Usa. Quando, nei giorni scorsi ha incontrato a Washington Barack Obama, ha fatto di tutto per ingraziarsi il presidente americano. In particolare ha accolto la richiesta di elevare il contingente militare italiano in Afghanistan e ha detto sì ad accogliere in Italia alcuni terroristi islamici rinchiusi a Guantanamo, una disponibilità unica nel panorama delle nazioni occidentali.
Perché? Berlusconi si sente debole, nonostante abbia vinto sia le elezioni europee sia quelle amministrative del 6-7 giugno. Gli scandali veline&veleni stanno logorando la sua immagine ed è sempre più nervoso. Venerdì è arrivato perfino al desiderio "di chiudere la bocca" agli enti internazionali, alle opposizioni e ai media italiani che diffondono "panico" sulla crisi economica. E' tornato Caimano nella conferenza stampa a Palazzo Chigi sul decreto anticrisi del governo. L'idea di zittire organismi come l'Ocse, il Fmi, la Banca d'Italia, perché stimano un calo del Pil italiano di oltre il 5% per quest'anno, non è una sana reazione democratica.
Un analogo discorso vale per il desiderio di zittire le opposizioni e l'informazione, fatto aggravato dal rinnovato invito agli imprenditori di negare la pubblicità "agli organi di stampa che danno incentivo alla paura e diffondono il panico". E' un intervento con venature autoritarie, sicuramente illiberale, perché fatto non da un esponente qualsiasi del centro-destra, ma dal presidente del Consiglio e leader della maggioranza, cioè da chi ha in mano la direzione del governo e a maggior ragione dovrebbe avere un assoluto rispetto verso le critiche, anche aspre, delle opposizioni e della stampa.

Parole avventate, un autogol. Non a caso dal vertice Nato di Corfù, sabato, ha smentito nella veste di statista. "Io non ho mai detto di chiudere la bocca agli enti o ai media e se l'ho detto non c'era assolutamente nulla di violento o meno che liberale", ha cercato di smorzare. Il suo obiettivo, ha sostenuto, era piuttosto quello di "chiedere maggiore prudenza" nel fornire dati che rischiano di accrescere al sfiducia.
Il presidente del Consiglio legge i giornali e diventa sempre più nervoso. Sia sui quotidiani italiani sia su quelli europei si parla perfino delle ipotesi di nuovi governi al posto del suo. Financo Giuliano Ferrara, fedelissimo del Cavaliere, lo ha criticato e sul "Foglio" ha parlato di "24 luglio", riferendosi alle spaccature nel centro-destra che potrebbero aprire le porte ad una defenestrazione di Berlusconi.

Si fanno tanti nomi, in particolare quello di Mario Draghi (possibilità ventilata ieri da due quotidiani inglesi). Ma, oltre al governatore della Banca d'Italia, circolano da un mese anche i nomi di Giulio Tremonti (ministro dell'Economia), di Gianni Letta (sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega ai servizi segreti), di Gianfranco Fini (presidente della Camera). I giornali parlano di un possibile nuovo governo per fronteggiare la recessione economica e fare la riforma della legge elettorale per le politiche.
Si parla di "un governo di scopo". Nel caso di una crisi del quarto esecutivo Berlusconi non sarebbe scontato il ricorso al voto anticipato, ma Giorgio Napoletano potrebbe dire sì ad un nuovo ministero a termine se ci fossero le condizioni politiche.

Berlusconi ha sentito l'aria e non gli piace. Gli scandali contro le feste con minorenni e donne escort nelle case del Cavaliere sono manovrati dagli Usa o dai servizi segreti? "Penso che i servizi segreti siano stati occupati in cose più serie delle foto di Zappadu", ha detto qualche giorno fa il presidente del Consiglio, riferendosi alle circa 5 mila istantanee scattate dal fotografo sardo alle feste organizzate a Villa Certosa, la sua residenza super sorvegliata in Sardegna. Ha anche smentito "complotti" nel centro-destra. "Lavoro bene con Tremonti, ma anche con Mario Draghi di cui apprezzo la capacità", ha precisato.

Cresce il nervosismo del Cavaliere che corre ai ripari. In Italia "spara ad alzo zero" contro le opposizioni e "i giornali pessimisti", contando sul suo saldo rapporto diretto con l'elettorato moderato, quindi corteggia Pierferdinando Casini per raggiungere una nuova alleanza con l'Udc. All'estero cerca sostegno, rinsalda le vecchie alleanze e ne cerca di nuove. Cerca una "stampella", soprattutto quella Usa. Punta a conquistare la fiducia di Barack Obama, portando in dote quello che definisce "il mio amico Putin". Berlusconi ricorda i bei tempi del rapporto ottimo con gli Usa, idilliaco fino all'anno scorso quando alla Casa Bianca c'era "il mio amico Bush". Ma nelle relazioni tra gli Stati l'amicizia conta poco. "I paesi non hanno amici, hanno interessi", spiegò Henry John Temple Palmerston, primo ministro britannico nella prima parte del 1800.

(Aprileonline)

sabato 27 giugno 2009

Sempre alta l'attenzione della stampa internazionale sul caso


Il Times dedica due articoli al Cavaliere, spazio sui giornali svizzeri

"Alla Chiesa non piace Berlusconi"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


"Alla Chiesa non piace Berlusconi"

Una festa a Villa Certosa in una foto dell'Espresso, ripresa da media internazionali

LONDRA - "Dai le dimissioni per il bene del paese". E' un titolo del Times di oggi, riferito al caso Berlusconi: ma non è il quotidiano londinese a pronunciare questa esortazione nei confronti del primo ministro italiano. Il giornale riferisce l'appello di un vescovo italiano, "la prima volta che un alto esponente della Chiesa cattolica" ha apertamente invitato il presidente del Consiglio a dimettersi, nota il corrispondente da Roma Richard Owen.

Si tratta di monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo in Sicilia, in passato tra le alte sfere della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), il quale com'è noto ha detto nei giorni scorsi che Berlusconi "dovrebbe considerare se è opportuno dimettersi nell'interesse della nazione".

L'articolo del Times sottolinea che il premier italiano è stato ulteriormente criticato dalla Chiesa quando l'arcivescovo Angelo Bagnasco di Genova, capo della Cei, ha recentemente messo in guardia contro "uomini ubriachi di un delirio di grandezza, che toccano l'illusione dell'onnipotenza e distorcono i valori morali", in un'apparente allusione al comportamento privato del leader del leader del centro-destra. Il Times nota anche che la petizione lanciata da un gruppo di accademiche italiane per invitare le first-lady a boiucottare il summit del G8 in programma a L'Aquila il mese prossimo per protesta contro Berlusconi ha raggiunto "quasi 7 mila firme".

Il quotidiano dell'impero mediatico di Rupert Murdoch dedica anche oggi una pagina alla vicenda, pubblicando un secondo articolo, dell'inviata Lucy Bannerman da Bari, in cui si riferiscono alcune delle dichiarazione rese dalla escort Patrizia D'Addario. "Le rivelazioni su un party nella sua residenza romana, in cui (il premier) ha intrattenuto circa venti donne, incluse due prostitute lesbiche, aumentano le pressioni su Silvio Berlusconi perché dica tutto sulla sua vita privata", scrive la giornalista. L'articolo è intitolato "Una escort racconta la sua serata con lo 'sceicco' Berlusconi", riprendendo la frase in cui la D'Addario dice: "Sembrava di essere in un harem. E c'era un solo sceicco. Lui". Secondo il Times, il Cremlino ha smentito che Vladimir Putin abbia mai regalato un letto a Berlusconi, come quest'ultimo avrebbe detto a Patrizia D'Addario parlando del letto in cui si preparano a trascorrere insieme la notte a Palazzo Grazioli.

Sia il Times che un altro quotidiano londinese, il Guardian, danno poi notizia dello "strano furto" avvenuto in casa della D'Addario, pochi giorni dopo che la escort disse a un amico di avere regitrazioni segrete sui suoi incontri con il presidente del Consiglio, e dell'incendio doloso che ha distrutto l'auto di Barbara Montereale, un'altra delle giovani donne interrogate dai pm pugliesi nell'ambito dell'inchiesta per sfruttamento della prostituzione e uso di droga nei confronti di Giampaolo Tarantini, l'uomo d'affari barese che ha accompagnato la D'Addario e altre ragazze a casa di Berlusconi. Anche il Guardian scrive che crescono le critiche allo stile di vita del premier da parte del mondo cattolico.

Dello scandalo si occupano oggi anche due quotidiani svizzero-francesi, Le Temps e 24 heures, centrando l'attenzione sulla sostanziale censura imposta sul caso dalle televisioni di proprietà di Berlusconi o dai canali Rai da lui politicamente controllati, sugli attacchi lanciati dal premier contro "la Repubblica", con l'invito agli imprenditori a non acquistare più pubblicità su un giornale colpevole di avere orchestrato a suo dire un complotto contro di lui, e sulla decisione del Gruppo Espresso-Repubblica di fargli causa. "Berlusconi minaccia di colpire la stampa nel portafoglio", titola 24 heures, riferendo che l'atteggiamento del presidente del Consiglio suscita apprensione ormai non solo nel centro-sinistra ma anche frai suoi stessi sostenitori. Il giornale francese nota in proposito un articolo di Marcello Veneziani su Libero, in cui il noto intellettuale e giornalista del centro-destra esorta il primo ministro a liberarsi della corte di "ruffiani, cortigiani e prostitute" che gli gravita intorno.

Una battuta sul caso Berlusconi arriva anche dall'India. "Non ho mai pagato per il sesso, dice Berlusconi", questo il titolo dell'articolo apparso sul quotidiano Times of India che, riportando le dichiarazioni del premier italiano, lo definisce "il protagonista di un'imbarazzante inchiesta in corso nel sud Italia" e più avanti "un politico coinvolto in una serie di scandali legati a un'aspirante modella adolescente e a un divorzio caotico".
(26 giugno 2009)
(La Repubblica)

mercoledì 10 giugno 2009

Arriva il Referendum, molta la confusione.......

Riguardo al Referendum, la confusione nelle teste è enorme, quasi da impazzire. Il non andare a votare è certo favorisce le destre, PdL e Lega. Nessun partito,
e che io ne sappia nemmeno quello di Di Pietro, sino a questo momento si sono presi la briga di spiegare, di dare un orientamento. Non ne so la ragione e nemmeno riuscirei forse a capirla.Le poche righe piu sotto (in grassetto), forse, dico forse, faranno un poco di luce. Ma bisogna pensarci sopra a lungo, almeno nel mio caso. A tutti un caro saluto..........
Maseghepensu
(Ma se ci penso)



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Le tre proposte abrogative tendono alle riforma della legge elettorale del 2005
Legge elettorale, i tre quesiti referendari
(Il testo dei tre quesiti)
di Saverio De Laura
I referendum abrogativi del 2009 presentano tre quesiti, ideati per riformare la legge elettorale in vigore da dicembre 2005.
Il sistema attuale - L’attuale sistema proporzionale è corretto con premio di maggioranza, conseguibile da una singola lista o da una coalizione di liste. La lista o la coalizione più votata possono così raggiungere il 55% dei seggi della Camera. Al Senato lo stesso premio è però attribuito su base regionale. Inoltre, la legge elettorale permette l’elezione contemporanea dei candidati in più di una circoscrizione elettorale.
L'eventuale riforma - Con i primi due quesiti (modulo verde per la Camera e modulo bianco per il Senato), il comitato referendario propone di abrogare il collegamento tra liste e la possibilità di attribuire un premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In caso di esito positivo, il premio di maggioranza verrebbe quindi attribuito alla lista singola che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. I promotori del referendum auspicano che ciò abbia l’effetto di spingere i partiti politici verso delle aggregazioni forti, sia da un punto di vista dinamico (alleanze in previsione delle elezioni), sia in termini assoluti (bipartitismo). In pratica, sulle schede per le votazioni politiche comparirebbe un solo simbolo, un solo nome (il candidato premier) ed una sola lista per ciascuna aggregazione candidata ad ottenere il premio di maggioranza.
Il terzo quesito (modulo rosso) propone l’abrogazione delle candidature multiple. L’attuale legge elettorale consente, sia per la Camera che per il Senato, che un unico soggetto si possa candidare in più di una circoscrizione elettorale. Se l’interessato risulta eletto in più circoscrizioni, può assegnare i seggi ai quali rinuncia ai primi dei candidati “non eletti” nelle liste circoscrizionali che ha rifiutato. Di fatto questa possibilità attribuisce a pochi eletti la capacità di gestire un enorme potere discrezionale da grandi elettori, scegliendo personalmente chi andrà in Parlamento. (17 aprile 2009)
I tre quesiti referendari sulla legge elettorale I Quesito - modulo colore verde: Premio di maggioranza alla lista più votata - CAMERA DEI DEPUTATI

Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 30marzo 1957, n. 361 [1], nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, titolato "Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei Deputati", limitatamente alle seguenti parti:

art. 14-bis, comma 1: "I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.";

art. 14-bis, comma 2: "La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.";

art. 14-bis, comma 3, limitatamente alle parole: "I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.";

art. 14-bis, comma 4, limitatamente alle parole "1, 2 e";

art. 14-bis, comma 5, limitatamente alle parole: "dei collegamenti ammessi";

art. 18-bis, comma 2, limitatamente alle parole: "Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell’art. 14-bis, comma 1, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell’art. 14.";

art. 24, numero 2), limitatamente alle parole: "alle coalizioni e";

art. 24, numero 2), limitatamente alle parole: "non collegate";

art. 24, numero 2), limitatamente alle parole: ", nonché per ciascuna coalizione, l’ordine dei contrassegni delle liste della coalizione";

art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione";

art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "di seguito, in linea orizzontale, uno accanto all’altro, su un’unica riga";

art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "delle coalizioni e";

art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "non collegate";

art. 31, comma 2, limitatamente alle parole: "di ciascuna coalizione";

art. 83, comma 1, numero 2): "2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonché la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;";

art. 83, comma 1, numero 3), lettera a): "a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 10 per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi ovvero una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione;";

art. 83, comma 1, numero 3), lettera b), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "non collegate";

art. 83, comma 1, numero 3), lettera b), limitatamente alle parole: ", nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi espressi ovvero che siano rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione";

art. 83, comma 1, numero 4), limitatamente alle parole: "le coalizioni di liste di cui al numero 3), lettera a), e";

art. 83, comma 1, numero 4), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";

art. 83, comma 1, numero 4), limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";

art. 83, comma 1, numero 5), limitatamente alle parole: "la coalizione di liste o";

art. 83, comma l, numero 6): "6) individua quindi, nell’àmbito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi e le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione, nonché la lista che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale tra quelle che non hanno conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi;";

art. 83, comma 1, numero 7): "7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo, procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista di cui al numero 6). A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4). Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del numero 4);";

art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole: "varie coalizioni di liste o";

art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole: "per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste che la compongono per il quoziente elettorale nazionale di cui al numero 4), ottenendo così l’indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima. Analogamente,";

art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";

art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizioni di liste o";

art. 83, comma 1, numero 8), limitatamente alle parole: "coalizioni o";

art. 83, comma 1, numero 9): "9) salvo quanto disposto dal comma 2, l’Ufficio procede quindi all’attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tale fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste di cui al numero 6) per il numero di seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi del numero 8). Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest’ultima, si procede a sorteggio. Successivamente l’Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi del numero 7). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali inoltre le liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali liste. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla lista eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alle liste deficitarie sono conseguentemente attribuiti seggi in quelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.";

art. 83, comma 2, limitatamente alle parole: "la coalizione di liste o";

art. 83, comma 2, limitatamente alle parole: "coalizione di liste o";

art. 83, comma 2, limitatamente alle parole: "di tutte le liste della coalizione o";

art. 83, comma 3, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste e";

art. 83, comma 3, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";

art. 83, comma 3, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";

art. 83, comma 4: "L’Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tale fine procede ai sensi del comma 1, numero 7), periodi secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo.";

art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "numero 6),";

art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "e 9)";

art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "coalizione di liste o";

art. 83, comma 5, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";

art. 84, comma 3: "Qualora al termine delle operazioni di cui al comma 2, residuino ancora seggi da assegnare alla lista in una circoscrizione, questi sono attribuiti, nell’àmbito della circoscrizione originaria, alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi sono attribuiti, nelle altre circoscrizioni, alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente.";

art. 84, comma 4, limitatamente alle parole: "e 3";

art. 86, comma 2, limitatamente alle parole: ", 3"?».

II Quesito - modulo colore bianco:

Premio di maggioranza alla lista più votata - SENATO

Volete voi che sia abrogato il Decreto legislativo 20 dicembre 1993, n.533 [2], nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, titolato "Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica", limitatamente alle seguenti parti:

art. 1, comma 2, limitatamente alle parole: "di coalizione";

art. 9, comma 3, limitatamente alle parole: "Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell'art. 14-bis, comma 1, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo del presente comma e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell'art. 14 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957.";

art. 11, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: "alle coalizioni e";

art. 11, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: "non collegate";

art. 11, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: ", nonché, per ciascuna coalizione, l'ordine dei contrassegni delle liste della coalizione";

art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione";

art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "di seguito, in linea orizzontale, uno accanto all'altro, su un'unica riga";

art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "delle coalizioni e";

art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "non collegate";

art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "di ciascuna coalizione";

art. 16, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: ". Determina inoltre la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste, data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste che la compongono";

art. 16, comma 1, lettera b), numero 1): "1) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano regionale almeno il 20 per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano regionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi;";

art. 16, comma 1, lettera b), numero 2), limitatamente alle parole: "non collegate";

art. 16, comma 1, lettera b), numero 2), limitatamente alle parole: "nonché le liste che, pur appartenendo a coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui al numero 1), abbiano conseguito sul piano regionale almeno l'8 per cento dei voti validi espressi";

art. 17, comma 1, limitatamente alle parole: "le coalizioni di liste e";

art. 17, comma 1, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o";

art. 17, comma 1, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";

art. 17, comma 2, limitatamente alle parole: "la coalizione di liste o";

art. 17, comma 3: "Nel caso in cui la verifica di cui al comma 2 abbia dato esito positivo, l'ufficio elettorale regionale individua, nell'àmbito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui all'articolo 16, comma 1, lettera b), numero 1), le liste che abbiano conseguito sul piano circoscrizionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi. Procede quindi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto, tra le liste ammesse, dei seggi determinati ai sensi del comma 1. A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto per il numero di seggi già individuato ai sensi del comma 1, ottenendo così il relativo quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista ammessa al riparto per il quoziente elettorale di coalizione. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui all'articolo 16, comma 1, lettera b), numero 2), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del comma 1.";

art. 17, comma 4, limitatamente alle parole: "alla coalizione di liste o";

art. 17, comma 5, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizioni di liste o";

art. 17, comma 5, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o";

art. 17, comma 5, limitatamente alle parole: "alle coalizioni di liste e";

art. 17, comma 6: "Per ciascuna coalizione l'ufficio procede al riparto dei seggi ad essa spettanti ai sensi dei commi 4 e 5. A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto ai sensi dell'articolo 16, comma 1, lettera b), numero 1), per il numero dei seggi ad essa spettanti. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista per quest'ultimo quoziente. La parte intera del risultato così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da attribuire a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alla lista per la quale queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale.";

art. 17, comma 8: "Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati nella circoscrizione regionale e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti, l'ufficio elettorale regionale assegna i seggi alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora due o più liste abbiano una uguale parte decimale del quoziente, si procede mediante sorteggio.";

art. 17-bis, limitatamente alle parole: "e 6";

art. 19, comma 2: "Qualora la lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in una circoscrizione e non sia quindi possibile attribuirle il seggio rimasto vacante, questo è attribuito, nell'àmbito della stessa circoscrizione, ai sensi dell'articolo 17, comma 8."».

III Quesito - modulo colore rosso:

Abrogazione candidature multiple

Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 30marzo 1957, n. 361 [3], nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, titolato "Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei Deputati", limitatamente alle seguenti parti:

art. 19, limitatamente alle parole: "nella stessa",

art. 85.

sabato 18 aprile 2009

Una firma per la democrazia, un fiore per la libertà

Aderisci all’iniziativa promossa dal Coordinamento delle Associazioni Resistenza, Deportazione, Internamento Militare e Perseguitati Politici del Piemonte, denominata “Una firma per la democrazia, un fiore per la libertà” che si propone un raccolta di firme per contrastare il Progetto di Legge n. 1360 che istituisce l’Ordine del Tricolore e di fatto intende equiparare tutti i combattenti della Seconda Guerra Mondiale, parificando chi ha combattuto per la libertà e la democrazia e chi ha servito il regime nazifascista.

Chi volesse aderire firmando on line può farlo attraverso il sito

www.no1360.it

che è stato appositamente creato

Chi volesse saperne di più, le iniziative in corso e dove è possibile firmare, può contattare uno di questi numeri attivi in ogni capoluogo di Provincia del Piemonte

Torino - 011/521.16.79
Asti - 0141/35.33.08
Alessandria - 0131/44.38.61
Cuneo 0171/60.36.36
Novara 347/22.17.941
Verbano-Cusio-Ossola 0323/58.68.02
Biella-Vercelli 0163/52.005

domenica 29 marzo 2009

Replica, e ti pareva!? "Lui" ha pagato TUTTI ma nessuno ne ha saputo nulla.

Tragica la decisione di lasciar fallire Lehman Brothers»

Crisi, il numero uno di Mediolanum:
«Giustificata la rabbia contro i banchieri»
Doris a Domenica In: «Crisi? Colpa di un atteggiamento di breve periodo nelle politiche adottate dalla banche»


Ennio Doris (Imagoeconomica)
MILANO - La rabbia che sta montando in Europa contro i banchieri e i super-ricchi «credo che abbia qualche giustificazione». Nè è convinto Ennio Doris. Intervenuto a Domenica In, il numero uno di Mediolanum ha spiegato che «se la crisi è arrivata, è perché c'è stato un atteggiamento di breve periodo nelle politiche adottate dalla banche, soprattutto all'estero».

«TRAGICO FAR FALLIRE LEHMAN BROTHERS» - Doris, ha poi ricordato che gli azionisti di Mediolanum, ovvero la sua famiglia e quella che controlla Fininvest, la famiglia Berlusconi, si sono già fatte carico delle perdite derivanti dall'emissione di polizze con sottostanti obbligazioni della banca fallita Lehman Brothers. «Non sono titoli tossici - ha poi precisato il banchiere -. Quando si è rivelato che Lehman aveva al suo interno titoli tossici allora si è cominciato a dire che tutta la banca era tossica: ma le obbligazioni nostre non erano tossiche». Secondo il numero uno di Mediolanum, infine, la «decisione tragica del governo statunitense di lasciar fallire Lehman Brothers ha drammatizzato la situazione» causando «danni che sono cento volte più grandi rispetto a quello che sarebbe costato salvandola».


29 marzo 2009

Benvenuti sul mio Blog

Non criticatemi, cerco soltanto di passare il tempo e, mostrare il mio "indirizzo" politico (politica, la cosa più sporca che esista al Mondo).
Masaghepensu (Ma se ci penso)

appello fini travaglio


Lino Giusti,Luigi Morsello,Daniela,Botolo,Ramona,Andrea Camporese,Tapelon,Farfallaleggera,

Masaghepensu

Masaghepensu
Non più giovane ma non (ancora)decrepito, sono soddisfatto della mia Vita e non domando altro

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